ANPInews n. 131

UN’ESTATE DA DIMENTICARE:

RIFORMA DEL SENATO, DISOCCUPAZIONE, EUROPA, GUERRE, RIFORMA DELLA SCUOLA, MINACCE MAFIOSE A DON LUIGI CIOTTI

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ANPINEWS N.131 

 

 

Sulla intitolazione di strade a Giorgio Almirante di Rosario Mangiameli

 

E’ in corso una campagna per la intitolazione di vie cittadine a Giorgio Almirante, leader storico del Movimento sociale italiano, con l’inevitabile strascico di polemiche. Pur volendo mettere da parte giudizi precostituiti, sorge spontanea la domanda sul perché di questa iniziativa. E non è una domanda retorica, poiché i promotori motivano con scarsa chiarezza la loro richiesta, al più fanno riferimento a un ruolo di “pacificatore” che Almirante avrebbe svolto alla fine della sua carriera politica.
E’ opportuno ricordare che la vita politica di Almirante ebbe molti risvolti, il più impegnativo dei quali è quello di antesignano delle leggi razziali sul giornale “Tevere”, che ne perorava l’adozione ben prima del 1938. Fu pertanto tra i firmatari del “Manifesto della razza” e capo redattore della rivista “La difesa della razza”. Nessun ripensamento successivo è noto, e tanto meno rispetto alla adesione alla Repubblica sociale italiana (1943 – ’45), che inasprì la persecuzione razziale e politica. Almirante nella Rsi ricoprì l’incarico di sottosegretario e in quella veste firmò un bando che minacciava di fucilazione i giovani che non si fossero presentati alla leva. E’ indubitabilmente un segno della zelante partecipazione a quella esperienza.
Nel dopoguerra Almirante fu tra i continuatori del neofascismo e fondatore del Msi. Nel suo partito incarnò l’ala “movimentista e antisistema”, minoritaria negli anni ’50, quando il Msi svolse un ruolo di soccorso alla parte più conservatrice della Democrazia cristiana. Tornò segretario nel 1969 in un clima di aspro scontro sociale, come di mediatore tra un’ala radicale e una più moderata; più di altri si rendeva conto della necessità di svolgere un ruolo politico non subordinato alla Dc, specialmente dopo l’affermazione elettorale siciliana del 1971. Le strategie adottate non furono certo lineari: auspicare soluzione autoritarie e golpiste (Grecia e Cile), possibili nel clima della guerra fredda? O raccogliere la domanda politica di una destra moderata e non più antisistema? La seconda ipotesi appariva più realistica ma non facile da fare accettare a un partito la cui base era fortemente nostalgica del fascismo. Da qui la difficoltà a prendere distanza da certe pratiche squadriste e da alcuni episodi di terrorismo (strage di Peteano).
Nel 1972 l’unificazione del Msi con il Partito monarchico colmò il fossato esistente (dal 1943) tra due forze egualmente nemiche tra loro e della Repubblica: i neofascisti e i monarchici. L’operazione però riaffermava una logica minoritaria e antisistema inadeguata a creare un vasto movimento conservatore. A distanza di tempo, 1984, si pone l’omaggio di Almirante alla camera ardente di Berlinguer, certamente da leggere come un segno (apprezzato e ricambiato) di apertura e di dialogo nei confronti del sistema politico creato dalla Costituzione. La prosecuzione di un simile progetto fu però un lascito al nuovo segretario Fini, che, com’è noto, ebbe difficoltà su questo terreno: parlò di “pacificazione”, una formula inefficace, che mostrava l’isolamento culturale nel quale il Msi si era rifugiato per anni. Era come prendere atto improvvisamente di una lunga storia, quella dei provvedimenti di amnistia del ’46 e del ’47, quella della stessa Costituzione del ’48 che aveva consentito ai suoi nemici il pieno godimento di ogni diritto.
Dopo avere imboccato la scorciatoia dello sdoganamento grazie all’appoggio di Forza Italia, una sorta di reiterata politica di servizio degli anni cinquanta, finalmente Fini ritornò a tentare la carta dell’autonomia. Nonostante la favorevole congiuntura che lo vedeva Presidente della Camera e compartecipe alla maggioranza governativa, l’operazione non può dirsi riuscita. Gran parte del suo antico partito non lo ha seguito in questa scommessa preferendo restare nella più sicura area berlusconiana. Che c’entra tutto ciò con Almirante e con l’intitolazione della strade? Con Almirante, poco, dato che non di lui si sta parlando, ma della sua presunta eredità. C’entra invece con quelli che rivendicano eredità e intitolazioni di strade; che, se non mi sbaglio, non sono tra quanti hanno tentato di prendere pur timidamente le distanze da quel passato razzista che pesava come un macigno sul vecchio leader. Sono piuttosto tra quelli che hanno glissato sull’argomento mimetizzandosi davanti all’elettorato e rifugiandosi nelle accoglienti file berlusconiane. La domanda dunque resta inevasa: a quale Almirante si riferiscono questi signori? Fanno una distinzione tra quello razzista e quello aperturista? E’ curioso e sospetto il fatto che in un tempo così poco attento agli aspetti ideologici e di valore, si affidi al passato la scelta di campo, come una suggestione sfumata, non meglio motivata e spiegata, con una operazione che si può agevolmente definire di scarsa chiarezza. Temo che la stessa storia politica di Almirante non consenta una distinzione. Oggi quel motto “non rinnegare, non restaurare” dietro cui si trinceravano Almirante e i suoi sodali ha un senso diverso rispetto al passato: le emergenze internazionali, la stessa precisazione del ruolo attivo avuto dalla Rsi nelle politiche di persecuzione razziale e stragiste, nascosto per molti anni all’opinione pubblica in un provvidenziale armadio (delle vergogne), richiedono una maggiore chiarezza, poiché non rinnegare può voler dire davvero restaurare.
Rosario Mangiameli

