Rapporto sulla necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Usa contro Cuba da: controlacrisi.org

L’Ambasciata di Cuba in Italia ci ha inviato  il rapporto sulla Risoluzione 68/8 dell’Assemblea delle Nazioni Unite, intitolata “Necessitá di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario” imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba, che volentieri pubblichiamo e vi chiediamo di leggere e diffondere.

“Il suo contenuto – scrive l’Ambasciata di Cuba – riferisce numerosi esempi, e relativi dati, dei danni economici causati dal blocco al popolo cubano nel periodo compreso tra aprile 2013 e giugno 2014. Altresí, mette a nudo la portata extraterritoriale della crudele politica nordamericana, progettata per isolare il popolo di Cuba impegnato nella difesa della sua sovranitá e del suo diritto a scegliere liberamente il proprio futuro. A tale riguardo, Cuba deve esprimere il proprio ringraziamento alla solidarietá internazionale ricevuta e agli oltre 180 paesi che ogni anno condannano il blocco alle Nazioni Unite”.

QUI IL DOSSIER IN PDF: LUGLIO 2014 – RAPPORTO DI CUBA SU BLOCCO – Italiano

Kobane, oggi in piazza a Roma in appoggio e solidarietà con la resistenza curda Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Le poche e frammentate notizie che arrivano da Kobane parlano di un rovesciamento di fronte. L’Isis si sarebbe ritirato da quasi tutte le aree occupate. I Curdi sono sicuri che Kobane sarà “liberata presto”. Intanto cresce la solidarietà internazionale verso i guerriglieri curdi. Oggi è in programma una iniziativa a Roma, in piazza Argentina dalle 16 alle 19. Disarmare ISIS e isolare gli Stati che lo sostengono (Arabia Saudita, Qatar, Turchia); aprire immediatamente un corridoio al confine turco che consenta aiuti umanitari e rifornimenti alle forze di difesa kurde delle YPG/YPJ; .riconoscere l’autonomia democratica del Rojava (Kurdistan occidentale) in Siria, “esempio di autogoverno e convivenza pacifica fra popoli, religioni, culture diverse, contro il totalitarismo di ISIS”: sono questi gli obiettivi del presidio.
Pochi giorni fa a scendere in piazza è stata la rete di solidarietà di Torino, “per far sentire il proprio grido di rabbia e di amore per i resistenti di Kobane”. Centinaia di compagni e compagne insieme atanti giovani, donne, bambini, della comunità curda di Torino hanno risposto all’appello lanciato dalle diverse anime del movimento antagonista torinese per un presidio di solidarietà, presto trasformatosi in un corteo di almeno cinquecento persone che hanno attraversato il centro della città.

Il sito curdo Rudaw ha scritto di centinaia di persone emigrate in Europa che nelle ultime settimane si sono unite ai peshmerga del Kurdistan iracheno e ai miliziani siriani dell’Ypg, le Unità per la protezione del popolo, nella lotta contro i jihadisti dell’Is. Il reportage parla soprattutto di curdi partiti dal nord dell’Europa, ma “è naturale – dice M., originario di Urfa, provincia turca sul confine con la Siria – che anche dell’Italia siano partiti in tanti”. Ed è allo stesso modo “naturale” che la comunità curda in Italia “raccolga fondi per i nostri fratelli di Kobane. Se il vostro paese fosse in pericolo, non lo fareste anche voi italiani?”.

Migliaia a Torino contro il Jobs act sotto le bandiere della Fiom, che protesta contro l’intervento della polizia Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Migliaia di lavoratori hanno partecipato alla manifestazione regionale organizzata dalla Fiom a Torino contro la riforma del lavoro. Il corteo, al quale ha preso parte il segretario generale Maurizio Landini, è partito dalla stazione di Porta Susa e raggiungere piazza Castello. Circa 20 pullman sono arrivati da tutto il Piemonte. Ad aprire il corteo i lavoratori della De Tomaso e, subito dopo, quelli della Fiat. Presenti al corteo, che ha raggiunto piazza Castello, la Cgil di Torino e del Piemonte e molte categorie, dalla scuola alla funzione pubblica e ai pensionati. Molte bandiere di Rifondazione Comunista. Sul palco è stato messo uno striscione “Mai la nostra firma per i licenziamenti”. Una delegazione della Fiom ha incontrato il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che è a Torino per partecipare al vertice europeo sul lavoro. Contro il vertice c’è stata una grande iniziativa in piazza del mondo dell’antagonismo e degli studenti. Non è andata giù alla polizia che, a poca distanza dal comizio della Fiom, li ha caricati un paio di volte.

“Questa piazza di Torino e’ una prima risposta. Il premier diceva che la Cgil e la Fiom non rappresentano piu’ nessuno, a lui potremmo dire ‘venga qui a contarci'”, ha detto Landini che ha tenuto il comizio finale. Landini si e’ rivolto anche agli studenti sottolineando l’importanza della scadenza “perche’ noi a differenza del governo vogliamo unire il Paese e non dividerlo e lo diciamo anche a quanti, in fondo alla piazza, in modo sciocco, continuano ad andare contro le forze dell’ordine”.
La Fiom, poi, per pbocca del segretario generale di Torino ha protestato per il comportamento della polizia. “Abbiamo avuto una netta percezione che ci sia stato un eccesso di reazione da parte delle forze dell’ordine, in particolare quando sono stati lanciati lacrimogeni in direzione del palco. Ho chiesto al questore un incontro, gi… oggi, per farglielo presente”, ha detto Federico Bellono. “Il numero delle persone coinvolte nei disordini – ha aggiunto Bellono – era irrisorio: 50 o 100 al massimo, di fronte a migliaia di lavoratori. Siamo in una fase in cui ci saranno molte iniziative sindacali, è necessario che si gestiscano nel modo migliore possibile”.

