CATANIA 27 ottobre 2014 ore 10.30 – inaugurazione mostra “I GRUPPI DI DIFESA DELLA DONNA” Archivio di Stato

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Fish, Fand e Comitato 16 Novembre si mobilitano contro i tagli del governo al sociale Fonte: superando.it

«La Legge di Stabilità diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità»: lo si legge in una nota della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che insieme alla Federazione FAND, dichiarerà nei prossimi giorni al Governo l’intento di attivare una decisa mobilitazione contro tale prospettiva. Una mobilitazione è già stata preannunciata anche dal Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti)Saranno costrette a tornare in piazza le Federazioni FISH e FAND?
Parte citando una serie di dati oggettivi, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), nel commentare in una nota la Legge di Stabilità licenziata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. «L’ISTAT – si legge infatti nel comunicato della Federazione – certifica che in Italia la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] rispetto alla media dell’Unione Europea e che nel nostro Paese la spesa pro capite è di 423 euro all’anno (media dell’Unione Europea 536), con la Germania che ne spende 277 in più e la Croazia 100. In termini assoluti il divario rispetto all’Unione è di circa 8 miliardi di euro. Se osserviamo gli effetti pratici, ciò significa esclusione sociale, marginalità, impoverimento progressivo delle persone con disabilità e dei loro familiari che spesso sono gli unici caregiver [assistenti di cura, N.d.R.], in un’assenza di politiche certe e strutturate».
Ebbene, prosegue la nota, «nonostante questo evidente divario, la Legge di Stabilità presentata dal Governo all’Unione Europea e al Parlamento diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità, incentivandone ulteriormente l’esclusione, la segregazione, l’impoverimento. Per il 2015, infatti, il già inadeguato Fondo per le Non Autosufficienze subirà un taglio di 100 milioni, passando a 250 milioni ed esangue rimane anche il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, con i suoi 300 milioni. Aggiungendo poi a tale scenario i tagli agli Enti Locali, la prospettiva in termini di servizi risulta davvero tetra per milioni di italiani».

«Si tratta – sottolinea Vincenzo Falabella , presidente della FISH – di un segnale molto grave che va al di là degli stessi numeri. Il Governo Renzi, infatti, sostiene l’utilità di “rompere” o allentare il patto europeo sull’austerità, ma non intende ridurre lo spread sulle spese sociali per la disabilità, una delle principali cause di impoverimento. Al contrario, restituire diritto di cittadinanza attraverso l’inclusione sociale alle persone con disabilità significa liberare energie sia dei diretti interessati che dei loro familiari. Non siamo certo gli unici a sostenere che le minoranze liberate dalla condizione di discriminazione producono sviluppo economico. Quello sulla disabilità è un investimento e non una spesa».
«Questo taglio – si legge ancora nella nota della FISH – è doppiamente grave perché dimostra una logica che non è né di uguaglianza né di sviluppo. Mantiene e respinge le persone nell’esclusione e nella segregazione anziché liberare energie e liberare energie significa ad esempio restituire opportunità ai 200.000 studenti con disabilità nella scuola e nell’università, significa far uscire dai Centri Diurni, da quelli riabilitativi, dalle RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.], dagli istituti le centinaia di migliaia di persone con disabilità che vi sono confinate. Significa offrire loro strumenti anche per l’autodeterminazione, verso l’inclusione, lontano dalla segregazione. Significa consentire alle persone di poter scegliere dove e come vivere, senza che siano costretti in luoghi e soluzioni “speciali».
«Il percorso di vita indipendente – sottolinea Falabella – necessita del sostegno e dei servizi tipici del welfare che facilitino il percorso di autonomia e libera scelta. Il welfare di domani dev’essere la liberazione di energie, oltre che buona occupazione per chi ci lavora. Su questi temi sfidiamo il Governo: contro l’ingiustizia e per lo sviluppo. Dalla carità all’investimento».

