ANPI news n. 137

APPUNTAMENTI

 

► “Settanta anni dopo. Le stragi nazifasciste fra storia e memoria: il 17 e 18 ottobre convegno promosso da Associazione Museo Storico della Resistenza, Comune di Fivizzano, Comune di Fosdinovo, con il sostegno della Regione Toscana e col patrocinio di ANPI La Spezia, ANPI Massa Carrara, Istituto spezzino per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Istituto storico della Resistenza Apuana. Interverrà il Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia

 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

ANPINEWS N.137

 

 

 

 

 

 

 

La scorsa settimana, mi sono intrattenuto abbastanza a lungo sui temi del lavoro, dello Statuto, dell’art. 18 e dei progetti governativi. Non ho granché da aggiungere a quanto ho già scritto. Tuttavia è andata come da copione: la fiducia è passata a larga maggioranza, pochi i dissenzienti espliciti, notevoli le assenze; in più è stato manifestato il proposito di adottare misure nei confronti dei parlamentari di maggioranza che non hanno votato la fiducia(…)

 

Il 25 ottobre ci sarà a Roma una manifestazione promossa dalla CGIL sui temi del lavoro, della dignità e dell’uguaglianza e del vero cambiamento del Paese. Sono i temi che richiamano i più alti princìpi e valori della nostra Costituzione(…)

 

Un’onda di razzismo sta per abbattersi sull’Italia, dato che la Lega e Casa Pound hanno promosso una manifestazione a Milano per il giorno 18 ottobre, con propositi oltremodo bellicosi e nello stile del peggior razzismo e della peggiore xenofobia

 

40 anni dello Statuto dei Lavoratori video prodotto in occasione del 16° Congresso Nazionale CGIL sui 40 anni dello Statuto dei lavoratori

La manifestazione Lega-Casa Pound in contrasto con la Costituzione di Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

La manifestazione Lega-Casa Pound in contrasto con la Costituzione

Un’onda di razzismo sta per abbattersi sull’Italia, dato che la Lega e Casa Pound hanno promosso una manifestazione a Milano per il giorno 18 ottobre, con propositi oltremodo bellicosi e nello stile del peggior razzismo e della peggiore xenofobia.

Il problema dell’emigrazione è drammatico, per la perdita di vite umane, per la sorte di tante donne e uomini che fuggono da guerre e carestie; un minimo di umanità bisognerebbe impiegarlo, anche se si presentano problemi reali, che il nostro Paese non è in grado di risolvere da solo e per i quali occorrono interventi seri e forti da parte di tutta l’Europa.

Ma una cosa è cercare di contemperare il problema dell’accoglienza e dell’umanità con quello dei costi, che rischiano di diventare insostenibili per un Paese in crisi ed altra – e ben diversa – è quella di solleticare i peggiori egoismi con toni truculenti e gravidi di minacce.

Bisogna dire con forza che questo è razzismo, questa è xenofobia, questa è “cultura” della diseguaglianza e del non rispetto dei diritti umani. E tutto questo (lo dice anche la Corte di Cassazione) richiama anche l’idea di fascismo, perché proprio quella dittatura fu capace di emanare le famigerate leggi razziali e perseguitare tutti coloro che venivano ritenuti “diversi”.

L’Italia non può accettare questo tipo di deriva verso una destra xenofoba e razzista. Le parole con cui alcuni dei promotori hanno illustrato questa iniziativa, suscitano il nostro sdegno e la nostra ripulsa.

Purtroppo, il  mondo contemporaneo presenta un quadro orripilante di guerre di carestie, di persecuzioni, di fame ed ora anche di terrorismo; tutto questo va combattuto con l’impegno di tutti ed in nome della solidarietà e del rispetto dei diritti.

Per questo, quella manifestazione è in contrasto con la nostra Costituzione e con i valori che essa esprime; per questo va trattata per quello che è: la peggiore e più volgare manifestazione di un razzismo odioso.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

Giornata Mondiale delle Bambine e Nobel a Malala da: nd noidonne

In occasione della Giornata Mondiale delle Bambine, stesso giorno in cui Malala riceve il Premio Nobel per la Pace, abbiamo raccolto alcune tra le dichiarazioni più significative

inserito da Redazione

Quest’anno la Giornata mondiale delle Bambine, celebrata lo scorso sabato (11 ottobre), è stata preceduta da una giornata che entrerà nella storia. Il 10 ottobre due attivisti per i diritti dei bambini, Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi, sono stati insigniti del Premio Nobel per la pace. Un riconoscimento straordinario proprio per Malala, adesso diciassettenne ma pur sempre la più giovane della storia a ricevere un premio Nobel, che è stata in prima persona una vittima dell’odio contro le bambine e della volontà di controllo sulle menti e sui corpi delle donne. Ma la ferita grave alla testa (in seguito ad un attacco dei talebani, ndr) e la lunga degenza che è succeduta, non hanno impedito a Malala di proseguire la sua battaglia per il diritto allo studio. Icona e ambasciatrice di tutte le bambine e le ragazze del mondo, quelle a cui è impedito andare a scuola, quelle il cui destino e per cui un destino da esseri umani di serie b sembra segnato. Ed è proprio la felicità per questo Nobel a Malala che deve richiamare tutti, Istituzioni, ong e società civile, ad una presa di coscienza collettiva su quanto c’è ancora da fare.
I dati raccolti e presentati dall’Unicef per la Giornata Mondiale delle bambine parlano chiaro. Sono 70 milioni le ragazze tra i 15 e i 19 anni, circa un quarto sul totale mondiale, che hanno dichiarato di esser state vittime di una qualche forma di violenza fisica. Ma non solo: circa 120 milioni di ragazze sotto i 20 anni nel mondo (circa 1 su 10) sono state costrette a subire rapporti o atti sessuali forzati, e 1 ragazza su 3 tra i 15 e i 19 anni (84 milioni) è stata vittima di violenza psicologica, fisica o sessuale da parte del marito o del partner. Più bassa è l’età della sposa più queste piccole donne sono vulnerabili ed esposte alla violenza di uomini spesso molto più grandi e dai quali dipendono economicamente. Oltre 700 milioni di donne si sono sposate prima di aver compiuto 18 anni. Di queste, piu’ di una su tre (circa 250 milioni) e’ stata sposata prima dei 15 anni. E  se la tendenza attuale non si arresta, entro il 2020, ci saranno nel mondo 140 milioni di spose bambine. I dati inoltre mostrano una preoccupante percezione sull’accettazione della violenza, in particolar modo tra le ragazze, e secondo Geeta Rao Gupta, Vice Direttore generale dell’Unicef, “parlano di una mentalità che tollera, perpetra e giustifica la violenza e dovrebbero far suonare un campanello d’allarme in ognuno di noi, ovunque”.

