Dolore e sgomento per la morte del giornalista giornalista paraguayano Pablo Medina

L’ Anpi di Catania ha appreso la morte del giornalista paraguayano Pablo Medina.

Siamo addolorati e senza parole  il 16 ottobre è stato ucciso un giornalista Pablo Medina che lottava contro la mafia ,il traffico di organi e la droga,  da sicari nello stesso modo come sono stati uccisi i nostri giornalisti siciliani,  sotto i colpi di fucile sparati da due uomini armati fino ai denti.  Era impegnato nel chiedere verità e giustizia per suo fratello, Salvador anche lui ucciso,  presidente della “Radio Comunitaria ñemity”, portavoce di una  campagna contro il sistema di corruzione del suo Paese.

L’ANPI Provinciale di Catania è addolorata per questo efferato omicidio, ricordando come ancora una volta le voci libere vengono spente qui in Sicilia come in Paraguay.

Santina Sconza Presidente Provinciale ANPI

Morte di un giusto Da antimafia duemila – è stato assassinato Pablo Medina giornalista paraguaiano

16 ottobre 2014

La notizia dell’assassinio del nostro amico fraterno, il giornalista paraguayano Pablo Medina ci lascia davvero attoniti e senza parole. L’immagine del suo corpo crivellato dai colpi di fucile strazia la nostra anima perché assieme condividevamo la lotta contro le mafie, la corruzione, il traffico di stupefacenti e di organi. Pablo Medina è morto quest’oggi sotto i colpi di fucile sparati da due uomini armati fino ai denti. Colpi che ne hanno sfigurato il volto e massacrato il torace. Da anni era impegnato in una costante lotta anche per chiedere verità e giustizia per suo fratello, Salvador, anche lui giornalista e presidente della “Radio Comunitaria ñemity”, portavoce di una vera e propria campagna contro il sistema di corruzione del suo Paese, ucciso per mano mafiosa in un agguato.
Oggi la mafia ha colpito ancora. Un attacco violento avvenuto attorno alle due del pomeriggio. Pablo stava tornando da un servizio giornalistico e si trovava in compagnia di due persone. Uno di questi, al momento dell’attacco, è riuscito persino ad effettuare una telefonata. “Aiuto, aiuto, hanno sparato a Pablo” è riuscito a sentire Sixto Portillo, che aveva ricevuto la telefonata. Immediatamente è stato dato l’allarme, l’altro accompagnatore pure è stato ferito mentre Pablo Medina è rimasto ucciso. Dopo aver commesso il delitto i colpevoli sono fuggiti a piedi per pochi metri per salire su una moto e darsi alla fuga in direzione di una zona boscosa. Gli agenti di polizia hanno poi rinvenuto cinque bossoli di fucile 9mm. Da tempo Pablo Medina, corrispondente per Abc Color, stava compiendo denunce in particolare sul traffico di marijuana che stava crescendo nel dipartimento di Canindeyú mentre in passato aveva denunciato i malaffari dei boss legati al narcotraffico con la politica. Da oggi Pablo Medina non è più con noi. Un altro giusto che abbandona questa terra.
Assieme a tutta la sua famiglia, ai suoi cari, ai suoi amici noi ci stringiamo nel cordoglio per rendere onore alla sua memoria ed al suo coraggio.

Giorgio Bongiovanni e tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila

Pablo Medina, lutto per il giornalismo onesto
di Omar Cristaldo – 17 ottobre 2014
Nel pomeriggio di giovedì 16 ottobre 2014, Pablo Medina, giornalista del quotidiano ABC Color è stato assassinato mentre medina-omarpercorreva la strada verso Villa Ygatimí. L’attentato a colpi di fucile sarebbe avvenuto alle 14:55 circa. Era alla guida della sua macchina, in compagnia di una giovane donna colpita anch’essa da quattro spari. Si tratta di una dirigente campesina che è stata trasportata d’urgenza all’Ospedale di Curuguaty dove è deceduta.Pablo Medina, collaboratore ed amico di ANTIMAFIADuemila, ha partecipato a diversi congressi, come ad esempio quello organizzato nella città di Rosario dove egli parlò di come è perché era stato ucciso il fratello Salvador Medina, assassinato il 5 gennaio del 2001. Medina è ricordato per le sue denunce contro la mafia del narcotraffico attraverso i mezzi di comunicazione.

