I labili confini tra partiti di Governo: D’Alì (Ncd) torna a Forza Italia, Renzi risorsa per il centrodestra.| Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

La manovra sale a 30 miliardi e «18 non è l’articolo dello Statuto dei lavoratori ma i miliardi che serviranno per ridurre le tasse».
Questa la strategia renziana riassumibile, anche, con altre parole del Presidente del Consiglio dei Ministri/Segretario Pd: «Una manovra di ampio respiro se l’avesse fatta qualcun altro la Cgil avrebbe applaudito».
Sono lontani, dunque, i tempi del governo Letta in cui si affermava tranquillamente che “non ci devono essere altre manovre finanziarie”. Saccomanni, primo fautore del ‘non più manovre’ diventava l’attore di numerosi talk show di prima serata in cui la tematica ricorrente era ‘certo, ma è sicuro che non si possa o non si debba fare una manovra?’, come se fosse la panacea di tutti i mali dell’economia e del Governo italiano.
Così come sono lontani i tempi in cui il quadro politico della maggioranza e del Governo erano definibili. Non tanto chiari ma almeno ‘autoconfinanti’ tra formazioni politiche tra loro avverse: la strategia renziana della ‘maggioranza sulle cose-da-fare’ si palesa ogni giorno di più, tolta da ogni colore politico. ‘Chi c’è, c’è’. Il confine è ormai superato da tempo e Ferrara, dalle colonne del ‘Foglio’ di oggi si augura che la ‘riforma’ completa del Pd vada in porto: «la riforma del partito, in attesa della realizzazione piena di tutte le altre, e virtualmente già cosa fatta: c’è da sperare che sia formalizzata presto e bene».
Così come lo stesso Direttore scrive che: «quando le correnti lo insignirono (Veltroni) primo segretario del Partito Democratico, per trovare uno sbocco alla crisi del governo Prodi, 2008, a noi berlusconiani interessati a una sinistra riformista e al superamento del prodismo ulivista, sembrò una bella cosa».
Per mesi, poi, si è discusso dello strappo tra il Nuovo Centrodestra alfaniano e la rediviva Forza Italia che già – però – deve essere totalmente ripensata, a detta di Berlusconi; per mesi, dunque, l’opposizione è stata posta sotto l’egida forzista, oltre che sotto quella Movmento 5 Stelle e di Sinistra ecologia libertà, prima della scissione di Migliore e Fava ‘a basso consumo energetico’ (LeD – Libertà e diritti – Socialisti Europei).
L’opposizione dunque “non può essere fatta da due centrodestra, di centrodestra ce n’è uno solo”, si affermava dalle fila di Forza Italia mentre dal canto alfaniano si rispondeva a tono dicendo che una forza politica deve poter essere responsabile. Requisito sempre più abusato fin da Scilipoti quando fondò il Movimento di Responsabilità Nazionale, tempi che ormai sembrano lontani anni luce. A lungo, dunque, s’è discusso tra due posizioni che si volevano far apparire opposte pur avendo, nei fatti, un’unica matrice.
E’ in questo clima, dunque, che il senatore Antonio D’Alì approda nuovamente al porto di Forza Italia.
La dichiarazione di D’Alì fa il giro del web e in una manciata di ore si susseguono reazioni e commenti: nella giornata di ieri, su ‘L’Occidentale’ quotidiano on line del partito di Angelino Alfano, il coordinatore del Ncd Quagliariello affermava: «non giudico la decisione di Antonio D’Alì perché le scelte altrui si rispettano, soprattutto quando si tratta di un amico. Sul piano politico, tuttavia, non posso non notare che la sua analisi lascia sconcertati».
Sul piano politico quel che dava pensiero al senatore D’Alì erano le tanto declamate riforme Costituzionali, o almeno questo è quanto è stato dichiarato. Ma se sull’organo di partito alfaniano la giornata di ieri ospitava il commento del coordinatore, nella home page di oggi campeggia un post di poche righe ma significativo: «Pur avendo abbracciato il laicismo più sfrenato in tema di famiglia e unioni gay, Forza Italia evidentemente ha a cuore il precetto evangelico del perdono: a giudicare dai commenti sulle agenzie di stampa, il vitello ucciso per il ‘traditor prodigo’ è ancor più grasso di quello servito a cena per il ritorno di Noemi Letizia. Sono soddisfazioni!» con tanto di hashtag #sonosoddisfazioni.
Si temono, però, altre dipartite in casa dell’Ncd che, forse, torneranno anch’esse alla magione forzista così come D’Alì.
Nel mentre, il segreto patto del Nazzareno scricchiola un poco e Berlusconi pensa a riordinare Forza Italia, dopo essersi lasciato alle spalle le macerie del Popolo della libertà, in Forza Silvio.
L’idea, del ‘Forza Sivlio’, persegue l’ex Cavaliere del lavoro da molto tempo e i Clubs, forse, sono solo un palliativo, ma forse il momento è maturo.
@parlodasolo
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