“La Cgil deve rompere con il Pd altrimenti l’aspetta un’altra terribile sconfitta”. Intervento di Cremaschi Autore: giorgio cremaschi da: controlacrisi.org

In una intervista a Il Manifesto Sergio Cofferati sottolinea la differenza tra la mobilitazione da lui guidata, con successo, nel 2002 contro il tentativo di Berlusconi di colpire l’articolo 18 e quella promossa oggi dalla CGIL . Allora si univano opposizione sociale e opposizione politica oggi, dice Cofferati, bisogna mobilitare il popolo del centrosinistra contro chi lo rappresenta al governo. È vero, ma così non si sottolinea solo una difficoltà ma una contraddizione. Il collateralismo tra CGIL e PD è un dato di fatto e che esso sia avvenuto soprattutto tra il gruppo dirigente sindacale e l’attuale minoranza di quel partito non cambia la sostanza. Anzi la aggrava perché dà spazio al qualunquismo di potere di Renzi e della sua banda.Quando l’attuale minoranza del PD era maggioranza e sosteneva il governo Monti, la CGIL ha lasciato passare la più feroce controriforma delle pensioni d’Europa e la prima gravissima modifica dell’articolo 18. È stato infatti il governo dei tecnici, con il consenso di CGIL CISL UIL, ad aprire la via alla sostituzione della reintegra con il risarcimento monetario nel caso di licenziamento ingiustificato. E già abbiamo centinaia di licenziamenti che il giudice ha riconosciuto come ingiusti, che nel passato avrebbero avuto come conseguenza il ritorno del lavoratore colpito nel suo posto di lavoro, e che invece oggi si concludono con un po’ di soldi che non compensano certo un futuro di disoccupazione. È chiaro che Renzi vuole andare oltre, abolendo sostanzialmente la reintegra e soprattutto, come ha più volte dichiarato, togliendo ogni ruolo ai giudici. Che per lui come per ogni reazionario non debbono più ingerirsi nel rapporto tra impresa lavoratore: lì ci deve essere solo il mercato, non il diritto. Susanna Camusso ha colto la gravità dei propositi del segretario del PD capo di governo, ma cerca di chiudere un portone che ha lasciato spalancare. Se la CGIL avesse lottato sul serio contro Monti e la riforma Fornero delle pensioni, e allora c’ erano tra i lavoratori consenso e forza sufficienti, oggi non subirebbe impaurita gli sberleffi di Renzi, e soprattutto sarebbero i lavoratori a reagire. L’abilità manipolatrice permette invece al presidente del consiglio di esercitare una operazione in totale malafede, ma non per questo poco efficace. Il capo del governo mette assieme il dilagante scontento in tutto il mondo del lavoro verso la passività di CGIL CISL UIL, che per me è sacrosanto, con la vandea reazionaria di chi sostiene che il sindacato ha rovinato l’Italia. Lo può fare perché la CGIL, soprattutto in questi anni di crisi, si è ritirata dal conflitto per paura di perderlo. Così Renzi accusa di essere fermi agli anni 70 gruppi dirigenti sindacali che per primi hanno messo in discussione le pratiche e la cultura di quel decennio e che per primi in ogni riunione premettono : non siamo più negli anni 70!

Sergio Cofferati probabilmente ricorderà che in un congresso della CGIL di quasi venti anni fa con Claudio Sabattini fu posta la necessità della totale indipendenza della CGIL dal quadro politico. Quella scelta non fu fatta e ora il collateralismo da condizione di sopravvivenza diventa un danno. Renzi può vantarsi: noi con la CGIL non c’entriamo niente anzi, ma Susanna Camusso non può rompere con il PD. Se lo facesse, per i promotori del jobsact sarebbe un colpo ben più duro che quello di uno sciopero generale. Ma ripeto, con l’attuale intreccio tra sistema politico e sistema sindacale, che percorre tutto il paese, Camusso non potrebbe dire basta con il PD neppure se lo volesse.

Ma la questione non é solo di rapporti politici. Ancora una volta la CGIL deve verificare che il patto tra i produttori, cioè quell’accordo tra i rappresentanti delle forze produttive con il quale condizionare la politica che il gruppo dirigente sindacale persegue da anni, quell’accordo non esiste. Dalla Confindustria alle banche alle cooperative, tutto il sistema delle imprese ha mollato la CGIL e si è schierato con Renzi. CISL e UIL naturalmente han fatto lo stesso. Eppure solo il 10 gennaio di quest’anno si era firmato un testo sulla rappresentanza, per me liberticida, che veniva presentato come il nuovo avvio della stagione delle regole.

