Kosovo: a Vitina distrutto il Monumento in memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo. da: www.resistenze.org

A cura di Enrico Vigna [Versione PDF con immagini]

luglio 2014

Un monumento che era stato costruito in onore dei partigiani Serbi e Albanesi che combatterono contro l’occupazione nazifascista è stato distrutto nel centro del paese di Vitina da estremisti albanesi. L’atto vandalico è avvenuto sotto gli occhi della polizia kosovara, alcuni membri della quale hanno, infatti tranquillamente osservato la distruzione del Memoriale, senza minimamente intervenire.  In questo video si può vedere i liberatori del Kosovo al lavoro: http://www.youtube.com/watch?v=eKFykgP_r88

Non essendo stato l’obiettivo attaccato per motivi “etnici”, in quanto era dedicato alla memoria di serbi e albanesi, chiarisce ancora meglio la situazione di violenza, di sopruso e di aggressività presenti nella realtà del Kosovo “liberato”. Ma soprattutto fa capire quali sono i valori  e le radici storiche a cui si rifanno le forze secessioniste.

La memoria dei partigiani antifascisti del Kosovo, quasi ormai annientata.

Il patrimonio e la memoria storica e culturale del Kosovo, fino al 2000  conservato nelle tradizioni della ex Jugoslavia, viene oggi sistematicamente rimosso e spesso distrutto, dai “nuovi” governanti della provincia serba.

Agim Gerguri, direttore dell’Istituto per la Protezione dei Monumenti in Kosovo, membro del consiglio di governo, ha dichiarato che nessun monumento legato alle vicende della Seconda guerra mondiale è sulla lista dei monumenti che lo “Stato” del Kosova protegge.

Un altro monumento jugoslavo sulla ex piazza ” Fratellanza e Unità” a Pristina, sarà sostituito da un monumento al comandante UCK ucciso, Adem Jashari.

La sistematica e pianificata opera di distruzione dei Monumenti e Memoriali che ricordano il sacrificio dei combattenti serbi, albanesi e delle altre minoranze del Kosovo Methoija, contro il nazifascismo nella Seconda Guerra mondiale, può dare un idea  della reatà vergognosa che esiste oggi in quella provincia, possono essere utili alcuni elementi di storia, che fanno capire da dove vengono le forze terroriste dell’UCK, i cui capi sono oggi ministri e politici vezzeggiati e protetti dall’occidente, e quali sono i loro maestri nella storia.

“…Quando la Germania invase la Jugoslavia nel 1941, il popolo kosovaro fu liberato dai tedeschi. Tutti i territori albanesi di questo stato, come il Kosova, la Macedonia occidentale e le regioni di confine del Montenegro furono riunificate con l’Albania propriamente detta. Furono ristabilite le scuole in lingua albanese, l’amministrazione del governo, la stampa e la radio solamente albanesi… (Da: http://www.klpm.org, uno dei siti UCK).

Il progetto nazi fascista della ” Grande Albania ”

Il Kosovo Metohija con la protezione di Hitler e Mussolini, divenne il cuore del progetto della Grande Albania; il nazifascismo permise loro la realizzazione dell’ideologia della Grande Albania, teorizzata fin dal 1878 dalla Lega di Prizren, che prevedeva l’unificazione delle aree albanesi situate nei Balcani, dal Kosovo Metohija, alla Macedonia occidentale, dal Montenegro meridionale alla Grecia settentrionale.

Dopo che la Germania ebbe invaso ed occupato la Jugoslavia nella primavera 1941, il grosso dell’attuale Kosovo-Metohija fu posto sotto il controllo del governo collaborazionista italo-albanese ed annesso all’Albania, occupata dall’Italia.

Il movimento nazionalista albanese kosovaro legato alla Grande Albania, pianificò l’assassinio dei civili serbi del Kosovo e si appropriò delle loro terre e case. Molte donne serbe del Kosovo furono sistematicamente violentate; così come sacerdoti ortodossi  del Kosovo arrestati, torturati e uccisi. Chiese ortodosse e monasteri serbi furono attaccati e distrutti. Monumenti della cultura serba, cimiteri e tombe furono profanati e demolite.