Dolore e tristezza inondano il nostro cuore di fronte a fatti che vestono a lutto il giornalismo onesto. Un giornalismo che mira a smascherare con le proprie denunce il potere nascosto della mafia del narcodollaro che impera sovrano nel nostro paese, il Paraguay, mimetizzato nella società e protetto dal potere complice di molti politici.

Che Dio accolga nella sua pace questo combattente colpito dal braccio criminale delle mafie, impegnato fino all’ultimo respiro per il benessere di tanti innocenti.

Processo Ruby, i retroscena dello scontro tra i giudici d’appello da: l’espresso

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La sentenza ha spaccato i magistati della corte. Dopo le dimissioni del presidente Tranfa, che era contrario all’assoluzione, ecco la ricostruzione di cosa è avvenuto in camera di Consiglio. E il senso di una foto emblematica: “La legge è uguale per tutti”

di Paolo Biondani

17 ottobre 2014

Processo Ruby, i retroscena dello scontro tra i giudici d'appello

Berlusconi assolto per un voto. Enrico Tranfa, il presidente del collegio della corte d’appello che il 18 luglio scorso ha assolto l’ex presidente del consiglio nel processo Ruby, si è dimesso dalla magistratura nel primo pomeriggio di ieri, compilando via Internet un burocratico modulo dell’Inps di pensionamento anticipato. Solo a quel punto ha comunicato la sua decisione ai vertici degli uffici giudiziari milanesi, senza fornire alcuna spiegazione. «E’ vero, mi sono dimesso ieri pomeriggio, ma non intendo fare alcuna dichiarazione», conferma oggi al telefono l’ormai ex magistrato.

Il giudice Tranfa non vuole e non può fornire alcuna spiegazione, perché è obbligato dalla legge a mantenere il segreto più assoluto su quello che è successo, tre mesi fa, nella camera di consiglio della seconda sezione della corte d’appello, che ha cancellato la condanna a sette anni che era stata inflitta a Berlusconi in primo grado. In quelle tre ore di confronto a porte chiuse, i tre giudici d’appello si sono spaccati.

vedi anche:

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La sentenza Ruby, e quel mondo di Silvio Berlusconi che non c’è più

Le motivazioni del giudizio di appello, che assolve l’ex premier, ripercorrono le serate del bunga bunga, tra “lap dance” e “palpeggiamenti”. Un universo cristallizzato ormai solo nelle aule di tribunale, a prova di quanto la giustizia, per quanto in questo caso abbastanza celere, possa essere lenta a raffronto con la vita

Il presidente Tranfa è stato messo in minoranza dagli altri due componenti del collegio, la relatrice Concetta detta Ketty Lo Curto e il giudice a latere Alberto Puccinelli. Lo scontro è stato molto acceso e ha riguardato soprattutto l’accusa più grave di concussione. A uno dei magistrati più amici, quelli che lo hanno sempre stimato e che gli chiedevano inutilmente spiegazioni, il giudice Tranfa si è limitato a mostrare una fotografia che ritraeva il suo collegio mentre egli stesso leggeva il verdetto di assoluzione. Dietro ai tre giudici, campeggiava la scritta: «La legge è uguale per tutti».