Sull’intervento della polizia c’è il giudizio negativo del segretario del Prc di Torino, Ezio Locatelli. “Vogliono soffocare sul nascere il movimento di opposizione che sta insorgendo contro le politiche antisociali e di smantellamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori portate avanti dal governo Renzi”, si legge in una nota. Secondo Locatelli, la polizia, dopo aver inizialmente risposto con un fitto lancio di lacrimogeni ad un innocuo lancio di uova in direzione di un corteo degli studenti, “non ha trovato di meglio che accrescere il clima di tensione sparando lacrimogeni anche in direzione della manifestazione dei metalmeccanici in corso in piazza Castello”. “Noi eravamo presenti e abbiamo potuto vedere. Il lancio indiscriminato e arbitrario di lacrimogeni – ha aggiunto Locatelli – ha disperso gran parte dei manifestanti convenuti alla manifestazione della Fiom. Era questo l’obbiettivo delle forze di polizia?” Le mobilitazioni proseguiranno, assicura Locatelli, con il pieno sostegno di Rifondazione Comunista.
Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, giudica “vergognoso” l’intervento della polizia e che “il governo impedisca con i lacrimogeni lo svolgimento della manifestazione dei metalmeccanici della Fiom di Torino”. “Renzi non riuscirà a nascondere il disagio sociale – conclude Ferrero – sotto i cumuli di menzogne che racconta ogni giorno, non riuscirà ad impedire che il popolo scenda in piazza e si faccia sentire direttamente. Senza selfie e senza twitter”.

Farmacia, assolti i vertici di Unict Laboratori dei veleni, emessa la sentenza da. ctzen

Si è concluso con un’assoluzione «perché il fatto non sussiste» il processo per la presunta gestione irregolare della struttura della cittadella universitaria. Gravi le accuse rivolte a dirigenti e docenti in servizio nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007: disastro ambientale colposo, omissione di atti d’ufficio e falso

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Due anni e mezzo dopo la prima udienza e sei ore di camera di consiglio, si chiude con un’assoluzione «perché il fatto non sussiste» il primo processo per la cosiddetta vicenda dei laboratori dei veleni di Farmacia. Pesanti le accuse rivolte ai vertici dell’università di Catania dell’ex facoltà nel periodo compreso tra il 2004 e il 2007: disastro ambientale colposo, omissione di atti d’ufficio e falso; è invece caduto in prescrizione il reato di gestione di discarica non autorizzata.

Sul banco otto imputati eccellentiAntonino Domina (ex direttore amministrativo dell’Ateneo, Lucio Mannino (allora dirigente dell’ufficio tecnico), Giuseppe Ronsisvalle (preside dell’ex facoltà di Farmacia dal 1996 al 2009), Fulvio La Pergola (allora responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi), Franco Vittorio (direttore del dipartimento di Scienze farmaceutiche) e i tre membri della commissione sicurezza Giovanni Puglisi, Francesco Paolo Bonina e Marcello Bellia (medico del lavoro). Per loro le richieste di condanna sono state  respinte.

La vicenda giudiziaria è stata resa nota l’8 novembre 2008, con il sequestro dell’edificio 2 della cittadella universitaria. Ma, secondo numerose testimonianze, le presunte condotte irregolari (più o meno consapevoli) sono iniziate almeno 35 anni fa. Il tutto veicolato attraverso un sistema fognario ridotto in pessime condizioni per il quale è stato disposto il totale rifacimento, ignorando la messa in sicurezza d’emergenza proposta dalla It group, l’azienda esperta in bonifiche ambientali di siti industriali convocata dai membri della commissione sicurezza.

A dare il via all’intervento della Procura etnea sono stati un esposto anonimo e il memoriale di Emanuele Patanè, dottorando di Farmacia morto per un tumore ai polmoni nel dicembre 2003. Nel corso del procedimento si sono susseguite le dichiarazioni e i racconti di violazioni, malori e condotte irregolari resi da ex studenti e dipendenti, oltre a quelli dei professori ancora in servizio, così come dai familiari delle presunte vittime, molti dei quali costituitisi nel procedimento come parti civili. Ma sono proprio le morti sospette e le patologie tumorali a fare da sfondo a questo primo processo. Anche se, come hanno sostenuto fermamente i legali difensori degli imputati, si tratta di elementi da non tenere in considerazione per la sentenza letta in aula oggi. «Non mi si venga a parlare di morti e feriti di Farmacia – ha scandito uno dei difensori, Pietro Nicola Granata – Morti e feriti lasciamoli nel loro dolore e parliamo di questo processo». L’attenzione delle parti civili, adesso, è rivolta al procedimento per omicidio colposo plurimo, fermo a una richiesta di archiviazione che adesso sembra avviarsi verso l’accoglimento.