Il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP): Breve storia di un programma per il saccheggio delle imprese da: www.resistenze.org – osservatorio – mondo – politica e società – 19-10-14 – n. 516

Colin Todhunter | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/10/2014

Il gergo aziendale che circonda il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership) è di ‘proteggere gli investimenti’, riducendo le barriere ‘inutili’ e ‘armonizzando’ i regolamenti che si presume scoraggino il libero scambio tra gli Usa e l’UE.

In linea di principio, la nozione di commercio libero ed equo appare ideale. Ma, in tutto il mondo, il paradigma ideologico dominante lascia poco spazio ad entrambe le possibilità. I mercati sono truccati [1], i prezzi delle materie prime soggetti a manipolazioni [2] e le nazioni sono costrette [3], destabilizzate [4] o attaccate [5] in modo che gli attori potenti accedano alle risorse e ai mercati.

L’11 ottobre, oltre 400 gruppi in tutta Europa sono scesi in piazza per manifestare contro il TTIP, che ha appena concluso il suo settimo round di colloqui a Washington. Sebbene alcuni gruppi siano accusati dai sostenitori del TTIP di essere mossi dall’ideologia nella loro opposizione, non è l’ideologia che guida questa opposizione. E’ lo scetticismo e il sospetto alimentati dalle pratiche prevalenti e le azioni delle potenti corporazioni e il loro stile ideologico di neoliberismo e di privatizzazione rampante. La segretezza e la mancanza di trasparenza che circondano il TTIP alimenta questo sospetto. Al pubblico non è stato consentito di conoscere chi ha dettato l’agenda dei negoziati o che cosa specificamente si sta negoziando apparentemente per suo conto.

Ci si aspetta che il pubblico si adatti e stia zitto e lasci fare tutto a coloro che hanno la massima competenza: funzionari dell’UE con i loro profondi conflitti di interesse [6,7,8] e le grandi imprese. E’ stato principalmente attraverso documenti trapelati e il ricorso alla legislazione sulla libertà di informazione che il pubblico ha acquisito conoscenza della natura dei negoziati.

Le origini del TTIP e l’assenza di trasparenza

L’accordo è stato ideato dal ‘Gruppo di lavoro di alto livello su occupazione e crescita’ (‘High Level Working Group on Jobs and Growth’, HLWG), che è stato istituito nel 2011 e presieduto dal commissario europeo per il commercio Karel De Gucht e dall’allora rappresentate commerciale Usa, Ron Kirk [9]. Nella sua relazione finale, il Gruppo non solo ha raccomandato di avviare i negoziati, ma è entrato in qualche dettaglio su ciò che dovrebbe essere messo sul tavolo, con l’obiettivo di vasta portata di muoversi verso un “mercato transatlantico”.

Interrogata riguardo la natura del gruppo, la Commissione Europea (CE) ha detto che non aveva membri riconoscibili e ha dichiarato che “diversi dipartimenti” avevano contribuito alla discussione e alle relazioni del gruppo (senza membri). Ha perfino affermato che non vi era alcun documento contenente l’elenco degli autori delle relazioni. Una richiesta del Corporate Europe Observatory (CEO) di rivelare l’appartenenza e gli autori delle relazioni è stata accolta con la risposta: “Purtroppo noi (la CE) non siamo in grado di fornirvi le informazioni richieste” [10].

Il CEO ha affermato che il gruppo dovrebbe essere soggetto ai requisiti di trasparenza stabiliti nel regolamento della CE sui ‘gruppi di esperti’, tra cui la trasparenza su chi ha partecipato.

Alla domanda sugli ‘esperti esterni’ (come la CE li ha chiamati) che avevano influenzato le relazioni prodotte dal Gruppo di lavoro di alto livello, al CEO è stato detto che la valutazione d’impatto del proposto accordo commerciale UE-Usa conteneva una sintesi delle perizie raccolte sin dal suo inizio. Il CEO è stato anche indirizzato alla pagina di riepilogo della Commissione per le consultazioni pubbliche, in cui si afferma che oltre il 65 per cento del contributo alle prime due consultazioni sulla proposta di accordo UE-Usa proveniva da aziende e associazioni di settore.

Il commissario europeo De Gucht ha affermato che “non c’è nulla di segreto” sui colloqui in corso. Nel mese di dicembre 2013, in una lettera pubblicata sul Guardian [11], ha sostenuto che “i nostri negoziati sul Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti sono completamente aperti al controllo”.

