Farmacia, assolti i vertici di Unict Laboratori dei veleni, emessa la sentenza da. ctzen

Si è concluso con un’assoluzione «perché il fatto non sussiste» il processo per la presunta gestione irregolare della struttura della cittadella universitaria. Gravi le accuse rivolte a dirigenti e docenti in servizio nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007: disastro ambientale colposo, omissione di atti d’ufficio e falso

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Due anni e mezzo dopo la prima udienza e sei ore di camera di consiglio, si chiude con un’assoluzione «perché il fatto non sussiste» il primo processo per la cosiddetta vicenda dei laboratori dei veleni di Farmacia. Pesanti le accuse rivolte ai vertici dell’università di Catania dell’ex facoltà nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007: disastro ambientale colposo, omissione di atti d’ufficio e falso; è invece caduto in prescrizione il reato di gestione di discarica non autorizzata.

Sul banco otto imputati eccellentiAntonino Domina (ex direttore amministrativo dell’Ateneo, Lucio Mannino (allora dirigente dell’ufficio tecnico), Giuseppe Ronsisvalle (preside dell’ex facoltà di Farmacia dal 1996 al 2009), Fulvio La Pergola (allora responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi), Franco Vittorio (direttore del dipartimento di Scienze farmaceutiche) e i tre membri della commissione sicurezza Giovanni Puglisi, Francesco Paolo Bonina e Marcello Bellia (medico del lavoro). Per loro le richieste di condanna sono state  respinte.

La vicenda giudiziaria è stata resa nota l’8 novembre 2008, con il sequestro dell’edificio 2 della cittadella universitaria. Ma, secondo numerose testimonianze, le presunte condotte irregolari (più o meno consapevoli) sono iniziate almeno 35 anni fa. Il tutto veicolato attraverso un sistema fognario ridotto in pessime condizioni per il quale è stato disposto il totale rifacimento, ignorando la messa in sicurezza d’emergenza proposta dalla It group, l’azienda esperta in bonifiche ambientali di siti industriali convocata dai membri della commissione sicurezza.

A dare il via all’intervento della Procura etnea sono stati un esposto anonimo e il memoriale di Emanuele Patanè, dottorando di Farmacia morto per un tumore ai polmoni nel dicembre 2003. Nel corso del procedimento si sono susseguite le dichiarazioni e i racconti di violazioni, malori e condotte irregolari resi da ex studenti e dipendenti, oltre a quelli dei professori ancora in servizio, così come dai familiari delle presunte vittime, molti dei quali costituitisi nel procedimento come parti civili. Ma sono proprio le morti sospette e le patologie tumorali a fare da sfondo a questo primo processo. Anche se, come hanno sostenuto fermamente i legali difensori degli imputati, si tratta di elementi da non tenere in considerazione per la sentenza letta in aula oggi. «Non mi si venga a parlare di morti e feriti di Farmacia – ha scandito uno dei difensori, Pietro Nicola Granata – Morti e feriti lasciamoli nel loro dolore e parliamo di questo processo». L’attenzione delle parti civili, adesso, è rivolta al procedimento per omicidio colposo plurimo, fermo a una richiesta di archiviazione che adesso sembra avviarsi verso l’accoglimento.

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