Intervista al partigiano “Santino” di Giulia Congiu

DSC07816

 

 

DSC06917
Nome cognome, nome di battaglia e data di nascita.
Serranò Santo, nome di battaglia “Santino”, nasce a Siracusa il 29 Aprile 1923
Cosa faceva prima di unirsi alla resistenza?
Ero nella marina militare.
Quando se unito alla resistenza?
Mi sono unito alla resistenza dopo il ’43, quando il Re d’Italia Vittorio Emanuele ci abbandonò. I motivi per il quale mi sono unito alla resistenza sono tanti, in particolare, perché i fascisti abusavano del loro potere, ho visto bruciare un paese senza motivo alcuno.
Però la goccia che fece traboccare il vaso fu durante una disputa mi incontrai con un fascista, che non faceva altro che insultarmi additandomi come siciliano, dopo distinte provocazioni e insulti reagì e fui denunziato, per tal motivo fui costretto a scappare in montagna. Grazie ad un amico che mi aiutò, mi unì alla terza compagnia della brigata “Giustizia e libertà”, IV zona operativa, del battaglione Antonio Cintoli.
Quale furono le prime impressioni della sua brigata?
Le prime impressioni della mia brigata; era un gruppo di circa 20 ragazzi pressoché ventenni che combattevano per un ideale, per una patria che voleva essere libera, con diritto alla parola e senza paura.
Il comandante della brigata era Guerrieri Amelio (un eroe) fu promosso a medaglia d’argento, un ragazzo che all’epoca aveva appena 23 anni, fu una persona squisita sia come carattere che come coraggio. Il suo coraggio ci salvò a tutti.
Quale erano le tattiche che utilizzavate durante gli scontri con i fascisti/nazisti?
Lo stare in guerra quando non si hanno i giusti armamenti è molto difficile, avevamo molto poco per combattere i fascisti e i tedeschi, tutto era questione di tempistica.
Facevamo attacchi mirati a caserme fasciste, più che altro per infastidire e indebolire il più possibile il nemico. la tattica che utilizzavamo era più che altro “pizzica e fuggi”.
Quale fu la battaglia più importante a cui partecipasti?
Fu la battaglia che si ebbe tra noi partigiani ( che eravamo circa un migliaio) e le forze nazifasciste (che erano circa 20.000) nella zona del Monte Gottero (Liguria), più che battaglia fu un rastrellamento di massa per annichilire le brigate partigiane prima della primavera.
Tutto iniziò il 20 Gennaio del 1945, mi ricordo che nonostante il tempo piuttosto sereno, il freddo era pungente e ogni tanto venivamo accolti da forti nevicate. Iniziò il rastrellamento con i tedeschi che cercarono di circondarci venendo dal Emilia Romagna, dalla Toscana e dalla Liguria circondando tutta la IV zona operativa (estenzione della provincia de La Spezia).
Il comandante generale era il colonnello Fontana, un ex ufficiale dell’esercito, era lui che dirigeva tutti; non riuscimmo inizialmente a contrastare l’attacco nemico soprattutto con l’artiglieria che avevamo, motivo per il quale facevamo degli intrattenimenti mirati dando tempo alle altre forze di riunirsi. Ci riunimmo a Monte Gottero e ci fu dato l’ordine di sganciarci.
Partimmo nella notte del 20 Gennaio in direzione di Valeriano, li per evitare i tedeschi che ormai ci avevano circondati, dovemmo attraversare il fiume gelato, riuscimmo a passare in mezzo senza essere visti, eravamo così vicini che sentivamo parlare tedesco. Nel passaggio del fiume molti soffrirono e fu li che il comandante fece almeno cinque volte avanti e indietro portandosi addosso i compagni che non ce la facevano.
Finimmo a Valeriano, li sul posto fummo circondati dai nazifascisti, per uno che ci fece la spia, e fummo investiti da un’ulteriore battaglia.
