ANPI news 133

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

DOMENICA 21 SETTEMBRE

RADUNO REGIONALE

di  TUTTE le ANPI della TOSCANA

a SANT’ANNA di STAZZEMA

PER RICORDARE

nel  70° della RESISTENZA E DELLA LIBERAZIONE

le STRAGI NAZIFASCISTE avvenute nella regione

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

L’importante iniziativa dell’ANPI Toscana per un grande raduno a Sant’Anna di Stazzema, il 21 settembre (v. programma sopra), mi fornisce l’occasione per fare il punto sulla situazione dei lavori sulle stragi nazi-fasciste del 1943-1945. Utilizzo la prefazione che ho scritto di recente per un libro proprio sulle stragi avvenute sull’Appenino Tosco-Emiliano (*), in cui ho fatto una sintesi della situazione, allo stato attuale:  (…)

 

 

 

 

LETTERA DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI AI PROMOTORI DELLE DUE PROSSIME INIZIATIVE NAZIONALI SULLA PACE

 

Milano, 16 settembre 2014

 

L’ANPI ha ricevuto diversi inviti, da Associazioni diverse, per la marcia della Pace e per un’altra iniziativa, a Firenze, il 21 settembre, con un notevole sconcerto. Possibile che in un momento così delicato e pericoloso in tutto il mondo, per la pace e per la convivenza pacifica dei popoli, si verifichi una divisione (peraltro poco comprensibile, per ciò che attiene alle motivazioni) fra i componenti delle Associazioni che – tradizionalmente –  si sono  occupate della pace nel mondo e quelli di Associazioni più di recente costituite?

L’ANPI non può che richiamare tutti alla consapevolezza della gravità del momento ed invitare, ugualmente tutti, a ritrovare la strada della coesione e dell’impegno comune, per quello che è e resta l’obiettivo di tutti, cioè la pace (…)

 

 

 

ANPINEWS N.133

Trattativa: l’ombra della P2 dietro Mario Mori da: antimafia duemila

mori-gelliNei nuovi atti depositati la possibile vicinanza di Gelli all’ex capo del Ros

di Lorenzo Baldo – 16 settembre 2014
Palermo. Il generale Mori sarebbe stato iscritto alla loggia massonica “P2” agli ordini di Licio Gelli? Nei nuovi atti depositati al processo sulla trattativa Stato-mafia una risposta definitiva non c’è. Mettendo insieme altri pezzi di questo intricatissimo puzzle, però, l’ombra del “Venerabile” Gelli appare decisamente vicina alla figura dell’ex capo del Ros. Che, volente o nolente, appare sempre di più al servizio di determinate logiche di potere. Dalle carte, inviate ugualmente alla Procura Generale (che dovrà decidere se acquisirle al processo di appello a carico degli ex ufficiali del Ros Mori e Obinu) emergono dettagli decisamente importanti. Le recenti dichiarazioni di Mauro Venturi, un ufficiale dei Carabinieri che nel 1971 lavorava al Sid (Servizio Informazioni difesa, ex Sismi, attuale Aise, dove Mori ha prestato servizio dal ’72 al ’75, ndr), confluite in un verbale di interrogatorio sono alquanto emblematiche.

All’epoca Venturi era responsabile di segreteria del Raggruppamento centri di controspionaggio di Roma (una sorta di coordinamento dei vari centri del Sid). Dal ’72 al ’75 Mori diviene il numero 2 dell’Ufficio di Venturi. Ma soprattutto Mori è un vero e proprio “pupillo” di Federico Marzollo, ex ufficiale dei Carabinieri al Servizio Informazione Difesa, di fatto la persona più vicina all’ex direttore del Sid Vito Miceli (uomo di Licio Gelli, che aveva predisposto la struttura parallela del Sid finalizzata ad organizzare un colpo di Stato tra il ’73 e il ’74 chiamata la Rosa dei Venti, ndr). Nelle carte depositate si legge che lo stesso Mori aveva “il vizio degli anonimi” elaborati dal Servizio per poi essere mandati alle varie agenzie di stampa. Secondo Venturi Mori “era considerato nel Sid dell’epoca come il soggetto designato da Marzollo per gestire i rapporti con ‘Op’ di Mino Pecorelli”, a suo dire l’ex capo del Ros si sarebbe recato più volte nella sede dell’agenzia di “Op” per “redigere anonimi con le macchine di ‘Op’” affinché il destinatario ne attribuisse la provenienza a Pecorelli, ovviamente con la consapevolezza dello stesso direttore di “Op”.