Fino a ieri si poteva pensare che la condanna inflitta dal tribunale a Berlusconi fosse stata azzerata all’unanimità nella partita giudiziaria di ritorno. Invece, dopo il sonoro verdetto di colpevolezza deciso da tutti e tre i giudici di primo grado, il processo d’appello si è chiuso con un risultato di due a uno. A conti fatti, dei 6 giudici di merito che hanno esaminato il caso Ruby, 4 lo hanno considerato colpevole e solo 2 lo hanno proclamato innocente. Ma la giustizia non segue le regole dei tornei di quel calcio che ha reso tanto popolare Berlusconi: nei processi conta solo l’ultimo verdetto. E così il 3 a 0 dell’andata oggi non vale più niente: l’unico risultato utile è l’assoluzione imposta in appello da due giudici contro uno.

I magistrati Lo Curto e Puccinelli si sono mostrati compatti fin dal primo momento nell’escludere non il fatto storico, ma la rilevanza penale delle telefonate con cui Silvio Berlusconi, la notte del 27 maggio 2010, mentre era il presidente del consiglio in carica, chiese al capo di gabinetto della questura milanese, Piero Ostuni, di rilasciare la minorenne marocchina Karima El Mahroug, detta Ruby, presentandola falsamente come la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak. Il giudice Tranfa ha sollevato numerose obiezioni alla tesi innocentista, esposta in particolare dalla relatrice Lo Curto, ed è uscito dalla camera di consiglio con la ferma convinzione che i colleghi avessero commesso un errore imperdonabile. In linea teorica Tranfa avrebbe potuto esplicitare il suo dissenso con una dichiarazione da conservare in cassaforte in busta chiusa, ma nella prassi dei tribunali questa formale presa di distanze viene utilizzata solo nei casi eccezionali in cui una decisione controversa possa esporre ogni singolo magistrato al rischio di dover risarcire i danni provocati da un clamoroso errore giudiziario, ad esempio per un’ingiusta detenzione o un sequestro patrimoniale ingiustificato: un’ipotesi da escludere per questa sentenza di assoluzione.

Come presidente del collegio, Tranfa era comunque tenuto a sottoscrivere personalmente la motivazione, a pena di nullità: avrebbe potuto rifiutarsi di siglarla solo se il testo, redatto dalla giudice Lo Curto, fosse risultato diverso rispetto all’effettivo contenuto della decisione, riassunto nelle apposite “minute” della camera di consiglio. Quindi ieri mattina il presidente Tranfa, dopo aver esaminato la motivazione, ha dovuto pure sottoscrivere un’assoluzione che non ha mai condiviso. Ma quella firma è stata l’ultimo atto della sua lunga carriera di magistrato, iniziata nel 1975. Proprio l’autorevolezza e il rigore che Tranfa ha sempre dimostrato nella sua sua attività di giudice a Milano, dove è stato anche presidente del tribunale del riesame, aveva finora zittito le critiche di altri magistrati contro il verdetto innocentista, che in caso di ricorso della procura generale dovrà affrontare il vaglio finale dei cinque giudici di turno della Cassazione.

La divisione fra i tre giudici del caso Ruby non è legata ai loro ipotetici orientamenti politici. La relatrice Lo Curto è una militante dichiarata di Magistratura democratica, la corrente delle toghe collocabile a sinistra, che a Milano ha tra i suoi massimi esponenti il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, che con l’imprevista assoluzione di Berlusconi ha subito una pesantissima sconfitta. Il giudice Tranfa invece è sempre stato considerato vicino alla corrente centrista di Unicost. Mentre il terzo giudice,  l’unico che a torto o a ragione era ritenuto vicino alle correnti togate di centro-destra, aveva dimostrato di non essere influenzabile da ipotetiche interferenze politiche già nell’aprile scorso, quando aveva scritto personalmente l’articolata motivazione della sentenza che ha dichiarato l’inevitabile prescrizione in appello per la vicenda del trafugamento delle intercettazioni dell’inchiesta Unipol, pubblicate dal “Giornale” quando erano ancora segrete, negando così l’assoluzione chiesta da Silvio e Paolo Berlusconi. E confermando invece la loro condanna a risarcire i danni all’attuale sindaco di Torino Piero Fassino, riconosciuto vittima di «una manovra smisuratamente scandalistica» diretta a «colpirlo individualmente sul piano politico» durante la campagna elettorale del 2006.

