Italia-Russia, il pericoloso gioco delle sanzioni. Lettera degli imprenditori a Squinzi Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sullo schacchiere ucraino, mentre la Nato soffia sullo scontro armato (domani il vertice in Galles con la presenza di Obama) e l’Europa si perde in un complicato puzzle tenuto insieme dalle sanzioni, dall’Italia arriva il grido di allarme degli imprenditori italiani che hanno rapporti economici con la Russia: le sanzioni in atto porteranno un danno immediato di mezzo miliardo alle esportazioni nel solo settore alimentare. Aggiungerne altre non sembra il caso. Il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi ha chiesto in una lettera al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi di fare ”tutto il possibile” per ”convincere i nostri governanti ad un maggiore equilibrio e ad una piu’ marcata autonomia del nostro Paese” nella crisi ucraina nei confronti di Mosca, per evitare di ”distruggere decenni di lavoro e di investimenti”. Insomma, anche lo schema “europeo” della soluzione diplomatica attraverso il danno economico sembra avere un peso del tutto relativo. Anche perché, come viene fuori dalla lettera degli esportatori, la Russia di Putin sembra molto più attrezzata per una resistenza di lunga durata. Al contrario di paesi come l’Italia così fragili da un punto di vista economico, e che hanno nell’export una sorta di piccolo lumicino per la ripresa.

Inoltre, anche se l’Italia e’ il secondo esportare verso la Russia tra i Paesi Ue, 10,8 miliardi di euro nel 2013, Mosca porta avanti da tempo una politica di ricerca di nuovi partner commerciali e fornitori. “La Russia gia’ oggi importa molto da Kazakhistan e Bielorussia, nell’ambito dell’Unione doganale, e ora puntera’ sul rafforzamento della collaborazione con con i Brics e l’America Latina”. Non solo: ‘perderemo le opportunita’ che i crescenti investimenti nel settore petrolifero garantiranno per i prossimi decenni ai numerosi contrattisti italiani che offrono servizi ed equipment alle numerose societa’ anche straniere che operano in Russia”. Inoltre, secondo la Confindustria Russia, ”l’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilita’ di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comportera’ tra le altre cose la difficolta’ di molti nostri colleghi a vedere confermate le lettere di credito”. Secondo Ferlenghi, ”la posizione dell’Europa e, con nostro rammarico, del nostro Governo alimentera’ quel clima di sfiducia e diffidenza che portera’ a contrapposizioni da cui nessuno trarra’ beneficio”.

In base al meccanismo delle sanzioni, in Russia il settore piu’ colpito per ora e’ quello bancario, con grandi istituti di credito che non possono piu’ chiedere prestiti all’estero o emettere obbligazioni sui mercati esteri.
Idem per alcune grosse societa’, come il colosso petrolifero Rosneft, costretto a chiedere l’aiuto dello Stato per rimborsare il suo pesante debito di oltre 30 miliardi di euro. Anche il vice ministro delle finanze, Serghiei Storciak, ha ammesso che ”le sanzioni settoriali, in particolare nel campo delle relazioni finanziarie internazionali, cominciano sicuramente a farsi sentire e si faranno sentire”.

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