Le fonti
L’ex capo del Ros aveva come “fonte fiduciaria” l’imprenditore Gianfranco Ghiron, fratello di Giorgio Ghiron, noto alle cronache come l’avvocato fiduciario di Vito Ciancimino (coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sul patrimonio dell’ex sindaco mafioso, già condannato a cinque anni e quattro mesi per riciclaggio, deceduto nel 2012, ndr). Secondo Mauro Venturi lo stesso Gianfranco Ghiron, oltre ad essere una “fonte” del Sid, sarebbe stato introdotto nei servizi segreti americani. Di fatto i fratelli Ghiron (entrambi deceduti, ndr) lavoravano per il Sid mantenendo come unico riferimento Mori. A detta dello stesso Venturi Gianfranco Ghiron sarebbe stato legato alla “destra più nera” e “per questo si trovava benissimo con Mori che all’epoca era nero quanto lui”. “Mori negli anni di permanenza al Sid nel mio ufficio cercava insistentemente di convincere anche me ad iscrivermi alla P2 – racconta ancora Venturi ai magistrati – e in particolare diceva sempre che non era una loggia massonica come tutte le altre del passato. Mi disse che Gelli in quel momento storico era interessato come non mai ad affiliare persone del Sid e mi propose di andare insieme a casa di Gelli dicendomi che io, come toscano, gli sarei stato particolarmente gradito. Io ero titubante e preoccupato delle eventuali conseguenze…”. Venturi specifica quindi che lui non si iscrisse mai alla P2 sottolineando l’atteggiamento protettivo dell’ex capo del Ros. “Mori mi disse di non preoccuparmi perché era garantito per tutti quelli del Sid un inserimento in liste protette, separate da tutte le altre liste”.

Vecchi verbali recuperati
In un verbale del 1975 reso da Gianfranco Ghiron al giudice istruttore di Brescia Giovanni Arcai (che indagava sulla presenza dell’eversione nera a Brescia a un anno dalla strage di Piazza della Loggia, ndr) lo stesso Ghiron parla tranquillamente del suo rapporto di amicizia, confidenza e di collaborazione con Mario Mori per poi specificare l’esistenza di una “fonte” chiamata “Amedeo Vecchiotti” che aveva come nome di copertura “Piero”. Questa “fonte” si trovava in carcere per reati legati all’eversione nera. Ghiron mette quindi in contatto la sua fonte “Piero” con Mario Mori. Ghiron racconta di aver ricevuto un biglietto firmato “Piero” del 5 novembre ’74 (consegnato ai magistrati dell’epoca), in questo biglietto “Piero” dice testualmente: “Ho saputo che la settimana prossima Licio Gelli partirà dall’Italia per andare in Francia e dalla Francia in Argentina perché è stato messo in pre-allerta in vista di un mandato di cattura. Comunicalo immediatamente e con urgenza a Mori. Dico ciò perché se la partenza di Gelli danneggia mister Vito (Miceli, ndr) lo fermi, oppure se pensano che è meglio che vada lo lascino andare. Mi raccomando che queste notizie non arrivino mai a Maletti, uno che si caca sotto di fronte a un giudice di 34 anni e per questo attacca un collega suo superiore. Uno che si comporta così è un concentrato di merda”. In quegli anni al Sid c’era una forte spaccatura tra l’ex generale Gianadelio Maletti e l’ex capo del Sid Vito Miceli. Il magistrato di 34 anni citato è indubbiamente l’ex giudice istruttore di Padova Giovanni Tamburino (fino allo scorso giugno capo del Dap, ndr), che stava indagando sulla Rosa dei venti. I magistrati del pool hanno per altro riscontrato, attraverso documenti dell’Aise, che spesso il criptonimo utilizzato da Mori per determinate operazioni era quello di “dottor Giancarlo Amici”.

Una fototessera mancata
In un recente interrogatorio reso da Giovanni Tamburino (ugualmente confluito nei documenti depositati al processo trattativa e inviati alla Procura Generale) l’ex giudice istruttore di Padova spiega le ragioni per le quali nel dicembre del ’74 aveva mandato al Sid una richiesta urgente con la quale chiedeva che fosse trasmessa all’Autorità Giudiziaria di Padova un’immagine fotografica di Mario Mori. Tamburino sottolinea che quella richiesta era collegata alla sua inchiesta sulla Rosa dei venti a seguito dell’arresto dell’ex generale Amos Spiazzi per associazione eversiva. L’ex capo del Dap racconta ai magistrati che lo stesso Spiazzi (legatissimo a Federico Marzollo) aveva ammesso di avere attivato la “costola veneta” della Rosa dei venti, seguendo determinati ordini dalla “linea di comando”, a seguito di un incontro avvenuto sul lago di Garda con un “capitano dei carabinieri” il cui nome non aveva mai saputo. Il giudice Tamburino avrebbe voluto far vedere la foto di Mori (che in quel periodo era appunto un capitano dei Carabinieri) ad Amos Spiazzi, ma 20 giorni dopo la ricezione della fototessera di Mori, a seguito di una sconcertante decisione della Cassazione, l’inchiesta sulla Rosa dei venti gli era stata tolta e non se ne era fatto più nulla. Tamburino si era sentito letteralmente defraudato, ma col passare degli anni si era reso conto che togliendogli quell’inchiesta paradossalmente gli era stata risparmiata la vita.

