Incidenti lavoro: due morti in Umbria, Cgil sarà parte civile Fonte: rassegna

“Nel solo mese di agosto ci sono stati 2 incidenti mortali sul lavoro in Umbria. Non riteniamo che basti la reazione del giorno dopo. Eppure c’è chi continua a sottovalutare il problema e allora è bene sapere che di fronte ad una crisi devastante (calo dell’attività produttiva del 30%) la situazione diventa di giorno in giorno più preoccupante”. Così in una nota Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria e Vasco Cajarelli della segreteria regionale.

“Nella nostra regione fino ad oggi – affermano i due sindacalisti umbri – ci sono stati 11 casi di incidenti mortali nel 2014 (28 nel 2013, 24 nel 2012, 32 nel 2011). Mentre le malattie professionali con esito mortale sono state ben 12 nel 2013. Quindi nell’anno passato nella nostra Regione 39 persone hanno perso la vita per motivi di lavoro. Se a questo aggiungiamo i 12.737 infortuni del 2013 e le denunce di malattie professionali nello stesso anno, che sono 1.442 contro le 1.259 del 2010 risulta evidente l’esigenza di rilanciare un’iniziativa forte”.

“Perché per noi è chiaro – affermano Bravi e Cajarelli – che a fronte di un netto calo delle ore lavorate e di un ridimensionamento dei volumi produttivi c’è un costante peggioramento delle condizioni di lavoro che incide anche sulla vita delle persone. Tutto ciò è inaccettabile”.

“Noi riteniamo – proseguono gli esponenti della Cgil dell’Umbria – che occorra evitare lo svuotamento del Durc (documento unico sulla regolarità contributiva), investire in sicurezza, potenziare i controlli ispettivi. E cioè esattamente l’opposto di ciò che si sta facendo da parte del Governo nazionale.

Nel richiedere un potenziamento del ruolo e delle funzioni di RLS e RLST, la Cgil dell’Umbria annuncia che, a partire dai due ultimi incidenti mortali, si costituirà parte civile in tutti i processi per gravi incidenti che si verificano nel mondo del lavoro. “Non possiamo accettare passivamente che in questo 2014 si continui a morire di e per lavoro – concludono Bravi e Cajarelli – E’ una questione fondamentale di civiltà e di un nuovo futuro per l’Umbria, per l’Italia e per la vertenza Umbria, su cui svilupperemo la mobilitazione nel mese di settembre”.

La lunga estate della scuola tra spot, annunci e incubi Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Prima manifestazione della stagione: il 29 personale Quota 96 e precari al Pantheon in coincidenza con il Cdm. Dal governo lungo catalogo di annunci. E in vista della «ripartenza col botto», voci su pensionamenti e organici. A luglio non era stato speso un euro per l’edilizia. Si cercano 25 milioni per la storia dell’arte e la musicaVenerdì 29 ago­sto ci sarà spa­zio anche per uno spot sulla scuola. Il Con­si­glio dei mini­stri varerà la «ripar­tenza con il botto» dello «Sblocca Ita­lia», la «riforma strut­tu­rale» della giu­sti­zia civile e, dopo gli annunci e le ritrat­ta­zioni del sot­to­se­gre­ta­rio all’Istruzione Roberto Reggi, verrà il turno della «riforma» della scuola. Alle 11 dello stesso giorno, in piazza del Pan­theon a Roma, ci sarà anche la prima mani­fe­sta­zione della stagione.

In piazza ci saranno rap­pre­sen­tanti del per­so­nale sco­la­stico «Quota 96» del 2012, gli ultra­ses­san­tenni bloc­cati al lavoro dalla riforma For­nero e dai pasticci del governo Renzi sul fondo da 416 milioni negato dalla Ragio­ne­ria di Stato. Mani­fe­ste­ranno insieme ai vin­ci­tori senza cat­te­dra, agli ido­nei del con­cor­sone 2012 e ai «docenti mal­pan­ci­sti». Ci saranno i docenti pre­cari che hanno perso il loro posto in gra­dua­to­ria a causa dello spo­sta­mento in massa dei col­le­ghi del sud nelle pro­vince del centro-nord dove abbon­dano i posti.