Lo scontro sul caso Ruby, invece, si è giocato interamente su questioni di diritto. Della legge Severino, che ha riformulato il reato di concussione durante il processo,i giudici abbiano parlato pochissimo. Al centro della discussione invece sembra esserci stato soprattutto il concetto di «minaccia in grado di incutere timore nella vittima», che i due giudici innocentisti hanno ritenuto indispensabile, ma non provato nel caso concreto: in pratica, secondo la sentenza, Berlusconi si è limitato a raccomandare Ruby al funzionario Ostuni, che gli ha obbedito ben volentieri, senza sentirsi in alcun modo costretto, obbligato e neppure indotto indebitamente. Il presidente Tranfa avrebbe inutilmente replicato che la Cassazione ha sempre considerato sufficiente (anche dopo la legge Severino) una minaccia «implicita», cioè non esplicitata apertamente, ma ricavabile indirettamente dalla posizione di potere di Berlusconi, che era il capo del governo in carica, rispetto a un funzionario della questura che è gerarchicamente sottoposto al ministero dell’Interno.

Più in generale, secondo la posizione attribuibile a Tranfa, la sentenza di assoluzione avrebbe scomposto e frammentato i singoli tasselli del mosaico accusatorio svalutando la concatenazione di indizi contrari: ad esempio, il rifiuto opposto dalla pm della procura dei minori ad affidare Ruby alla consigliere regionale Nicole Minetti (che poi l’ha mandata a dormire a casa di un’amica prostituta brasiliana) è stato liquidato dai giudici innocentisti come «un parere non vincolante». E nessun peso è stato attribuito al silenzio mantenuto da tutto lo stato maggiore della questura sulle telefonate di Berlusconi e sul rilascio di Ruby, anche se già da quella notte si era scoperto che non si trattava affatto della nipote di Mubarak: la magistratura è stata informata con diverse settimane di ritardo, solo grazie a una segnalazione partita da due semplici agenti di polizia. Che il giudice Tranfa, nel segreto della camera di consiglio, avrebbe ricoperto di elogi, perché hanno avuto il coraggio di applicare nei fatti quello stesso principio costituzionale che ora la sentenza favorevole a Berlusconi avrebbe invece tradito: la legge è uguale per tutti.

Ordine del giorno del Comitato nazionale ANPI sulla manifestazione indetta dalla Lega per il 18 ottobre 2014 a Milano

Il Comitato nazionale dell’ANPI, apprendendo che la Lega, con la
partecipazione di CasaPound, ha indetto per il 18 ottobre 2014 una
manifestazione nazionale a Milano dal titolo “Stop invasione”:
rileva la gravità di questa iniziativa che nega quei princìpi di solidarietà e
di eguaglianza che sono alla base del nostro sistema costituzionale;
ne sottolinea il carattere tipicamente razzista e xenofobo, ma anche di
negazione dei fondamentali diritti umani;
chiede che le Autorità adottino provvedimenti opportuni e necessari
diretti ad evitare che manifestazioni del genere assumano contorni e
significati contrari alla Carta costituzionale ed alla legge Mancino;
impegna iscritti, militanti e cittadini alla vigilanza democratica perché
nel Paese non si instauri un clima di odio razzista e, nella sostanza,
fascista, promuovendo azioni ed iniziative di sensibilizzazione sui valori
della Costituzione democratica e antifascista;
invita tutto coloro che credono nei diritti umani a dissociarsi da questo
tipo di manifestazione;
invita il Governo ad assumere le misure necessarie – d’intesa con
l’Unione europea – per affrontare con umanità e solidarietà un problema
di proporzioni ormai gigantesche e tali da non poter essere affrontate con
i toni e le modalità di cui si servono la Lega e le singolari alleanze che
queste manifestazioni rivelano.
15 ottobre 2014

