Toscana a tutto incenerimento Fonte: Il Manifesto | Autore: Riccardo Chiari

Visto con gli occhi del Pd toscan-renziano, il nuovo piano dei rifiuti urbani appena appro­vato dal con­si­glio regio­nale è un gran passo avanti nella gestione “vir­tuosa” del set­tore. L’assessora all’ambiente Anna Rita Bra­me­rini ricorda in ogni occa­sione che solo il 10% finirà in disca­rica, e che l’obiettivo è addi­rit­tura il 70% di rac­colta dif­fe­ren­ziata nel 2020, con solo il 20% da desti­nare alla “ter­mo­va­lo­riz­za­zione”. A prima vista desta quindi sor­presa la cri­tica della sem­pre più esi­gua mino­ranza dem, che anche dopo l’approvazione del piano insi­ste a chie­dere un cam­bio di rotta nelle poli­ti­che sui rifiuti. Ma forse suc­cede per­ché per­fino quelli dell’area cuper­liana, dopo almeno 15 anni di osti­nati silenzi sull’argomento, ormai costretti a gio­care in difesa osser­vano che sei, forse sette ince­ne­ri­tori sono dav­vero tan­tis­simi. A mag­gior ragione in una regione come la Toscana, i cui abi­tanti com­ples­sivi (3 milioni e 700mila) sono pari a quelli dell’area vasta mila­nese, o di Roma con i comuni contermini.

Per giunta, ai cin­que impianti di ince­ne­ri­mento da tempo in fun­zione — Ospe­da­letto a Pisa, Pic­chianti a Livorno, Pog­gi­bonsi nel senese, San Zeno ad Arezzo e Mon­tale a Pistoia – il piano dei rifiuti dà l’ennesimo via libera al grande “ter­mo­va­lo­riz­za­tore” di Case Pas­se­rini, alla porta di ingresso nord-ovest di Firenze. Un fat­tore deci­sivo, agli occhi di una Sel che pure è nella mag­gio­ranza che sostiene la giunta di Enrico Rossi, per dare un giu­di­zio nega­tivo sul piano. “Dispiace dover dare un voto con­tra­rio – ha fatto sapere sul sito di Sel Toscana il con­si­gliere Mauro Roma­nelli — ma pur­troppo due fatti troppo grossi lo hanno reso ine­vi­ta­bile. Non si può tacere su vicende come Case Pas­se­rini, e sulla non pre­vi­sione di ridurre la produzione”.

Su quest’ultimo aspetto – deci­sivo anch’esso — della que­stione, Monica Sgherri di Rifon­da­zione sgom­bra il cielo dalla nuvola del vero­si­mile: “Sulla pro­du­zione dei rifiuti, in Toscana si parte da dati di gran lunga supe­riori a quelli che già oggi regi­strano regioni come la Lom­bar­dia, il Veneto, il Pie­monte e altre ancora. Ma quel che balza all’occhio è che le pre­vi­sioni al 2020 con­te­nute nel piano sono di circa 100, 150 chili annui per abi­tante supe­riori ai dati del 2012, for­niti dall’Ispra, di que­ste regioni. In altre parole il piano si pone for­mal­mente obiet­tivi anche ambi­zioni, quelli del 70% di dif­fe­ren­ziata e del solo 10% da desti­nare alla disca­rica. Poi però li svuota, in pri­mis a causa del sovra­di­men­sio­na­mento della pro­du­zione dei rifiuti indi­cata. Tutto quanto è natu­ral­mente fun­zio­nale alla rea­liz­za­zione, e all’attività, degli impianti di incenerimento”.

L’approvazione dell’aula a una riso­lu­zione della stessa Sgherri che “invita” tutti i comuni toscani a dotarsi della tarif­fa­zione pun­tuale di paga­mento del ser­vi­zio rifiuti, “invi­tando” al tempo stesso gli Ato ad age­vo­larla con la rac­colta domi­ci­liare, non mitiga il giu­di­zio del Prc: “Il piano con­ferma che è stato inter­rotto il con­fronto par­te­ci­pato sul tema dei rifiuti, pro­messo e poi negato dal pre­si­dente Rossi”. Per giunta incom­bono le forti spinte toscane ad “assi­mi­lare” nella gestione di quelli urbani anche quelli spe­ciali. E in paral­lelo lo “Sblocca Ita­lia”, che nei fatti dà il via libera allo smal­ti­mento negli ince­ne­ri­tori dei rifiuti pro­ve­nienti da altre pro­vince, e addi­rit­tura da altre regioni. Una libera cir­co­la­zione della mon­nezza che ad esem­pio, agli otto ince­ne­ri­tori emi­liani, aggiunge i sei, sette toscani. Con una poten­ziale con­cor­renza deva­stante per le buone pra­ti­che del rici­clag­gio e del riuso, oltre che dell’ambiente.