La prima milizia kosovara locale di circa 1000 uomini, fu la “Vulnetari”, più che altro con compiti di polizia locale.

Poi il movimento nazionalista per la Grande Albania formò nel Kosovo le forze militari del Balli Kombétari (Unione Nazionale, i Balisti,  Partito Nazista Albanese), il Comitato albanesi del Kosovo ( esuli e rifugiati all’estero), e il 17 aprile 1944 la SS-Divisione Skanderbeg  la (21° “Waffen-Gebirgsdivision SS” ) composta da 11.400 effettivi, due terzi dei cui membri erano kosovari albanesi musulmani.

La Divisione Skanderbeg aveva capi tedeschi e ufficiali e truppa kosovaro-albanesi, In generale, la politica tedesca era quella di organizzare unità militari volontarie fra i simpatizzanti nazisti dei paesi occupati. Fra tutte le nazioni occupate, solo i serbi, i greci e i polacchi rifiutarono di formare unità volontarie naziste. Piuttosto che unirsi ai nazisti, come avevano fatto molti albanesi del Kosovo, i serbi organizzarono la più grande resistenza antinazista in Europa, dopo quella sovietica. Sia i partigiani comunisti, la grande maggioranza, che i monarchici cetnici, di cui molte migliaia si incorporarono poi nell’AVNOJ, erano principalmente serbi, e combatterono i tedeschi e i loro alleati locali in tutta la Jugoslavia. I tedeschi reclutarono gli uomini della divisione Skanderbeg per combattere questi gruppi di resistenza, ma gli albanesi della Skanderbeg non avevano interesse ad affrontare soldati; essi volevano principalmente terrorizzare i civili serbi, zingari ed ebrei locali. Molti di questi albanesi kosovari avevano prestato servizio in precedenza nelle divisioni SS bosniaco-musulmane e croate, note per i loro massacri di civili. La prima operazione della divisione Skanderbeg  nota come “Einsatztruppen” fu un’incursione contro gli ebrei, e la seconda fu lo sterminio del villaggio serbo di Velika, dove più di 400 serbi furono uccisi.

Estremisti kosovari albanesi musulmani giocarono un ruolo attivo anche nella persecuzione degli ebrei. Infatti kosovari albanesi incorporati come truppe delle SS naziste, partecipavano normalmente al rastrellamento degli ebrei del Kosovo che furono poi uccisi a Bergen Belsen. Si è stimato che 550 ebrei vivessero in Kosovo al momento dell’invasione nazista; 210 di essi, ossia il 38 per cento, furono uccisi.

“…La popolazione serba in Kosovo deve essere cacciata il prima possibile. I coloni serbi vanno ammazzati…”. Così si esprimeva il leader fascista albanese Mustafa Kruja, nel giugno 1942.

Mentre un altro capo albanese-kosovaro, Ferat-Bej Draga diceva: “…E’ arrivato il momento di sterminare i serbi. Non rimarrà alcun serbo sotto il sole del Kosovo…”.

Sotto l’ occupazione tedesca dal 1943, il terrore fu continuato dal famigerato Kosova Regiment ( Reggimento Kosova ), devastando le zone da Pec a Prizren e Djakovica, e in tutto il Kosovo e Metohija. Gli storici hanno stimato una cifra tra i 30.000 e 40.000 Serbi uccisi in Kosovo. Oltre ad un numero sconosciuto di morti nei Campi di lavoro nazisti a Pristina e Mitrovica o uccisi dalle rappresaglie tedesche contro le azioni dei partigiani. Ed in circa 100.000 gli espulsi.

La pulizia etnica e l’esodo dei Serbi di quegli anni fu superato soltanto nel 1999, dopo la fine dei bombardamenti NATO, che costrinse oltre 230.000 serbi, rom, gorani, albanesi jugoslavisti, ebrei, ashkali e di altre minoranze alla fuga.

