Noleggia un clandestino: lo scandalo e l’antirazzismo dei migranti da: cordinamento migranti bologna

 

Siamo di fronte all’ennesimo «scandalo» sull’immigrazione. Un candidato della Lega Nord in Emilia Romagna ha prodotto infatti un video in cui spiega come poter lucrare sui richiedenti asilo.

Li chiama clandestini perché, come spesso accade a certe persone, non sanno di cosa parlano. Voleva far ridere, ma non ride nessuno. Ciò di cui parla il simpatico leghista è la possibilità di ospitare richiedenti asilo presso famiglie, una misura proposta dal governo italiano e già adottata a Torino. Secondo questa idea, i 30 € giornalieri pro-capite che oggi finiscono nelle tasche delle associazioni e cooperative che gestiscono l’accoglienza andrebbero direttamente alle famiglie ospitanti. Alimentando la nota guerra tra poveri, leghisti e fascisti di ogni sorta si accorgono solo in questi momenti di ciò che non va: e così c’è chi, dopo aver governato per anni e tagliato ogni sussidio, dice che 30 € sono di più di quanto una famiglia riceve per l’assistenza ai disabili. Dopo aver avallato ogni tipo di cementificazione, oggi c’è chi dice che quei soldi dovrebbero andare agli alluvionati o ai terremotati. L’elenco potrebbe continuare, ma non è interessante. È invece interessante constatare come le sparate di leghisti e fascisti siano sempre un’occasione che altri sanno cogliere per fare la parte degli antirazzisti: basta una condanna, basta gridare allo scandalo. Noi pensiamo però che lo scandalo non sia in queste sparate, ma nella quotidiana condizione in cui i migranti sono costretti dalle leggi e dallo sfruttamento sul lavoro. Su una cosa, infatti, il candidato leghista si sbaglia di grosso: non è vero che poter lucrare sui migranti prima era riservato ai soli scafisti. Non solo il business dell’emergenza e della cosiddetta accoglienza è ormai chiaro a tutti. Lucrare sui migranti è anche la normale quotidianità per un sistema economico e sociale che costruisce giuridicamente una separazione formale per poter meglio ricattare e sfruttare una parte della popolazione. Lo è per uno Stato che chiede ai migranti di pagare per ogni documento, che non risponde alle regole che esso stesso impone, che preleva tasse e non restituisce i contributi versati.

Se tutti sono pronti a censurare leghisti e fascisti, però, non tutti sono pronti a cambiare queste leggi, a combattere lo sfruttamento, a prendere senza tatticismi la parte dei migranti. In Emilia Romagna il sistema delle cooperative che nella logistica ha istituzionalizzato il caporalato è cresciuto nel silenzio e nella complicità di partiti e sindacati sempre pronti a condannare a parole le sparate di un leghista o di un fascista. Sempre in Emilia Romagna esistono due CIE e alle parole favorevoli alla chiusura non è mai seguito un atto concreto, tanto che quello di Bologna è stato «superato» solo per motivi strutturali. Nei luoghi di lavoro lo sfruttamento non è diverso se fuori si pratica la volgarità leghista o il politicamente corretto di chi preferisce un razzismo più soft nei toni, ma durissimo nella vita reale degli uomini e delle donne che vivono in questo paese. Nelle Questure e nelle Prefetture non cambia l’uso arbitrario della discrezionalità amministrativa, se il sindaco vieta i negozi di kebab oppure invece parla di accoglienza. Il ricatto del permesso di soggiorno non cambia se qualche decina di fascisti alza la voce o se invece è un normale sabato di shopping. Gridare allo scandalo ottiene, anche quando non sia questo l’obiettivo, l’effetto contrario di far tornare nel buio la normalità del razzismo istituzionale, negando le divisioni che questo produce. Non è un caso che a gridarlo siano quasi sempre degli italiani. È infatti nella vita quotidiana che i migranti lottano e praticano il loro antirazzismo, contro lo sfruttamento e le leggi che lo sostengono come la Bossi-Fini. Questa lotta a volte è visibile, a volte avviene molto lontano dalle sparate dei leghisti e dei fascisti.

Le occasioni per rovesciare questa situazione però ci sono: stare dalla parte dei migranti, sostenere i loro scioperi, come quello che hanno praticato lo scorso 16 Ottobre nella logistica che ancora una volta ha bloccato molti magazzini in tutta Italia, e le loro prese di parola, come quella praticheranno domenica prossima, il 26 ottobre, a Modena nell’assemblea per discutere delle pratiche della Questura e Prefettura modenesi, contro la gestione politica dei permessi di soggiorno.

http://coordinamentomigranti.org/

“Licenziamo Renzi”. Il sindacalismo di base in piazza contro Austerity e Jobs act | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Presidi e cortei in tutte le regioni d’Italia con ben 27 appuntamenti, adesioni allo sciopero che nei trasporti ha registrato un valore medio del 60%, partecipazione di studenti, disoccupati e movimenti per il diritto all’abitare, delegazioni di lavoratori delle più importanti vertenze in atto in questo momento e una presenza attiva alle mobilitazioni che, a detta degli organizzatori, ha sfiorato le centomila presenze.