la versione integrale della relazione e delle conclusioni del Presidente Smuraglia al Consiglio Nazionale ANPI scorso.

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Conclusioni Smuraglia CONS NAZ ANPI 2014-1

Relazione introduttiva Smuraglia CONS. NAZ. ANPI 2014-1

Cassa integrazione ancora ai livelli massimi. L’elaborazione della Cgil Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Poco meno di 940 milioni di ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, registrate nei primi dieci mesi dell’anno, di cui ben oltre la metà fatte di cassa straordinaria. Un monte ore di cig, fatto per oltre il 50% di cassa straordinaria a dimostrazione della natura strutturale della crisi, determinato da una richiesta media per mese che supera le 90 milioni di ore, ad un soffio per l’ennesima volta dal miliardo a fine anno, e che relega in cassa a zero ore circa 540 mila lavoratori da gennaio. Dall’inizio della crisi,ottobre 2008 ad ottobre 2014 siamo ormai a sei miliardi e 300 milioni di ore di cig.
Lavoratori che hanno subito un taglio del reddito pari a 3,6 miliardi, ovvero 6.700 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Questi alcuni dati del rapporto di ottobre dell’Osservatorio Cig della Cgil, frutto di elaborazioni delle rilevazioni sulla cassa condotte dall’Inps.Secondo il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, “la recrudescenza della crisi, come emerge dai dati del rapporto, richiederebbe scelte politiche di tutt’altra natura.

Per Sorrentino, infatti, “la situazione sociale ed economica in cui versa il Paese, le scelte fallimentari del governo – dal Jobs Act alla legge di Stabilità, passando per i provvedimenti sulla Pa – insieme alla decisione di quest’ultimo di condividere a pieno le ricette di Confindustria e delle altre associazioni datoriali, impongono un vero e positivo cambiamento. Per questi motivi saremo in piazza il 12 dicembre, per questo continueremo la mobilitazione e la lotta per dare al paese la sola cura possibile: il lavoro, nel pieno dei suoi diritti e delle sue tutele”.

Dati cig ottobre – Dall’analisi di corso d’Italia si rileva come il totale di ore di cassa integrazione a ottobre sia stato pari a 118.224.384 di ore richieste e autorizzate, in aumento sul mese precedente del +13,17%. Nei primi dieci mesi dell’anno si sono registrate 937.339.812 ore di cig per un -3,56% sullo stesso periodo dello scorso anno. Nel dettaglio emerge che la cassa integrazione ordinaria (cigo) cala ancora a ottobre su settembre del -7,54%, per un totale pari a 19.975.631 di ore. Da inizio anno la cigo invece ha raggiunto quota 209.705.335 di ore per un -31,46% sul periodo gennaio-ottobre del 2013.

La richiesta di ore per la cassa integrazione straordinaria (cigs), sempre per quanto riguarda lo scorso mese e che sono oltre il 55% del totale delle ore concesse, è stata di 65.457.719 per un +1,77% su settembre mentre da inizio anno si totalizzano 543.068.673 ore autorizzate per un +28,33% sullo stesso periodo dello scorso anno. Infine la cassa integrazione in deroga (cigd) ha registrato a ottobre una crescita sul mese precedente pari a +76,82% per 32.791.034 di ore richieste. Nei dieci mesi trascorsi da inizio anno, rispetto allo stesso periodo dello scorso, la flessione della cigd è stata del -23,98% per complessive 184.565.804 di ore.