L’Unicef, si legge nella nota, punta su specifiche azioni per prevenire la violenza contro le ragazze: istruire a scuola le bambine; dare loro insegnamenti importanti per la vita; supportare i genitori anche con trasferimento di soldi per arginare i rischi per le bambine; cambiare gli atteggiamenti e le norme delle comunità; rafforzare sistemi e servizi giudiziari, sociali e penali. “Il problema è globale, ma le soluzioni devono essere trovate a livello nazionale, nelle comunità, tra le famiglie. Noi abbiamo la responsabilità di proteggere, istruire e rafforzare le adolescenti. Siamo tutti responsabili di fermare la violenza contro le ragazze e le bambine” – ha concluso Rao Gupta.

A intervenire in questa giornata così particolare anche la Direttrice Esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka. “La Giornata Internazionale delle Bambine è un’opportunità per intraprendere un’azione collettiva che rompa il circolo della violenza contro le ragazze e le donne. Se oggi rendiamo possibile l’empowerment delle ragazze, avremo un domani più sicuro, più sano, più prospero e più sostenibile. Il nostro impegno è quello di creare un mondo dove le ragazze possono vivere libere dalla violenza e sviluppare appieno il loro potenziale. La violenza contro le ragazze, in ogni sua forma, è una grave violazione dei diritti umani, che affonda le sue radici nella disuguaglianza di genere. Più di 130 milioni di ragazze e donne hanno subito la mutilazione genitale femminil e ogni giorno 39.000 ragazze sono date in sposa prima dei loro 18 anni. Proprio queste giovani spose, oltre ad essere più vulnerabili alla violenza e agli abusi sessuali del partner, vanno incontro a complicazioni durante la gravidanza ed il parto, prima causa di morte delle giovani donne tra i 15 e i 19 anni. Si tratta di un enorme perdita di potenziale umano”.

Insieme all’Unicef e Un Women, molte sono le organizzazioni non governative impegnate nella lotta per i diritti delle bambine. Una su tutte, Plan International, che proprio l’11 ottobre ha festeggiato il secondo anniversario di Because I am a Girl, la piu’ grande campagna per i diritti delle bambine. Lanciata ufficialmente l’11 Ottobre 2012 da Plan International, colorando di rosa i principali monumenti del mondo, e’ stata ideata dopo che due direttrici nazionali di Plan andarono in un villaggio del Nepal per monitorare il lavoro fatto dalla sede di Plan in loco; entrando in un’umilissima casa videro una donna con due bambini, un mas chio e una femmina, molto diversi tra loro: il bambino era pulito, ben tenuto, in carne, mentre la bambina era emaciata, sporca, pelle e ossa. Una direttrice chiese alla donna come mai questa differenza e lei rispose: because “she is a girl” e cosi’ e’ nata Because I am a Girl.

America Latina, il Piano Condor a giudizio a Roma per la morte di 23 cittadini di origine italiana Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

In America Latina, tra la metà degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 una intera generazione venne annientata dalla feroce repressione guidata da dittatori e strutture militari, per la gran parte guidate dalla Cia. Per quelle morti 20 esponenti dei regimi peruviani, uruguaiani, boliviani e cileni dovranno affrontare un processo davanti al tribunale di Roma. La ragione è molto semplice quanto orrenda: tra quelle decine di migliaia di morti ci sono 23 cittadini di origine italiana. Il gup Alessandro Arturi li ha rinviati a giudizio per il reato di omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona. Nei confronti degli imputati non verrà contestata la strage ma solo per un vizio di procedibilità. Il processo inizierà nell’aula bunker di Rebibbia, davanti alla III corte d’assise. Il gup ha inoltre stralciato la posizione di altri nove, già processati e condannati nei loro paesi d’origine, con trasmissione degli atti al ministero della giustizia per valutare se debbano o meno essere giudicati in Italia.

Il rinvio a giudizio arriva dopo oltre dieci anni di indagini condotte dalla Procura di Roma, dall’aggiunto Giancarlo Capaldo. Una complessa attività investigativa che ha cercato di risalire agli autori del ‘Piano Condor’, l’ accordo di cooperazione portato avanti dalle dittature di sette paesi efinalizzato all’eliminazione di qualunque oppositore al regime (sindacalisti, intellettuali, studenti, operai e esponenti di sinistra).

