“Vogliono uccidere il Pm Bruni nel tunnel” da: antimafia duemila

bruni-pierpaolo-pmDal carcere un detenuto svela l’attentato contro il Pm della Dda di Catanzaro

di Francesca Mondin – 19 novembre 2014
I percorsi più abituali, la strada che percorre ogni mattina, gli orari, il tipo di macchina e persino il colore della pistola, la ‘ndrangheta stava studiando ogni particolare del Pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, per capire come e dove era meglio colpirlo per eliminarlo. A svelare il progetto di attentato mafioso è stato un detenuto del carcere di Siano che ha raccontato ad un agente della polizia penitenziaria il piano quasi definitivo.
Da mesi le cosche di Crotone e Cosenza pedinavano e spiavano il magistrato e, stando a quanto riferito dal detenuto, era quasi tutto pronto per l’attentato che sarebbe dovuto avvenire lungo la strada statale 107 percorsa dal magistrato per recarsi a Cosenza in occasione delle udienze di processi contro esponenti della criminalità organizzata. Mancavano da definire solo piccoli particolari: o si trovava il sistema per farlo scendere dall’auto e ucciderlo assieme ai suoi due uomini di scorta oppure sarebbe stato piazzato dell’esplosivo sotto i cunicoli che costeggiano la galleria.

L’attentato è stato ritenuto credibile al momento, anche perché l’uomo era informato di fatti che essendo in carcere da molti anni non avrebbe dovuto conoscere. Come il fatto che Bruni viaggia a bordo di una Bmw di colore grigio blindata con due persone di scorta.
Inoltre Pierpaolo Bruni, da sempre in prima file nella lotta alla mafia, con il suo lavoro sta dando non pochi fastidi alle cosche del crotonese, di Vibo Valentia e del cosentino, decimate dalle sue inchieste che hanno portato all’arresto di boss e gregari ma anche di soggetti istituzionali e imprenditori.
Lo stesso Bruni la settimana scorsa aveva espresso alcune preoccupazione ad un suo collaboratore d’ufficio sulle possibili reazioni della ‘ndrangheta in seguito agli ultimi lavori svolti per l’applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi.
Finora, infatti, il Pm di Catanzaro è riuscito a sottoporre al carcere duro già una ventina di boss. Ecco quindi che l’eliminazione di Bruni sarebbe stata un vantaggio per tutte le cosche e un obiettivo facile dopo che, da circa un anno, gli è stata alleggerita la scorta perché, a differenza di quanto dimostrano queste rivelazioni, “era diminuito il livello di esposizione del magistrato”.
Eppure in passato non erano mancati segnali inquietanti. Come nel 2006 quando i carabinieri intercettarono, in una pineta di Papanice, alcune auto e un furgone abbandonati dai killer pochi istanti prima del passaggio del Pm, al cui interno furono trovati guanti in lattice, passamontagna e proiettili di kalashnikov. Addirittura gli investigatori scoprirono che era stata organizzata una colletta di 280 mila euro per acquistare armi in grado di sfondare l’auto blindata di Bruni.
La relazione fatta dal funzionario della polizia penitenziaria è stata consegnata al Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, e sarà ora trasmessa alla Procura di Salerno. Resta ora da attendere che gli organi preposti provvedano quanto prima alla protezione del Pm Pierpaolo Bruni.

La redazione ANTIMAFIADuemila esprime tutta la propria vicinanza e solidarietà al PM Pierpaolo Bruni augurandoci che presto si faccia chiarezza su questo fatto e che le Autorità competenti predispongano tutto il necessario per la sicurezza e protezione del dottor Bruni e degli agenti di scorta.

Mafia: Salvi, sottovalutate infiltrazioni in politica da: antimafia duemila

salvi-giovanni-web220 novembre 2014

Catania. “Per lunghi anni la presenza di infiltrazioni mafiose nelle attività politiche è stata sottovalutata certamente. Spero che oramai si sia compreso che debba esservi una vera e propria barriera. Di questo i cittadini dovrebbero essere i primi custodi”. Lo ha affermato il procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi (in foto) commentando i risultati dell’operazione “Caronte” del Ros, che ha portato all’esecuzione di 23 ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza e intestazione fittizia di beni. L’indagine ha evidenziato tra l’altro come due imprenditori, Francesco Caruso e Giuseppe Scuto, tra gli arrestati, avrebbero intrattenuto rapporti con esponenti della politica, tra cui Giovanni Cristaudo e Raffaele Lombardo, indagati nell’indagine Iblis e condannati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. “Un bel lavoro fatto dal Ros – ha concluso – che ha esaminato i rapporti di cosa nostra con l’imprenditoria, in particolare con alcuni settori come il trasporto, e consentito di individuare alcuni legami con la creazione del partito nazionale dell’autotrasporto che concorreva alle elezioni in appoggio alla lista Lombardo”.