Fava: “Berlusconi doveva sapere del protocollo farfalla” da: antimafia duemila

Berlusconi mani alla boccadi Aaron Pettinari – 30 settembre 2014

Il presidente della Commissione antimafia duro sui silenzi della Cancellieri e di Tamburino. “Chiederemo spiegazioni a Mori e Tinebra”
Anno 2003. L’allora direttore del Dap, Giovanni Tinebra, il direttore del Sisde Mario Mori ed il capo dell’ufficio ispettivo del Dap mettono nero su bianco il “protocollo farfalla”, il documento acquisito dalla Procura generale e depositato agli atti del processo d’appello Mori-Obinu. Possibile che oltre alla magistratura anche i vertici del governo di allora fossero all’oscuro dell’accordo raggiunto tra i due organi istituzionali? Secondo il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava sarebbe alquanto improbabile. Presidente del consiglio dell’epoca altri non era che Silbio Berlusconi. “Ho ragione di pensare che sia stato ben informato – ha detto in conferenza stampa a Montecitorio – mi sembrerebbe inconsueto e poco probabile che un protocollo così impegnativo per conseguenze e rischi sia stato condotto per un arco di tempo abbastanza ampio all’insaputa del capo del governo”.

Le negazioni della Cancellieri e di Tamburino
Riconoscendo al premier Renzi il merito di aver tolto in luglio il segreto di stato sugli atti relativi al protocollo Fava ha sottolineato come, da allora, la Commissione Antimafia non ha ricevuto alcun documento. Poi ha accusato di omertà l’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: “Molto di quello che abbiamo appreso in questi giorni non è stato detto dalla Cancellieri, sentita in modo specifico anche su questo tema alla fine dello scorso anno. Il ministro disse di non aver alcuna informazione sul protocollo farfalla”. Il rappresentante del gruppo Led ha poi puntato il dito nei confronti dell’ex direttore del Dap Tamburino, audito al Copasir, che in passato aveva dichiarato “non c’è alcun protocollo farfalla, né vi sono evidenze cartacee”, aggiungendo che dell’argomento aveva preso conoscenza attraverso i giornali. “Senza entrare nel merito delle audizioni in Commissione antimafia – ha aggiunto Fava – posso dire che non si è mai parlato né con il direttore del Dis Massolo né con il direttore Aisi Esposito di un documento scritto. Documento che invece è esistente e di cui si parla in questi giorni. Questi sono comportamenti gravi, mezze verità. Ci raccontano di una vicenda antica che coinvolge Sisde e Dap, sottratta a qualsiasi controllo della magistratura”. Il vicepresidente dell’antimafia ha poi dato una spiegazione su quanto accaduto nel 2003 da indurre pezzi dello Stato a stilare un documento “che temiamo essere tassello di una trattativa forse mai conclusa”.

Il protocollo farfalla come Gladio
FAVA CONF STAMPA PROTOCOLLO FARFALLAIl Protocollo farfalla, ha dichiarato Fava, era “una sorta di Gladio delle carceri che ha avuto la funzioni di fare intelligence, di raccogliere informazioni, non si sa che tipo di informazioni siano state raccolte né che uso ne sia stato fatto, né a cosa sia servito esattamente questo protocollo che certo ha gestito una decina di detenuti, tutti capimafia, e nessun collaboratore di giustizia”. “Pensiamo – ha poi spiegato – che sarebbe stato dovere dell’allora direttore del Dap e dei vertici del Sisde mettere al corrente anche l’autorità giudiziaria. Per questo chiederemo di sentire in Commissione Mori, Leopardi e Tinebra. Devono spiegare cosa è avvenuto. Perché resta un fatto grave che questi detenuti siano stati gestiti e pagati nell’ignoranza totale da parte di tutti i magistrati che su di essi indagavano”. Resta il dubbio, secondo Fava, che l’operazione farfalla sia stata utile per “capire chi intendeva collaborare, cosa voleva dire, e forse a organizzare qualche depistaggio”.

L’origine del protocollo e il pentimento di Giuffré
“Il protocollo farfalla – ha spiegato ancora il vicepresidente dell’Antimafia – ha un precedente che è l’arresto di Giuffrè, capomafia siciliano, uomo introdotto nei segreti della cupola dei corleonesi. Giuffre’ nel 2003 decise di iniziare a collaborare. Le informazioni che vennero fuori riguardavano la possibilità di un rapporto tra la genesi di Forza Italia e la genesi dei corleonesi. E’ chiaro che per un Governo la preoccupazione che altri collaboratori di giustizia parlassero era reale. E’ di quegli anni la scelta di istituire il protocollo farfalla, con un atto scritto che disciplinava nel dettaglio i rapporti tra il Dap e il Sisde. Per questo – ha concluso – temiamo che questa collaborazione sia servita ad intercettare eventuali intenzioni di collaborazione dopo la “sfortunata” vicenda di Giuffrè che raccontò i rapporti tra la politica e Cosa Nostra in Sicilia e non solo”.

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