Il prossimo 23 ottobre, per altro, la FISH, insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e al Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), è stata invitata a un tavolo presso il quale saranno presenti i Sottosegretari alle Politiche Sociali, alla Salute e all’Economia e Finanze, per parlare proprio di Fondo per le Non Autosufficienze.
«Verosimilmente – è l’amara dichiarazione di Falabella – ci verrà notificato il taglio del Fondo, già ben noto a chiunque abbia letto la bozza della legge di stabilità. A quegli interlocutori non potremo che esprimere la nostra decisa contrarietà e l’intento di attivare una decisa mobilitazione. Riteniamo infatti che il Fondo per le Non Autosufficienze debba essere portato, nel giro di tre anni, a un miliardo di euro e che analoga sorte debba essere prevista anche per il Fondo delle Politiche sociali».
Né le richieste della FISH si limitano al tema delle risorse, guardando infatti anche alla necessità di una più profonda azione politica per l’inclusione delle persone con disabilità. «Con tutto il rispetto per il ruolo dei tre Sottosegretari – afferma infatti il Presidente della Federazione – crediamo che vista l’estrema urgenza e la rilevanza dei temi e delle prospettive in gioco, debba intervenire direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del quale chiediamo pubblicamente la presenza al tavolo del 23 prossimo».

Dal canto suo, anche il Comitato 16 Novembre – che come accennato, è stato invitato insieme a FISH e FAND al tavolo governativo del 23 ottobre prossimo – prende duramente posizione contro la Legge di Stabilità, preannunciando sin d’ora un presidio permanente per il 4 novembre prossimo, davanti al Ministero dell’Economia.
«Non ci stiamo – dichiara tra l’altro in una nota Salvatore Usala, segretario del Comitato – contestiamo tutto». «Avete proclamato 18 miliardi di minori tasse – afferma poi, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti del Governo – e tagliate quella miseria di pane ai disabili gravi!».
«Noi vogliamo almeno un miliardo – conclude Usala – e il 4 novembre davanti al Ministero dell’Economia vi presenteremo un programma dettagliato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it; comitato16novembre@gmail.com.

No Tav, quindici giorni di proteste e marce contro la repressione | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Una grande manifestazione in occasione del nono anniversario della “liberazione di Venaus”. L’8 dicembre, il Movimento No Tav sarà di nuovo in marcia. Una iniziativa popolare e pacifica come tutti i grandi cortei valsusini. “Le volonta’ di rispondere e di farlo in massa ci sono tutte – dice Francesco Richetto, tra i leader della protesta – e’ necessaria una grande manifestazione ma dobbiamo saper dare una risposta forte dopo le sentenze e, in particolare, dopo quella del processone che vede imputati 53 No Tav. Dobbiamo costruire un percorso di lotta che non dimentica il cantiere”. Saranno, dunque, numerose le iniziative e sara’ rilanciata la rete di solidarieta’ economica poiche’ le ricadute delle sentenze potrebbero essere pesanti anche sotto questo punto di vista.I tempi previsti vedrebbero, per il 17 dicembre, la lettura della sentenza. “Dobbiamo ribadire che noi tutti, a volte, siamo costretti a fare cose illegali ma non per questo siamo dalla parte del torto. Facciamo semplicemente resistenza civile,” sottolinea Alberto Perino, altro leader del movimento. “Noi non possiamo restare indifferenti e non possiamo lasciare che condannino questi nostri compagni di lotta e che le cose passino sotto silenzio – aggiunge Perino – bisogna essere pronti e la prima cosa opportuna e’ un appello a tutte le realta’ che lottano e sono solidali con movimento No Tav perche’, ognuno a casa propria, organizzino un percorso di lotta dalla data che stabiliremo fino a giorno della sentenza”.

“Contro il Jobs Act e l’austerity lo strumento c’è. Lo sciopero Usb del 24 ottobre!”. Intervista a Tomaselli Fonte: contropiano | Autore: redazione

Sciopero generale il 24. La piattaforma stavolta sembra decisamente “politica”, e rivolta non solo contro il governo italiano. Cosa è cambiato?
Veramente USB dal 2010, anno della sua costituzione, ha sempre attribuito le responsabilità politiche della crisi soprattutto alle istituzioni e ai grandi gruppi di potere europei ed internazionali, più che alla politica italiana. Certo, poi ci sono i governi nazionali e quelli che si sono succeduti dal 2007 in poi ce l’hanno messa tutta per far contenti Unione Europea, BCE e Fondo Monetario Internazionale.
Oggi forse le cose sono un po’ più chiare a tutti ed è più facile spiegare ai lavoratori ed alla gente comune che sarebbe inutile puntare il dito soltanto sul governo Renzi se non si attaccano le politiche internazionali, a cominciare da quelle europee.
La sovranità nazionale nell’ambito legislativo – e nello specifico in quello del lavoro, delle politiche economiche e sociali – è ridotta quasi a zero e se si vuole invertire la tendenza è indispensabile mettere sotto accusa le politiche dell’Unione europea e quelle di chi, come Renzi, le applica in Italia. Quindi si, questo sciopero generale, nelle sue motivazioni assume oggi un valore che va oltre i confini nazionali.Anche la Cgil “medita” uno sciopero, ma forse a novembre. Intanto anche la Fiom ha cominciato a contestare Renzi quando si presenta in fabbrica e minaccia addirittura l’occupazione delle fabbriche. Quanto è credibile questo “indurimento” del vecchio sindacato italiano? Non rischia comunque di arrivare a giochi fatti?
Lo sciopero della Cgil! Quale sciopero e quale Cgil? Mi viene da rispondere così, perché negli ultimi anni, ogni volta che accade qualche cosa di pesante per il mondo del lavoro, partono le bordate della Camusso che dopo le immancabili riunioni con Cisl e Uil, che regolarmente non se la filano per nulla, e la spinta della Fiom – parla di sciopero generale. Non mi sembra che ce ne siano stati da parte loro, in questi anni di crisi e di attacco continuo ai diritti ed al salario. Sarebbe quindi ora di smetterla con le evocazioni. E quando parlo di evocazioni parlo anche della Fiom. Se Landini inizia a fare conflitto vero nel Paese troverà USB sul campo, perché lo pratica da anni.
Forse è anche possibile che prima di Natale la Camusso indica lo sciopero generale, ma a giochi fatti rappresenterebbe la solita minestra riscaldata utile a far sfogare la gente ed affermare la propria identità.
Il 24 ottobre c’è uno sciopero generale che può essere utilizzato da chiunque volesse dare un segnale forte e cade proprio nel momento nel quale si sta facendo passare il peggio del peggio in parlamento e sui posti di lavoro: tutti sono invitati a partecipare, soprattutto chi in Cgil continua a fare opposizione interna e chi continua ad evocare mediaticamente l’occupazione delle fabbriche ma non riesce ad esprimere all’esterno reale e concreto conflitto sociale.
In questo senso ci rivolgiamo però soprattutto a quei delegati e a quegli iscritti della Cgil che chiedono lo sciopero generale e sono sempre più delusi: lo strumento c’è, il 24 Ottobre, utilizzatelo!

Vedi qualche segno di ripensamento – tra i soggetti sindacali e politici – sulle scelte fatte finora e che sembrano aver facilitato il compito dei “riformatori”?
Non mi sembra che ci siano segnali che vadano in direzione contraria a quanto fatto sino ad ora. Certo, qualche ripensamento si intravede, o meglio si legge tra le righe del caos interno al PD o nelle formazioni di ciò che rimane della cosiddetta sinistra radicale o negli scossoni interni alla Cgil. Ma quel che preoccupa è che quasi nessuno tra questi soggetti dimostra di avere un progetto che, partendo da un’analisi concreta dell’attuale fase politica ed economica, rimetta in discussione complessivamente e radicalmente i modelli sociali ed economici del sistema. Nessuno parla in modo critico dell’Unione europea, nessuno dice che ci stanno trasformando in una grande Grecia, in un mercato da sfruttare in tutti i sensi.
Ripensamenti? No, altrimenti questi soggetti non continuerebbero a speculare sulle spoglie del paziente che è quasi deceduto; non si limiterebbero a parlare di riforma elettorale, di Senato, di province e di altri problemi che poco hanno a che vedere con il mondo reale che si trova davanti tutti i giorni chi lavora senza contratto e con salari a livelli inferiori di quelli dieci anni fa, chi il lavoro lo ha perso e chi non sa neanche che cosa sia, chi studia senza futuro e chi è in pensione con un reddito da fame.

Non sembra aria da grandi mobilitazioni vincenti, comunque. Anche l'”antipolitica”, che pure sembra un sentimento diffuso e ancora forte, non sembra più mordere come prima. Da cosa dipende?
E’ faticoso mobilitare i lavoratori anche perché è sempre più difficile trovare lavoro e sempre più facile perderlo. La gente è stanca e mancano punti di riferimento forti e credibili a livello politico: quelli che una volta ti spingevano a ricercare e praticare il cambiamento, a rimboccarti le maniche ed a lottare, quelli che ti facevano utilizzare lo strumento sindacale non soltanto per difendere i tuoi interessi particolari, ma anche per tentare di costruire un sistema ed un mondo migliore di quello che ti ritrovi a vivere. Oggi manca la politica, quella vera. E tutto è diventa più difficile.
Io credo però che mobilitarsi, lottare e più in generale partecipare, sia qualche cosa che parla anche al cuore e alla testa della gente e che sia necessario continuare a praticare il conflitto, anche se marginale o circoscritto, piuttosto che evocarlo sui grandi temi senza mai arrivare a praticarlo come fa più di qualcuno.
E sono convinto che proprio dai conflitti locali, da quelli sulle specifiche vertenze, da quelli interni alle categorie ed ai singoli posti di lavoro, si costruisce poi una mobilitazione generale che deve avere caratteristiche globali, ma non deve mai abbandonare la quotidianità dei problemi della gente. Così stiamo costruendo la giornata del 24 Ottobre.

