Scuola, 30 milioni i bambini che non possono studiare a causa della guerra. La denuncia dell’Unicef Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

In tutto il mondo milioni di studenti stanno riprendendo la scuola, ma un numero record di conflitti e crisi sta privando altri milioni di bambini e ragazzi del loro diritto a ricevere un’istruzione. E’ quanto denuncia l’Unicef, che stima in circa 30 milioni il numero di bambini che non vanno a scuola perche’ vivono in situazioni di emergenza o in paesi colpiti da conflitti. In Liberia e in Sierra Leone, le scuole resteranno chiuse fino alla fine dell’anno a causa dell’epidemia di Ebola, che colpisce oltre 3,5 milioni di bambini.

Ecco le principali emergenze segnalate dall’organizzazione: in Ucraina, a causa dei recenti combattimenti, circa 290 scuole sono state distrutte o danneggiate; nella Repubblica Centrafricana, secondo una recente indagine un terzo delle scuole sono state colpite da arma da fuoco, o date alle fiamme, o saccheggiate o occupate da gruppi armati; nel nord-est della Nigeria, studenti e insegnanti sono stati uccisi o rapiti e piu’ di 200 ragazze non sono state ancora liberate; in Siria, circa 3 milioni di bambini, meta’ degli studenti siriani, non stanno frequentano le scuole in modo regolare.
“Per i bambini che vivono in situazioni di emergenza, l’istruzione e’ un’ancora di salvezza – ha detto Josephine Bourne, responsabile del programma istruzione dell’Unicef – continuare a garantire un’istruzione da’ un senso di normalita’ ai bambini, puo’ aiutarli a superare i traumi ed e’ un investimento, non solo per loro ma anche per il futuro delle loro societa’”.

Per continuare a dare ai bambini la possibilita’ di ricevere un’istruzione anche durante le crisi, l’Unicef supporta gli impegni per un’istruzione d’ emergenza, fornendo classi temporanee e spazi alternativi per l’istruzione per bambini sfollati interni e rifugiati, forniture di milioni di quaderni, zaini e altri materiali didattici; sta anche sostenendo studi da autodidatti per i bambini che non possono lasciare la propria casa e sostiene programmi di istruzione via radio per i bambini nei paesi colpiti dall’Ebola. Ma avverte che i programmi di istruzione di emergenza sono molto sotto finanziati e lancia un appello per reperire risorse.
In Iraq almeno 1,8 milioni di iracheni hanno abbandonato le loro case: piu’ di mezzo milione sono gli sfollati in eta’ scolare. Nel solo Kurdistan, sono circa 190 mila i bambini che non potranno andare a scuola. Il governo regionale ha fissato l’apertura dell’anno scolastico per il prossimo mercoledi’. Le lezioni non inizieranno nella provincia di Dohuk, la piu’ colpita nella regione, dove si stima che circa 640 scuole siano state trasformate in abitazioni per le famiglie in fuga. Nell’intero Iraq, almeno 2000 scuole ospitano famiglie di sfollati.

In Siria dall’inizio del conflitto almeno 3 milioni di bambini hanno dovuto abbandonare il percorso scolastico. Una scuola su 5 e’ inutilizzabile, mancano libri, banchi, servizi igienici e in molte aree del paese non ci sono insegnanti, perche’ sono fuggiti. Nelle aree piu’ colpite dal conflitto, i bambini sono costretti a viaggiare per proseguire il percorso scolastico e i tassi di scolarita’ sono spesso inferiori al 50%.
Agire e Cri hanno lanciato un appello; i fondi raccolti serviranno a sostenere i programmi di emergenza della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e delle ong di Agire che stanno gia’ garantendo ripari sicuri, acqua, cibo, medicine, kit igienici e supporto scolastico nelle aree piu’ martoriate.
A Gaza,infine, oltre mezzo milione di allievi sono tornati oggi alle loro scuole, dopo un’estate traumatica segnata dal conflitto con Israele in cui 500 minori sono stati uccisi e altri 3.000 feriti.

I responsabili alla istruzione nella Striscia hanno compiuto grossi sforzi per allestire tempestivamente le scuole in modo da poter avviare il nuovo anno scolastico con un ritardo relativamente contenuto rispetto al previsto, ossia di sole due settimane. La prima settimana di lezioni, e’ stato annunciato, sara’ dedicata al sostegno psicologico per gli allievi e ad attivita’ ricreative per facilitare il loro ritorno graduale alle lezioni.
Secondo dati raccolti dall’Unicef, nel corso del conflitto sono stati danneggiati 258 istituti educativi (scuole ed asili nido). A tutt’oggi gli sfollati a Gaza assommano a 63 mila persone, fra cui molti minorenni per i quali il ritorno nelle scuole appare particolarmente complesso

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