Virginia Woolf e una mostra tutta per sé da: ndnoidonne

La scrittrice londinese, icona dello scorso secolo, protagonista della mostra “Virginia Woolf. Art, life and vision” alla National Portrait Gallery di Londra.

inserito da Silvia Vaccaro

Londra. Sarebbe stata contenta Virginia Woolf di questo tributo che le ha fatto la National Portrait Gallery di Londraospitando per alcuni mesi una bella (e visitatissima) mostra su di lei? Chissà se la scrittrice, spesso schiva, avrebbe gradito tutti questi occhi curiosi, desiderosi di sbirciare tra le pieghe del suo vissuto più intimo e familiare. A rimanere di certo soddisfatti sono gli appetiti letterari dei tanti estimatori di una delle regine incontrastate della letteratura. Non di quella al femminile, come spesso forse si è abituati a pensare, ma della letteratura con la L maiuscola, capace di nutrire qualsiasi animo umano e che andrebbe dunque proposta a tutti.

La mostra, che segue sostanzialmente un andamento cronologico, si apre in fieri con un evento preciso. I bombardamenti aerei su Londra da parte dei tedeschi nel ’39. La casa dove Virginia e Leonard Woolf vivono, al numero 52 di Tavistock Square nel centro di Londra, e che ospita anche la sede della casa editrice Hogarth Press da loro fondata nel 1917, è andata ormai distrutta. “Mi aggiro tra i pezzi di mattoni rossi che hanno ceduto il passo alla polvere bianca delle macerie”, scrive Virginia nelle pagine dei suoi diari, cercati con pazienza tra le rovine, tratti in salvo e portati in macchina fino alla casa nel Sussex, dove la coppia si trasferisce negli ultimi due anni di vita della scrittrice. Si tratta degli stessi diari che comporranno i cinque volumi, pubblicati tra il 1977 e il 1984, da Ann Oliver Bell. Un corpus prezioso e sterminato quasi quanto quello composto dalle sue lettere, raggruppate in ben sei libri.

Girando per le sale, si possono ammirare alcune foto molto belle, come quelle che la ritraggono a vent’anni (foto dell’articolo), scattate da Charles Beresford. Sono queste le foto che la faranno conoscere alla gente dell’epoca e alle generazioni che verranno. Splendide anche le foto che ritraggono la scrittrice da adulta nella sua casa, ad opera di Gisele Freund, fotografa tedesca, arrivata a Londra su consiglio dell’amico James Joyce, con l’intento di fotografare scrittori britannici. Pare che la scrittrice, dapprima contraria a posare, fu convinta da Victoria Ocampo, argentina fondatrice della rivista letteraria Sur. Si entusiasmò a tal punto per questo servizio fotografico che aprì il suo guardaroba e scelse insieme alla fotografa cosa indossare. Alcune foto la ritraggono con Leonard, altre da sola, mentre fuma una sigaretta incastrata in un bocchino. Sguardo pensante e viso dalla bellezza senza tempo, catturati da Freund su una pellicola a colori, tra le prime in circolazione. Le foto sono del giugno del 1939, e precedono di qualche mese i raid e la distruzione della casa di Tavistock Square. Non passerà molto tempo tra quegli scatti e il suicidio della scrittrice, afflitta per anni da disturbi mentali, che si aggravarono proprio nel periodo della guerra. La mostra sembra però non volersi concentrare sul dolore che attraversò la vita della Woolf, quanto sulla ricchezza degli incontri e dei progetti che portò avanti lungo tutto il corso della sua vita.

Nata nel 1882, da genitori entrambi vedovi di precedenti nozze, visse i suoi primi anni al numero 22 di Hyde Park Gate, nel quartiere bene di South Kensington. Ebbe due fratelli e una sorella, Vanessa, con cui strinse un legame fortissimo. Si trovano esposte le foto di loro due bambine che giocano a cricket, accompagnate dalle parole tenere di Virginia che ricorda quegli anni: “Io e Vanessa da piccole eravamo dei veri maschiacci. Ci arrampicavamo sugli alberi, ci sporcavamo moltissimo e giravamo totalmente incuranti dello stato dei nostri vestiti”. Virginia amava anche molto osservare la sorella dipingere e posare per lei. Sono entrambe ancora piccole quando la madre viene a mancare. Per Virginia è allora che iniziano i primi problemi di instabilità, arginati dall’intervento di un’amica di famiglia, Violet Dickinson, che si occupa di lei e la spinge a inseguire il suo talento e l’amore per la scrittura. Alla fine di quell’anno Viriginia pubblica i suoi primi pezzi.