Causali di cigs – Continua a crescere il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs. Da gennaio a ottobre sono state 6.960 per un +24,37% sullo stesso periodo del 2013 e riguardano 12.899 unità aziendali territoriali (+32,08%). Nello specifico si registra un aumento dei ricorsi per crisi aziendale (3.297 decreti da inizio anno per un +3,16% sui primi dieci mesi del 2013) che rappresentano il 47,37% del totale dei decreti, così come si evidenzia un deciso aumento di ricorsi relativi ai contratti di solidarietà (2.473 decreti per un +55,14% sul periodo gennaio-ottobre dello scorso anno) e che sono il 35,53% sul totale. Aumenti anche per il concordato preventivo (501 per un +136,32%) e per il fallimento (209 per un +31,45%). Crescono anche le domande di ristrutturazione aziendale (184 per un +5,75%) mentre diminuiscono quelle di riorganizzazione aziendale (192 per un -4,48%). Nello studio della Cgil si osserva che “gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende continuano ad essere irrilevanti, pari al 5,40% del totale dei decreti (erano il 6,85% nel 2013). Segnale palese, e sottovalutato, del processo di deindustrializzazione in atto nel paese”.

Regioni – Nelle regioni del nord si registra il ricorso più alto alla cassa integrazione. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate nei primi dieci mesi dell’anno c’è la Lombardia con 231.910.248 di ore che corrispondono a 132.976 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 111.051.619 di ore di cig autorizzate per 63.676 lavoratori e il Veneto con 78.327.646 di ore per 44.913 persone. Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 80.612.622 di ore che coinvolgono 46.223 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 59.186.750 di ore per 33.937 lavoratori.

Settori – La meccanica è ancora il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-ottobre, la meccanica pesa per 330.488.972, coinvolgendo 189.501 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 125.825.839 ore di cig autorizzate per 72.148 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 105.796.427 di ore e 60.663 persone.

Occupazione e lavoratori in cig – Considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (22 settimane da inizio anno), sono coinvolti nel periodo gennaio-ottobre 1.074.931 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 44 settimane lavorative, si determina sullo stesso periodo un’assenza completa dall’attività produttiva per 537.465 lavoratori, di cui oltre 310 mila in cigs e 105 mila in cigd. Continua così a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio della Cgil si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito, a partire da inizio anno, 3 miliardi e 594 milioni di euro al netto delle tasse, pari a 6.688 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore in cassa a zero ore.

La vera storia di Matteo Renzi, “l’uomo loro”: la racconta il libro di Davide Vecchi (Chiarelettere) | Autore: Maria R. Calderoni da: controlacrisi.org

“Mi chiamo Peter Parker (pardon, Matteo Renzi) e sono l’Uomo Ragno da quando avevo quindici anni. Qualche domanda?”. L’Uomo Ragno Matteo Renzi ha una tela e ovviamente una ragnatela. Fittissima, fortissima, diffusissima. Tentacolare, diverticolare, strisciante, invadente: l’Uomo Ragno Matteo Renzi se l’é costruita ad alta velocità e senza intoppi, proprio mentre il Pd c’era e se c’era dormiva. Perché lui, Renzi, a differenza di altri, non è stato creato e mandato dalla Provvidenza; no, lui si é fatto da solo con gli amici suoi, pezzetto dopo pezzetto, riavvolgendosi ben bene nella sua ragnatela, costruendosi giorno per giorno, piazzandosi porta a porta, vendendosi a gogò sia in chiaro che non. E tutto ciò sempre sotto gli occhi di quei morti di sonno del Pd, ai quali ha sottratto – con destrezza ragnesca – praticamente tutto, le primarie, le secondarie, il partito, il Palazzo Chigi (sinora…).

È appunto quello che racconta, con abbondante e rigorosa messe di dati e fonti, questo libro di Davide Vecchi – “L’Intoccabile. Matteo Renzi. La vera storia”, Chiarelettere, pag.188, €13,90 – . Un libro che rivela il “miracolo” Renzi. Un miracolo che, come tutti i miracoli, non c’è; infatti, realisticamente, non trattasi altro che di un caso quasi banale di marketing e sponsorizzazione ben riuscito; del lancio ben organizzato (ricordate la Nutellla?) di un Nuovo Prodotto, il Matteo Renzi. Ovviamente, sempre tutto sotto gli occhi di quei morti di sonno del Pd.
Il libro e a suo modo una specie di Crozza nel Paese delle Meraviglie, vale a dire, la “vera” storia di Matteo Renzi. Era solo un boy scout, un segretariuccio di un PPI di paese, un presidentello di Provincia che sembrava destinato (politicamente) a vivere e morire lì, snobbato dai piddini sia toscani che non. Invece.