Se così fosse, perché allora i resoconti delle riunioni della Commissione con i lobbisti aziendali rilasciate al Corporate Europe Observatory (CEO) ai sensi della legge dell’UE sulla libertà di informazione sono stati pesantemente censurati? [12]

Al pubblico non è dato di conoscere le posizioni tenute dalla UE (a differenza dei portatori di interessi commerciali) in questi colloqui, su chi ha accesso a cosa e su chi sta facendo attività di lobby per cosa e per conto di chi. Nobili banalità sulla tutela dell’integrità del settore e della natura sensibile dei negoziati sono state utilizzate nel tentativo di sovvertire la democrazia, evitare il controllo pubblico e garantire le persistenti posizioni privilegiate e l’influenza che le grandi imprese hanno avuto nei colloqui. Gli argomenti utilizzati per giustificare la segretezza erano scuse sottilmente dissimulate per cercare di ingannare il pubblico e far accettare la legittimità di questi negoziati senza discussioni.

I documenti ricevuti dal CEO hanno dimostrato che i funzionari di De Gucht hanno invitato l’industria a presentare liste di richieste per le ‘barriere normative’ che vorrebbero fossero rimosse durante i negoziati. Tuttavia, non vi era alcun modo per il pubblico di conoscere come l’UE le ha inserite nella sua posizione negoziale in quanto tutti i riferimenti sono stati rimossi.

Il CEO ha ricevuto 44 documenti sulle riunioni della CE con i lobbisti del settore come parte dei preparativi per i negoziati commerciali UE-Usa. La maggior parte dei documenti, rilasciati a seguito di una richiesta in base alla legge sulla libertà di informazione (FOI, Freedom of Information), erano relazioni sugli incontri preparati da funzionari della Commissione.

I documenti sono arrivati ​​quasi dieci mesi (!) dopo che la richiesta FOI era stata depositata e 39 dei 44 documenti sono stati pesantemente censurati. I documenti coprivano solo una frazione degli oltre 100 incontri che i funzionari di De Gucht avevano avuto con i lobbisti del settore nel periodo preparatorio all’avvio dei negoziati TTIP.

C’erano gli appunti presi durante le riunioni a porte chiuse con i lobbisti aziendali, per esempio, della Camera di Commercio statunitense, della federazione dell’industria tedesca BDI, dei gruppi di pressione chimici CEFIC e VCI, della coalizione dell’industria farmaceutica EFPIA, di DigitalEurope, del Transatlantici Business Council, della lobby dell’industria degli armamenti ASD, della British Bankers Association e di corporazioni come Lilly, Citi e BMW?

Nei 39 documenti che sono stati “parzialmente resi pubblici”, ampie parti del testo (“non pubblicabili” o “non rilevanti”) erano state nascoste. In alcuni casi, ogni parola era stata rimossa dal documento.

Non solo era segreto il testo della posizione negoziale dell’UE, ma al pubblico è stato anche negato l’accesso alle frasi delle relazioni degli incontri che facevano riferimento alla posizione negoziale dell’UE. Questi erano verbali di riunioni con i lobbisti del settore a cui sono state chiaramente fornite informazioni sulla posizione negoziale dell’UE nei colloqui TTIP, a differenza del pubblico. La condivisione delle informazioni sulla posizione negoziale dell’UE con l’industria, mentre si rifiuta l’accesso della società civile alle stesse informazioni, è un caso di discriminazione inaccettabile.

In molti casi, parti del testo sono state rimosse perché contenevano i punti di vista dei gruppi di pressione dell’industria “su particolari aspetti dei negoziati commerciali UE/Usa”. “Il rilascio di tali informazioni potrebbe avere un impatto negativo sulla posizione dell’industria”, ha sostenuto la Commissione. Non è chiaro perché il punto di vista dei gruppi di pressione debba essere nascosto al controllo pubblico.

La Commissione ha inoltre rimosso tutti i nomi dei lobbisti dai 44 documenti sostenendo che “la divulgazione arrecherebbe pregiudizio alla tutela della […] privacy e dell’integrità della persona”. Secondo il CEO, questa è stata un’argomentazione assurda in quanti costoro erano lobbisti di professione che non agiscono a titolo individuale. Vi è un chiaro interesse pubblico alla trasparenza riguardo a chi sta facendo lobby e per conto di chi e su coloro che stanno avendo accesso ai decisori europei.

Quello che veramente vogliono le corporazioni

Nonostante la pesante censura, i documenti mostrano chiaramente che la questione fondamentale nei colloqui TTIP è la rimozione delle differenze nelle normative UE e Usa, con gli “ostacoli normativi” che vengono fuori in gran parte delle riunioni. Ad esempio, in un incontro con il Forum dei servizi europei nel febbraio 2013 – un gruppo di pressione per gli attori di servizi globali come Deutsche Bank, IBM e Vodafone – la Commissione ha suggerito varie opzioni per la cooperazione normativa come la ‘compatibilità’, il ‘mutuo riconoscimento’ e ‘l’equivalenza.’