La chiusura dell’inchiesta risale a tre anni fa e riguardava 140 persone (tra le quali anche 59 argentini, 11 brasiliani e 6 paraguayani) ma problemi burocratici legati alla notifica e la morte di numerosi esponenti delle giunte militari hanno fatto scendere il numero dei soggetti a rischio processo.
Il primo caso di ‘desaparecido’ contemplato nel procedimento avviato a piazzale Clodio, piuttosto anomalo rispetto agli altri perche’ avvenuto prima dell’insediamento della giunta militare in Argentina, è quello legato all’uccisione di Alvaro Daniel Banfi, sequestrato in Argentina il 12 settembre del 1974 e morto un mese e mezzo dopo. L’inchiesta nel dicembre del 2007, porto’ all’emissione di circa 140 richieste di custodia cautelare di cui solo una fu eseguita nei confronti dell’uruguayano Nestor Jorge Fernandez Troccoli, 63 anni, gia’ esponente dei servizi segreti della Marina accusato della morte di sei italiani. Per quest’ultimo la Procura ancora non ha depositato l’atto di chiusura indagini. Nell’elenco degli indagati comparivano anche i nomi dei i dittatori Jorge Rafael Videla (Argentina), Jorge Maria Bordaberry ed il suo successore Gregorio Alvarez (Uruguay), l’ex presidente del Peru’ (1975-80) Francisco Morales e l’ex primo ministro Pedro Richter Prada (1979-80).

Contro le discriminazioni, difendiamo l’articolo 18 Fonte: Circolo Maurice glbtq Torino

Ci sono molte ragioni per cui, come gay, lesbi­che, bises­suali, tran­ses­suali e queer, pren­diamo posi­zione con­tro la «riforma» del lavoro. In primo luogo, ci pre­oc­cupa la mano­mis­sione delle garan­zie con­tro i licen­zia­menti ille­git­timi san­cite dall’articolo 18: la legge-delega lascia al Governo un mar­gine di discre­zio­na­lità incom­pren­si­bil­mente ampio, nulla dice sulla sal­va­guar­dia del rein­te­gro nel posto di lavoro nel caso di licen­zia­mento discri­mi­na­to­rio. […]Non solo: se anche le attuali tutele con­tro il licen­zia­mento discri­mi­na­to­rio fos­sero for­mal­mente con­ser­vate, la scom­parsa della pos­si­bi­lità del rein­te­gro per le altre forme di licen­zia­mento ille­git­timo pri­ve­rebbe l’articolo 18 dell’attuale effi­ca­cia deter­rente e inco­rag­ge­rebbe l’esercizio di un potere arbi­tra­rio da parte del datore di lavoro.La riforma For­nero ha già inde­bo­lito in modo con­si­de­re­vole que­sta fun­zione pre­ven­tiva dell’articolo 18, ma ha lasciato al giu­dice del lavoro la pos­si­bi­lità di ordi­nare il rein­te­gro in un numero più limi­tato di casi. Se que­sta pos­si­bi­lità fosse can­cel­lata defi­ni­ti­va­mente, la discri­mi­na­zione potrebbe facil­mente essere nasco­sta die­tro ragioni disci­pli­nari o eco­no­mi­che, la cui insus­si­stenza sarebbe punita con un sem­plice risar­ci­mento mone­ta­rio. D’altronde sap­piamo bene quanto sia dif­fi­cile per la lavo­ra­trice o il lavo­ra­tore che ritiene di essere discriminata/o for­nire, come chiede la legge, que­gli «ele­menti di fatto ido­nei a fon­dare, in ter­mini gravi, pre­cisi e con­cor­danti, la pre­sun­zione dell’esistenza di atti, patti o com­por­ta­menti discri­mi­na­tori» (Dlgs. 216/2003, art. 4.4). Non sarà un caso che quella che ha col­pito l’avv. Carlo Taor­mina nell’agosto scorso sia stata la prima con­danna in Ita­lia per discri­mi­na­zione fon­data sull’orientamento ses­suale, anche se la norma esi­ste da 11 anni. […]

Vale la pena di ricor­dare che la rile­vanza della discri­mi­na­zione nei con­fronti delle per­sone glbtq in ambito lavo­ra­tivo è dimo­strata da nume­rose inda­gini. Secondo la Lgbt Sur­vey con­dotta nel 2012 dall’Agenzia euro­pea dei diritti fon­da­men­tali, il 20% dei/delle par­te­ci­panti ita­liani, nel corso dell’anno pre­ce­dente alla ricerca, ha subìto in prima per­sona epi­sodi di discri­mi­na­zione nella ricerca di un’occupazione o sul posto di lavoro in ragione dell’orientamento ses­suale o dell’identità di genere. Un’indagine svolta dall’Istat nel 2011, inol­tre, ha rive­lato che il 25% degli/lle italiani/e con­si­dera legit­timi i com­por­ta­menti discri­mi­na­tori nei con­fronti delle per­sone trans, il 41% non vuole che una per­sona omo­ses­suale sia inse­gnante della scuola pri­ma­ria e il 28% trova inac­cet­ta­bile che una per­sona gay o lesbica sia medico. Il 29,5% delle per­sone omo­ses­suali inter­vi­state dall’Istat, infine, ha rife­rito di essere stato discri­mi­nato nella ricerca di un lavoro e il 22% ha subito una discri­mi­na­zione sul lavoro.

Ha scritto bene Gianni Fer­rara sul mani­fe­sto che l’articolo 18 «libera la lavo­ra­trice e il lavo­ra­tore dall’arbitrio del datore di lavoro, quell’arbitrio che, con l’incombenza del licen­zia­mento ad libi­tum, dispor­rebbe in asso­luto delle con­di­zioni di vita di un essere umano». È, in altre parole, uno stru­mento essen­ziale per garan­tire una «esi­stenza libera e digni­tosa» den­tro e fuori i luo­ghi di lavoro, per affer­mare l’insopprimibile diritto all’autodeterminazione che abbiamo messo a fon­da­mento del nostro essere movi­mento. Per que­sto ci appel­liamo alle altre asso­cia­zioni del movi­mento glbtq per­ché pren­dano la parola insieme a noi: l’attacco all’articolo 18 è un attacco a tutte/i noi.

