Mafia: identificato 007 che contattò pentito Flamia da: antimafia duemila

agente-sicurezzadi AMDuemila – 1° ottobre 2014

Palermo. E’ stato identificato uno dei due agenti 007 che incontrava in carcere il pentito Sergio Flamia. I pubblici ministeri di Palermo che indagano sul fatto che all’ex boss mafioso, usato insieme al figlio dai Servizi come confidente, veniva consegnato del denaro stanno cercando di scoprire se ci sia stato un tentativo di controllare la collaborazione con la giustizia di Flamia, le cui dichiarazioni smontano l’impianto accusatorio della Procura nel processo d’appello per favoreggiamento alla mafia a carico dell’ex generale del Ros Mario Mori.
Flamia sostiene che il boss Bernardo Provenzano non avrebbe mai incontrato Luigi Ilardo (perno dell’accusa e confidente ucciso da un commando mafioso prima di diventare a tutti gli effetti collaboratore di giustizia) il giorno in cui Mori avrebbe stoppato il blitz che avrebbe potuto portare all’arresto del padrino perché riteneva lo stesso Ilardo uno “spione”. In una conversazione intercettata in carcere tra Flamia e il figlio, il nome dell’agente – Enzo – viene fuori più volte. Il ragazzo si lamenta di non avere ricevuto più la visita degli 007 e il padre gli risponde che “Enzo”, visto il momento, ha timore perché è sempre sui giornali. I pm hanno controllato i media del periodo, siamo nel 2011, accertando che sulla stampa si parlava del fantomatico signor Franco, 007 che, secondo Massimo Ciancimino, sarebbe stato al corrente della trattativa Stato-mafia e di un misterioso personaggio visto dal pentito Gaspare Spatuzza mentre veniva imbottita di tritolo la 126 usata per la strage di via D’Amelio. “Enzo” è collegato a una delle due vicende? si chiedono gli inquirenti. Dall’inchiesta dei pm su Flamia è venuto fuori, inoltre, il carteggio, noto come Protocollo Farfalla, intercorso, nel 2003-2004 tra l’allora capo del Sisde Mario Mori e altri funzionari dei Servizi che attesta l’esistenza di un accordo con il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. L’accordo avrebbe vincolato al segreto il Dap sulle visite degli 007 a detenuti al 41 bis. Sarebbero 8 i boss che avrebbero ricevuto visite e denaro su conti segreti dei padrini. A quale scopo? si chiedono i pm. I Servizi cercavano informazioni – commettendo comunque illeciti visto che il Dap ha l’obbligo di riferire alla magistratura – o pilotavano collaborazioni? Sul Protocollo Farfalla, però, la Procura di Palermo potrà indagare relativamente visto che si tratta di fatti avvenuti fuori dal capoluogo e comunque in molti casi prescritti.

Fonte ANSA

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