Solidarietà del Comitato nazionale dell’ANPI agli abitanti delle città colpite dalle inondazioni

Il Comitato nazionale dell’ANPI esprime piena solidarietà agli abitanti
delle città colpite nei giorni scorsi da inondazioni che hanno prodotto
disagi e disastri di notevole entità. In particolare Genova, che ha subito
danni e vittime per la seconda volta in tre anni. Allo stesso tempo
auspica, con forza, che le Autorità competenti assumano con decisione e
senso di responsabilità tutte le misure atte a mettere in sicurezza
l’incolumità dei cittadini di fronte a eventi naturali di questa portata.
15 ottobre 2014

manifestazione indetta dalla CGIL per il 25 ottobre 2014 a Roma da: A S S O C I A Z I O N E N A Z I O N A L E P A R T I G I A N I D ’ I T A L I A COMITATO NAZIONALE

manifestazione indetta dalla CGIL per il 25 ottobre 2014 a Roma
Il Comitato nazionale dell’ANPI, presa visione del documento base
della CGIL per la manifestazione nazionale del 25 ottobre 2014, pur
non entrando – doverosamente – nel merito delle proposte specifiche,
che sono di competenza delle Organizzazioni sindacali, condivide
pienamente le parole d’ordine “lavoro, dignità, uguaglianza per
cambiare l’Italia” e l’obbiettivo di fondo, che è quello di creare lavoro
(dignitoso) per attuare il principio consacrato dall’art. 1 della
Costituzione (l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul
lavoro) e da altre norme della stessa Carta Costituzionale (artt. 4 – 35,
etc.).
Questi princìpi vanno sostenuti sempre, in ogni momento e in ogni
forma, considerandoli prioritari rispetto ad ogni altra esigenza.
L’ANPI nazionale augura, dunque, pieno successo alla manifestazione
del 25 ottobre 2014.
15 ottobre 2014

Nasce “Support Kobane”, una piattaforma di solidarietà con i Curdi che lottano contro l’Isis | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La solidarietà per la lotta dei Curdi contro l’Isis si arricchisce di Support Kobane (pagina Facebook), una piattaforma creata per movimenti europei e singoli cittadini il cui obiettivo con il preciso obiettivo di dare un segno tangibile del supporto al popolo Curdo. L’idea è quella di “consegnare contributi in sostegno alla resistenza di Kobane, che si combatte sul doppio fronte di chi lotta – Kurdi, siriani di altre etnie, attivisti ed attiviste turche – contro lo Stato Islamico ma anche di chi affronta l’esodo da Kobane: piccole municipalita’ al confine, dove il partito di Erdogan non e’ riuscito a vincere alle elezioni e il Governo si limita a mandare carri armati e convogli di polizia”. La’ si affollano e accalcano in ogni angolo qualcosa come 160mila persone in citta’ che a malapena ne ospitavano 50mila. Senza contare la privatizzazione selvaggia dei servizi sanitari, della quale l’ospedale di Suruç fra i tanti paga il prezzo insieme ai volontari giunti da ogni lato della Turchia. Per qualsiasi donazione, non importa quanto simbolica, basta specificare su Paypal l’indirizzo supportkobane@riseup.net come destinatario. Tuttavia Support Kobane non nasce come una raccolta di aiuti. “Il paradigma della carita’ alla vittima passiva non ci pertiene. Questa e’ una piattaforma di solidarieta’ pratica, di supporto fra lotte per lotte – in questo caso, quella che e’ e rimane una lotta politica, e non una semplice tragedia. Kobane ha scelto di resistere. Le donne e gli uomini che resistono da quasi un mese stanno difendendo un modello di autorganizzazione e di convivenza oltre che di laicismo. E la popolazione lungo il confine – la municipalita’ di Suruç, i volontari arrivati da ogni lato della Turchia – hanno scelto di sostenerla”.
Quanto raccolto assicurano gli organizzatori verra’ consegnato a gruppi politici, soggetti attivi schierati politicamente e legati al territorio e alla volonta’ delle popolazioni di quel territorio che si stanno autorganizzando per rispondere ad un’emergenza che vede piu’ di 160mila persone in fuga da Kobane nelle condizioni di cui si e’ parlato in questi giorni. Grazie al modello di democrazia diretto perseguito in quelle zone, la decisione di come distribuire i fondi viene mediata a livello orizzontale in base a bisogni reali – coperte, servizi igienici, medicinali, e cosi’ via.
“Per questo, e anche perche’ la situazione peggiora di ora in ora, – scrivono ancora gli organizzatori – abbiamo scelto il sistema della donazione diretta piuttosto che del convoglio, e di fare appello ai movimenti perche’ la solidarieta’ sia un veicolo di coinvolgimento collettivo verso una lotta che parla il nostro linguaggio politico”.