I labili confini tra partiti di Governo: D’Alì (Ncd) torna a Forza Italia, Renzi risorsa per il centrodestra.| Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

La manovra sale a 30 miliardi e «18 non è l’articolo dello Statuto dei lavoratori ma i miliardi che serviranno per ridurre le tasse».
Questa la strategia renziana riassumibile, anche, con altre parole del Presidente del Consiglio dei Ministri/Segretario Pd: «Una manovra di ampio respiro se l’avesse fatta qualcun altro la Cgil avrebbe applaudito».
Sono lontani, dunque, i tempi del governo Letta in cui si affermava tranquillamente che “non ci devono essere altre manovre finanziarie”. Saccomanni, primo fautore del ‘non più manovre’ diventava l’attore di numerosi talk show di prima serata in cui la tematica ricorrente era ‘certo, ma è sicuro che non si possa o non si debba fare una manovra?’, come se fosse la panacea di tutti i mali dell’economia e del Governo italiano.
Così come sono lontani i tempi in cui il quadro politico della maggioranza e del Governo erano definibili. Non tanto chiari ma almeno ‘autoconfinanti’ tra formazioni politiche tra loro avverse: la strategia renziana della ‘maggioranza sulle cose-da-fare’ si palesa ogni giorno di più, tolta da ogni colore politico. ‘Chi c’è, c’è’. Il confine è ormai superato da tempo e Ferrara, dalle colonne del ‘Foglio’ di oggi si augura che la ‘riforma’ completa del Pd vada in porto: «la riforma del partito, in attesa della realizzazione piena di tutte le altre, e virtualmente già cosa fatta: c’è da sperare che sia formalizzata presto e bene».
Così come lo stesso Direttore scrive che: «quando le correnti lo insignirono (Veltroni) primo segretario del Partito Democratico, per trovare uno sbocco alla crisi del governo Prodi, 2008, a noi berlusconiani interessati a una sinistra riformista e al superamento del prodismo ulivista, sembrò una bella cosa».
Per mesi, poi, si è discusso dello strappo tra il Nuovo Centrodestra alfaniano e la rediviva Forza Italia che già – però – deve essere totalmente ripensata, a detta di Berlusconi; per mesi, dunque, l’opposizione è stata posta sotto l’egida forzista, oltre che sotto quella Movmento 5 Stelle e di Sinistra ecologia libertà, prima della scissione di Migliore e Fava ‘a basso consumo energetico’ (LeD – Libertà e diritti – Socialisti Europei).
L’opposizione dunque “non può essere fatta da due centrodestra, di centrodestra ce n’è uno solo”, si affermava dalle fila di Forza Italia mentre dal canto alfaniano si rispondeva a tono dicendo che una forza politica deve poter essere responsabile. Requisito sempre più abusato fin da Scilipoti quando fondò il Movimento di Responsabilità Nazionale, tempi che ormai sembrano lontani anni luce. A lungo, dunque, s’è discusso tra due posizioni che si volevano far apparire opposte pur avendo, nei fatti, un’unica matrice.
E’ in questo clima, dunque, che il senatore Antonio D’Alì approda nuovamente al porto di Forza Italia.
La dichiarazione di D’Alì fa il giro del web e in una manciata di ore si susseguono reazioni e commenti: nella giornata di ieri, su ‘L’Occidentale’ quotidiano on line del partito di Angelino Alfano, il coordinatore del Ncd Quagliariello affermava: «non giudico la decisione di Antonio D’Alì perché le scelte altrui si rispettano, soprattutto quando si tratta di un amico. Sul piano politico, tuttavia, non posso non notare che la sua analisi lascia sconcertati».
Sul piano politico quel che dava pensiero al senatore D’Alì erano le tanto declamate riforme Costituzionali, o almeno questo è quanto è stato dichiarato. Ma se sull’organo di partito alfaniano la giornata di ieri ospitava il commento del coordinatore, nella home page di oggi campeggia un post di poche righe ma significativo: «Pur avendo abbracciato il laicismo più sfrenato in tema di famiglia e unioni gay, Forza Italia evidentemente ha a cuore il precetto evangelico del perdono: a giudicare dai commenti sulle agenzie di stampa, il vitello ucciso per il ‘traditor prodigo’ è ancor più grasso di quello servito a cena per il ritorno di Noemi Letizia. Sono soddisfazioni!» con tanto di hashtag #sonosoddisfazioni.
Si temono, però, altre dipartite in casa dell’Ncd che, forse, torneranno anch’esse alla magione forzista così come D’Alì.
Nel mentre, il segreto patto del Nazzareno scricchiola un poco e Berlusconi pensa a riordinare Forza Italia, dopo essersi lasciato alle spalle le macerie del Popolo della libertà, in Forza Silvio.
L’idea, del ‘Forza Sivlio’, persegue l’ex Cavaliere del lavoro da molto tempo e i Clubs, forse, sono solo un palliativo, ma forse il momento è maturo.
@parlodasolo

“Protestiamo perché ci vogliono far credere che la povertà è normale”. Intervista a Giuseppe De Marzo | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Giuseppe De Marzo è il coordinatore nazionale della campagna “Miseria Ladra”

In questo autunno di movimenti sociali e proteste c’è anche spazio per dire una cosa importante a favore della dignità delle persone…
Il 17 è la giornata mondiale per l’eliminazione della povertà. Le Nazioni unite nel 1993, quando la vararono, scrissero che intendevano cancellarla del tutto. La nostra costituzione e la stessa carta dell’Onu parlano indicano la povertà come la più grande illegalità. Nella nostra costituzione viene delineata anche una precisa strategia volta a garantire la dignità della presona che fa leva sulla rimozione degli ostacoli economici.

