Signora Falcone parli! da: antimafia duemila

lodato-falcone-mariadi Saverio Lodato – 15 ottobre 20Brava Sabina Guzzanti.

Alla domanda di un giornalista, se rifarebbe il twitter di “solidarietà a Riina e Bagarella”, che ha sollevato un uragano di polemiche da parte dei “soliti noti” o, se si preferisce, dei “soliti sospetti”, ha risposto netta: “non lo rifarei, assolutamente”. Credo che sia il primo caso in Italia, a mia memoria negli ultimi quarant’anni, in cui qualcuno, dotato di una sua forte visibilità pubblica, fa platealmente marcia indietro riconoscendo di averla detta grossa. Solo per questo, Sabina Guzzanti meriterebbe di entrare nel guinnes dei primati, in un Paese di ciarlatani e cialtroni, doppiogiochisti e doppiopesisti, giornalisti già spie della Cia o dei servizi segreti italiani, politici e opinionisti da un tanto al chilo, rappresentanti delle istituzioni tanto incartapecoriti quanto immarcescibili.
Tutti costoro, vestali della moralità offesa dalle parole prima maniera della Guzzanti, dovrebbero adesso unirsi al coro delle felicitazioni per la rettifica che lei ha reso mettendoci la sua faccia e la sua voce. Ma non lo possono fare. Perché?

Perché la Guzzanti è convinta, tanto da averci fatto un film (“La Trattativa”), che buona parte dello Stato italiano è corrotto, e da almeno sessant’anni va a braccetto con la Mafia per un’inconfessabile sintonia di vedute e di interessi. Verissimo.
Uno Stato-Mafia e una Mafia-Stato sono le entità che resero possibile la carneficina in Sicilia che ebbe come vittime tutti coloro i quali credevano di avere le spalle coperte dallo Stato. D’altra parte, se avessero avuto ragione loro, non sarebbero stati massacrati dal tritolo e dai pallettoni. Invece avevano torto. Andavano allo sbaraglio mentre Stato-Mafia e Mafia-Stato li pugnalavano alle spalle. Ci dispiace se il nostro capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è di parere diverso. Ma il nostro pensiero è proprio questo. Per questo è bella la libertà d’opinione!
Quanto alle vestali della moralità offesa, sappiamo bene che strillano contro la Guzzanti perché l’argomento è scabroso. Il fatto stesso che sul banco degli imputati nel processo di Palermo sulla Trattativa siano accomunati mafiosi, carabinieri, politici ed ex cariche dello Stato, dovrebbe indurre a riflettere.
Ma le vestali non sono nate per riflettere, ma per strillare, negare l’evidenza e cercare di riparare i danni.
Che c’è di strano nel denunciare come fatto scandaloso che a degli imputati di quel processo non sia stato riconosciuto il diritto a presenziare all’udienza perché quel giorno va in scena il “Napolitano day”? E Napolitano, da un paio di anni a questa parte, non ha forse detto in tutte le salse che questo processo di Palermo lo vede come fumo negli occhi? Gli opinionisti si genuflettono di fronte a questi corrucci presidenziali. Ma che possiamo farci?
In conclusione. Non abbiamo indicato i nomi delle vestali della moralità offesa perché ci appaiono piccole comparse in quest’ennesimo teatrino all’italiana. Ma – e ne spiegheremo subito la ragione – vogliamo riportare la frase pronunciata da Maria Falcone a proposito delle dichiarazioni prima maniera della Guzzanti: “una cosa vergognosa per la quale non bastano gli aggettivi dispregiativi”. Parole forti.
Si da il caso che, appena qualche giorno dopo, Maria Falcone sia stata insignita di una speciale onorificenza del Quirinale, con parole di Napolitano che suonano più o meno così: “la lotta alla mafia si fa come faceva Giovanni”.
Sin qui, nulla da eccepire. Resta il fatto che non è dato sapere cosa la sorella del magistrato assassinato pensi di questa benedetta Trattativa e del processo di Palermo. E no, signora Falcone. Questo suo prolungato silenzio sull’argomento non ci piace. Troppo comodo il top secret. Ci vuole un minimo di coerenza. Lei non appartiene alle vestali di cui sopra. Lei è una donna simbolo nell’Italia dello stragismo. Lei è appena stata insignita di alta onorificenza. Da lei ci aspettiamo qualcosa di più.
Con la stessa franchezza con la quale ha espresso il suo pensiero sulla Guzzanti, ci dica adesso se, secondo Lei, buona parte dello Stato italiano è marcio e corrotto, oppure no. Ci dica se Riina fece tutto da solo. Ci dica a chi si riferiva suo fratello dopo il fallito attentato all’Addaura, quando parlò di “menti raffinatissime”. Ci dica se suo fratello aveva le spalle coperte dalle istituzioni, oppure no. Se a Roma era ben visto oppure no. Ci dica se il suo diario era costituito solo da tre paginette.
Ci dica cosa pensa delle telefonate fra Mancino e il povero D’Ambrosio. Ci dica cosa pensa delle telefonate fra Mancino e Napolitano che furono mandate al macero su richiesta di Napolitano. E, già che c’è, ci dia la sua opinione sui guai che sono costretti ad attraversare Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, e tanti giudici della Procura di Palermo, perché con le loro inchieste si sono spinti troppo in alto. Non ci permettiamo di fare paragoni. Ma ci sono famiglie di vittime della mafia, esattamente come Lei, che tutto quello che sapevano sui loro congiunti lo hanno squadernato ai magistrati. Giovanni l’avrebbe fatta così la lotta alla mafia, e riprendiamo le parole di Napolitano. E adesso, magari, dica anche due parole carine alla Guzzanti dimostrando che Lei con il coro delle vestali non ha nulla a che spartire!

saverio.lodato@virgilio.it

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