Giornata mondiale contro la povertà. Appuntamento venerdì 17 ottobre davanti Montecitorio

In occasione della Giornata Mondiale per l’eliminazione della povertà che si celebra venerdi 17 ottobre, Miseria Ladra, la campagna del Gruppo Abele e Libera con l’adesione di tante realtà del sociale, associazioni di volontariato, studentesche , le cooperative sociali, associazioni cattoliche promuove un sit-in a Roman davanti Montecitorio dalle 10 alle 18 con la parola d’ordine Stop alla povertà, diritti e dignità per tutti e tutte. Sono previsti interventi dei rappresentanti delle realtà del sociale e del volontariato. un microfono aperto darà voce ad alcune delle vittime della crisi. Inoltre una staffetta podistica si alternera’ tutto il giorno intorno alle strade del Parlamento con gli atleti che indosseranno le maglie con la scritta STOP POVERTA’ e i numeri della crisi. Alle ore 18.00 l’iniziativa proseguirà presso il Sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, attorno alla Lapide in onore delle vittime della miseria.”Circa 16 milioni di persone- commenta Giuseppe De Marzo, coordinatore nazionale della campagna Miseria Ladra – pari al 26% della popolazione del nostro paese vivono in condizioni di povertà. Sul versante occupazionale viviamo una crisi senza precedenti: oltre 3,2 milioni di disoccupati, più del 44% di disoccupazione tra i giovani con punte ben oltre il 60% al sud, 4 milioni di precari. Davanti a questi numeri non c’è piu’ tempo da perdere: è necessario un impegno della politica con provvedimenti strutturali per rendere illegale la povertà nel nostro paese. Senza una lotta concreta, efficace alla povertà non c’è futuro “. (Intervista a Controlacrisi)
“Non c’è, più tempo da perdere- prosegue i promotori dell’iniziativa – i dati del 2013 denunciano e confermano un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e sociali. Aumento della povertà, maggiori ingiustizie sociali ed ambientali, frammentazione della coesione sociale, corruzione, limitazioni e tagli nell’erogazione dei servizi sociali, rendono ancora più macroscopiche le diseguaglianze, favorendo la spirale negativa che riproduce la crisi. Il quadro normativo europeo complica ulteriormente le cose. Le politiche di austerità ed i trattati di stabilità e governance hanno inibito la spesa pubblica e in particolar modo quella sociale, considerata come un costo insopportabile. o. I dati, gli studi effettuati, la storia europea e la nostra Costituzione considerano invece la spesa sociale e gli investimenti pubblici non solo un dovere etico-istituzionale ma uno strumento fondamentale per il rilancio dell’economia. Con un obiettivo preciso: rendere illegale la povertà”