E’ questa la scheda del primo sciopero generale contro il Governo Renzi. Uno sciopero generale che porta la firma di Usb, Orsa, Cib-Unicobas, “Licenziamo il Governo per giusta causa”. “Abbiamo chiamato i lavoratori e loro hanno risposto – dichiara Pier Paolo Leonardi – c’è chi fa le passeggiate e chi fa le lotte. Si sta distruggendo il presente ed il futuro di questo Paese”, ha aggiunto.A causa dell’adesione allo sciopero nazionale, la compagnia aerea spagnola Vueling ha improvvisamente cancellato oggi 25 dei 38 voli in partenza e 24 di quelli in arrivo che assicura ogni giorno dall’aeroporto di Fiumicino. Inevitabili pesanti disagi per i passeggeri che, a quanto hanno riferito, non sono stati avvisati, come pure le altre strutture del Leonardo da Vinci. Disagi nei voli anche a Palermo.

“Forte la risposta nella prima fascia di sciopero nel settore dei Trasporti – si legge in un comunicato Usb – con una media nazionale del 60% di adesione. Il 100% ha scioperato a Napoli in tutte le società del tpl, con una media del 60% nelle aziende della regione Campania. A Trento sciopera il 90%. A Bologna e Forlì fermi il 70% dei bus; il 50% a Reggio Emilia;  a Rimini, Cesena e  Ferrara oltre il 40%. Soppresso il 90% dei treni regionali in Emilia Romagna. A Roma bloccati il 70% dei bus; metro A e B rallentate e  ferma la Roma-Giardinetti.  Adesione al 30% nel Cotral del Lazio. A Venezia fermo il 70% del trasporto urbano ed extraurbano; a Verona, Sala SCC, 50% degli operatori in sciopero, con ripercussioni in tutto il traffico ferroviario del Veneto. In Friuli, media del 40%. Fermo il tpl extraurbano in Sicilia. Si rammenta che la Torino e a Perugia lo sciopero è stato impedito dalla Commissione di Garanzia, con la motivazione del concomitante svolgimento del “Salone del Gusto” e di “Eurochocholate”.

A Roma, ad aprire il corteo sono stati i lavoratori Meridiana, applauditissimi, che stanno rischiando un taglio di 1.400 posti di lavoro. Molto folta la presenza dei vigili del fuoco e di alcune situazioni di lotta come gli addetti “Canados”. Un corteo “unitario”, dove non ci sono gli altri sindacati “ma ci sono lavoratori, precari, disoccupati, studenti e occupanti di case”. Al corteo nella capitale ha partecipato il segretario del Prc Paolo Ferrero.
A Bologna sul camioncino che apre il corteo compare un fantoccio con la faccia del premier Matteo Renzi e la scritta “scemo” incollata sul petto. Il fantoccio è stato lasciato poi nel cortile della sede di Unindustria. “Oggi si sciopera, non si fa finta e non si fa una passeggiata”. I manifestanti, circa 800, sono partiti da piazza XX Settembre con l’obiettivo dichiarato di attraversare il centro della citta’ ed andare a protestare davanti alla sede di Unindustria. “Abbiamo fatto un errore, abbiamo fatto scioperare troppi lavoratori del trasporto pubblico locale – dice lo speaker dal sound system, che parla di una partecipazione di non meno di duemila persone- e molti manifestanti non sono riusciti ad arrivare, altrimenti saremmo il doppio o il triplo”. Come annunciato nei giorni scorsi, partecipano alla manifestazione i consiglieri comunali Massimo Bugani e Marco Piazza del M5s. Un corteo “unitario”, dove non ci sono gli altri sindacati “ma ci sono lavoratori, precari, disoccupati, studenti e occupanti di case”. Arrivando in via Rizzoli da via Indipendenza, una delegazione si è staccata del corteo per deporre la corona di fiori sotto il sacrario dei caduti partigiani in piazza Nettuno, con scritto “Antifascisti sempre”.A Napoli Con in testa un lungo striscione di protesta contro l’abolizione dell’articolo 18, il lavoro precario e il governo Renzi, il corteoo è partito da piazza Mancini. L’iniziativa ha visto anche la partecipazione dei precari Bros, dei disoccupati organizzati di Giugliano e Casoria e di Rifondazione Comunista. Alcune migliaia di persone che hanno scandito slogan contro il governo, la precarieta’, il jobs act. Slogan di protesta anche all’indirizzo delle altre sigle sindacali, in particolare alla Cgil e al segretario Susanna Camusso.

A Genova il corteo aperto dallo striscione “LICENZIAMO RENZI” è stato di poco meno di un migliaio di persone. Il corteo è partito dal  centro per l’impiego per sottolineare la vergogna della riforma del lavoro di Renzi ed ha sostato poi sotto la sede dell’Inps “per ricordare la violenza e l’ingiustizia  della riforma delle pensioni e il tentativo di furto del TFR da parte di Renzi”.  Quindi all’Agenzia delle Entrate per sottolineare l’enormità dell’evasione fiscale mai combattuta se non a chiacchiere. Infine il corteo si è concluso sotto la sede di CONFINDUSTRIA “unica e vera beneficiaria delle riforme di Renzi”.
Da Imperia a La Spezia nel corteo erano presenti lavoratori di moltissime categorie del pubblico e del privato. Autisti e lavoratori dell’aeroporto,  infermieri, impiegati pubblici, lavoratori dell’igiene ambientale, vv.ff., guardie giurate, precari e dipendenti di cooperative tutti insieme “per dire basta alle politiche violentemente antipopolari del governo Renzi burattino bugiardo manovrato dalla UE”.