Anche sul merito dei provvedimenti del governo la CGIL non riesce ad avere una posizione senza contraddizioni. Come si fa ad accreditare la positività del contratto a tutele crescenti, quando è chiaro che con esso passa il principio che si é termine in ogni istante del rapporto lavorativo, perché in ogni momento si può essere licenziati ingiustamente e mandati casa? Anche la FIOM qui ha preso una cantonata.

Non credo che si possa davvero lottare contro la svolta reazionaria di Renzi, ispirata da Draghi e Marchionne, con il peso di tutte queste contraddizioni sulle spalle. Non credo che si possa ottenere un risultato restando in continuità con un modello sindacale che ha accumulato solo sconfitte. Renzi fa il gradasso e prende in giro la CGIL perché conta di aver sempre di fronte il solito sindacato rassegnato al meno peggio. O i sindacati, la CGIL, cambiano rapidamente e nella direzione esattamente opposta a quella seguita negli ultimi trenta anni, rompendo con il PD e con il sistema di potere che sostiene il governo, oppure sarà un’altra terribile sconfitta. Che ricadrà tutta sulle condizioni di un mondo del lavoro che già sta precipitando verso i livelli più bassi d’Europa.

“Dal vertice di Napoli solo guai per l’Italia”. Parla Emiliano Brancaccio Fonte: www.ilmattino.it | Autore: sergio governale

Il Governing council della Bce si riunisce a Napoli tra le polemiche. I gruppi dell’antagonismo annunciano una mobilitazione in città per protestare contro le politiche di austerity volute da quella che definiscono una “dittatura dei banchieri centrali”. Emiliano Brancaccio è docente all’Università del Sannio ed è stato tra i promotori di un monito degli economisti pubblicato un anno fa sul Financial Times, molto scettico sui destini dell’eurozona. Per Brancaccio le proteste sono viziate da una contraddizione: i più accesi contestatori dell’Eurotower sembrano i più avversi all’ipotesi di un’uscita dalla moneta unica.C’è chi considera la riunione a Napoli un segnale di vicinanza di Draghi alle popolazioni del Sud Europa, maggiormente colpite dalla crisi; altri però giudicano l’iniziativa con scetticismo e le realtà dell’antagonismo promettono battaglia in piazza. Come dobbiamo interpretare quello che in ogni caso è un evento europeo?
Non credo che la riunione di Napoli sia il preludio di una svolta favorevole all’Italia e agli altri Paesi del Sud Europa. Nel direttorio Bce i membri tedeschi sono in minoranza, eppure la loro linea resta egemone. La realtà, purtroppo, è che la Bce proseguirà con la solita strategia, dichiarandosi disposta a proteggere i Paesi più deboli contro la speculazione finanziaria solo a patto che proseguano con le politiche di austerità e di flessibilità, del lavoro e dei salari. Il problema è che queste politiche non stanno affatto garantendo la ripresa, tutt’altro.

Il numero due della Bei Dario Scannapieco venerdì scorso a Napoli ha sostenuto che Paesi come la Grecia e la Spagna stanno iniziando a vedere qualche segnale positivo.
La Grecia dall’inizio della crisi ha attuato tagli alla spesa pubblica del 28 percento e ha fatto registrare un crollo dei salari monetari del 22. Nonostante questi sacrifici la disoccupazione e il debito hanno continuato a crescere vertiginosamente. E Portogallo, Spagna, Italia, la stessa Francia non stanno molto meglio. In questo scenario, non mi meraviglia che nella decisione della Bce di riunirsi a Napoli qualcuno ravvisi un po’ di ipocrisia. Né mi sorprende che si annuncino proteste. Piuttosto, trovo curioso che queste proteste restino sospese per aria, senza giungere a una logica conseguenza.

In che senso?
E’ un paradosso: i più accesi contestatori della Bce sembrano i più avversi all’ipotesi di un’uscita dall’euro. E’ il retaggio di una cultura europeista e globalista molto ingenua, che a sinistra ha fatto proseliti ma che non ha per nulla favorito la solidarietà internazionale tra i lavoratori. Intendiamoci, il problema non riguarda solo le frange dell’antagonismo. Anche il sindacato è in difficoltà di fronte alla crisi del progetto di unificazione europea. Nell’ultimo direttivo Cgil pare che la Camusso abbia definito l’abolizione dell’articolo 18 “uno scalpo da consegnare ai falchi dell’Ue”. Eppure nel principale sindacato italiano si tende a ragionare come se l’euro fosse un destino ineluttabile. Cosa che non è.

Draghi ha annunciato nuove iniezioni di liquidità: non è questa la chiave per garantire la ripresa dei Paesi in difficoltà?
Vale ancora l’insegnamento di Keynes: l’azione della Banca centrale non basta mai, da sola, a uscire dalla crisi. Le analisi empiriche più recenti confermano questa tesi. Per il futuro resta dunque valida la previsione del “monito degli economisti”: proseguendo con le politiche di austerity e di flessibilità dei salari, prima o poi ai decisori politici non resterà altro che una scelta cruciale tra modalità alternative di uscita dall’euro. Coloro i quali protestano contro la Bce e le altre istituzioni europee dovrebbero iniziare a misurarsi seriamente con questa prospettiva, anziché eluderla.

Napoli, carica della polizia contro il corteo alla Reggia di Capodimonte. Rilasciato il ragazzo dei centri sociali da: controlacrisi.org Autore: fabrizio salvatori

Forte tensione e scontri tra polizia e manifestanti a Napoli per il vertice della Bce, che si e’ tenuto nella citta’ partenopea. La carica, praticamente a freddo, da parte della polizia, c’è stata a poca distanza dalla Reggia di Capodimonte, dove si e’ riunito il direttivo dell’Eurotower, quando un militante dei centri sociali, che voleva attaccare uno striscione lungo il muro di cinta, è stato fermato dalle forze dell’ordine. A circa 15 metri dall’ingresso di porta Piccola, a Capodimonte, e’ iniziato un breve lancio di bottiglie, petardi, pietre e oggetti contro gli agenti che hanno a loro volta risposto l’uso di lacrimogeni e idranti. Il ragazzo è stato rilasciato nel primo pomeriggio. E dopo che il corteo aveva ripreso il suo percorso verso la stazione Marittima. “Sono salito sulla scala reggendo un cartello – racconta Mario – Si vedeva che c’era una sola persona ma non hanno avuto timori ad utilizzare idranti e lacrimogeni a fronte di niente”. “Abbiamo detto quello che tutta la citta’ pensa, che loro sono portatori di morti, autori della crisi – ha sottolineato – Vogliamo lanciare un segnale alla Napoli che soffre, e’ arrivato il momento di riprendere in mano nostre vite. Se lo rifarei? Certo che lo rifarei”.

Graziano del Rio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, non presente a Napoli, ha rilasciato un commento che dimostra l’assoluta mancanza del polso della situazione. “Sono molto piu’ affezionato al dolore silenzioso delle famiglie e dei loro figli che alle piazze urlanti e a volte violente”, ha detto. E proprio famiglie e anziani erano in piazza a Napoli. Ma evidentemente a Del Rio questo è sfuggito.
“Il corteo è stato ricco e pieno di contenuti – dichiara il segretario del Prc Gabriele Gesso – e come al solito la propaganda terroristica dei media ha finito per creare un clima di tensione portando alcuni esercenti ad abbassare le serrande. Vorrei ricordare che davanti al Cto ci sono stati molti applausi da parte di degenti, infermieri e medici. Il tema dei sacrifici per l’Europa dei banchieri è molto sentito dalla popolazione. E a questo la polizia ha risposto con una inadeguatezza senza precedenti”.

Su quanto accaduto a Napoli c’è una dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario del Prc. “A Napoli le forze dell’ordine hanno attuato una assurda repressione con cariche e idranti della sacrosanta protesta contro il vertice Bce: l’unica risposta che sa dare il governo Renzi è la repressione! Venga rilasciato il manifestante fermato: chi è da arrestare è dentro il palazzo, non fuori! La “tolleranza zero” andrebbe usata contro i vertici della Bce e i vari governanti europei, responsabili dell’aggravamento della crisi, dei regali alle banche e agli speculatori e della disoccupazione dilagante!”, si legge in una sua nota.