<L’ascesa politica di Renzi – dice il libro – comincia nel 2007. Per l’esattezza, il 22 ottobre, ore 13,30. Quel giorno 106 tra imprenditori, avvocati, commercialisti, nobili, politici, amici entrano all’hotel Brunelleschi di Firenze staccando un assegno da mille euro ciascuno per partecipare al pranzo>. Si tratta della <prima iniziativa della neonata associazione Link , finalizzata esclusivamente a raccogliere fondi per sostenere la candidatura di Renzi alle primarie per la scelta del sindaco del capoluogo toscano>.

Lo sapevate? Nell’occasione, <a fare gli onori di casa c’é il suo tutor politico Francesco Rutelli, leader della Margherita> (a cui il Matteo si è opportunamente iscritto). E tra i presenti, spiccano “l’amico e socio di Denis Verdini Riccardo Fusi” (quello finito in carcere per la bancarotta della Btp, uno della famosa “cricca” del G8 “); Andrea Bracci, amico di famiglia, socio di Tiziano Renzi (il padre del noto Matteo) nonché cospicuo tramite con il mondo imprenditoriale toscano e non; e poi c’è lui, il quasi fratello Marco Carrai, suo sodale di sempre e gran raccoglitore di fondi.

Marco Carrai chi? Anche di lui certo non sapevate niente. Per illustrarlo, sia pure per sommi capi, il libro di Vecchi ci impiega cinque pagine. Questo Carrai – che nasce bene in quel di Greve in Chianti, grandi proprietà in Toscana e ville in Sardegna – esibisce infatti nel curriculum dei suoi trentanove anni oltre venti posti eccellenti, tra incarichi partecipazioni, titoli, e chi più ne ha più ne metta. Robetta che va dalla Firenze Parcheggi, all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, al Gabinetto Vieusseux, all’Assaeroporti, alla Cambridge Management Consulting, , alla C&T Crossmedia, alla Imt Foundation di Boston, ecc ecc. Il Marco Carrai che “dal 2009 è il committente responsabile della campagna per l’elezione a sindaco di Renzi”, appunto il tramite di banchieri, imprenditori, finanzieri, politici, amministratori, burocrati; “la bella gente” di Renzi.

Mica solo Carrai. La ridda di sigle, nomi, sponsor, finanziatori, sostenitori che appare affiancata alla cosidetta “carriera di Renzi” è semplicemente stupefacente. Se non fosse altamente “sospetta”. Tanto per fare un altro elenco di nomiecognomi (scusate, ma il libro é una autentica miniera, leggere per credere): compaiono – vedi dati, per altro non completi, forniti dalla Fondazione Big Bang, la cassaforte dell’ ex boy scout di Rignano – Davide Serra, finanziere; Iacopo Mazzei, presidente Cassa di Risparmio di Firenze, Guido Ghisolfi, vicepresidente della Mossi&Ghisolfi di Tortona; Paolo Fresco, ex presidente della Fiat; Franzo Grande Stevens, l’avvocato della famiglia Agnelli; Eva Energie Spa dell’ex presidente dell’Enel Chicco Testa; Carlo Micheli, consigliere di Banca Leonardo; Fabrizio Landi, amministratore della società Esaote; Carlo Salvatori, presidente di Allianz Italia; Orsero e Vincenzo Manes di Kme, ex gruppo Orlando, il maggior produttore mondiale di rame e leghe in rame…Ecc ecc.