Il grande vecchio
In questa spy-story c’è un grande vecchio che, a suon di ricatti, ha tenuto in pugno (e probabilmente, in parte, ancora tiene) un Paese intero: Licio Gelli. Quello stesso “Venerabile” che inevitabilmente entra nelle nuove indagini del pool e che a suo tempo aveva animato l’inchiesta “Sistemi criminali” istruita principalmente dall’attuale Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato. La lettera anonima recapitata nei giorni scorsi al dott. Scarpinato potrebbe essere partorita da quelle stesse “menti raffinatissime” collegate al “protocollo Farfalla”; quegli apparati, che deviati non sono, probabilmente fautori delle lettere anonime inviate in questi mesi al pm Nino Di Matteo. E’ fin troppo evidente che queste “entità” sono letteralmente irritate da queste inchieste. Nonostante la stragrande maggioranza delle istituzioni – ai suoi massimi livelli – continui a manifestare insofferenza nei confronti delle indagini sul biennio stragista ‘92/’93 c’è ancora la possibilità di ricostruire la storia più occulta del nostro Paese. Ma è decisamente una lotta contro il tempo.

A Narni “Alchimie e Linguaggi di Donne” da:nd noidonne

A Narni “Alchimie e Linguaggi di Donne”

Dal 18 al 21 settembre Narni ospita la settima edizione del Festival Internazionale dedicato alla letteratura, saggistica, filosofia e arte al femminile

inserito da Redazione

Alla sua settima edizione il FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LETTERATURA, SAGGISTICA, FILOSOFIA, ARTE AL FEMMINILE “Alchimie e Linguaggi di Donne” che si svolge a Narni continua a tracciare, seguendo alchimie e espressività molteplici di donne, un suo specifico iter che coinvolge una rete di prestigiose istituzioni e soprattutto una folta e motivata partecipazione di donne intellettuali esperte in più campi del sapere.
L’Ideazione e l’organizzazione è, come dall’inizio di questo consolidato cammino, di Esther Basile, studiosa di linguaggi filosofici e poetici, e vede la collaborazione prestigiosa dell’Istituto italiano per gli Studi filosofici di Napoli, dell’Associazione Eleonora Pimentel, dei Comuni di Narni e di Sangemini, con la Biblioteca di Terni, l’Alto patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati.
Le scritture femminili e i viaggi è il tema conduttore di questa edizione che si svolge dal 18 al 21 settembre 2014, intorno alla quale si intrecciano discorsi da più punti di vista, da quello letterario a quello filosofico, al sociale, all’artistico mettendo al centro degli interessi anche i temi teatrali e dell’editoria.
Un tavolo particolare quello legato ad Anna Maria Ortese nel suo centenario della nascita condotto da Elio Pecora, Matilde Tortora, Lucia Stefanelli, Rosy Rubulotta.  Fra le tante proposte c’è un Tavolo, coordinato da TIziana Bartolini, sui Diritti delle Donne e Femminicidio e Politica delle donne con la partecipazione – tra le tante esperte – di Barbara Terenzi, Barbara Custodi, Luisa Festa, Adriana Buffardi, Robetta Isidori e Commissione Pari Opportunità di molti Comuni.
E’ prevista la presentazione del libro sulla Ortese di Esther Basile (edito da Ali&No nella Collana Le Farfalle diretta da Clara Sereni), che sabato 20 alle 17 presso il Museo Eroli di Narni sarà affidata a Sandra Petrignani e Elio Pecora.
Intenso il programma degli interventi e dei libri presentato e sisegnalano, tra le altre, le presenze di Elio Pecora, Anna Maria Ackermann, Barbara Alberti, Marosia Castaldi, Sandra Petrignani, Wanda Marasco, Matilde Tortora, Anna Forgione, Musiche di Susanna Canessa, Nicola Rando, Elio Blandizzi, dei Registi Carlo Damasco e Riccardo De Luca. Insomma un cartellone, fitto di proposte, di punti di riflessione e preziosa occasione di incontri vissuti sul filo della comunicazione e dell’approfondimento. Il Museo Eroli e la Chiesa di San Domenico in Narni e la Biblioteca di Terni sono lo scenario consono e ospitale del Festival come pure la Chiesa di Santa Maria Maddalena in Sangemini e il giardino Casco in Stifone, luoghi di particolare specificità paesaggistica e naturale. Le riprese video e foto sono affidate a Rosy Rubulotta che coglie e storicizza la particolare atmosfera interpretativa ed espressiva che avvolge le partecipanti e gli spazi del Festival.
Un Festival che si conferma l’appuntamento atteso dell’anno fra le studiose provenienti da tutta Italia, ma anche dalla Croazia,dalla Spagna, dalla Francia; con la presenza della studiosa portoghese Iaia De Marco.
Una cittadina, Narni, che diventa ancora una volta luogo di confronto e di armonia culturale nell’ottica di genere e della valorizzazione dell’ingegno e del talento delle donne e delle loro conquiste.