 

articolo pubblicato sun “LA SICILIA” del 3 settembre 2014

Italia-Russia, il pericoloso gioco delle sanzioni. Lettera degli imprenditori a Squinzi Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sullo schacchiere ucraino, mentre la Nato soffia sullo scontro armato (domani il vertice in Galles con la presenza di Obama) e l’Europa si perde in un complicato puzzle tenuto insieme dalle sanzioni, dall’Italia arriva il grido di allarme degli imprenditori italiani che hanno rapporti economici con la Russia: le sanzioni in atto porteranno un danno immediato di mezzo miliardo alle esportazioni nel solo settore alimentare. Aggiungerne altre non sembra il caso. Il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi ha chiesto in una lettera al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi di fare ”tutto il possibile” per ”convincere i nostri governanti ad un maggiore equilibrio e ad una piu’ marcata autonomia del nostro Paese” nella crisi ucraina nei confronti di Mosca, per evitare di ”distruggere decenni di lavoro e di investimenti”. Insomma, anche lo schema “europeo” della soluzione diplomatica attraverso il danno economico sembra avere un peso del tutto relativo. Anche perché, come viene fuori dalla lettera degli esportatori, la Russia di Putin sembra molto più attrezzata per una resistenza di lunga durata. Al contrario di paesi come l’Italia così fragili da un punto di vista economico, e che hanno nell’export una sorta di piccolo lumicino per la ripresa.

Inoltre, anche se l’Italia e’ il secondo esportare verso la Russia tra i Paesi Ue, 10,8 miliardi di euro nel 2013, Mosca porta avanti da tempo una politica di ricerca di nuovi partner commerciali e fornitori. “La Russia gia’ oggi importa molto da Kazakhistan e Bielorussia, nell’ambito dell’Unione doganale, e ora puntera’ sul rafforzamento della collaborazione con con i Brics e l’America Latina”. Non solo: ‘perderemo le opportunita’ che i crescenti investimenti nel settore petrolifero garantiranno per i prossimi decenni ai numerosi contrattisti italiani che offrono servizi ed equipment alle numerose societa’ anche straniere che operano in Russia”. Inoltre, secondo la Confindustria Russia, ”l’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilita’ di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comportera’ tra le altre cose la difficolta’ di molti nostri colleghi a vedere confermate le lettere di credito”. Secondo Ferlenghi, ”la posizione dell’Europa e, con nostro rammarico, del nostro Governo alimentera’ quel clima di sfiducia e diffidenza che portera’ a contrapposizioni da cui nessuno trarra’ beneficio”.

In base al meccanismo delle sanzioni, in Russia il settore piu’ colpito per ora e’ quello bancario, con grandi istituti di credito che non possono piu’ chiedere prestiti all’estero o emettere obbligazioni sui mercati esteri.
Idem per alcune grosse societa’, come il colosso petrolifero Rosneft, costretto a chiedere l’aiuto dello Stato per rimborsare il suo pesante debito di oltre 30 miliardi di euro. Anche il vice ministro delle finanze, Serghiei Storciak, ha ammesso che ”le sanzioni settoriali, in particolare nel campo delle relazioni finanziarie internazionali, cominciano sicuramente a farsi sentire e si faranno sentire”.

Scuola, giudizio negativo dei Cobas: “Pronti alla mobilitazione”| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Giudizio negativo dei Cobas della scuola sulle linee guida del Piano proposto dal Governo Renzi. In un comunicato, il portavoce nazionale Piero Bernocchi definisce Renzi come “un venditore di fumo che cancella il CdM strombazzato da settimane e mischia, on-line tanto non costa niente, promesse mirabolanti a ignobili proposte per scuole dominate da presidi-padroni liberi di assumere e licenziare il personale”. Per Bernocchi, l’unico punto potenzialmente positivo del programma e’ l’assunzione al 1 settembre 2015 di 150 mila precari. Riferendosi a questa possibilita’, Bernocchi auspica “un CdM che prenda un preciso impegno legislativo a investire nella imminente Finanziaria i 4 miliardi annui necessari”. “Per quanto riguarda il resto del programma- conclude Bernocchi – ci apprestiamo a respingerlo al mittente, con l’aiuto dei tanti docenti, Ata, studenti e cittadini che non si lasceranno ingannare dal Renzi novello Berlusconi. Quindi, sabato 6 settembre riuniremo il nostro Esecutivo nazionale per decidere le iniziative di protesta e di lotta in difesa della scuola pubblica e dei suoi lavoratori e lavoratrici, anche tenendo conto della decisione gia’ presa da molte organizzazioni studentesche che hanno convocato per il 10 ottobre uno sciopero nazionale degli studenti”.

Scuola, Uds spara a zero: “La riforma nasconde una privatizzazione folle”| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“La buona scuola per noi è quella gratuita che permette a tutti gli studenti di poter studiare indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche di partenza, invece non è questa l’idea del premier. Nonostante vi siano alcuni elementi puntuali e marginali positivi, questi sono utilizzati da Renzi come specchietto per le allodole per nascondere attraverso belle parole provvedimenti strutturali gravissimi che non faremo passare in silenzio.

Inoltre il grande assente nella proposta è il diritto allo studio, unico vero strumento per risolvere il problema della dispersione scolastica, tema su cui da anni abbiamo presentato proposte inascolate al Miur. Il Governo vorrebbe addirittura finanziarizzare le misure di contrasto alla dispersione, permettendo ai privati di lucrare su quello che dovrebbe essere un diritto”. Le critiche arrivano da Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti. “Tutto l’impianto è basato sulla competizione e la premialità, a partire dal Sistema di valutazione che favorirà le scuole migliori – continua Lampis – Rischia di prodursi un accentramento dei poteri in mano ai dirigenti scolastici che non possiamo tollerare. Non vogliamo una scuola dove si compete per andare avanti, ma dove si coopera tutti assieme: si vuole finanziare chi vince e chi si adatta, non chi resta indietro, e questo vale sia per gli istituti scolastici che per gli insegnanti”.