Sui pro­grammi del governo si mol­ti­pli­cano voci e indi­scre­zioni. Sul piatto Renzi sostiene che ci sia un miliardo e 94 milioni di euro, meno di un terzo dei 3,7 miliardi pro­messi il 24 feb­braio, giorno del discorso della fidu­cia alle Camere. Sono fondi desti­nati al «capi­tale fisso», cioè all’edilizia sco­la­stica, e non al «capi­tale varia­bile», cioè al lavoro e alla for­ma­zione delle per­sone. Sulla carta ci sono 450 milioni euro da desti­nare a 17.961 inter­venti di «pic­cola manu­ten­zione» per gli isti­tuti; 400 milioni per la messa in sicu­rezza; 244 milioni dallo sblocco del patto di sta­bi­lità. Di que­sto miliardo solo la metà sarebbe imme­dia­ta­mente dispo­ni­bile. Al primo luglio, data di ini­zio dei lavori, non era arri­vato un solo euro. Per i lavori per il «decoro» i soldi arri­ve­ranno quando le ditte appal­ta­trici ini­zie­ranno a fat­tu­rare a fine ago­sto. Per la messa a norma, invece, se ne ripar­lerà a gen­naio 2015, il tempo per fare par­tire gli appalti. Vero, o pre­sunto, l’impatto di que­sta liqui­dità ci sarà l’anno prossimo.

Restano sco­no­sciute le coper­ture neces­sa­rie per risol­vere il caso dei «Quota 96». Renzi si è lasciato sfug­gire qual­che espres­sione di fasti­dio su una situa­zione che ha sca­te­nato pole­mi­che ful­mi­nanti tra il pre­si­dente della com­mis­sione bilan­cio della camera Fran­ce­sco Boc­cia (Pd) e i tec­nici della ragio­ne­ria di Stato. «Il pro­blema non sono quei 4 mila che un lavoro ce l’hanno – ha detto Renzi — bensì i milioni che non ce l’hanno». Per il pre­mier il pen­sio­na­mento di que­ste per­sone è una legit­tima aspet­ta­tiva, non un diritto. Espres­sioni che tol­gono la terra sotto i piedi dei «Quota 96».

Se il governo riu­scisse a rag­gra­nel­lare i fondi, la strada per man­dare in pen­sione 4 mila per­sone resterà tor­tuosa. Sul tavolo ci sarebbe una norma che per­mette di man­dare il per­so­nale in pen­sione entro venti giorni dall’inizio delle lezioni del pros­simo anno sco­la­stico. Entro il pros­simo 31 otto­bre potreb­bero essere messi a dispo­si­zione del turn-over i 4 mila posti oggi occu­pati dai «Quota 96». Tale pos­si­bi­lità è stata fatta bale­nare l’8 ago­sto scorso dai tec­nici del Miur in una riu­nione con i Cobas.

Dal suo mazzo di carte il governo potrebbe calare l’asso di un piano straor­di­na­rio di immis­sioni in ruolo sui posti vacanti. Il sot­to­se­gre­ta­rio Reggi ha par­lato di 100 mila per­sone in tre anni per esau­rire le gra­dua­to­rie. Voci anche su un nuovo «con­cor­sone» per il 2015 che sca­te­nerà pole­mi­che tra i pre­cari in gra­dua­to­ria. Si pensa di dare spa­zio alle prove Invalsi come stru­mento di misu­ra­zione delle per­for­mance. È il cuore del pro­getto neo­li­be­rale: misu­rare la «pro­dut­ti­vità» dell’insegnamento attra­verso la valu­ta­zione delle pre­sta­zioni degli isti­tuti scolastici.

Un’altra misura che potrebbe vedere la luce è l’«organico a rete». Già pre­vi­sto nel decreto legge 5/2012, il governo potrebbe costi­tuire un corpo di inse­gnanti di ruolo «just-in-time» a dispo­si­zione per coprire i «buchi» degli isti­tuti. Potrebbe essere un modo per can­cel­lare le sup­plenze brevi da 10–15 giorni per i pre­cari. Si parla anche dell’introduzione di un «bonus» per i pri­vati che inve­stono nella riqua­li­fi­ca­zione dell’istituto o nella for­ma­zione al lavoro degli stu­denti. Infine si vuole poten­ziare la sto­ria dell’arte e l’insegnamento della musica. Ser­vono 25 milioni di euro per i bienni nei licei e negli isti­tuti turi­stici. Tutti ancora da trovare.