PROGRAMMA | 14 Settembre 2014

‘Donna Sapiens’ e la cultura ebraica da: nd noidonne

‘Donna Sapiens’ e la cultura ebraica

Sira Fatucci, dell’UCEI, all’indomani dell’evento “Donna Sapiens”, ci parla della figura femminile nella cultura ebraica: tra modernità e tradizione.

inserito da Marta Mariani

“La donna ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella famiglia e anche nella società ebraica. A seguito degli eventi storici che hanno costretto gli ebrei a sparpagliarsi in tutto il mondo occidentale, questi hanno convissuto con le culture dei Paesi entro cui si sono insediati, mediando i costumi e dando a loro volta il loro contributo di esperienza e diversità. Tutto ciò ha provocato un intenso scambio, che ha significato un arricchimento culturale per entrambi i gruppi: sia per gli ebrei, sia per le popolazioni con cui si sono trovati a convivere. Un esempio: le donne ebree in Italia hanno imparato a cucinare all’italiana, e a loro volta hanno portato in Italia ricette come il caciucco, o il carciofo alla giudìa, piatti apprezzati da molti – Sira Fatucci dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ci parla della figura femminile nella cultura ebraica in occasione dell’evento ‘Donna Sapiens” -. Talvolta, il rigoroso dettame religioso è portatore di regole e abitudini lontane dalla percezione di modernità che si ha in società come quella italiana. Si devono però considerare le enormi differenze sostanziali, e non solo di sfumature, che esistono all’interno del mondo ebraico. Parlando della donna ebrea si può pensare alle donne religiose che, una volta sposate, indossano la parrucca per non mostrare i capelli, o a quelle descritte da Singer nei suoi romanzi, ma anche a figure laiche come quella del Nobel Rita Levi Montalcini o della partigiana Rita Rosani – solo per restare in ambito italiano. Figure di donne agli antipodi e che pure hanno una matrice comune importante. Gli esempi a cui accenno sembrerebbero dimostrare che spesso la diversità è un arricchimento, non una diminuzione. Nel variegato e sfaccettato panorama ebraico mondiale esistono diversi tipi di ebraismo. Nel mondo ebraico ortodosso non sono ammesse donne rabbino, che invece vengono riconosciute nel mondo ebraico conservativo e in quello riformato come punti di riferimento per l’intera comunità. L’ebraismo italiano si riconosce nell’ortodossia e quindi non ci sono rabbini donna, anche se in particolare negli ultimi anni stanno nascendo piccoli gruppi di ebrei riformati in diverse città italiane”.

Come mai è stata scelta proprio  Ferrara come città capofila dell’evento?
Ferrara è un esempio di città che ospitava una nutrita comunità ebraica prima degli sconvolgimenti della Shoah, una bella città simbolo di un ebraismo colto e raffinato, sicuramente adatto ad accogliere la Giornata della Cultura. Basti pensare alla prosa di Bassani, con il suo capolavoro il Giardino dei Finzi Contini, una prosa inscindibile dall’immagine della città che fa da sfondo e da accompagnamento alle vicende della famiglia.

L’intento principale della Giornata Ebraica, appena conclusa, che ha visto l’organizzazione di grandi e piccoli eventi locali in tutta Europa voleva sfatare i pregiudizi sul mondo ebraico. In che modo?
Io credo che uno dei pochi ma efficaci rimedi contro il razzismo e l’intolleranza – in qualsiasi forma essi si manifestino – sia la conoscenza vera e profonda dell’altro. Per combattere l’antisemitismo, una forma radicata di intolleranza purtroppo ancora presente anche in diverse frange della popolazione europea e quindi anche italiana, questa Giornata dedicata alla conoscenza dell’altro potrebbe essere una buona occasione per sfatare qualche pregiudizio. Una ghiotta occasione da cogliere al volo per imparare a conoscere gli “altri”, in questo caso gli ebrei, e la loro cultura attraverso eventi, manifestazioni stimolanti, interessanti e piacevoli.

In che modo sta cambiando il rapporto tra donne e uomini nel contesto ebraico, con la progressiva emancipazione femminile?
La modernità della donna ebrea consiste oggi – a mio avviso – nel conoscere e ritrovarsi e fare propria (rinnovandola e adattandola alla vita moderna) la sapienza e la tradizione tramandata nel corso dei secoli. La madre ebrea che segue la tradizione spera che le proprie figlie diventino come Sara, Rebecca, Rachele e Lea, le matriarche bibliche del popolo ebraico. Per dirla con il filosofo Levinas, “le parole di queste donne, con i loro atti, i loro gesti, i loro passi dischiudono le dimensioni e il senso dell’umano.”
Molti sono i racconti che le riguardano, e talvolta anche i loro silenzi sono eloquenti. Sapienza, sensibilità, senso pratico e saggezza sono alcune doti che contraddistinguono la donna nella cultura ebraica.

Guido Ceronetti, giornalista e studioso di ebraismo, a commento e chiosa del Cantico dei Cantici scrive: “Solo quelli che hanno amato la Sapienza come una donna, e una donna (sublime cortesia, inaudito conoscere) come la Sapienza, hanno ricavato dal Cantico dei Cantici tutta la possibile luce”. Quali pensieri le suscita questo frammento letterario?
Mi viene subito da pensare alla “Eshet Chayl”, la donna di valore celebrata nei Proverbi, anche essi parte del canone biblico ebraico, come il Cantico dei Cantici. “Una donna di valore, chi potrà trovarla? Superiore a quello delle perle è il suo valore. Il cuore del marito può fidare in lei, e dovizie non verranno a mancargli.” Naturalmente bisogna contestualizzare il brano ed attualizzarlo con le dovute cautele. E’ proprio questo, comunque, il brano che viene intonato nelle case degli ebrei osservanti tutti i venerdì sera, quando viene celebrato il sabato: lo shabbat ebraico.

Marta Mariani

YPG ed ESL uniscono le forze contro ISIS da: UIKI

YPG ed ESL uniscono le forze contro ISIS

Le Unità di Difesa del Popolo (YPG) e l’Esercito Siriano Libero (ESL), nonché altri gruppi armati dell’opposizione hanno formato un fronte unito contro Stato Islamico (ISIS) nella regione attorno all’Eufrate.

Viene riferito che le YPG, ESL e altri gruppi minori dell’opposizione si sono riuniti per formare uno ‘spazio congiunto di operazione’ contro la minaccia di Stato Islamico State nella regione dell’Eufrate. Il nome di questa forza congiunta è ‘Burkan El Firat’ e il suo obiettivo è di cacciare IS dall’area attualmente sotto il suo controllo.

Lo ‘spazio congiunto di operazione’ si è presentato in una cerimonia militare nel Kurdistan occidentale con una dichiarazione che è stata letta da un comandante dell’ESL.

È stato dichiarato che le forze che si uniscono a ‘Burkan El Firat’ contro le bande di El Bagdadi sono le seguenti: Liva El Tevhid ala orientale, Liva El Siwar El Raka, le brigate Shams El Shemal di Fecir El Huriya, YPG, YPJ, Seraya Cerablus, Liva Cephet El-Ekrad, Siwar Umunaa El Raka, Esercito El Kasas e Liva El Jihad Fi Sebilillah.

La dichiarazione recita anche quanto segue:
1 – Tutti coloro che si sono uniti ad ISIS sotto mentite spoglie devono lasciare il gruppo.
2 – La Comunità Internazionale deve fare la propria parte contro il gruppo terroristico ISIS.
3 – Tutte le parti contrarie ad ISIS devono contribuire fisicamente e finanziariamente allo spazio di operazione congiunto.

È stato dichiarato anche che l’obiettivo dello spazio di operazione congiunto è di scacciare ISIS da tutte le aree attualmente sotto il suo controllo. Sono state elencate le seguenti aree: Karakozak, Sirrin, Cerablus, Minbic e villaggi circostanti, Rakka e villaggi circostanti.

Bayik: Gli Yazidi sono sopravvissuto grazie alle forze difesa popolare da: UIKI

Bayik: Gli Yazidi sono sopravvissuto grazie alle forze difesa popolare

Il co-Presidente del Consiglio Esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK) Cemil Bayik, che ha parlato venerdì sera al canale televisivo MED NUÇE, ha avanzato valutazioni significative riguardo Sinjar, l’unità nazionale, la guerra in corso in Medio Oriente, la questione della lingua madre e la settimana di boicottaggio che il KCK ha chiesto nella prima settimana del nuovo anno scolastico.

Riferendosi alla migrazione dalla propria casa di persone Yazide, Bayik ha detto che gli Yazidi dovrebbero tornare indietro alle loro terre – dove hanno le loro origini e la loro storia, così come i luoghi sacri – al fine di non consentire alle bande dell’ISIS di realizzare il loro piano di ripulire questa regione di Yazidi, di migrazione forzata e di impedire il loro ritorno a casa.

Bayik ha detto che per raggiungere questo obiettivo, gli Yazidi devono predisporre il proprio sistema di autodifesa in quanto non possono fidarsi di nessuno, come è stato dimostrato da quanto è successo. Secondo Bayik gli Yazidi a Tal Afar dovrebbero formare insieme con i turkmeni un fronte comune di lotta contro l’ISIS. “Si può ricostruire la vita nelle loro terre assistendosi l’un l’altro e stando insieme contro le bande dell’ISIS. In questo modo possono purificare Tal Afar, Sinjar e Rabia dall’ISIS e vivere lì”, ha suggerito.

L’Esecutivo del KCK ha sottolineato che l’intervento di HPG e YPG il primo giorno era di vitale importanza, ricordando il fatto che il popolo Yazida non sarebbe sopravvissuto se non fosse stato per le forze dell’HPG e del YPG. “Se tutte queste persone fossero state massacrate, i curdi, il governo regionale curdo e i partiti curdi nel Kurdistan meridionale, non sarebbero stati in grado di comparire davanti all’umanità. L’intervento dell’HPG e del YPG ha fatto in modo che l’onore curdo non fosse calpestato, così come l’onore del Sud del Kurdistan e dei partiti, il KDP in particolare, e tutti lo devono al YPG, all’HPG e alle Unità di Resistenza di Sinjar che proteggevano i valori etici e morali dell’umanità così come delle fedi e delle religioni.”

Il co-Presidente del Consiglio Esecutivo del KCK ha sottolineato che l’ISIS è stato formato e sviluppato per colpire i curdi, con gli attacchi fin dall’inizio della rivoluzione del Rojava alle regioni curde e alle persone che determinano il destino delle loro terre attraverso le loro lotte e organizzazione. Bayik ha dichiarato che l’ISIS è stato portato avanti in modo da eliminare il modello del Rojava che è un’alternativa e una soluzione.

Riferendosi ad una discussione in corso nei paesi europei circa la rimozione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) dalla lista delle organizzazioni terroristiche, Bayik ha detto che si sta finalmente accettando che il PKK è un movimento per la libertà, e che sta anche lottando per altri popoli e fedi diverse, e che persegue per loro lo stesso di ciò che vuole per i curdi. “Anche chi ha messo il PKK nell’elenco sta discutendone in questo momento la sua rimozione. Viene accettato che il PKK ha fatto a Sinjar quello che avrebbe dovuto fare, prevenendo massacri e proteggendo la dignità umana, le fedi, le religioni, le culture e i valori, mentre si è posto contro il terrorismo dell’ISIS. I popoli del Medio Oriente traggono forza dal PKK ora che la verità su di esso diventa più evidente.”

Bayik ha inoltre richiamato l’attenzione sul fallimento della cosiddetta conferenza di pace di Ginevra I e II per la Siria, e ha chiesto la riunione di una Conferenza di Ginevra 3 che – ha dichiarato – potrebbe fornire una base per la pace in Siria, in considerazione della maggiore probabilità verificatasi ora in cui gli stati internazionali e gli Stati Uniti concordano sulla lotta all’ISIS. “Tuttavia, i rapporti con il Rojava sono anche di vitale importanza per il raggiungimento dello scopo. Bisognerebbe anche stabilire una relazione con il regime siriano. La questione siriana può trasformarsi in situazione pacifica solo attraverso vie democratiche e l’unità della Siria”, ha sottolineato Bayik.

Commentando il processo di risoluzione in corso con il nuovo governo in Turchia, Bayik ha detto che il popolo curdo nel Nord del Kurdistan dovrebbe affrontare il processo con cautela, considerando le promesse non mantenute dal precedente governo che non ha nella pratica preso alcuna iniziativa. “I funzionari del governo dicono che il processo sta andando bene e forse lo stanno dicendo perché il leader Apo [Ocalan] sta dicendo così. Il leader Apo non sta dicendo che non c’è alcun problema o pericolo nel processo in corso. Dice ciò che deve accadere. “

In guardia anche contro le dichiarazioni che intendono dimostrare che il processo è in corso senza alcun problema, Bayik ha detto: “Questa è una guerra psicologica in cui vengono mantenuti l’assimilazione e il genocidio culturale, mentre il tempo lo si ottiene dando speranza a tutti i poteri della democrazia e dei popoli”.

Sottolineando che tutti i passi fatti nel processo finora sono stati il risultato degli sforzi compiuti da Ocalan, Bayik ha detto che la parte turca, la quale non ha adottato alcuna misura al servizio dello scopo del processo fino ad oggi, vuole ora ingannare il popolo dicendo che è pronta per i colloqui con Kandil e presenta il tutto come un nuovo passo.

L’Esecutivo del KCK ha osservato che tutti i passi che lo Stato turco ha finora messo in atto sono risultati nel genocidio culturale e nell’assimilazione, che ricordano la recente demolizione della statua di Mahsum Korkmaz, commentata come un attacco ai valori sacri dei curdi.

Bayik ha fatto notare che la gente dovrebbe continuare la lotta e basarsi sul processo solo dopo aver visto passi concreti da parte turca.

Il co-Presidente del KCK ha anche detto che i poteri della democrazia in Turchia dovrebbero spingere il governo a fare un passo, avvertendo che in mancanza del quale si andrebbe verso un’assenza di fiducia del pubblico e la guerra.

“Non ci sarà fiducia fino a quando le condizioni del leader Apo saranno migliorate e le delegazioni del negoziato saranno formate. I negoziati possono progredire soltanto assicurando le condizioni necessarie al Leader Apo”, ha sottolineato.

Riferendosi ad un recente invito avanzato dal KCK per una settimana di boicottaggio nella prima settimana del nuovo anno scolastico, Bayik ha detto che il popolo curdo dovrebbe protestare contro il sistema turco di istruzione che impone l’assimilazione e non consente loro di usare la lingua madre.

Bayik ha affermato che le istituzioni, i partiti e le organizzazioni curde, dovrebbero portare avanti il boicottaggio e organizzare manifestazioni di protesta fuori dalle direzioni dell’istruzione nazionale per chiedere l’istruzione nella lingua madre.

Ocalan: Mettiamo in comune la nostra terra, acqua, energia, costruiamo una vita democratica libera da: UIKI

Ocalan: Mettiamo in comune la nostra terra, acqua, energia, costruiamo una vita democratica libera

Ocalan: Mettiamo in comune la nostra terra, acqua, energia, costruiamo una vita democratica libera

Incontrando il leader curdo Abdullah Öcalan, la vice-presidente del gruppo parlamentare dell’HDP Pervin Buldan ha riferito che Öcalan ha sottolineato: “Mettiamo in comune la nostra terra, acqua, energia, costruiamo una vita democratica libera.”

La delegazione di deputati del Partito Democratico del Popolo (HDP) comprendente i vice-presidenti del gruppo parlamentare İdris Baluken e Pervin Buldan e il co-presidente dell’HDP Sırrı Süreyya Önder sono ritornati dall’isola di Imrali dopo aver parlato con il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) Abdullah Öcalan. La componente della delegazione dell’HDP Pervin Buldan ha riferito i dettagli dell’incontro a DİHA. La deputata Buldan ha detto che l’incontro è durato circa 4 ore.

‘I massacri dei HES sono uguali ai massacri di ISIS’

Il leader del PKK Abdullah Öcalan inizialmente ha espresso le sue condoglianze alle famiglie dei 10 lavoratori massacrati in un incidente sul lavoro ad Istanbul. Sabato un ascensore di servizio che trasportava i lavoratori nel cantiere per la costruzione del Torun Center nel distretto Mecidiyeköy di Istanbul è caduto dal 32° piano causando la morte di 10 lavoratori. Öcalan ha fatto appello al governo turco perché faccia azioni concrete ed acceleri il processo di pace in corso. Öcalan ha detto: “I massacri di HES (Centrali Idroelettriche) sono uguali ai massacri delle bande di Stato Islamico in Iraq e Sham (ISIS).”

‘Qualsiasi dichiarazione fatta senza fare passi concreti non avrà un riscontro pratico’

Öcalan nel suo messaggio sul processo di pace in atto ha anche chiesto al governo di Giustizia e Sviluppo (AKP) al potere di realizzare subito i principi e meccanismi per “negoziati significativi e più approfonditi”. La deputata Buldan ha fatto notare che Öcalan ha detto: “È di importanza vitale per il governo prendere seriamente questa questione ed accelerare il processo di pace. Qualsiasi dichiarazione fatta senza fare passi concreti non avrà un riscontro pratico.”

‘I colloqui con lo stato stanno proseguendo’

“Continuiamo con il processo di dialogo nonostante diversi ostacoli e provocazioni, trascinamenti e pretese unilaterali abbiamo raggiunto una nuova dimensione e vorremmo mettere in pratica tutto questo. Questa fase determinerà il destino del nostro paese, così come quello della regione. I colloqui con i funzionari dello stato stanno proseguendo,” ha detto Öcalan ai deputati dell’HDP in visita.

‘L’atteggiamento del governo nei confronti dei prigionieri malati è immorale’

Il leader del PKK ha anche detto che andrebbero fatte azioni per i detenuti malati che soffrono di determinate malattie, altrimenti “Sarà difficile per la gente approvare il processo di pace.” Öcalan ha sottolineato: “L’atteggiamento del governo dell’AKP rispetto ai prigionieri malati è immorale. Non hanno rilasciato nemmeno prigionieri malati di cancro. Questo non è un atteggiamento etico.”

‘Segreteria, delegazione negoziale democratica e delegazione di osservatori andrebbero formate con urgenza’

Buldan ha evidenziato che Öcalan ha aggiunto: “La segreteria, la delegazione negoziale democratica e la delegazione di osservatori andrebbero formate con urgenza il prima possibile.” La vice-presidente del gruppo parlamentare dell’HDP Pervin Buldan ha riferito che Öcalan ha sottolineato: “Mettiamo in comune la nostra terra, acqua, energia, costruiamo una vita democratica libera. Questo slogan dovrebbe avere un proprio posto nella nostra vita. D’ora in avanti tutti dovrebbero prendere possesso della propria terra, acqua, energia.”