Secondo il coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, “inoltre sono davvero inaccettabili le proposte sul finanziamento che non accolgono le rivendicazioni studentesche portate dalle piazze negli ultimi anni. E’ assurdo pensare ad una scuola finanziata dai privati o addirittura svilita da iniziative di crowdfunding: la scuola non si può finanziare strutturalmente con la beneficienza. Vogliamo un impegno reale dello Stato nel finanziamento della scuola pubblica, non semplici promesse vaghe, e non possiamo pensare che essa debba trasformarsi in un’impresa per potersi sostenere”.”Siamo stanchi di sentire che per combattere la disoccupazione giovanile e la dispersione scolastica si devono appiattire le scuole alle esigenze delle imprese – continua l’UdS – parlare di School Bonus e School Guarantee significa pensare ad una sostanziale privatizzazione dell’istruzione. Attraverso Impresa didattica e l’Atlante del Lavoro invece si evidenzia l’intenzione di allineare la didattica agli interessi di un mercato del lavoro sempre più desideroso di precari senza diritti e senza competenze critiche. In sostanza la scuola diventa sempre più la prima palestra di precarietà. L’istruzione e il lavoro devono parlarsi, ma è la prima a dover determinare il lavoro, per cambiarlo e garantire a tutti una nuova occupazione qualificata e soprattutto con diritti e tutele. Saremo pronti a contrastare con forza questo disegno di demolizione dei diritti di cittadinanza”. “I grandi assenti sono gli studenti e le richieste di questi ultimi anni. Siamo pronti ad entrare in scena a partire dal 10 ottobre, giornata di mobilitazione studentesca, per prendere parola e imporre le nostre priorità”, conclude l’UdS.

Scuola, Prc: “Niente di nuovo, anzi peggio di prima”| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Forse Renzi vuole conquistarsi sul campo la laurea in venditore di fumo: le sue linee guida sulla scuola sono infatti grande fumo e niente arrosto e il fumo stesso è un po’ nocivo e avvelenato… I 100mila precari da assumere sono un atto dovuto perchè dopo i tagli della Moratti e della Gelmini se questi docenti non fossero chiamati a lavorare le scuole non funzionerebbero”. E’ il giudizio del Prc sulla cosiddetta riforma della scuola di cui ha parlato il presidente del Consiglio.

“Ci sono supplenti plurilaureati e pluriabilitati che da 15 anni vengono ogni anno riassunti a settembre e licenziati a giugno – continua Paolo Ferrero nella nota -. Ora incombe su questa prassi incivile e miope un ricorso in Europa, la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la reiterazione illegittima dei contratti a termine nei confronti dei lavoratori della scuola.

“Come si farà a insegnare l’inglese nelle scuole elementari se gli insegnanti specialisti sono stati rimandati nelle classi e come si inseriscono la musica, l’educazione motoria nelle elementari se nella scuola di base è stato distrutto il modello orario che permetteva l’inserimento di queste attività, cioè il tempo pieno?”,chiede Ferrero.

“In realta si vogliono dividere gli insegnanti, togliere spazio alla contrattazione nazionale, organizzare sempre più la scuola come un’azienda, aprire la scuola pubblica all’intervento privato e aumentare i finanziamenti e i favori alla scuola paritaria”, conclude il segretario del Prc. “Niente di nuovo, anzi peggio di prima. Non a caso la mobiltazione nelle scuola è già partita, dai sindacati ai precari, alle organizzazioni studentesche, alle associazioni democratiche dei genitori, per smascherare le bugie e fermare la distruzione della scuola pubblica. Rifondazione sarà con loro”.