Fiscal compact, Renzi tenterà il blitz ma la maggioranza è a rischio Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il Consiglio dei ministri del 29 agosto, dove Renzi proverà il blitz “fiscal compact” per andare sul sicuro il giorno dopo a Bruxelles, non sarà una “passeggiata di salute”. Insomma, non è detto che la maggioranza uscirà propriamente indenne. Ilricatto di Forza Italia è sempre lì al varco. La posta in ballo è alta. La tentazione di alzare il prezzo in un momento delicato anche. Intanto, Renzi, fa finta di niente e continua a twittare (#maddeche) su giustizia e scuola. Provvedimenti che a questo punto servono a nascondere la sostanza del fallimento del premier, la cui ancora di salvezza a questo punto è la Bce. Di fatto, la Troika.

Il punto è semplice, di gravare ancora sulle tasche degli italiani non se ne parla. Con la deflazione alle porte potrebbe essere una delle tante micce accese sulla rivolta sociale trasversale, soprattutto di chi ha un qualche titolo di debito. L’unico spazio di manovra sono i tagli, i tagli e ancora i tagli. E con questa aria da elezioni anticipate, ogni partito difenderà il suo orticello. Il muro del debito, intanto, è troppo alto. E il Quantitative easing della Bce, in caso, non garantisce proprio niente se non un aumento della spesa per interessi, anche se a tassi inferiori rispetto al mercato!

Anche sui tagli, insomma, lo smembramento della maggioranza è in agguato. Stefano Fassina, ex viceministro all’Economia del governo Letta, intervistato dalla Stampa invita a fregarsene dei vincoli e a fare “una manovra espansiva per il 2015 di 16 miliardi per rendere strutturale il bonus degli 80 euro, esteso ad incapienti e partite Iva”.

L’ex viceministro si sofferma anche sull’ipotesi di un prelievo sulle pensioni: “Per ottenere miliardi bisognerebbe tagliare in modo drastico la parte superiore a quel livello di 2500 euro e lo sconsiglio vivamente”. La spending review? “L’obiettivo di 16 miliardi e’ irraggiungibile nel 2015 e vorrebbe dire mutilare welfare, sanita’, scuola, trasporto pubblico locale, quindi le condizioni di vita delle classi medie”.

L’Ncd,che da un paio di settimane ha puntato tutto sulle elezioni anticipate, dopo aver visto sfumare l’ipotesi Art. 18 ecco che riparte alla carica con la diminuzione della pressione fiscale. Secondo Fabrizio Cicchitto (Ncd) la riduzione della pressione fiscale sulle imprese va finanziata attraverso un taglio incisivo della spesa pubblica secondo l’impostazione Cottarelli “partendo da quelle partecipate di regioni,comuni e dello stesso Stato che costituiscono oggi il cuore del sistema di potere di una parte del Pd che come vediamo resiste in tutti i modi”. Ma su quel tesoretto le mani lunghe di Renzi sono ben posizionate con la replica del bonus.

A ricordare che con la deflazione “non si possono piu’ chiedere sacrifici a lavoratori, disoccupati e imprese”. E che “il debito pubblico aumenta a prescindere” è Francesco Boccia (Pd), presidente della commissione Bilancio della Camera. “Siamo usciti dalla procedura d’infrazione durante il governo Letta dopo una serie di interventi cumulati – dice Boccia – che tutti gli italiani ricordano. Non si puo’ dire che non abbiamo rispettato le regole comuni”.
Anche Boccia, come Fassina, crede che il debito “ha piu’ senso farlo aumentare consapevolmente per due anni a fronte di una maxi riduzione delle imposte per dare uno shock definitivo all’economia italiana in una legge di stabilita’ triennale tutta proiettata sulla crescita”.
Anche per Boccia la direzione è la diminuzione delle imposte.

A dare consigli alla Banca Centrale Europea, che non dovrebbe seguire l’esempio della Federal Reserve con un programma di acquisto di titoli di stato (quantitative easing) è sul Financial Times il vice-presidente di BlackRock ed ex governatore della banca centrale svizzera, Philipp Hildebrand. ”Italia e Francia sono messe talmente male – dice – che nessun piano di quantitative easing riuscirebbe a farle crescere”.
L’autore aggiunge che Roma e Parigi ”devono riformare il mercato del lavoro, ridurre le tasse che pesano sulle imprese, snellire la burocrazia e continuare a risanare i conti pubblici” e ”non parlarne solamente, perche’ non serve”.