Il sindacalismo di base, in diverse componenti, sembra ancora incapace di fare un salto di qualità. La prima data scelta – il 14 novembre – non è stata mutata nemmeno quando si è saputo che la partita del jobs act sarebbe stata chiusa entro ottobre. Perché?
Dal nostro congresso nazionale dell’anno scorso è emersa un’esigenza che poi è diventata anche un obiettivo: il superamento del sindacalismo di base come oggi è realizzato per costruire il sindacato di classe. Un sindacato indipendente, di massa e generale, che coniughi l’intervento a livello territoriale con quello nazionale, quello del posto di lavoro con quello di categoria. Insomma, un sindacato che nella pratica come nell’analisi, coniughi gli interessi specifici e quelli generali.
Se partiamo da questo presupposto è evidente che quelle attuali forze sindacali che in generale vengono definite “di base” e che sono divise in decine di sigle e siglette, talvolta riescono ancora a dare risposte specifiche in particolari situazioni, ma molto più spesso sono assolutamente inadeguate agli obiettivi che ritrovi nei loro comunicati o nei loro statuti. USB ha imboccato un’altra strada, più difficile e sfidante, ma a nostro avviso la sola che può far fare un salto di qualità al sindacato in questo paese, recuperando valori e pratiche sindacali che si sono abbandonate da decenni: al tempo stesso senza cadere nella spirale che ha trasformato la stessa Cgil in un sindacato che non pratica conflitto e non indica obiettivi di reale cambiamento.

Che significa in pratica?
Tu hai toccato un aspetto che per certi aspetti può essere chiarificatore. USB ad agosto ha proposto una riunione a tutti gli altri sindacati di base per costruire una risposta comune a ciò che si stava prospettando e si sta concretizzando oggi. La riunione si è svolta all’inizio di settembre e si è intrecciata con un percorso già avviato in estate da alcune forze sociali e sindacali (compresa USB), quella dello “strike meeting”. Si è quindi deciso di costruire uno sciopero generale e sociale per il 14 novembre prossimo. Poi è accaduto di tutto e le accelerazioni delle misure sul lavoro da parte del governo ci hanno fatto riflettere. Abbiamo proposto a tutte queste forze di anticipare lo sciopero generale al 24 ottobre, data al centro dell’agenda politica ed istituzionale che riguarda la controriforma del lavoro.
Senza entrare nei particolari, gran parte di questi soggetti ha risposto “no”, perché ognuno aveva costruito un suo percorso fatto di altri scioperi di categoria, di momenti di protesta, di propaganda ed informazione ai quali non voleva rinunciare, di tentennamenti o di vecchi rancori…. e così ci siamo trovati ad indire lo sciopero generale noi, l’Unicobas e l’Orsa, pur lasciando aperta anche la finestra del 14 novembre. Questo è un esempio che definisce chiaramente “chi fa che cosa”. Non parlo degli altri sindacati o di altri movimenti, parlo di USB. Se dobbiamo essere efficaci dobbiamo essere chiari e se necessario saper modificare tempi, modalità e tipologia di intervento, per essere adeguati alle risposte che vogliamo dare. I rituali della politica e del “far sindacato di base”, per come si è sviluppato negli ultimi decenni, è a nostro avviso superato. E la giustezza di tale posizione viene confermata dalle migliaia di lavoratori, di delegati e rappresentanti di altre sigle sindacali che in questi ultimi anni si sono avvicinati ad USB, ne hanno rinforzato la struttura e stanno trasformando questo sindacato in quello che ci eravamo prefissati con la sua costituzione nel 2010: un’alternativa credibile, un sindacato conflittuale ed indipendente, che tende a diventare, giorno dopo giorno, consenso dopo consenso, in un sindacato di classe e di massa

Sembra chiaro che “il giorno dopo” il jobs act ci troveremo davanti a un “mondo nuovo” – o molto antico – che metterà ogni forza sindacale davanti a molti aut aut. Come si prepara l’Usb a questo “cambio di passo” che si annuncia pesante?
Il Jobs act è l’ultimo di una serie di provvedimenti che sarebbero stati già pesanti e contestabili in una situazione economica del paese che qualcuno definirebbe “normale”: diciamo l’Italia prima dell’inizio della crisi. Oggi questi provvedimenti, oltre ad essere oltraggiosi rispetto a gran parte della popolazione italiana che non arriva a metà mese, oltre a sottrarre diritti e salario, a determinare privatizzazioni e nuove tasse locali, a far sembrare elemosina gli 80 euro elargiti in cambio del blocco dei contratti o del taglio dei posti di lavoro, sono profondamente inutili ai fini dichiarati di rilancio dell’economia.
E allora bisogna continuare a dire con forza che il lavoro si crea non abbassando il suo costo o regalando moneta alle grandi imprese per assicurar loro i profitti che si attendono, ma attraverso un ruolo diverso dello stato e del pubblico, che deve poter intervenire direttamente nei settori che ritiene strategici e trainanti, anche attraverso le nazionalizzazioni. Serve una politica che ci stacchi dall’Unione Europea che sta destrutturando completamente tutti i settori produttivi dove questo paese eccelleva. Serve una politica che abbia il coraggio di prendere queste decisioni. Serve un sindacato che non guardi in faccia a nessuno, che non abbia governi amici e che costruisca conflitto vero sia a livello vertenziale, sia a livello generale.
Questo è quello che cercherà di fare USB, sapendo che più si avvicinerà l’obiettivo di essere considerato l’alternativa al sindacato concertativo e collaborativo, più saranno i lavoratori che si organizzeranno in USB, maggiori saranno gli ostacoli che si frapporranno sul nostro cammino, più gravose le responsabilità e ancor più pesanti i tentativi di fermarci. Ma noi siamo così: più tentano di impedire il nostro agire sindacale, maggiori sono le energie che riusciamo a mettere in campo.
Il 24 Ottobre è un passaggio importante, ma soltanto un passaggio e dimostreremo a tutti di esserci: abbiamo la testa dura e se ne accorgeranno!

Scoperti decine di nazisti tedeschi a libro paga dell’Inps americano Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ex militari tedeschi sospettati di crimini di guerra ed ex SS che operarono nei lager nazisti si godono ora la pensione a spese dei contribuenti americani. E’ la rivelazione shock dell’agenzia Associated Press, dopo due anni di indagini, interviste e documenti.
Tra questi ci sono soldati delle SS che facevano la guardia ai campi dove sono morti milioni di ebrei, soldati che hanno partecipato allo sterminio del ghetto di Varsavia dove furono uccisi 13 mila ebrei, e un collaboratore dei nazisti che rese possibile l’arresto e l’esecuzione di migliaia di ebrei in Polonia.
Tra coloro che sono ancora in vita e’ il caso dell’ex guardia di Auschwitz Jakob Denziger, 90 anni, che dopo aver realizzato il sogno americano, nel 1989 ha dovuto lasciare gli Stati Uniti a causa della cosiddetta pratica ‘Nazi Dumping’, ossia lo sbarazzarsi dei nazisti sospettati di crimini di guerra. Dopo aver fatto le valigie ed essere fuggito in Germania, Denziger si e’ stabilito in Croazia e tutt’oggi riceve ben 1.500 dollari al mese dalla Social Security americana, circa il doppio di quanto prende in media un operaio croato. Ci sono poi Peter Mueller, 90 anni, ex SS in un campo di concentramento in Francia tornato in Germania dagli Usa nel 1994; e Wasyl Lytwyn, 93 anni, anche lui ex SS che partecipo’ alla strage di ebrei a Varsavia e che oggi vivrebbe in Ucraina; e infine Martin Hartmann, 95 anni, una guardia del campo di concentramento di Sachsenhausen, alle porte di Berlino, citta’ in cui e’ tornato dopo aver lasciato gli Usa.
Secondo l’inchiesta, il governo americano ha continuato a versare milioni in pensioni a decine di nazisti espulsi dagli Stati Uniti quando si decise di privare loro della cittadinanza americana perche’ sospettati di crimini di guerra. Nazisti entrati negli Usa mentendo sul loro passato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le pensioni venivano erogate con la benedizione del Dipartimento della Giustizia di Washington che le usava come una sorta di merce di scambio per i nazisti che accettavano di andarsene dal Paese, oppure che semplicemente scappavano prima di essere deportati. L’Associated Press scrive che la pratica di elargire pensioni era un modo per sbarazzarsi rapidamente di sospetti criminali. L’appiglio, infatti, consentiva alle autorita’ americane di evitare lunghi e costosi processi per la deportazione che potevano andare avanti per anni prima di costringere il sospettato a lasciare il Paese. Oppure si poteva correre il rischio di perdere il processo e quindi lasciare che sospetti criminali, complici diretti o indiretti dello sterminio di milioni di ebrei, continuassero a vivere su suolo americano. Dal 1979 almeno 38 dei 66 sospettati mandati via dagli Usa hanno mantenuto la loro pensione. E ad oggi sono almeno quattro quelli ancora in vita che continuano a riceverla. Inutili i tentativi di porre fine a questa situazione a dir poco imbarazzante. L’ultimo tentativo falli’ 15 anni fa.
Il figlio di Denzinger, che attualmente vive negli Stati Uniti, ha semplicemente detto che il padre si merita la pensione del governo americano perche’ per anni ha pagato le tasse.

25 ottobre: tutte le informazioni sulla manifestazione della Cgil | Fonte: rassegna

Sabato 25 ottobre a Roma la Cgil Nazionale promuove una manifestazione dietro le parole ‘Lavoro, Dignità, Uguaglianza. Per cambiare l’Italia’. Ragioni e proposte della Cgil – Il lavoro, da difendere e da creare, questa la vera emergenza del paese. Per questo la Cgil propone un deciso cambio della politica economica, l’attuazione di investimenti pubblici e privati, l’estensione dei diritti, meno forme contrattuali e più stabilità, l’allargamento universale delle tutele, la diffusione dei contratti di solidarietà. Questi solo alcuni dei punti della piattaforma a sostegno della manifestazione della Cgil.

Cortei e orari – Sono previsti due cortei, uno da piazza della Repubblica e l’altro da piazzale dei Partigiani, con concentramento alle ore 9 e partenza alle ore 9.30, con arrivo in piazza San Giovanni dove la manifestazione si chiuderà con l’intervento del segretario generale, Susanna Camusso.

Il primo corteo da piazza della Repubblica ospiterà i lavoratori provenienti da: Alto Adige, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto. Il percorso sarà: via L. Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza Esquilino, via Liberiana, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, via Statuto, piazza Vittorio Emanuele II, via Emanuele Filiberto, piazza San Giovanni.

Il secondo corteo partirà da piazzale dei Partigiani e sarà composto dai lavoratori di: Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Trentino. Il percorso di questo corteo sarà: via delle Cave Ardeatine, piazzale Ostiense, piazza di Porta San Paolo, viale Piramide Cestia, piazza Albania, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, via Labicana, via Merulana, piazza San Giovanni.

Numeri e organizzazione – I numeri relativi a venerdì della scorsa settimana, e in continuo aggiornamento, dicono che in preparazione della manifestazione si erano effettuate nel Paese oltre 12 mila assemblee e più di 3.500 iniziative di discussione e informazione sui territori rispetto alle proposte e agli obiettivi del 25 ottobre. Iniziative sostenute dal vasto materiale informativo – dai volantini ai manifesti passando per gli spot promozionali – prodotto dal sindacato e rilanciato attraverso l’attività classica di volantinaggio e affissione, insieme al lavoro sui social network (attraverso gli hashtag ‘ufficiali’: #tutogliioincludo e #25ott), siti web, radio e tv. Sempre i numeri dicono inoltre che per quanto riguarda le prenotazioni gestite direttamente dalla Cgil, e sempre relative a venerdì scorso, si registrano 2.300 pullman prenotati, 7 treni straordinari, più i posti nei treni ordinari, una nave dalla Sardegna e centinaia di prenotazioni aeree. Per un totale riscontrabile di oltre 120 mila partecipanti, senza contare tutti coloro che si mobiliteranno dalla città di Roma e dall’intera regione Lazio e tutti quelli che arriveranno dal resto d’Italia e si stanno organizzando a livello individuale. Prevista una forte partecipazione degli studenti grazie all’impegno da parte delle associazioni degli studenti medi e universitari.

In piazza San Giovanni ci sarà un accompagnamento musicale grazie alla disponibilità dei Modena City Ramblers mentre dal palco si alterneranno interventi di delegati, giovani e precari, insieme a qualche sorpresa da scoprire direttamente il 25 ottobre. Il tutto si chiuderà con l’intervento conclusivo del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.