‘La Conferenza Nazionale andrebbe realizzata al più presto’

La deputata Buldan ha detto che il leader del PKK Öcalan ha messo enfasi sul Congresso Nazionale Curdo e rispetto al congresso stesso su quanto segue: “Gli ostacoli su questo tema andrebbero rimossi il prima possibile. Gli atteggiamenti del caro Barzani e del caro Talabani (riferendosi al Presidente del Governo Federale del Kurdistan Massoud Barzani e all’ex Presidente irakeno e leader del PUK Celal Talabani) sono importanti su questa materia. I colloqui con Talabani e Barzani dovrebbero proseguire.”

LETTERA DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI AI PROMOTORI DELLE DUE PROSSIME INIZIATIVE NAZIONALI SULLA PACE

 

LETTERA DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI AI PROMOTORI DELLE DUE PROSSIME INIZIATIVE NAZIONALI  SULLA PACE

 

Milano, 16 settembre 2014

 

 

L’ANPI ha ricevuto diversi inviti, da Associazioni diverse, per la marcia della Pace e per un’altra iniziativa, a Firenze, il 21 settembre, con un notevole sconcerto. Possibile che in un momento così delicato e pericoloso in tutto il mondo, per la pace e per la convivenza pacifica dei popoli, si verifichi una divisione (peraltro poco comprensibile, per ciò che attiene alle motivazioni) fra i componenti delle Associazioni che – tradizionalmente –  si sono  occupate della pace nel mondo e quelli di Associazioni più di recente costituite? L’ANPI non può che richiamare tutti alla consapevolezza della gravità del momento ed invitare, ugualmente tutti, a ritrovare la strada della  coesione e dell’impegno comune, per quello che è e resta l’obiettivo di tutti, cioè la pace. Noi auspichiamo sinceramente che la marcia Perugia-Assisi sia l’occasione per ricostruire l’unità perduta e per dar vita ad una grandiosa e unitaria manifestazione, alla quale non mancherà di aderire, come ha sempre fatto. Ma non sarebbe concepibile una partecipazione effettiva, se la marcia fosse il centro di contrasti e del conflitto fra bandiere diverse.

Naturalmente, l’adesione dell’ANPI per le iniziative in corso ( la marcia di ottobre e la manifestazione fiorentina del 21 )  è scontata, come per tutte le manifestazioni che – su base unitaria – siano dirette a realizzare l’obiettivo, oggi così difficile, della pace nel mondo. Ma vorremmo, per poter andare al di là di una semplice adesione, vedere ricostruita l’unità fra le varie organizzazioni e il coordinamento fra le varie iniziative.

Non intendiamo porre condizioni, ma solo manifestare la nostra preoccupazione e il nostro sconcerto ed esprimere la speranza, che al più presto, si torni a quell’unità che in tema di pace, come in tante altre materie fondamentali, è davvero imprescindibile.

                             

Con i più cordiali saluti,                                 

 

Prof. Carlo Smuraglia  

“Renzi a Chiomonte? Non può non incontrare i No Tav”. Sindaci pronti al dialogo, “ma sulle nostre idee” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Matteo Renzi a Chiomonte? Non puo’ non incontrare i NoTav”. La mobilitazione prevista per mercoledi’ mattina in occasione della possibile visita del premier al cantiere Tav della Maddalena ha tutta l’aria di essere dialogante. Ecomunque i No tav mettono in campo le loro risorse sul piano della mobilitazione per far capire che la lotta va avanti. Due i punti di concentramento: alla centrale elettrica chiomontina (vicino all’ingresso principale del cantiere) e al campo sportivo di Giaglione, per chi vorra’ arrivare dal bosco. Unica indicazione agli attivisti e’ quella di munirsi di bandiere e fischietti. Proprio pochi giorni fa, in occasione della festa della Fiom a Torino, i sindaci No Tav si sono detti disponibili ad un confronto. Sandro Plano, Ombretta Bertolo, Nilo Durbiano e Angelo Patrizio, primi cittadini di Susa, Almese, Venaus e Avigliana, puntualizzano “dalle nostre posizioni non ci spostiamo di un millimetro”. “A questo punto – ha detto Durbiano – diventa necessario riaprire il dialogo con le istituzioni, perche’ l’Osservatorio da tempo si e’ trasformato in un organismo di promozione dell’opera, mentre lo scavo del tunnel geognostico va estremamente a rilento: solo un chilometro e 200 metri in 3 anni”. “Chiedero’ di incontrare nuovamente Fassino e Chiamparino – gli fa eco Plano, sindaco discusso nel suo partito, il Pd, proprio per le posizioni contrarie all’opera – ma non abbiamo nessuna intenzione di cambiare idea perche’ non ci sono elementi nuovi. Se non avremo risposte, continueremo a opporci all’opera in modo civile e legale”.