Nel 1904 muore anche il padre e i quattro fratelli, Vanessa, Thoby, Viriginia e Adrian si trasferiscono insieme nella casa al numero 46 di Gordon Square. Cominciò un frenetico andirivieni di amici di Thoby, provenienti dall’università di Cambridge, che di lì a poco formeranno il circolo letterario Bloomsbury, dal nome del quartiere dove si trova l’abitazione dei fratelli, decisi a sfidare i costumi vittoriani e a portare nella capitale inglese nuova linfa. Nel 1910, arriva la svolta che aspettavano grazie a Gordon Fray che, unitosi al gruppo, organizza due mostre nella London Grafton Gallery, con i quadri di Gauguin, Van Gogh, Cezanne, Matisse e Picasso. Il gruppo Bloomsbury, a seguito del clamore suscitato dalle opere di questi pittori, diventa noto ed entra a pieno titolo nel dibattito culturale londinese. Virginia si lascia coinvolgere. “Sono attratta dal linguaggio silenzioso della pittura”, scrive nei suoi diari e spesso posa per la sorella e per altri pittori post-impressionisti. Nella mostra sono presenti alcuni ritratti a olio della scrittrice come quello che la immortala appena rientrata a casa, seduta su una sedia con ancora indosso il cappotto e il cappello.

Dopo essersi conosciuti al Trinity College di Cambridge, nel 1912 Virginia sposa Leonard Woolf, ma solo dopo un anno di matrimonio riprendono i disturbi. Nel 1915 decidono di lasciare il centro di Londra trasferendosi nel quartiere di Richmond. Esce “La crociera” ma lei sta talmente male da non riuscire nemmeno a leggere le recensioni. Qualche anno dopo però, lei e Leonard fondano la casa editrice Hogarth Press e questa novità le dà coraggio, spingendola a scrivere e a misurarsi con uno stile nuovo, abbandonando l’estetica tradizionale del romanzo dell’epoca. Questa tensione per il cambiamento proveniva anche dagli incontri profondi con i grandi rivoluzionari della letteratura come Joyce e Eliot, il cui capolavoro “The Waste Land” venne proprio pubblicato dalla Hogarth Press. Virginia racconta della prima sera in cui venne a contatto con l’opera: “Thomas ce la recitò a cena quasi cantando. Era un testo pieno di intensità e forza.”

Nel 1924 i coniugi Woolf prendono la casa di Tavistock Square, di cui due piani saranno dedicati alla casa editrice, diventata negli anni una vera e propria impresa commerciale. In poco meno di un decennio Virginia pubblicherà tutte le opere che la consacreranno come una delle più grandi scrittrici del ventesimo secolo. E’ certo che lo spirito dell’epoca, incarnato negli scrittori già citati, era proprio quello di innovare profondamente. Inoltre, nei suoi diari la scrittrice ammette di amare molto Londra e di avere un rapporto con la città molto intenso. E’ dunque anche merito della vita che trasuda dalla capitale londinese se la sua voglia di sperimentare nuove strade e di mettersi in gioco si intensifica negli anni.

Il lavoro di Virginia Woolf dunque si contraddistingue per la grande capacità espressiva e per il carattere fortemente innovativo della forma-romanzo, ma anche per la volontà sia in qualità di scrittrice che di editrice, di promuovere valori ai quali teneva molto quali l’anti-imperialismo e il pacifismo. La mostra restituisce dunque il senso profondo delle scelte di questa artista dalla sensibilità acutissima, molto più moderna dell’epoca in cui visse, tanto da essere letta, amata e ritenuta fonte di ispirazione ancora oggi e in tutto il mondo. Se questo essere così avanti sia anche merito dei natali londinesi non lo si può stabilire con certezza, ma è certo che Londra, già nel diciannovesimo secolo, si candidava a pieno titolo a “città del futuro”.

*Sul sito della National Portrait gallery è possibile ascoltare dei podcast che ripercorrono le varie tappe della mostra. Se desiderate contattare la nostra corrispondente a Londra, se siete italiane e vivete nella capitale inglese e volete segnalar avvenimenti, fatti, storie o raccontare la vostra, non esitate a contattare Silvia scrivendo alla mail: silviavaccaro1984@yahoo.it.

| 20 Ottobre 2014

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: