I sindacati europei sottoscrivono la “Dichiarazione di Roma”, ma di mobilitazione ancora non se ne parla | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Voltare pagina, rispetto a una conduzione dell’economia basata su politiche di austerità e di solo rigore contabile”. Alla vigilia del summit europeo sul lavoro che si terrà a Milano mercoledì 8 ottobre, i leader dei maggiori sindacati europei, nonché i vertici della Confederazione europea dei sindacati, si sono ritrovati oggi nella capitale, adottando al termine dei lavori la ‘Dichiarazione di Roma’ per sottolineare come l’Europa abbia bisogno di Per farlo mettono al centro una proposta: ‘Un nuovo corso per l’Europa’, ossia “un piano straordinario europeo di investimenti per la crescita sostenibile e l’occupazione”. E su questo punto rilanciano “il dialogo sociale tra le parti sociali, rinnovato e rafforzato nel suo significato e nel suo valore”, che è “architrave del modello sociale europeo e uno dei pilastri su cui si è fondato, nei decenni alle nostre spalle, il successo dell’economia europea”. Mobilitazione europea? Ancora c’è poca convinzione. “Ci hanno promesso delle risposte”, dice la segretaria generale della Ces, “se non le avremo decideremo che fare”.Per quanto riguarda nello specifico i temi del lavoro, i sindacati europei nella dichiarazione di Roma ricordano come interventi legislativi sul lavoro e sul mercato del lavoro, operati senza il confronto con le parti, “hanno provocato aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze di trattamento dei lavoratori, diminuzione delle tutele e delle protezioni, indebolimento degli accordi e della contrattazione collettiva”. Per questo ribadiscono che “il lavoro stabile dignitoso e di qualità deve essere il punto di riferimento per il futuro, che la flessibilità non può né deve trasformarsi in precarietà, che la contrattazione dei salari e delle condizioni di lavoro deve rimanere autonoma responsabilità delle parti sociali, che i diritti e le tutele fondamentali dei lavoratori non devono essere oggetto di interventi unilaterali e non concordati”. Ecco perché, si chiude la dichiarazione di Roma, “solo attraverso la contrattazione collettiva si potranno negoziare le riforme che ci consentiranno di uscire dalla crisi e perseguire la giustizia sociale. Ciò è indispensabile affinché i lavoratori si possano sentire parte del progetto europeo”.

DICHIARAZIONE DI ROMA
6 Ottobre 2014

I leader dei sindacati degli Stati europei si sono riuniti oggi a Roma, alla vigilia del vertice dei capi di stato e di governo dedicato alla crescita economica e all’occupazione, per esprimere le seguenti valutazioni.
L’Europa ha bisogno di voltare pagina rispetto a una conduzione dell’economia basata su politiche di austerità e di solo rigore contabile. Queste politiche si sono rivelate incapaci di condurre l’Europa fuori dalla crisi e hanno, al contrario, provocato la frenata nella crescita economica europea. In più, quelle politiche hanno accresciuto le differenze e le disuguaglianze tra le diverse aree dell’Europa e all’interno degli stessi paesi, allontanando gli obiettivi di convergenza e di integrazione, compromettendo la coesione sociale e la solidarietà. Dopo anni di crisi economica e di risposte sbagliate, è giunto il tempo di una politica volta agli investimenti, allo sviluppo economico e alla creazione di occupazione stabile e di qualità . Per questo, chiediamo alle autorità nazionali ed europee di aprire con la Confederazione europea dei sindacati un confronto su “Un nuovo corso per l’Europa”, ossia la proposta di un piano straordinario europeo di investimenti per la crescita sostenibile e l’occupazione. Questa proposta, alla luce del peggioramento della situazione economica e sociale dell’Europa, risulta di particolare urgenza e quindi deve entrare nel programma di lavoro della nuova Commissione europea.

Il dialogo tra le parti sociali, rinnovato e rafforzato nel suo significato e nel suo valore, è l’architrave del modello sociale europeo e uno dei pilastri su cui si è fondato, nei decenni alle nostre spalle, il successo dell’economia europea. Esso, oggi, è attaccato e messo in discussione a livello nazionale ed europeo, nella errata convinzione che rappresenti un freno allo sviluppo. Al contrario, un sistema di relazioni ben strutturato ed efficiente è essenziale per costruire le migliori condizioni per l’uscita dalla crisi e per la ripresa economica, attraverso l’individuazione di soluzioni condivise, sia per le scelte dei governi nazionali sia per i contenuti della contrattazione collettiva. Se i governi e le imprese decidono in solitudine, senza confronto e coinvolgimento effettivo degli attori sociali, le misure adottate non potranno produrre risultati positivi.

Le riforme delle leggi sul lavoro e del mercato del lavoro, adottate in questi anni nei diversi Stati europei, hanno spesso prodotto ulteriore precarietà e incertezza nel mondo del lavoro, illudendosi che ciò portasse ad una maggiore competitività. Nei Paesi in cui sono state realizzate senza coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori, quelle riforme hanno provocato aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze di trattamento dei lavoratori, diminuzione delle tutele e delle protezioni, indebolimento degli accordi e della contrattazione collettiva. Per queste ragioni, ribadiamo che il lavoro stabile dignitoso e di qualità deve essere il punto di riferimento per il futuro, che la flessibilità non può né deve trasformarsi in precarietà, che la contrattazione dei salari e delle condizioni di lavoro deve rimanere autonoma responsabilità delle parti sociali, che i diritti e le tutele fondamentali dei lavoratori non devono essere oggetto di interventi unilaterali e non concordati. Solo attraverso la contrattazione collettiva si potranno negoziare le riforme che ci consentiranno di uscire dalla crisi e perseguire la giustizia sociale. Ciò è indispensabile affinché i lavoratori si possano sentire parte del progetto europeo.

L’Europa deve cambiare: individuare un nuovo percorso per la sua costruzione, mirato ad una architettura istituzionale profondamente diversa, basata anche sul trasferimento di poteri verso le istituzioni elette direttamente; a una giusta e democratica governance economica, così come all’unione bancaria e fiscale. L’Europa deve definire processi decisionali più democratici e partecipativi, al fine di aumentare la sua affidabilità e trasparenza nei confronti dei cittadini europei.
Ciò vale anche per le questioni legate ai trattati commerciali internazionali, a partire dagli accordi con il Canada e con gli USA.

Per l’insieme di questi obiettivi, i leader sindacali europei presenti oggi a Roma hanno confermato la comune volontà di procedere insieme, per costruire l’Europa dei diritti e del lavoro, quale modello di coesione e sviluppo.

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