L’insaziabile Matteo-mani-di-forbice: la manovra balza a 36 miliardi. Perfino Chiamparino protesta!!!Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il governo Renzi vara un manovrone da 36 miliardi sperando di cavarsela in Europa e di poter dare un qualche incentivo alle imprese con il taglio delle tasse. Nel gioco delle entrate e delle uscite della Legge di stabilità saranno molto pesanti i tagli alla spesa pubblica con la spending review di 15 miliardi; in particolare nei settori della sanità e sul piatto ci sono tanti buoni auspici nelle intenzioni di recuperare quasi 4 miliardi di entrate dalla lotta all’evasione fiscale. Confermati il taglio dell’Irap, un vero e proprio regalo alle imprese che Confindustria saluta usando toni entusiastici, e il trasferimento del Tfr in busta paga. Contenti gli imprenditori mentre le Regioni mettono le mani avanti: con i tagli annunciati l’unica via per le amministrazioni decentrate sarà quella di alzare le imposte locali. La bomba infatti deve ancora arrivare e si chiamerà “local tax”. Renzi ha detto che non è nella manovra ma l’ha comunque confermata.

Molto forte il grido di allarme lanciato dal presidente Chiamparino. “A Renzi dico che nessuno vuole aumentare le tasse, anzi. Ma ci sono limiti di tolleranza oltre i quali non si può andare”, dice Chiamparino. Il taglio per quattro miliardi, continua il governatore, “per cominciare, significa azzerare l’aumento del Fondo nazionale della Sanità nel 2015: se andrà bene, manterremo quello di quest’anno. Poi ci saranno da recuperare altri due miliardi”. E sottolinea: “altro che ridurre le tasse, sarà un miracolo se riusciremo a non aumentarle. Temo sarà difficile evitarlo”. Molto critico anche il giudizio della Cgil che ribadisce tutte le ragioni alla base della manifestazione del 25 ottobre a Roma. “Si continua su una logica di taglio che non risponde all’urgenza che ha il Paese”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo la quale “il nostro sogno è che si faccia una manovra che crei lavoro. Ma questa invece è una manovra in cui non si vedono effetti positivi in termini di occupazione, in cui continuano ad esserci moltissimi tagli a enti locali e sanità. Soprattutto è una manovra in continuitàche pensa che l’unica leva sulla quale agire sia la diminuzione delle tasse per alcuni e che non mette invece quelle risorse in investimenti e creazione effettiva di posti di lavoro. Non c’è un principio di giustizia fiscale e di e di spostamento del carico fiscale”. Per la Cgil è inoltre molto grave la decisione di aumentare la tassazione sui fondi pensione.

Secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero, c faccia Renzi a dire che ha messo in piedi una manovra di sinistra ed espansiva “non è dato sapere”. “O è grullo o è in malafede. E’ infatti del tutto evidente – continua Ferrero – che il taglio di 15 miliardi di spesa pubblica produrrà contemporaneamente una ulteriore distruzione del welfare, oltre ad essere una misura pesantemente recessiva. Parimenti il grande regalo fatto ai padroni con il taglio dell’IRAP, vista la situazione del mercato mondiale, determinerà solo un aumento dei profitti senza particolari vantaggi per l’economia italiana. Libertà di licenziamento, distruzione della sanità pubblica e rispetto dei diktat della Merkel, è questo ciò che Renzi copre quotidianamente con le sue chiacchiere: peggio di Berlusconi”.

Ora Renzi dovrà vedersela con l’Ue. “Italia e Francia – scrive il Wsj stanno entrambe lottando con un’attivita’ delle imprese stagnante e un’alta disoccupazione, e sono cosi’ riluttanti a infliggere ad un’economia gia’ debole aumenti di tasse o tagli alla spesa pubblica”. “Ma la Commissione europea – prosegue il quotidiano – potrebbe contestare questa mancanza di un rigore piu’ ambizioso nelle manovre” di Roma e Parigi. E “l’imminente scontro potrebbe mettere alla prova i nuovi poteri di controllo della Commissione sulle finanze pubbliche dei singoli stati”.