In un altro incontro nel febbraio 2013, BusinessEurope (la più potente lobby d’affari a Bruxelles), ha sottolineato “la propria disponibilità a svolgere un ruolo attivo nei prossimi negoziati, in particolare sul fronte normativo”. La Commissione ha rilevato l’importanza che l’industria europea “presenti dettagliate proposte ‘transatlantiche’ per eliminare gli ostacoli normativi”.

Un documento trapelato dall’UE l’inverno del 2013 ha mostrato che la Commissione ha proposto una regolamentazione del Consiglio di cooperazione UE-Usa [12], una struttura permanente da creare come parte dell’accordo TTIP. La normativa dell’UE esistente e futura dovrebbe quindi passare attraverso una serie di indagini, dialoghi e negoziati in questo Consiglio. Ciò sposterebbe decisioni in merito alla normativa in una sfera tecnocratica, lontana dal controllo democratico. Le politiche potrebbero essere presentate al pubblico come ‘affare fatto’, tutto elaborato a porte chiuse tra funzionari attenti alle esigenze delle imprese e dirigenti d’impresa. Vi sarebbero anche valutazioni d’impatto obbligatorie per la normativa proposta, che sarebbe verificata per il suo potenziale impatto sul commercio. E per quanto riguarda la tutela della salute delle persone o dell’ambiente?

Questo sarebbe l’ideale per le grandi lobby imprenditoriali: la creazione di un deciso freno a qualsiasi nuova regolazione progressista nella primissima fase del processo decisionale.

Anche senza accesso a varie fonti di informazione, alcuni dei principali attori che sostenevano l’accordo dall’origine comprendevano il settore biotecnologico: la Toyota, la General Motors, l’industria farmaceutica, l’IBM e la Camera di Commercio degli Stati Uniti, uno dei più potenti gruppi di lobby aziendali negli Usa. Business Europe, la principale organizzazione che rappresenta i datori di lavoro in Europa, ha lanciato la propria strategia sul partenariato economico e commerciale UE-Usa all’inizio del 2012 [13]. I suoi suggerimenti sono stati ampiamente inclusi nella bozza di mandato dell’UE.

Nel corso degli ultimi due anni o giù di lì, un numero crescente di politici e gruppi di cittadini hanno chiesto che i negoziati fossero condotti in modo aperto, non da ultimo perché si teme che l’accordo aprirà le porte agli OGM (multinazionali alimentari, aziende agroindustriali e produttori di sementi hanno avuto più contatti con l’ufficio commerciale della CE dei lobbisti dell’industria farmaceutica, chimica, finanziaria e auto messi insieme [14]) e al gas di scisto (fracking) in Europa, minaccerà i diritti digitali e del lavoro e darà modo alle società di contestare giuridicamente una vasta gamma di normative non gradite.

Uno degli aspetti fondamentali dei negoziati è che sia l’UE che gli Usa dovrebbero riconoscere le rispettive norme e regolamenti, il che in pratica potrebbero ridurre la regolamentazione al minimo comune denominatore: una corsa al ribasso. Il linguaggio ufficiale parla di “mutuo riconoscimento” delle norme o della cosiddetta riduzione delle barriere non tariffarie. Per l’UE, questo potrebbe significare l’accettazione degli standard Usa in molti settori, tra cui il cibo e l’agricoltura, che sono meno severi rispetto alla UE.

Gli Usa vogliono che tutte le cosiddette barriere agli scambi, compresi regolamenti altamente controversi, come quelli che proteggono l’agricoltura, il cibo o la riservatezza dei dati, siano rimossi. Anche i dirigenti della Commissione Finanze del Senato, in una lettera al rappresentante Usa per il commercio Ron Kirk, ha chiarito che qualsiasi accordo deve ridurre anche le restrizioni dell’UE in materia di colture geneticamente modificate, polli clorurati e carni bovine trattate con ormoni [15].

Le richieste includono una “ambiziosa liberalizzazione delle barriere commerciali nel settore agricolo con il minor numero possibile di eccezioni”. Allo stesso modo, il gruppo di pressione Food and Drink Europe, che rappresenta le più grandi aziende alimentari (Unilever, Kraft, Nestlé, ecc.), ha accolto con favore i negoziati, in cui una delle loro principali richieste è la facilitazione della presenza a basso livello di colture geneticamente modificate non autorizzate. Si tratta di un programma industriale di lunga data sostenuto anche da giganti commerciali dei mangimi e  dei cereali, tra cui Cargill, Bunge, ADM, e la grande lobby degli agricoltori COPA-COGECA. Nel frattempo, l’industria biotecnologica su entrambi i lati dell’Atlantico sta offrendo il suo “sostegno e assistenza, allorché l’UE e il governo Usa cercano di migliorare le loro relazioni commerciali” [13].

C’è anche la disposizione della composizione della molto controversa vertenza investitore-Stato. Consentirebbe alle imprese Usa che investono in Europa di aggirare le corti europee e sfidare i governi dell’UE innanzi a tribunali internazionali ogni volta che trovano che le leggi in materia di sanità pubblica, tutela ambientale o sociale interferiscono con i loro profitti. Imprese dell’UE che investono all’estero godrebbero dello stesso privilegio negli Usa.

In tutto il mondo, grandi imprese hanno già utilizzato tale disposizione in accordi commerciali e di investimento per rivendicare ingenti somme provenienti da stati sovrani a compensazione [16]. Tribunali, costituiti da gruppi ad hoc di tre membri, reclutati da un piccolo club di avvocati privati ​​zeppi di conflitti di interesse, hanno garantito miliardi di euro alle imprese, per gentile concessione dei contribuenti.

Imprese UE e Usa hanno già utilizzato queste cause in tutto il mondo per distruggere ogni competizione o minaccia ai loro profitti, ad esempio, sfidando le politiche energetiche verdi e la medicina, la legislazione anti-fumo, i divieti a sostanze chimiche nocive, i vincoli ambientali sulle miniere, le polizze di assicurazione sanitaria e le misure volte a migliorare la situazione economica delle minoranze. Perfino la minaccia di contenzioso può significare l’accantonamento di politiche sociali progressiste da parte dei governi.

Ogni forma di intervento statale che non funziona a vantaggio delle grandi imprese è sempre più considerata come una ‘barriera’ al commercio, un potenziale freno ai profitti.

Il TTIP è quindi progettato anche per minare la fornitura di servizi del settore pubblico. Proprio così, anche il settore pubblico è considerato come una ‘barriera’. Le società private potrebbero avere accesso al redditizio mercato degli appalti pubblici sotto la bandiera del libero scambio. Abbiamo potuto ben vedere un’irreversibile fiera di privatizzazioni allorché interessi privati ​Usa si sono offerti di gestire servizi statali come il servizio sanitario nazionale del settore pubblico del Regno Unito: i diritti alle cure del paziente cederebbero il posto ai diritti commerciali delle aziende [17].

Un rapporto pubblicato dal Seattle to Bruxelles Network (S2B) ha rivelato i veri costi umani e ambientali dell’accordo proposto. ‘A Brave New Transatlantic partnership’ [‘Un nuovo, coraggioso partenariato transatlantico’] [18] ha evidenziato come le promesse della CE di crescita del PIL fino all’uno per cento e la massiccia creazione di posti di lavoro come conseguenza dell’accordo commerciale non sono state supportate neanche dai loro stessi studi, che prevedono un tasso di crescita del PIL di appena lo 0,01 % nel corso dei prossimi dieci anni e la potenziale perdita di posti di lavoro in diversi settori economici, tra cui l’agricoltura.

Il rapporto ha anche spiegato come le aziende facevano pressioni sui negoziatori per usare l’accordo per indebolire la sicurezza alimentare, gli standard lavorativi, sanitari e ambientali, nonché minare i diritti digitali. Anche i tentativi di rafforzare la regolamentazione bancaria a fronte della crisi finanziaria potrebbero essere messi a rischio dato che la lobby finanziaria utilizza i negoziati commerciali segreti per disfare le riforme finanziarie, come le restrizioni sul valore totale delle transazioni finanziarie o la forma giuridica delle sue operazioni.

Quando il rapporto è stato pubblicato, Kim Bizzarri, l’autore del rapporto, ha affermato:

“Le grandi lobby d’affari su entrambi i lati dell’Atlantico vedono i negoziati commerciali segreti come un’arma per sbarazzarsi di politiche volte a proteggere i consumatori europei e statunitensi, i lavoratori e il nostro pianeta. Se la loro lista delle richieste aziendali è realizzata, il potere economico e politico sarà ancor più concentrato nelle mani di una piccola élite, lasciando tutti noi senza protezione dalle malefatte aziendali”.

