Il potere della ‘Ndrangheta da: antimafia duemila

lombardo-giuseppe-c-giorgio-barbagalloContinua la caccia del pm Lombardo ai colletti bianchi della mafia calabrese

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari – 11 ottobre 2014
Latitanza Matacena: tra gli indagati l’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi
Mentre a Palermo i pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia vengono insultati e abbandonati dalle istituzioni a Reggio Calabria ci sono pm che imperterriti, stanno svolgendo importantissime inchieste non solo sui mafiosi ndranghetisti ma anche su quei colletti bianchi perfettamente inseriti nel contesto del sistema criminale.
Sembra essere ad una svolta l’indagine coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo (in foto) e Francesco Curcio, sulla latitanza dell’armatore Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva dalla Cassazione (deve scontare tre anni di carcere, ndr) per i suoi rapporti con la cosca Rosmini.
 Con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato dall’articolo sette (aggravante mafiosa, ndr) è finito al registro degli indagati l’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti, Giorgio Starace.

Gli investigatori sarebbero arrivati a lui seguendo un’ informativa trasmessa alla Dda dal colonnello della guardia di finanza Paolo Costantini, fino al marzo scorso in servizio presso i servizi segreti per conto dei quali ha diretto proprio il centro operativo di Dubai.
Interrogato dai pm il 6 giugno scorso il colonnello Costantini ha accusato Starace di aver fatto pressioni nei confronti delle autorità di Abu Dhabi e, nello stesso tempo, aver aiutato Matacena non comunicando a Roma alcune informazioni utili all’autorità giudiziaria italiana.
L’8 marzo scorso furono arrestati l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, le segretarie degli stessi Matacena e Scajola, i collaboratori dell’imprenditore reggino i quali si sarebbero adoperati nell’organizzare il trasferimento del latitante in un paese più sicuro, il Libano (lo stesso Paese in cui avrebbe voluto trascorrere la propria latitanza l’ex parlamentare di Forza Italia condannato per mafia, Marcello Dell’Utri, ndr).
Il fatto è che l’ambasciata italiana avrebbe omesso di informare i pm calabresi, al momento della trasmissione della rogatoria per ottenere l’estradizione di Matacena, che negli Emirati non sarebbe stata autorizzata l’estradizione per il reato di concorso o di associazione mafiosa ma che invece doveva essere richiesta per l’ipotesi di concorso nel riciclaggio internazionale (era ricercato anche per questo reato, ndr). Una mancata segnalazione che comportò un negativo esame della richiesta di estradizione, con il risultato che Matacena resta libero.
Secondo l’accusa “L’ambasciatore Starace ha esercitato pressioni insistenti per i modi e per i tempi, che servivano a garantire a Matacena le migliori condizioni possibili di permanenza nel Paese”.
Il nome dell’ambasciatore compariva anche in altre inchieste in Liguria sui rapporti della ’Ndrangheta con il sistema bancario ligure. In quelle indagini venivano segnalati i rapporti tra lo stesso Starace ed il faccendiere Andrea Nucera coinvolto nelle inchieste genovesi. Un ristorante che sarebbe base dello stesso Amedeo Matacena.
Proprio sulle difficoltà che hanno impedito l’estradizione di Matacena è stato audito recentemente il sostituto procuratore Lombardo alla commissione parlamentare Antimafia. Quest’ultimo, oltre a riferire a grandi linee l’indagine avrebbe registrato la “sensazione” dell’ufficio di Procura che a complicare i vari passaggi vi siano stati i problemi tra il ministero degli Affari esteri e l’ambasciata a Dubai.
Osservando le inchieste condotte a Reggio Calabria emerge più che mai l’importanza del contrasto che si sta conducendo. Da una parte quello nei confronti della ‘Ndrangheta, la criminalità in questo momento più forte al mondo sul piano economico, totalmente padrona del traffico internazionale di stupefacenti (in grado di foraggiare l’economia mafiosa per oltre cento miliardi di euro all’anno in nero su un totale di duecento miliardi provenienti anche dalle estorsioni e dagli appalti, ndr), e presente in ogni lato del Globo (dall’Italia all’Australia, passando per il Canada, il Sud America, la Russia e più Stati dell’Europa, ndr). Dall’altra le inchieste sui colletti bianchi, come quella sulle coperture per la latitanza di Matacena, che dimostra come questi, da semplici uomini corrotti, si elevino fino a diventare parte di un Sistema Criminale.

Foto © Giorgio Barbagallo

BASTA RESPINGIMENTI SCOLASTICI BASTA RAZZISMO ISTITUZIONALE presidio/conferenza stampa davanti all’Ufficio scolastico di Bologna, in via de Castagnoli 1, martedì 14 ottobre

Ott 11 alle 1:18 PM

BASTA

RESPINGIMENTI SCOLASTICI

BASTA

RAZZISMO ISTITUZIONALE

E’ passato un anno dal caso del bambino bengalese escluso dalla scuola. Nonostante i vari appelli a garantire un diritto riconosciuto dalla costituzione come quello allo studio, ci ritroviamo di nuovo con una situazione di sempre maggior emergenza. L’anno scolastico è iniziato con 33 ragazzi/e che, nonostante l’iscrizione, sono rimasti/e fuori dalle classi. Questi sono solo i dati “ufficiali”: infatti, tutte le realtà che fanno parte dell’Osservatorio vengono quotidianamente a conoscenza di nuovi casi. Inoltre, secondo i numeri della Prefettura, entro dicembre arriveranno, tramite ricongiungimento familiare, altri 77 minori in età da obbligo scolastico. Come verrà garantito loro il diritto allo studio?

Nonostante i propositi del Protocollo per l’accoglienza e l’inclusione degli alunni stranieri nelle scuole, sul territorio bolognese si continuano a rimandare a casa gli studenti migranti. L’ Ufficio scolastico provinciale e gli altri enti competenti non hanno trovato ancora una soluzione. Spesso le scuole vengono meno al loro dovere di prendersi carico dell’iscrizione con l’ormai consueta formula “siamo pieni”, contravvenendo così a un obbligo previsto per legge. Rimandare a casa, senza iscrizione, tutti/e questi/e ragazzi/e finisce per renderli veri e propri fantasmi del sistema scolastico, a cui in alcuni casi viene negato il diritto all’istruzione anche per più anni di seguito.

Come se non bastasse, sempre più numerosi sono i casi dei minori costretti a frequentare scuole molto distanti dalla loro abitazione, spesso senza una rete di trasporti adeguata e rendendo complicato se non impossibile una frequenza costante. Inoltre, relativamente alle scuole superiori, sta diventando sempre più difficile per ragazzi/e migranti scegliere un percorso di studi in autonomia e adeguato alle proprie inclinazioni e desideri: spesso sono costretti a iscriversi in quegli istituti che hanno posti disponibili, guarda caso, le scuole di avviamento al lavoro e professionali. Si determina così una selezione preventiva. Tutto questo indica come politiche decennali di tagli e privatizzazioni, che sembrano proseguire con il modello della #buonascuola renziana, abbiano determinato una situazione che non è emergenziale, ma strutturale.


Per tutti questi motivi e contro i continui casi di respingimento scolastico, torneremo a protestare con un presidio/conferenza stampa davanti all’Ufficio scolastico di Bologna, in via de Castagnoli 1, martedì 14 ottobre:

PRESIDIO ore 10

CONFERENZA STAMPA ore 12

Osservatorio contro i respingimenti scolastici – 3396574312 – norespingimentiscolastici@gmail.com

In 8 mesi 510mila lavoratori in cassa integrazione Fonte: rassegna

Poco meno di 715 milioni di ore di cassa integrazione , richieste e autorizzate, registrate nei primi otto mesi dell’anno, di cui oltre la metà fatte di cassa straordinaria. Un monte ore di cig, determinato da una richiesta media per mese che sfiora le 90 milioni di ore e che mira a sfondare per l’ennesima volta il miliardo a fine anno, che relega in cassa a zero ore oltre 515 mila lavoratori da gennaio. Lavoratori che hanno subito un taglio del reddito pari a 2,75 miliardi, ovvero 5.300 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Questi alcuni dati del rapporto dell’Osservatorio Cig della Cgil, frutto di elaborazioni delle rilevazioni sulla cassa condotte dall’Inps.

Secondo il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino , “continua inesorabile a gravitare tra le 80 e 90 milioni di ore mese la richiesta di ore di cassa, così come avviene ininterrottamente da gennaio del 2009. La proiezione di questi dati ci dice che anche il 2014 sfonderà la quota di un miliardo di ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, così come accaduto nel 2010 e nei due anni passati, per arrivare a 6 miliardi e mezzo di ore di cig in sette anni di crisi. Un segnale evidente e inequivocabile di una crisi strutturale, come emerge anche dalla crescita esponenziale della cassa straordinaria”.

Per la dirigente sindacale, quindi, “mentre il governo , con una prova di forza, approva la riforma del lavoro, rispettando quella strategia di austerità e di liberismo che solo qualche mese fa additava come il male europeo, il paese precipita in una spirale di crisi, recessione e deflazione. Il lavoro, e non le sue regole, da difendere e creare: questa la linea che il governo deve seguire per offrire al paese una prospettiva, una vera prospettiva di cambiamento positivo. Ed è questo il messaggio che porteremo in piazza a Roma il 25 ottobre. Questa la richiesta che faremo vivere e crescere anche nei prossimi mesi”.

Dati cig gennaio-agosto – Dall’analisi di corso d’Italia si rileva come il totale di ore di cassa integrazione da gennaio ad agosto sia stato pari a 714.647.918 di ore richieste e autorizzate, in flessione sullo stesso periodo dello scorso anno del -8,50%. Nel dettaglio emerge che la cassa integrazione ordinaria (cigo), sempre per i primi otto mesi dell’anno, registri 168.126.200 di ore, per un -29,99% sullo stesso periodo del 2013. La richiesta di ore per la cassa integrazione straordinaria (cigs), sempre per quanto riguarda il periodo gennaio-agosto, totalizza 413.291.293 di ore, pari a oltre il 55% del totale delle ore concesse, per un +24,99% sugli stessi mesi del 2013. Infine la cassa integrazione in deroga (cigd) registra, negli otto mesi trascorsi da inizio 2014, 133.230.425 di ore richieste e autorizzate per un -36,62% su gennaio-agosto dello scorso anno.

Causali di cigs – Continua a crescere il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs. Da gennaio ad agosto sono state 5.200 per un +25,42% sullo stesso periodo del 2013 e riguardano 9.863 unità aziendali territoriali (+32,03%). Nello specifico si registra un aumento dei ricorsi per crisi aziendale (2.499 decreti da inizio anno per un +2,88% sui primi otto mesi del 2013) che rappresentano il 48,06% del totale dei decreti, così come un deciso aumento di ricorsi al concordato preventivo (399 per un +204,58%) e al fallimento (165 per un +43,48%). Crescono le domande di ristrutturazione aziendale (143 per un +3,62%) e di riorganizzazione aziendale (155 per un +6,16%) ma, sottolinea lo studio della Cgil, “gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende continuano ad essere irrilevanti, pari al 5,73% del totale dei decreti (erano il 6,85% nel 2013). Segnale palese, e sottovalutato, del processo di deindustrializzazione in atto nel paese”.

Regioni – Nelle regioni del nord si registra il ricorso più alto alla cassa integrazione. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate nei primi otto mesi dell’anno c’è la Lombardia con 175.543.289 di ore che corrispondono a 126.838 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 87.137.615 di ore di cig autorizzate per 62.961 lavoratori e il Veneto con 59.752.809 di ore per 43.174 persone. Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 57.500.698 di ore che coinvolgono 41.547 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 45.605.822 di ore per 32.952 lavoratori.

Settori – La meccanica è ancora il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-agosto, la meccanica pesa per 252.737.732, coinvolgendo 182.614 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 95.197.905 ore di cig autorizzate per 68.785 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 83.729.102 di ore e 60.498 persone.

Occupazione e lavoratori in cig – Considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (17 settimane da inizio anno), sono coinvolti nel periodo gennaio-agosto 1.032.728 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 35 settimane lavorative, si determina sullo stesso periodo un’assenza completa dall’attività produttiva per 516.364 lavoratori, di cui oltre 290 mila in cigs e 100 mila in cigd. Continua così a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio della Cgil si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito, a partire da inizio anno, 2 miliardi e 740 milioni di euro al netto delle tasse, pari a 5.307 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore in cassa a zero ore. “A fronte di ciò i tagli intervenuti sulla deroga e le ipotesi di riduzione della cassa ordinaria e straordinaria contenute nel Jobs Act aggravano la gestione della crisi e il disagio sociale. Il 25 ottobre sarà l’occasione per rilanciare una vera proposta di riforma universale degli ammortizzatori e un piano di investimenti per creare lavoro”, conclude Sorrentino.

Alberto Burgio: Pd, il dissenso ridotto a farsa Fonte: Il Manifesto | Autore: Alberto Burgio

Insomma, è pro­prio il caso di dirlo: molto rumore per nulla.

Dopo lo scon­tro sulla «riforma» del Senato, ora di nuovo, sul lavoro, la mino­ranza Pd inghiotte il rospo. La sini­stra interna (3 ecce­zioni su 26 con­fer­mano la regola) si è pie­gata al ricatto della fidu­cia. Come se un ricatto costi­tuisse un alibi, come se la debo­lezza fosse una ragione. Ma se lo scorso ago­sto si trattò forse di un impre­vi­sto, adesso siamo a un copione spe­ri­men­tato, del resto con­forme alla sor­tita di Ber­sani di qual­che giorno fa. L’avviso sulla lealtà alla «ditta» – peral­tro riba­dito anche da ultimo – non fu dun­que una voce dal sen fug­gita, ma il pre­vi­dente annun­cio di quanto era già intuito, assunto, metabolizzato.

È stata una scelta grave in un pas­sag­gio stra­te­gico. Renzi ha aperto la guerra interna nel Pd su mate­rie cru­ciali. La modi­fica della Camera Alta stra­volge l’architettura costi­tu­zio­nale e mina alle fon­da­menta la rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica, alte­rando la natura dello Stato. L’attacco ai diritti essen­ziali del lavoro subor­di­nato col­pi­sce il car­dine della Repub­blica anti­fa­sci­sta, oltre che la ragion d’essere di una sini­stra che possa legit­ti­ma­mente dirsi tale. Non si tratta di scelte improv­vi­sate, e non è casuale che su que­sti ter­reni il «capo del governo» abbia deciso di gio­carsi la par­tita. Sfon­dando sulla divi­sione dei poteri e sui diritti del lavoro, mor­ti­fi­cando il dis­senso e sfot­tendo le orga­niz­za­zioni sin­da­cali, Renzi intende mostrarsi in grado di gui­dare il «cam­bia­mento»: di svuo­tare la Costi­tu­zione del ’48 e di varare una nuova forma di governo fun­zio­nale alla sovra­nità del capi­tale privato.

Solo chi avesse perso qual­siasi capa­cità di giu­di­zio potrebbe sot­to­va­lu­tare la gra­vità di quanto accade. Nel giro di pochi mesi viene pren­dendo vita un regime auto­ri­ta­rio nel quale il capo della fazione pre­va­lente potrà con­trol­lare tutti gli snodi della deci­sione poli­tica. E si viene regre­dendo verso un’oligarchia neo­feu­dale in cui il lavoro è senza garan­zie, pre­ca­riz­zato nella radice del rap­porto con­trat­tuale, quindi ricat­ta­bile in ogni momento e desti­nato a salari sem­pre più bassi. Nem­meno manca, per i palati più esi­genti, il gra­zioso sar­ca­smo delle «tutele crescenti».

In tale sce­na­rio non incombe sui par­la­men­tari demo­cra­tici alcun vin­colo poli­tico o morale di lealtà verso il par­tito e il gruppo, né, tanto meno, verso l’esecutivo.

Non solo per­ché – anche gra­zie alla com­pro­vata obbe­dienza dei dis­si­denti – il Pd è diven­tato un par­tito per­so­nale, coman­dato col ricatto, il dileg­gio, l’insulto. Non solo per­ché ogni vin­colo viene meno quando sono tra­volti prin­cipi fon­da­men­tali della Carta e per­ché, chie­dendo la fidu­cia su una delega in bianco («inde­fi­nita e sfug­gente nei cri­teri», nota la Cgil), il governo ha vio­lato la Costi­tu­zione (e di ciò il pre­si­dente della Repub­blica dovrebbe tener conto, invece di lasciarsi andare a impro­pri apprez­za­menti del Jobs Act). Cia­scun par­la­men­tare del Pd ha il diritto e il dovere di deci­dere in piena auto­no­mia anche per­ché il governo pro­cede rove­sciando di sana pianta il pro­gramma in base al quale i par­la­men­tari demo­cra­tici sono stati eletti. Un tale governo non va pre­ser­vato. Va con­tra­stato e fatto cadere al più pre­sto, impe­gnan­dosi affin­ché il paese imboc­chi la strada della riscossa democratica.

Dire, com’è stato detto, che negare la fidu­cia sarebbe stato «irre­spon­sa­bile» per­ché la scelta sarebbe tra Renzi e la Troika è sol­tanto un modo per nascon­dere la realtà. Non solo que­sto governo si attiene in toto ai det­tami di Washing­ton, Bru­xel­les e Fran­co­forte (o qual­cuno si mera­vi­glia per la sod­di­sfa­zione di Dra­ghi e della Mer­kel?). Lo fa, per di più, impe­dendo alla gente di capire e di sot­trarsi alla morsa del nuovo regime che sof­foca il paese. Se una poli­tica di destra è fatta da un par­tito che si dichiara, almeno in parte, di sini­stra, che senso hanno ancora que­ste vetu­ste parole, e come si può pen­sare di poter cam­biare rotta?

Ma allora per­ché, ancora una volta, que­sto cedi­mento, che, come ognuno vede, demo­li­sce la cre­di­bi­lità della sini­stra demo­cra­tica? Per­ché que­sta obbe­dienza che rischia di ridurre il dis­senso interno a una farsa; che induce a par­lare di tra­di­mento del man­dato par­la­men­tare (que­sto ha detto in sostanza il sena­tore Tocci inter­ve­nendo in aula); che rende la mino­ranza com­plice del nuovo padrone del Pd, al quale non solo è offerta una pre­ziosa san­zione di onni­po­tenza (delle sue sprez­zanti rispo­ste alle timide richie­ste di modi­fica della delega resterà memo­ria), ma è anche con­cessa gra­tis l’opportunità di esi­bire, quando serve, una patente con­traf­fatta di sini­stra? Si può ter­gi­ver­sare e pre­di­care cau­tela, pur di sot­trarsi al giu­di­zio. Si può tacere, augu­ran­dosi di limi­tare il danno o di pro­pi­ziare svi­luppi posi­tivi. Ci si illude. Da sé le cose non cam­bie­ranno certo in meglio. Noi stiamo piut­to­sto con il segre­ta­rio gene­rale della Fiom che arri­schia un giu­di­zio duris­simo (votare la fidu­cia serve a «difen­dere le pol­trone») e ne trae le dovute con­clu­sioni («di un par­la­mento così non sap­piamo che farci»).

Non­di­meno, siamo tra i testardi che pen­sano che in poli­tica non si è mai all’ultima spiag­gia e che nes­sun fran­gente, per quanto grave, è irre­pa­ra­bile e defi­ni­tivo. Anche in que­sto caso, nono­stante tutto, sta­remo a vedere come andrà avanti que­sta sto­ria e come si con­clu­derà. Sen­tiamo che alcuni dis­si­denti saranno il piazza con la Cgil il 25 otto­bre. E che un espo­nente della mino­ranza del Pd, l’onorevole D’Attorre, annun­cia bat­ta­glia sul Jobs Act alla Camera, defi­nendo «inac­cet­ta­bile» che anche in quella sede il governo ponga la fidu­cia. Ne pren­diamo atto. Osser­vando che, se le parole hanno ancora un valore, que­ste equi­val­gono a pro­met­tere che, in tale non impro­ba­bile eve­nienza, la sini­stra del Pd arri­verà final­mente a quella rot­tura che non ha sin qui nem­meno ven­ti­lato. Vedremo.

Intanto resta che viviamo giorni cupi, gra­vidi di peri­coli, forieri di nuove vio­lenze e di più gravi ingiu­sti­zie. Giorni che get­tano nuove inquie­tanti ombre sul futuro di que­sta Repubblica