Sciopero generale, aumenta la spinta da dentro la Cgil. Dopo Bologna sembra più facile | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Oggi lo sciopero della Cgil dell’Emilia-Romagna ha riempito il centro di Bologna e il segretario regionale, Vincenzo Colla, ha concluso il comizio rivolgendosi direttamente alla leader nazionale Susanna Camusso e chiamando chiaramente lo sciopero generale. All’esecutivo, Colla manda un messaggio chiaro: “Fermatevi o vi fermeremo noi, perche’ questo- scandisce il segretario di fronte alle bandiere della Cgil che riempiono piazza Maggiore- e’ un popolo che non si fermera’”. A confortare l’ipotesi che ormai interi pezzi della Cgil vanno in quella direzione ci sono anche le parole di Maurizio Landini. “La manifestazione di sabato 25 ottobre è solo l’inizio – dice a Bari -: dopo si andrà sicuramente anche verso lo sciopero generale perché‚ le ragioni che hanno portato la Cgil ad annunciare la manifestazione sono ancora più confermate”. Secondo Landini, intanto la manovra di palazzo Chigi “non interviene sulle ragioni che hanno prodotto questa crisi e, al di là degli spot, penso che vada cambiata”. “Non perché‚ – ha precisato – ce l’abbiamo con Renzi, ma perché‚ noi abbiamo proposte diverse da quelle che sta facendo il governo per ridurre la precarietà, per estendere i diritti e incentivare la riduzione degli orari di lavoro, per redistribuire la ricchezza nel paese”.
Infine Landini ha definito “singolare che in tutto questo provvedimento non si dica una parola sulle pensioni: trovo sia folle – ha concluso – continuare ad avere un paese in cui l’età pensionabile è stata portata a settant’anni e poi lamentarsi che aumenta la disoccupazione giovanile”. A criticare la manovra è anche il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. Quelle misure, dice Pantaleo, “avranno come effetto immediato il peggioramento della qualita’ dell’offerta formativa e delle condizioni di lavoro”. “Viene bloccato il rinnovo del contratto nei settori pubblici con il chiaro intento di ridurre i salari e i diritti in tutte le pubbliche amministrazioni. E’ sicuramente importante aver stanziato un miliardo per la stabilizzazione di una parte dei precari nella scuola. Ma nulla viene previsto per tutti gli altri comparti della conoscenza dove nei prossimi mesi si rischia il licenziamento di tantissimi precari”. Da qui l’annuncio che il sindacato sara’ in piazza il 25 ottobre alla manifestazione promosssa dalla Cgil e a quella unitaria dell’8 novembre. Ma anche che si andrà “avanti con le lotte fino allo sciopero”, assicura Pantaleo.
Lo sciopero generale della Cgil è tutto da definire, mentre quello di Usb è già fissato per il 24 ottobre. “Se la legge di stabilità e’ il sogno di Squinzi che si realizza per i lavoratori sarà un altro incubo”, si legge in una nota del sindacato di base. ”Il taglio dell’Irap, che sino ad ora finanziava il Fondo Sanitario, rischia di decretare la morte del Servizio Sanitario pubblico, mentre il carico dei contributi azzerato alle imprese per i neo assunti verrà pagato dall’INPS, e dunque dai lavoratori”. ”E tutto questo produrrà lavoro? Lo stesso Squinzi mette le mani avanti -aggiunge- sottolineando che sarà il mercato a dirlo…ed ora il mercato è molto depresso. Intanto qualcuno, come ha già fatto Marchionne, avrà maggiori disponibilità finanziarie e potrà pagare super premi ai propri mega-dirigenti e qualcun altro potrà trasferire all’estero le proprie attività”. Stessa critica per la spending review, (“sarà concentrata non sugli sprechi, ma sugli enti locali e sui lavoratori pubblici) e per gli 80 euro (che in pratica saranno molto meno”).