Sei precario? L’Inps ora ti chiede un maxi rimborso Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Che fac­cia avranno fatto i pre­cari che negli ultimi mesi hanno rice­vuto una let­te­rina dall’Inps con la richie­sta di rim­borsi a tre zeri? Pos­siamo solo imma­gi­nar­cela: l’ultima beffa di uno Stato che si acca­ni­sce con­tro di loro, costrin­gen­doli ad anni di cococò, impie­ghi sal­tuari e disoc­cu­pa­zione, senza uscita. Adesso tocca all’istituto di pre­vi­denza, che chiede la resti­tu­zione delle inden­nità una tan­tum, ero­gate per la disoc­cu­pa­zione, a par­tire dal 2009: ha sba­gliato e si scusa, ma i soldi devono tor­nare indietro.

«Si tratta di cen­ti­naia di let­tere, par­tite sin dal gen­naio di quest’anno», denun­ciano Nidil e Flc Cgil, i sin­da­cati che tute­lano i lavo­ra­tori ati­pici e quelli della cono­scenza. Gli importi richie­sti – quasi delle “car­telle pazze”, ancor più allar­manti per­ché reca­pi­tate a dei pre­cari – sono in media di 4 mila euro. Dav­vero una bella botta.

I lavo­ra­tori coin­volti si con­cen­trano nel pub­blico impiego: sono pre­cari della scuola, asse­gni­sti di ricerca, dot­to­randi. Hanno un pas­sato (e spesso ancora un pre­sente) da cococò, o sono disoc­cu­pati. Il col­la­bo­ra­tore coor­di­nato e con­ti­nua­tivo, d’altronde, è una figura soprav­vis­suta solo nel pub­blico (o per figure come i pen­sio­nati o i pro­fes­sio­ni­sti), men­tre nel pri­vato que­sta tipo­lo­gia è stata ormai sosti­tuita dal con­tratto a pro­getto, a sua volta rego­lato a maglie più strette dalla riforma Fornero.

«Dall’inizio del 2014 – spie­gano Nidil e Flc Cgil – nume­rosi ex cococò, oggi pre­cari o disoc­cu­pati, si sono visti reca­pi­tare a casa una let­tera dell’Inps con la quale si chiede la resti­tu­zione della somma ero­gata “erro­nea­mente” in pre­ce­denza (media­mente 4 mila euro). L’una tan­tum infatti esclude inspie­ga­bil­mente i col­la­bo­ra­tori del pub­blico impiego, ma a causa di una norma con­fusa e di dub­bia inter­pre­ta­zione, molte sedi Inps negli anni pas­sati hanno ero­gato il bene­fi­cio anche a tali lavoratori».

Insomma, diversi uffici locali dell’Inps hanno inter­pre­tato in maniera espan­siva l’una tan­tum isti­tuita a fine 2008 dal governo Ber­lu­sconi, allar­gando la pla­tea dei bene­fi­ciari. Qual­cuno a Roma deve esser­sene accorto, e ora si deve coprire un buco nei conti.

Nidil e Flc Cgil sono pronte a dare bat­ta­glia: hanno orga­niz­zato un flash mob, mar­tedì alle 12,30 davanti a Mon­te­ci­to­rio, e subito dopo incon­tre­ranno i giornalisti.

«È assurdo – affer­mano le due cate­go­rie Cgil – che a distanza di anni l’Inps pre­tenda la resti­tu­zione di un’indennità di disoc­cu­pa­zione che è già ina­de­guata ed esclu­dente. Cogliamo l’occasione per chie­dere che que­sta assurda distin­zione fra lavo­ra­tori pre­cari sia abo­lita quanto prima, e che gli ammor­tiz­za­tori sociali siano garan­titi a tutti, indi­pen­den­te­mente dalla tipo­lo­gia contrattuale».

L’indennità una tan­tum fu isti­tuita dall’allora mini­stro dell’Economia Giu­lio Tre­monti, per tute­lare i sem­pre più nume­rosi pre­cari “fal­ci­diati” dalla crisi (entrò a regime nel 2009). Fu cri­ti­cata dal sin­da­cato, in par­ti­co­lare dalla Cgil: non solo per l’esiguità degli stan­zia­menti, ma anche per i requi­siti richie­sti, del tutto cervellotici.

Era peral­tro spe­ri­men­tale, intro­dotta per gli anni 2009–2011, e fu poi sosti­tuita da Aspi e mini Aspi del governo Monti. A fine 2011, pro­prio a causa dei requi­siti troppo restrit­tivi, era stato uti­liz­zato solo il 17% dei fondi, con l’83% che restava intatto (34 milioni ero­gati a fronte di 200 milioni stanziati).

I requi­siti: dovevi essere coco­prò del lavoro pri­vato (escluso appunto il pub­blico), ed aver avuto una mono-committenza (ma tanti pre­cari per sbar­care il luna­rio devono som­mare più impie­ghi). Il red­dito dell’anno pre­ce­dente doveva essere non supe­riore ai 20 mila euro e non infe­riore ai 5 mila; e il con­tratto doveva essere sca­duto da almeno due mesi, ma dove­vano risul­tare ver­sati almeno 3 mesi di con­tri­buti nell’anno pre­ce­dente e uno in quello in corso.

Facile capire come su 42.550 domande pre­sen­tate a fine 2011, solo 13.197 erano state ammesse, con un tasso di boc­cia­tura che aveva rag­giunto il tetto del 69%. E ora, a parec­chi di quei pochi che ebbero la for­tuna di acce­dere all’indennità, la beffa della let­te­rina Inps.

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