Per evitare di combattere in paese, tentammo la strada dei campi e adottammo la tattica del fuoco continuo per poter far fronte alle file nemiche che avevano circondato l’intero paese. Io fui scoperto e scappai, mentre scappavo sentivo i fischi delle pallottole di mitragliatrice che mi sfiorvano, a quel punto mi trovai nella strada principale; pioveva in modo quasi torrenziale e incontrai due signorine che casualmente avevano tre ombrelli, mi guardarono in faccia e mi chiesero se fossi partigiano, io acconsentii, mi presero a braccetto e mi diedero l’altro ombrello, facendomi passare inosservato per il paese, li mi fermai in una famiglia che mi accolse fino alla fine del rastrellamento.
Questo rastrellamento lo abbiamo superato grazie al coraggio di Amelio (il nostro comandante di brigata) però li, abbiamo perso diversi compagni (“Nino” Morini Giuseppe, Maggiani Silvio, “Vitto”, Valeri Aldino detto Lino, Trovato e “Sergio”).
Cosa succedeva alle famiglie che vi accoglievano o vi aiutavano?
Le famiglie che ci aiutavano erano continuamente a rischio, perchè venivano trucidati nelle piazze principali, venivano bruciate le case, donne e uomini portati al carcere e seviziati, non c’erano dubbi. C’erano altri che per 5000 lire vendevano il proprio vicino, di queste spie ce n’erano parecchi, che però dopo la liberazione furono tutti presi e gli vennero rapati i capelli.
Avete avuto contatti con infiltrati interni alla vostra brigata?
Nella nostra brigata non avevamo infiltrati, però fummo denuncianti sia nella battaglia del 25 gennaio a Valeriano e a me mi fecero la spia due donne, che salirono sulle montagne con la scusa che cercavano castagne, nel successivo rastrellamento cercavano a uno che si chiamava “santino”.
Queste due donne me le incontrai dopo la guerra, e mi offrirono di tutto però mi rifiutai. Anche perché a tutti quelli che avevano fatto la spia gli venivano rasati i capelli e successivament gli venne fatta amnistia.
Cosa è stato per lei la vigilia del 25 aprile? nel posto giusto please
La vigilia del 25 Aprile siamo scesi dai monti in direzione di Valeriano, dove ci fu un’unica battaglia, dove combatté solo un ex alpino che aveva la mitraglia e sparò solo lui noi lo assistevamo, ci fu solo un morto, un tedesco mentre gli altri scapparono.
Avendo vissuto la dittatura ne vede un possibile ritorno?
Io vedo la probabilità, anche perché purtroppo l’egoismo di chi ci sta al governo è esagerato, fanno quello che vogliono, però il problema è che chi ne paga un’altra volta le conseguenze è il popolo che soffre e deve poi ricominciare d’accapo ed è quello che subisce e fa sacrifici.
Crede quindi che la guerra si sia risolta nei migliori dei modi?
Si è risolta perché tutte le cose si risolvono, ma in realtà i tempi di pace servono per dar spazio a chi sta al potere per pensare a una nuova guerra. Noi dalla guerra qualcosa abbiamo ottenuto, ma ci sono paesi che nonostante la guerra, la dittatura non è stata sconfitta, terminò solo negli anni 70 e parliamo di paesi europei, senza andare troppo lontano, come nel caso della Spagna.
De Gaspari andò in America e si presentò a nome della resistenza, inizialmente gli inglesi e gli americani, sfruttavano la resistenza, si ci fornivano di armi e anche qualche provvigione, però non erano tanto entusiasti fu successivamente quando iniziarono a far parte attiva della resistenza che fecero valere la loro voce. E fu proprio De Gaspari che ottenne da parte degli americani il riconoscimento dei partigiani.
Che messaggio può dare ai giovani?
Di stare attenti e svegli, la politica la devono fare i giovani, ma la devono saper fare, non devono vendersi per qualche spicciolo. Noi quando combattevamo eravamo poco più che ventenni e lottavamo per un ideale, per la libertà per la democrazia, abbiamo combattuto tanto per il voto, abbiamo fatto tanti sacrifici per il voto, il voto non ha prezzo.

 

DSC07814 DSC07815 DSC07817 DSC07821 DSC07825

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: