“Il lavoro cambierà totalmente” Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Articolo 18. Renzi accelera sulla riscrittura dello Statuto, ma non rivela i progetti sulla giusta causa. Sacconi (Ncd) preme per abolire la storica tutela, Angeletti (Uil) apre alla riforma: «Con Monti lo abbiamo già modificato»«Alla fine dei Mille giorni il diritto del lavoro sarà total­mente tra­sfor­mato e l’Italia sarà un Paese sem­plice, in cui inve­stire o non inve­stire». Una pro­messa, quella del pre­mier ieri in con­fe­renza stampa, indi­riz­zata non solo al pub­blico ita­liano (ormai sem­pre più impa­ziente per una ripresa che non arriva), ma soprat­tutto all’Europa, alla Ue e alla Bce: con Angela Mer­kel e con gli altri part­ner dell’Unione, con Fran­co­forte, Mat­teo Renzi dovrà con­fron­tarsi nelle pros­sime set­ti­mane, da lea­der del seme­stre euro­peo. Ma per chie­dere più «fles­si­bi­lità» sui conti, dovrà por­tare sul tavolo le famose «riforme» più volte invo­cate: quindi sulla delega del Jobs Act si dovrà acce­le­rare, prima degli stessi 1000 giorni.

Per Renzi, che vor­rebbe pas­sare alla sto­ria come il poli­tico che “sblocca” l’Italia, appunto euro­peiz­zan­dola, il faro da seguire non può che essere quello della “capo­classe”: «Dob­biamo ren­dere il nostro mer­cato del lavoro come quello tede­sco. La Ger­ma­nia è un modello in par­ti­co­lare su que­sto – ha spie­gato ieri – Quando ci ren­de­remo conto che un impren­di­tore non può morire di pastoie buro­cra­ti­che per assu­mere una per­sona, l’Italia sarà final­mente un paese normale».

Il pre­si­dente del con­si­glio con­ferma quindi di voler rifor­mare in modo pro­fondo lo Sta­tuto dei lavo­ra­tori, e in quello che non sarà solo un maquil­lage rischia di finire male, quindi, anche l’articolo 18. Ma per il momento il pre­mier con­ti­nua a glis­sare, insi­stendo con la for­mula che «non è quello il pro­blema»: «Il dibat­tito estivo sull’articolo 18 è un ever­green», ha detto con una bat­tuta, rispon­dendo ai giornalisti.

«In Ita­lia i casi che ven­gono risolti con l’articolo 18 sono circa 40 mila – ha pro­se­guito Renzi – e per l’80% fini­scono con un accordo. Dei restanti 8000, solo 3000 circa vedono il lavo­ra­tore per­dere. Quindi noi stiamo discu­tendo di un tema che riguarda 3000 per­sone l’anno in un paese che ha 60 milioni di abi­tanti. Il pro­blema non è l’articolo 18, non lo è per me e non lo sarà».

Eppure le pres­sioni per modi­fi­care l’articolo 18 sono forti. Ieri Mau­ri­zio Sac­coni, cam­pione della bat­ta­glia per conto dell’Ncd, ha chie­sto una cor­re­zione alla delega che pre­sto verrà discussa in Par­la­mento (e pro­prio dalla Com­mis­sione Lavoro del Senato, che lui stesso pre­siede): «Il pre­si­dente del con­si­glio rico­no­sce la neces­sità di riscri­vere lo Sta­tuto dei lavo­ra­tori, cri­te­rio che non è oggi com­preso nella legge delega e che dovrà quindi essere intro­dotto», nota l’ex mini­stro del Lavoro.

L’Ncd mira a «pro­durre un nuovo Testo Unico il cui con­te­nuto fon­da­men­tale è la disci­plina del con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato. La rego­la­zione del recesso non inte­ressa solo i pochi casi di con­ten­zioso, ma tutti i datori di lavoro che hanno più di 15 dipen­denti e i mol­tis­simi disoc­cu­pati per­ché influenza la pro­pen­sione ad assumere».

Apre alle riforme la Uil, con Luigi Ange­letti: «Per noi è una cosa pos­si­bile – ha spie­gato – Fac­cio osser­vare che anche con il governo Monti abbiamo, in qual­che modo, modi­fi­cato l’articolo 18. I sin­da­cati sono dei rifor­mi­sti per definizione».

Una «solu­zione» per rifor­mare l’articolo 18, toglien­dolo a una cor­posa fetta di lavo­ra­tori ma senza abo­lirlo del tutto, la offre Con­fimi Impresa (Con­fe­de­ra­zione Indu­stria mani­fat­tu­riera ita­liana e dell’impresa pri­vata): «No all’abolizione dell’articolo 18, sì invece allo spo­sta­mento della soglia della sua appli­ca­zione dai 15 addetti attuali ai 35 – dice il pre­si­dente Paolo Agnelli – Que­sta modi­fica por­te­rebbe alla fine delle paure della cre­scita per le pic­cole e medie imprese sotto i 15 dipen­denti; alla fine dei motivi di nani­smo di molte imprese; a eli­mi­nare l’uso fasullo dei co.co.pro; alla dimi­nu­zione del lavoro nero per gli ecce­denti le 15 unità, al ter­mine dell’utilizzo delle false par­tite Iva».

Dal fronte del Pd, il pre­si­dente della Com­mis­sione Lavoro Cesare Damiano (che a sua volta affron­terà que­sto nodo nell’iter del ddl delega in Par­la­mento), cerca di spo­stare il dibat­tito dall’articolo 18 ai tanti con­tratti pre­ca­riz­zanti: «Gli ultimi dati Isfol danno ragione alla scom­messa che come Pd abbiamo fatto insieme al mini­stro Poletti: far aumen­tare le assun­zioni con l’apprendistato e il tempo deter­mi­nato senza can­ni­ba­liz­zare il tempo inde­ter­mi­nato. Nel secondo tri­me­stre 2014, il tempo deter­mi­nato regi­stra un +3,9%, l’apprendistato un +16,1% e il tempo inde­ter­mi­nato un +1,4%. Chie­de­remo al governo, nella delega, di disbo­scare la giun­gla delle moda­lità di impiego frutto della pas­sata sta­gione di deregolazione».

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