Tutto ciò fu possibile, soprattutto grazie alla leadership politica e militare della “Seconda Lega di Prizren”, costituita il 16 settembre 1943 da Xhafer Deva, un albanese kosovaro, in continuità ideale con la Lega di Prizren, fondata a fine ottocento, in questa cittadina del Kosovo Methoija, che anche oggi in questi 15 anni di occupazione NATO, è stata una delle roccaforti dei terroristi dell’UCK, terrorizzando, assassinando i serbi del posto ( un dato su tutti: dei 20.000 serbi che vivevano lì fino al 2000, oggi ne restano meno di dieci), radendo anche al suolo l’antico monastero ortodosso.

Nell’estate del 1999, quando i Tedeschi sono entrati a Prizren per la prima volta dopo la II Guerra mondiale, un corrispondente della NBC ha riportato: “…L’altra sera ero a cena con una gentile famiglia di kosovari musulmani, quando il discorso e’ caduto sulle truppe NATO tedesche che entravano in città per farne il quartier generale del loro distretto di peacekeeping, il capofamiglia, un uomo abbastanza anziano da ricordare l’ultima volta che le truppe germaniche erano entrate a Prizren, disse che si sentivano tutti al sicuro ora. ‘I soldati tedeschi sono eccellenti’, egli disse. Poi aggiunse: “Lo so ben io, ero uno di loro”. Allora ha sollevato il braccio in un saluto nazista, ha detto ‘heil’ e si e’ messo a ridere tutto contento…” .  (NBC, 18 giugno 1999)

Persino le autorità italiane in Kosovo parvero alquanto spiazzate dal terrore contro i serbi, e occasionalmente intervennero per prevenire attacchi albanesi, per lo meno nelle aree urbane. Cosi’ scrive lo storico serbo jugoslavo Smilja Avramov: “…Le truppe italiane furono dislocate nelle città del Kosovo e agivano come forza contenitrice…”. Carlo Umiltà un ausiliario civile del Comando delle forze di occupazione italiane, descrisse diversi episodi in cui le truppe italiane aprirono il fuoco sugli albanesi per evitare massacri di serbi. A causa della scarsità di forze e dell’alleanza de facto fra albanesi e forze dell’Asse, questi tentativi di contenimento costituirono ben poca cosa. Tuttavia, gli occupanti italiani riferirono il loro disgusto per le azioni degli albanesi alle autorità di Roma. L’esercito italiano riferì che gli albanesi “stavano dando la caccia ai serbi”, e che “…la minoranza serba viveva in condizioni veramente miserevoli, continuamente perseguitata dalla brutalità degli albanesi che alimentano l’odio razziale…“. Carlo Umiltà ha descritto alcune delle atrocità nelle sue memorie e osserva che “…gli albanesi stanno sterminando gli slavi…”. Al diplomatico italiano si aggiungono le parole di Hermann Neubacher, il rappresentante del Terzo Reich per l’Europa sud-orientale: “…Gli schipetari avevano fretta di espellere il maggior numero possibile di Serbi dal paese…“.

I tedeschi si arresero nel 1945, ma i resti dei gruppi nazisti e fascisti kosovaro-albanesi continuarono a combattere il governo jugoslavo ancora per sei anni, fino al 1951, e vi fu ancora una grande ribellione durata dal 1945 al 1948 nella valle della Drenica sotto il comando di Shabhan Paluzha.

Corsi e ricorsi della storia, è proprio in questa valle, che e’ stata l’epicentro del reclutamento UCK nel ’98-’99, che sono avvenuti gli scontri più duri tra l’Esercito Jugoslavo e i terroristi dell’UCK.

Ciò che è avvenuto in Kosovo durante la Seconda Guerra Mondiale fu un processo massificato  e pianificato di persecuzioni che potrebbe essere definito come genocidio. Le ricostruzioni relative alla seconda guerra mondiale hanno molto occultato il ruolo degli estremisti albanesi del Kosovo nell’eccidio contro i serbi del Kosovo e il contributo dei kosovari albanesi all’Olocausto. Ma il passato nazifascista del Kosovo rimane una storia documentata e agli atti della storia.

Ed è in queste radici e patrimonio che lo stesso UCK e la sua dirigenza hanno fondato il processo di secessione del Kosovo di oggi.

A cura di Enrico Vigna per KOSOVO NOTIZIE,

Forum Belgrado Italia  –   Luglio 2014

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