Quali sono i numeri della povertà in Italia?

Da otto milioni a 10 milioni in povertà relativa con 516 euro e sei milioni in povertà assoluta. Nel nostro paese, dall’esplodere della crisi la povertà è raddoppiata. Siamo maglia nera in Europa. E non dobbiamo dimenticare che abbiamo un milione e 423mila minori indigenti. Siamo di fronte a cifre che in appena due anni sono raddoppiate. Siamo maglia nera in Eruopa anche per quanto riaguarda la dispersione scolastica, 17% contro 13%.

Quali sono gli esatti criteri di valutazione sulla povertà?

Si è poveri quando perdi lavoro e welfare. Sono elementi che mantengono la dignità umana. Senza dignità non c’è democrazia. E quando la democrazia è debole vengono fuori mafie e criminalità, che sono le vere vincitrici della crisi. Per questo il 17 saremo in piazza a Montecitorio non solo con Libera a e Gruppo Abele ma con tanti altri che su questi terreni combattono una battaglia quotidiana. L’idea di rimettere al centro la dignità della persona, ripropone la civiltà dei diritti e non la civiltà della compassione per chi è rimasto indietro. Dignità e civiltà come dice la nostra costituzione.

Quali proposte avete?

Abbiamo proposte molto concrete come il blocco sfatti e l’utilizzo dei beni confiscati, che in Italia sono più di undicimila. Occorre creare nuovo welfare perché i sindaci sono colpiti dalla legge di stabilità. Ci stiamo alleando con i sindaci sui territori perché la povertà bussa alle porte delle città. Oggi siamo felici di vedere come ci si rende conto in tanti della drammaticità della situazione. Le politiche di austerity fanno malissimo perché fa affluire le ricchezze verso l’alto sottraendole dal basso. Chiediamo inoltre 400 miliardi di investimenti europei su occupazione e sostenibilità a livello euroepeo come anche il reddito minimo. Solo l’Italia, la Grecia e la Bulgaria non hanno questa misura.

Cosa accadrà il 17 ottobre quindi?

Quel giorno dalle dieci alle diciotto saremo davanti a Montecitorio. Dalla Fish al Comitato 16 novembre, Libera e Gruppo Abele, solo per citarne alcuni. Ci sarà una specie di speak corner,e anche un bel gruppo di podisti che gireranno davanti al Parlamento per una corsa contro la povertà. Diciamo che quello che ci interessa è che siano presenti le principali realtà che si impegnano nei territori sui temi del welfare e della diffusione di una cultura contro le mafie. Quello che vogliamo ricordare ai parlamentari e alle istituzioni è che le Nazioni unite ci chiedono che cosa stiamo facendo per comabattere la povertà. Non gli si può rispondere con funambolismi o dicendo che stiamo intervenendo sull’Articolo 18

Giochi di guerra in terra sarda : Articolo pubblicato in Casablanca, n. 36, settembre-ottobre 2014 di Antonio Mazzeo

Un disastro ambientale di proporzioni enormi, ingiustificato, inaccettabile. Per nome e conto del complesso militare-industriale-finanziario e di chi, da tempo immemorabile, stupra i territori e il paesaggio per le vecchie e nuove guerre planetarie. Mercoledì 4 settembre, a Capo Frasca (provincia del Medio Campidano) trenta ettari di macchia mediterranea di grande pregio sono stati devastati a seguito dell’esplosione di un missile sganciato da un cacciabombardiere. L’ennesimo war game in un’isola, la Sardegna, dove sorgono i più grandi poligoni terrestri e aereonavali del Mediterraneo. Dove non c’è giorno, mese, anno, in cui non vomitino fuoco e morte gli aerei, i carri armati, le navi e i cannoni della Nato e dei regimi più reazionari di Africa e Medio Oriente.

“Sono state svolte due missioni il 2 e 4 settembre, con la partecipazione di velivoli da guerra dell’aeronautica militare italiana e tedesca decollati dallo scalo militare di Decimomannu”, ha spiegato il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi. “Presumibilmente l’incendio si è originato per una cartuccia di una bomba inerte, che ha rimbalzato più volte nel terreno, arrestandosi 100 metri oltre il target dopo essere stata sparata da uno dei quattro aerei Tornado tedeschi in esercitazione. Il forte vento ha poi propagato le fiamme. Ma si è trattato di un evento del tutto eccezionale”. Di eccezionale, però, stavolta, c’è solo la superficie di macchia investita dall’incendio. Capo Frasca, infatti, è un enorme e velenosa discarica a cielo aperto dove fanno bella mostra di sé residui di bombe, proiettili, ordigni metallici inesplosi, missili conficcati nel terreno e persino lamiere, fusoliere e carcasse di aerei da guerra abbattuti o precipitati. Come del resto annota lo stesso Ministero della Difesa, dai primi anni ’50 ad oggi, circa 60 aerei militari sono andati distrutti in incidenti di volo “con 24 naviganti di diverse nazionalità deceduti e ricordati nella chiesa ecumenica del poligono di Capo Frasca”. Gli ultimi due velivoli, due cacciabombardieri F-16 del 37° Stormo dell’Aeronautica di Trapani-Birgi, sono precipitati il 22 maggio 2006 al largo di Capo Carbonara, mentre stavano conducendo una missione di addestramento notturno nell’ambito dell’esercitazione aerea “Spring Flag”. I due piloti sono riusciti a salvarsi in extremis dopo essersi lanciati in mare dai velivoli. Cinque anni prima, una barca da pesca era stata affondata a pochi metri dalla riva di una spiaggia pubblica da un missile lanciato da un caccia in esercitazione tra la base di Decimomannu e Capo Frasca.

La grande base dei Signori della guerra

Il poligono di Capo Frasca occupa una superficie a terra di 1.416 ettari che interessa i comuni di Terralba, Arbus e Arborea e viene utilizzato dalle forze armate italiane e straniere per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Come gli altri grandi poligoni strategici sardi di Capo Teulada, Perdasdefogu e Salto di Quirra, Capo Frasca offre una serie di bersagli adatti al bombardamento al suolo e all’uso di cannoni o mitragliatrici di bordo. Intorno al poligono si ergono una serie di postazioni di controllo radar e telecomunicazioni di supporto al sistema per l’addestramento aereo, come ad esempio quelle di Siamaggiore, Monte Arci e Santulussurgiu. Un’enorme zona di restrizione dello spazio aereo collega direttamente Decimomannu a Capo Frasca e alla vasta zona, indicata nelle carte militari con la sigla D 40, situata fuori dalle acque territoriali, adibita al combattimento aereo e al lancio di missili e bombe.

L’aeroporto di Decimomannu, esteso su una superficie di 571 ettari nel comune di Villasor, è la struttura chiave per l’addestramento dei piloti di cacciabombardieri e l’impiego e il collaudo di missili e radio bersagli. Situato a pochi chilometri da Cagliari, è uno dei più trafficati scali militari di tutta Europa. Si stima che dal 1955 ad oggi siano stati rischierati a Decimomannu circa 400 reparti diversi appartenenti a 21 Nazioni, con 150 differenti tipi di aeromobili; durante gli eventi più drammatici che hanno segnato la recente storia mondiale (guerra in Vietnam, prima guerra del Golfo, conflitto in Ex Yugolsavia, ecc.), nell’aeroporto sardo si sono registrati più di 450 movimenti aerei giornalieri e un consumo costante superiore a 1.000.000/1.200.000 litri di carburante JP8 al giorno.

Decimomannu rientra tra le basi italiane concesse segretamente nell’ottobre 1954 alla Nato e agli Stati Uniti, congiuntamente ad Aviano, Camp Darby (Livorno), Napoli-Capodichino e Sigonella, ma negli anni il suo status giuridico si è fatto più ibrido ed articolato. “Decimomannu e il poligono nella zona sud-occidentale della Sardegna risposero alla domanda sempre più crescente in ambito Nato di individuare aree specifiche all’addestramento al combattimento aereo lontane da traffici aerei e marittimi, condizione non facilmente riscontrabile nell’Europa centrale e settentrionale”, riporta l’Ufficio storico della Difesa. Così in Sardegna fu realizzata la prima delle installazioni per l’addestramento e il tiro aereo previste dai piani Nato dell’epoca. Il 16 dicembre del 1959 fu firmato un accordo tra Italia, Canada e Germania Occidentale che entrò in vigore l’anno successivo e che consentì alle forze aeree dei tre paesi e alla Marina militare tedesca di operare con continuità sulla base di Decimomannu e impiegare nei poligoni sardi i nuovi sistemi d’arma acquisiti. Successivamente l’accordo fu esteso ai velivoli statunitensi; l’US Air Force e l’Us Navy, in particolare, negli anni ’60 e nei primi anni ’70, utilizzarono Decimomannu come scalo tecnico per le azioni di guerra nel sud-est asiatico e i mezzi assegnati alla VI flotta di stanza nel Mediterraneo. A partire dalla fine degli anni ‘70, le aeronautiche di Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna stabilirono nello scalo propri distaccamenti fissi, a supporto delle esercitazioni aeronavali in Sardegna. Nel corso degli anni ’90, i distaccamenti dell’US Air Force e della RAF britannica hanno abbandonato l’aeroporto anche se i caccia e i grandi aerei da trasporto militari Usa continuano ancora oggi ad utilizzare Decimomannu nei loro trasferimenti tra gli Stati Uniti, l’Iraq, l’Afghanistan e il continente africano. Lo scalo sardo è pure utilizzato per i rischiaramenti temporanei degli aerei radar E-3 Awacs della NATO Airborne Early Warning And Control Force, la forza di pronto allarme di stanza a Geilenkirchen (Germania) e basi operative ad Aktion (Grecia), Konya (Turchia) e Trapani-Birgi. Nel 2011, quando la coalizione multinazionale a guida Usa-Nato scatenò un sanguinoso conflitto contro la Libia (Operazione Unified Protector), a Decimomannu furono rischierati quattro cacciabombardieri F-18, due velivoli da trasporto B.707 e CASA 235 e un aerorifornitore KC-130 delle forze armate spagnole, sei cacciabombardieri F-16 dell’Aeronautica olandese e sei cacciabombardieri Dassault Mirage 2000 e sei F-16 degli Emirati Arabi Uniti.

Il megalaboratorio di droni e Tornado

Decimomannu è utilizzata periodicamente per le esercitazioni Dissimilar Air Combat Training – DACT delle forze aeree Nato e di paesi non aderenti all’Alleanza Atlantica. Nel 1979 fu installato nella base l’ACMI (Air Combat Maneuvering Instumentation), un sofisticato sistema elettronico di produzione statunitense, che permetteva di dirigere e monitorare le operazioni di addestramento alla guerra aerea. L’ACMI, per lungo tempo l’unico esistente in Europa, è stato utilizzato fino al 2002 quando fu rimpiazzato dal più moderno AACMI (Autonomous Air Combat Manouvering Instrumentation), gestito da un consorzio italo-tedesco-israeliano e costituito da strumenti, sensori computer e sistemi di videorappresentazione elettronica che consentono di operare senza l’uso di armi reali. Al controllo dell’AACMI è preposto il Reparto Sperimentale e di Standardizzazione al Tiro Aereo (R.S.S.T.A.) / Air Weapon Training Installation (A.W.T.I.). Tipicamente, un ciclo addestrativo ha la durata di circa due o tre settimane ed è articolato in una serie di missioni svolte nei poligoni, usati singolarmente o, come spesso accade, impiegati nella loro totalità, al fine di simulare un complesso operativo più aderente alla realtà. Il reparto impiega due radar: il primo è dedicato 24 ore al giorno esclusivamente al controllo del traffico aereo militare e civile sugli aeroporti di Decimomannu e Cagliari-Elmas; il secondo, con compiti di sorveglianza dello spazio aereo nazionale, è impiegato per il controllo delle missioni addestrative.

Dopo il progressivo disimpegno di Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti, dal 1998 l’R.S.S.T.A/A.W.T.I. è composto da personale dell’Aeronautica italiana, affiancato da personale militare e civile tedesco (Taktisches Ausbildungskommando der Luftwaffe Italien), che opera su Decimomannu in qualità di “coutente”. Italia e Germania impiegano e condividono le strutture operative, addestrative e logistiche dell’AWTI con oneri suddivisi al 50%, sulla base di un accordo bilaterale firmato nel 2004 e rinnovato il 5 febbraio 2013 per altri sei anni. “La disponibilità di ampi spazi aerei, di infrastrutture tecnologiche d’avanguardia e logistiche capaci di ospitare svariati gruppi di volo contemporaneamente (ben oltre 100 aeromobili tra caccia, cargo ed elicotteri), nonché condizioni meteorologicamente favorevoli, fanno di Decimomannu una base altamente quotata dagli alleati per l’addestramento avanzato, soprattutto con armamento di ultima generazione”, riporta il Ministero della Difesa. “L’attività di volo condotta nel poligono AACMI, specialmente quella DACT, spesso effettuata tra velivoli di diverse nazionalità, ha contribuito in modo determinante al perfezionamento e alla standardizzazione delle tecniche di combattimento manovrato e all’interoperabilità del personale delle forze aeree Nato”.

Nella base è presente pure un distaccamento dell’azienda Alenia-Aeronautica (Gruppo Finmeccanica), costituito fino a un massimo di 60 unità, a seconda dei programmi industriali in atto, che fornisce il supporto tecnico ai reparti militari nella conduzione di prove in volo dei velivoli e dei sistemi avionici acquisiti. Così è cresciuta negli anni l’importanza strategica di Decimomannu e dei poligono limitrofi nell’ambito delle sperimentazioni dei più sofisticati apparati di morte. Nell’agosto 2009, per la prima volta un velivolo a pilotaggio remoto “Predator A” del 32° Stormo dell’Aeronautica militare, decollato dalla base di Amendola (Foggia), ha raggiunto Decimomannu utilizzando un apposito corridoio aereo interdetto al traffico civile, per testare le nuove apparecchiature di telerilevamento di cui era stato dotato e che hanno poi  consentito di potenziare le possibilità d’impiego del drone nei teatri operativi (prima Iraq, Afghanistan e Libia, ora Somalia e azioni di contrasto della pirateria in Corno d’Africa e dei flussi migratori nel Mediterraneo). Nel settembre 2013, la base aerea di Decimomannu è stata sede della prima campagna di certificazione al rifornimento in volo promossa in ambito europeo, grazie all’impiego di tre caccia JAS-39 Gripen della forza aerea svedese, un velivolo Mirage 2000 e un Rafale francesi e il tanker italiano KC-767 A in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. L’attività, organizzata insieme alla European Defence Agency (EDA), ha avuto come “osservatori” pure alcuni ufficiali dell’aeronautica militare della neutrale Svizzera e ha consentito lo “sviluppo prioritario di un efficace sistema di condivisione delle risorse in ambito multinazionale”. Due mesi più tardi, Decimomannu ha pure ospitato le prove di volo per l’integrazione del missile da crociera a lungo raggio “Storm Shadow” sul cacciabombardiere Eurofighter Typhoon. Il ciclo è stato svolto con un prototipo italiano gestito di Alenia e il supporto delle aziende straniere BAE Systems e Cassidian. Prodotto dalla società missilistica europea MBDA di cui Finmeccanica detiene il 25% del pacchetto azionario, il nuovo sistema missilistico è dotato di un raggio di azione di oltre 250 km e ha consentito agli Eurofighter di poter sviluppare le proprie capacità offensive, giorno e notte, in tutte le condizioni meteo. Dopo i test sperimentali in Sardegna, a partire del 2005 lo “Storm Shadow” è stato acquistato dai reparti di volo di Arabia Saudita, Austria, Germania, Gran Bretagna, Italia, Oman e Spagna.