Dalle Leopolde in là. Mentre, al solito, quelli del Pd non se ne accorgono (nessuno finora è riuscito a sapere se ci sono o ci fanno) tutto é già stato stabilito – là dove si puote – e il treno Renzi é in corsa. Dalla Provincia al Comune dal Comune al Pd dal Pd al Palazzo Chigi: tutto costruito e preparato – anzi, pre-preparato – ad hoc. Come volevasi dimostrare, Berlusconi adiuvando: l’uomo “loro” al potere.
Ovviamente, il libro di Vecchi tocca tutti i tanti passaggi politici, sociali, propagandistici – ivi compresi errori e sottovalutazioni (passati e presenti) del Pd, finito ad accettare un segretario-avversario (!) – che segnano la marcia del Matteo; e le sorprendenti “scoperte” sono tante anche qui.
Ma la sostanza resta quella. Renzi, l’uomo “loro”.

CATANIA 30 NOVEMBRE PIAZZA STESICORO ORE 9.00 – 13.00 FESTA DEL TESSERAMENTO ANPI

Cattura121

27 novembre 2014, alle ore 16, all’Archivio di Stato di Catania, in via Vittorio Emanuele 156, da: archivio di stato catania e udi

Migranti: L’era dei torbidi | Autore: Barbara Spinelli da: controlacrisi.org

Vorrei condividere qui con voi l’idea che mi sono fatta in questi anni, e in maniera più precisa da quando sono al Parlamento europeo, su migranti, accoglienza, diritti, asilo, esilio.
L’idea che mi sono fatta è che la questione migrazione s’intorbida sempre di più. Da un lato continua a essere percepita come fenomeno principalmente economico, quando buona parte dei migranti è oggi costituita da chi fugge guerre o disastri climatici. Qualsiasi ragionamento geopolitico, di politica estera, viene liquidato. Il caos che abbiamo scatenato con le guerre antiterroriste, e anche con quelle umanitarie, viene sistematicamente sconnesso dai ragionamenti sui nuovi flussi migratori.
Dall’altro lato i governi europei tendono a intervenire aggirando le proprie Costituzioni e la comune Carta dei diritti fondamentali e invocando un diritto emergenziale, con l’alibi che a nuove sfide occorra rispondere con nuovi metodi. In realtà l’emergenza conferisce legittimità a uno stato di eccezione divenuto permanente, grazie al quale i poteri vengono accentrati negli esecutivi e le Costituzioni vengono svuotate: finita l’emergenza, finito quel che viene vissuto come imprevedibile, i governi ci promettono un fantasmatico ritorno allo status quo ante. Ma di fatto il diritto emergenziale diventa diritto ordinario, con conseguenze nefaste sia sulle politiche che vengono adottate, sia sul linguaggio usato per descriverle o anche contrastarle.
Questa mescolanza tra diritto emergenziale e vecchi parametri (le migrazioni sono un fenomeno prevalentemente economico, non sono in rapporto con le guerre e la politica estera) crea il torbido cui accennavo prima: torbido nelle teste dei governi e anche di chi pretende di opporsi alle loro politiche.
Il permanere dei vecchi parametri economici finisce col privilegiare la formula delle quote di immigrazione, di cui l’economia europea ha bisogno per crescere di più. È una formula che impedisce uno sguardo d’insieme sui flussi migratori, e lo de-politicizza radicalmente. In nome dell’accoglienza i progressisti si lasciano intrappolare nella logica delle quote, e si limitano a chiederne l’innalzamento, reso necessario dall’invecchiamento demografico di gran parte dei Paesi dell’Unione. L’intero discorso sui diritti risente del riduzionismo economico: la stessa parola accoglienza fa parte del vecchio paradigma ed è a mio parere del tutto inadatta. Lo ha spiegato molto bene Clelia Bartoli, autrice del saggio Razzisti per legge, in un recente convegno a Palermo: il modello della mera «ospitalità» è quello, inferiorizzante, della segregazione e del concentramento; i «centri di accoglienza» concentrano e segregano i migranti lontano da noi, trasformandoli in «loro». La mera accoglienza alimenta un razzismo che in Italia sta dilagando, come mostrano le violenze a Tor Sapienza. Non chiamiamola «guerra tra poveri»: è un’aggressione razzista contro gli emarginati e i rifugiati, che se non trova risposte politiche vedrà installarsi da noi (come già sta accadendo) partiti fascisti o neonazisti parenti di Alba Dorata. Accogliere allontanando indebolisce l’altro, ed è il contrario di quello di cui c’è bisogno, per abolire lo steccato sterile fra “noi”e “loro”: è il contrario dell’empowerment, della “capacitazione”di cui parla Amartya Sen, e che vorrei qui brevemente citare: «La “capacitazione” di una persona è una forma di libertà: la libertà sostanziale di realizzare più combinazioni alternative di funzionamenti (o, detto in modo meno formale, di mettere in atto più stili di vita alternativi)».