TTIP nel contesto

Nonostante sezioni dei mezzi d’informazione corporativi dominanti presentino disinvoltamente il TTIP come una ben pensata ricetta per il libero commercio, la creazione di occupazione e la crescita economica, anche se con alcuni inconvenienti minori, tali rivendicazioni non quadrano. La TTIP è un mandato per il saccheggio da parte delle multinazionali, l’aggiramento delle procedure democratiche e l’erosione dei diritti della gente comune e della sovranità nazionale. Rappresenta un programma a favore delle privatizzazioni che sancisce i privilegi delle più potenti multinazionali del mondo a scapito della gente comune.

La gente comune vuole che potenti corporazioni siano tenute a rispondere. Vuole che le pratiche commerciali siano regolate da rappresentanti eletti e funzionari pubblici, al fine di tutelare il bene pubblico. Tuttavia, resta inspiegabile come mai tanti continuano allegramente a riporre una tale fiducia in certe istituzioni dell’UE: la democrazia nell’Unione europea è stata venduta al miglior offerente; la CE è un servitore assoggettato ma disponibile di un programma aziendale [8]. Ed ora il TTIP offre un’opportunità ideale per le aziende di forzare l’applicazione di politiche totalmente impopolari.

In definitiva, il TTIP potrebbe condurre l’Europa ancora più vicino agli Usa e consolidare il potere degli interessi finanziari e aziendali anglo-americani centrati nella City di Londra e a Wall Street. Se gli eventi relativi all’Ucraina ci dicono qualcosa, è che questi interessi hanno contribuito a scavare un solco tra l’Europa e la Russia per evitare un maggiore allineamento economico tra i due. Ponendo delle sanzioni economiche verso la Russia e, secondo il vicepresidente americano Joe Biden, “mettendo in imbarazzo” l’UE forzandola ad accettarle, il commercio europeo con la Russia ne soffrirà. Come risultato, l’Europa ora è incoraggiata ad ‘abbracciare’ il TTIP.

Il TTIP è quindi parte della più vasta strategia geopolitica per indebolire l’Europa occidentale e dividere il continente europeo emarginando la Russia. Nonostante possa apparire che il TTIP non abbia nulla a che vedere con ciò che sta accadendo in Ucraina o in Siria, esso dev’essere considerato come un’altra rotella nell’ingranaggio per consolidare l’egemonia globale Usa e indebolire la Russia [19].

Note

[1] http://www.washingtonsblog.com/2013/06/every-market-is-rigged.html
[2] http://www.globalresearch.ca/the-global-crisis-food-water-and-fuel-three-fundamental-necessities-of-life-in-jeopardy/9191
[3] http://www.theguardian.com/world/2011/jan/03/wikileaks-us-eu-gm-crops
[4] http://investmentwatchblog.com/ukraine-the-corporate-annexation-for-cargill-chevron-monsanto-its-a-gold-mine-of-profits/
[5] http://www.oilgeopolitics.net/GMO/Iraq_and_seeds_of_democracy/iraq_and_seeds_of_democracy.HTM
[6] http://corporateeurope.org/efsa/2013/10/unhappy-meal-european-food-safety-authoritys-independence-problem
[7] http://corporateeurope.org/sites/default/files/attachments/ceo-_sanco_sc_conflicts_of_interest.pdf
[8] http://corporateeurope.org/sites/default/files/record_captive_commission.pdf
[9] http://ec.europa.eu/enterprise/policies/international/cooperating-governments/usa/jobs-growth/index_en.htm
[10] http://corporateeurope.org/trade/2013/06/who-scripting-eu-us-trade-deal
[11] http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/18/wrong-george-monbiot-nothing-secret-eu-trade-deal
[12] http://corporateeurope.org/trade/2014/02/what-are-you-hiding-opacity-eu-us-trade-talks
[13] http://corporateeurope.org/trade/2013/05/open-door-gmos-take-action-eu-us-free-trade-agreement
[14] http://corporateeurope.org/international-trade/2014/07/who-lobbies-most-ttip
[15] http://www.euractiv.com/global-europe/obama-backs-launch-comprehensive-news-517767
[16] http://www.globalresearch.ca/free-trade-agreements-the-bypassing-of-democracy-to-institute-economic-plunder/5354197
[17] http://www.morningstaronline.co.uk/a-ba93-Unite-Trojan-horse-TTIP-could-ban-a-nationalised-NHS#.VDwrHmeSySo
[18]http://www.s2bnetwork.org/fileadmin/dateien/downloads/Brave_New_Atlantic_Partnership.pdf
[19] http://rt.com/op-edge/192204-usa-ttip-syria-ukraine-gas/

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