Dove Israele si addestra a sterminare i palestinesi

Da undici anni a questa parte, puntualmente in piena primavera, Decimomannu diviene il teatro di “Spring Flag”, la più importante esercitazione organizzata sul territorio nazionale, aperta alla partecipazione di mezzi e personale Nato ed extra-Nato, con missioni di contro-aviazione, supporto aereo ravvicinato a truppe terrestri e unità navali, interdizione ai convogli navali, evacuazione di personale, soccorso in mare, ecc.. L’edizione 2006, quella del grave incidente che ha visto coinvolti i due caccia F-16 dell’Aeronautica italiana, è passata alla storia anche per la diserzione in extremis delle forze armate svedesi, contrariate per la presenza ai giochi di guerra – insieme a Italia, Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Giordania e Tunisia – di alcuni cacciabombardieri F-15 della bellicosa Israele. I top gun israeliani non erano comunque nuovi alle esercitazioni a fuoco in territorio sardo. Secondo quanto riportato il 22 settembre 2003 dal quotidiano di Tel Aviv Maariv, nelle settimane precedenti nei cieli di Decimomannu e Capo Frasca si erano tenute simulazioni di battaglie aeree tra caccia tedeschi MiG 29 ed F-15 della Israeli Air Force. “Per l’importanza dell’esercitazione – aggiunse Maariv – sono stati selezionati i migliori piloti di caccia reperibili in Israele”.

Dopo “Spring Flag 2006”, la presenza dei velivoli da guerra israeliani in Sardegna è divenuta costante e massiccia. Nel novembre 2010, ad esempio, in occasione dell’esercitazione annuale “Star Vega”, una decina di cacciabombardieri F-15 ed F-16 dell’Israeli Air Force si esercitavano congiuntamente con i Tornado, gli Eurofighter, gli F-16 e gli AMX dell’Aeronautica italiana impiegando i sistemi elettronico-missilistici dislocati presso il poligono di Capo San Lorenzo e Perdasdefogu. Una seconda fase dell’esercitazione aerea si svolgeva il mese successivo in Israele presso la base aerea di Ovda, nel  deserto del Negev. Durante le attività addestrative, un caccia del 106° squadrone israeliano, dopo il decollo dalla base di Decimomannu, compiva una manovra altamente pericolosa, non autorizzata. Per questo il pilota veniva condannato da un tribunale militare israeliano a sette giorni di carcere e un anno di sospensione dal volo.

L’edizione 2011 di “Star Vega” vedeva ancora una volta Decimomannu quale fulcro delle attività addestrative di una ventina di velivoli dell’Aeronautica militare italiana, israeliana, olandese e tedesca. Lo scorso anno, assenti gli israeliani, l’Aeronautica italiana ha voluto fare le cose in grande: nello scalo sardo sono stati fatti confluire dai diversi reparti di volo decine di cacciabombardieri, velivoli per la guerra elettronica e il rifornimento in volo, droni-spia, ecc.. Imponente anche la presenza dell’Esercito con il 33° Reggimento “Falzarego” (settore guerra elettronica), il 41° Reggimento “Cordenons” (sorveglianza strumentale del campo di battaglia con radar e mini-droni) e il 13° Battaglione “Aquileia” (ricerca informativa sul  terreno), mentre la Nato ha inviato un velivolo-radar AWACS. Contemporaneamente a “Star-Vega 2013”, l’Alleanza Atlantica ha svolto nei cieli del basso Tirreno l’esercitazione “Ramstein Guard 4”, finalizzata a integrare le componenti alleate specializzate nel settore della guerra elettronica. “Quest’esercitazione è stata per noi una palestra in cui, attraverso tecnologie all’avanguardia, ci siamo addestrati a fare sempre meglio quello che il personale dell’Aeronautica militare sta facendo da tempo in Afghanistan e che potremmo essere chiamati a fare”, dichiarava il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, a conclusione di “Star Vega”. “L’esercitazione a Decimomannu è stata anche un’occasione di addestramento della cosiddetta logistica di proiezione. Sono state allestite tutte le strutture campali, sia di comando che di controllo e alloggiamento per una parte del personale partecipante che si renderebbero necessarie se l’Aeronautica venisse chiamata a intervenire con brevissimi tempi di preavviso in zone di operazioni isolate…”.

Il Programma esercitazioni a fuoco secondo semestre 2014 elaborato dal Reparto Sperimentale Standardizzazione al Tiro Aereo, pubblicato il 3 marzo 2014, prevede ancora una volta l’arrivo a Decimomannu di caccia F-15 ed F-16 dell’Israeli Air Force per esercitarsi al combattimento in volo e sganciare bombe pesanti nel poligono di Capo Frasca. Nonostante i recentissimi massacri a Gaza di donne e bambini, crimini che la comunità internazionale si è guardata bene di stigmatizzare, da Roma nessuno ha ritenuto opportuno annullare l’invito dei piloti israeliani ai giochi di guerra in terra sarda. Nei giorni scorsi, il Ministero della Difesa ha emesso un contorto e imbarazzato comunicato. “In merito alle notizie recentemente pubblicate da alcuni organi di stampa, si precisa che il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato. L’esercitazione multinazionale Vega, di cui si parla, è inserita, di massima, nella programmazione per la prima decade di dicembre. Per tale attività, di fatto, non è stata ancora completata la fase di pianificazione che, comunque, non prevede azioni a fuoco né utilizzo di armamenti (anche inerti) ma esclusivamente attività simulata. Solo dopo la pianificazione verranno confermate le nazioni partecipanti…”. A scanso di equivoci, il governo di Renzi & soci ha ritenuto inammissibile un ordine del giorno del M5S che chiedeva di cancellare la partecipazione dei militari israeliani alle esercitazioni aeree previste a Capo Frasca. Tel Aviv è il partner strategico di Washington e Bruxelles in Medio oriente e uno dei migliori clienti dei mercanti d’armi di Casa nostra.

Articolo pubblicato in Casablanca, n. 36, settembre-ottobre 2014