Il diritto emergenziale che si congiunge ai vecchi parametri economicisti ci porta al discorso sulla guerra. Intendo le guerre che Stati Uniti e Europa conducono dagli anni ’90: sia le guerre umanitarie, sia quelle contro il terrorismo. Le guerre umanitarie in ex Jugoslavia si prefiggevano in teoria scopi diversi, inizialmente. Si trattava di far fronte a pulizie etniche teorizzate e in parte applicate. Il fatto è che quelle guerre sono state mal concepite, mal condotte, e mal concluse. Si sono concluse attuando una strategia della settarizzazione e frammentazione, hanno esacerbato e legittimato separatismi e segregazioni. Tutte le guerre successive, dopo l’11 settembre, hanno seguito quell’esempio di settarizzazione. Era l’unica politica che permetteva una liberalizzazione-privatizzazione delle economie (in Iraq, Afghanistan, Libia), prefiggendosi il dissolvimento degli Stati e delle loro strutture. Il caos che regna in questi Paesi non è un danno collaterale: è un ingrediente costitutivo, giudicato indispensabile, delle politiche occidentali. Non stupiamoci troppo dei movimenti terroristi prodotti da queste guerre: nascono per ricreare strutture statali perverse, lì dove lo Stato è stato annientato, soppiantato dal predominio di questa o quella setta. Gruppi come Hezbollah o Hamas offrono Welfare, oltre che violenza.
Le quote, la settarizzazione: sono facce della stessa medaglia e ambedue separano, vuoi tra «noi»e «loro», vuoi tra diversi «loro». Ma anche noi di sinistra dobbiamo trovare un modo di combatterle, contrapponendo altre politiche: economiche, diplomatiche, di diritti non emergenziali. A Tor Sapienza, come nelle banlieue francesi, occorre essere lì per «fare Welfare», per includere, per costruire nuovi modelli economici insieme a fuggitivi ed esclusi sociali, migranti o non migranti.
È un vero scandalo che il governo italiano, che pure aveva proposto all’inizio del semestre di presidenza il mutuo riconoscimento del diritto d’asilo, abbia rinunciato a questa domanda, e in definitiva non abbia fatto nulla per affrontare la questione dei migranti. Ha solo abolito Mare Nostrum, perché soccorrere i naufraghi in alto mare era divenuto troppo costoso. Si è appiattito così sul discorso implicito ma ormai imperante nell’Unione, secondo cui i salvataggi in mare sono un «azzardo morale», perché inciterebbero persone in fuga (e trafficanti) a imbarcarsi e tentare l’avvicinamento delle nostre coste. Non solo: ha voluto – e rivendicato con enfasi – il coordinamento dell’operazione europea Mos Maiorum, una schedatura in massa dei migranti decisa il 10 luglio dal Consiglio dei ministri dell’Interno e della Giustizia. Negli stessi giorni in cui cominciava l’operazione, in ottobre, una circolare e una nota aggiuntiva del ministero dell’Interno italiano autorizzava le forze di polizia a prendere impronte e fotosegnalazioni “anche con la forza”, se necessario. Abbiamo denunciato la circolare in seduta plenaria a Strasburgo, annunciando una richiesta di procedura d’infrazione che ho depositato in questi giorni, firmata da 30 eurodeputati.
Ecco i risultati della presidenza italiana. Ecco le ragioni per cui dobbiamo chiedere il mutuo riconoscimento dell’asilo e la modifica radicale di Dublino III.
Se continuiamo così, tutte le nostre Carte e le nostre costituzioni possiamo gettarle nel cestino, ridenominandole «azzardi morali». Non per questo, aprendo qualche centro di accoglienza, avremo salvato il nome e il prestigio dell’Unione europea.

*Intervento  alle Giornate di studio del GUE/NGL, Firenze, 18-20 novembre 2014
Sessione del 19 novembre, “Reframing migration and asylum policies: from border surveillance to migrants and asylum seekers rights approach”.