Cobas chiama il dissenso Cgil: “Costruiamo iniziative comuni su pensioni e orario?”. Intervista a Federico Giusti | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Federico Giusti, Cobas pubblico impiego, sono partite le assemblee di cgil cisl uil per approvare la piattaforma su fisco e previdenza: qual è la vostra posizione?
Innanzitutto le piattaforme si costruiscono non a tavolino ma a partire dai luoghi di lavoro e dalla società, l’esatto contrario di quanto sta accadendo. Le assemblee in agosto poi la dicono lunga sull’obiettivo della campagna che non vuole un coinvolgimento diretto e attivo della forza lavoro, dei giovani e disoccupati ma una sorta di via libera ad una trattativa al ribasso visto che il Governo Renzi non sta trovando opposizione da parte di Cgil Cisl Uil nonostante vada devastando la pubblica amministrazione e il welfare.Dall’interno della Cgil si fanno sentire voci critiche verso la propria segreteria generale, per essersi trovata d’accordo con Cisl e Uil su quella piattaforma e senza una una decisione democratica nei vari settori della Cgil stessa; noi vorremmo partire da queste considerazioni con una domanda: ve la sentite di contruire iniziative comuni sui contenuti e sulle pratiche di opposizione, oppure la stessa Rete 28 aprile si limita ad un dissenso formale che non va oltre le parole?.

Ma la critica si estende anche al contenuto della piattaforma?
E ci mancherebbe altro, del resto la posizione di Sergio Bellavita su Alitalia è pienamente condivisibile anche laddove critica Usb per avere sottoscritto una parte di questo infame accordo. Sul tema del fisco, la richiesta di ridurne il peso su stipendi e pensioni, di per sé condivisibile, non affronta il tema della lotta all’ingiustizia fiscale, per colpire come si dovrebbe patrimoni alti e medio-alti, rendite e profitti. Questo punto è dirimente, non una questione di principio ma il solo strumento per far arrivare risorse nelle casse statali per impedire la demolizione dello stato sociale (sanità, istruzione, assistenza ai cittadini senza lavoro perché colpiti dalla crisi in atto).

Sul tema delle pensioni -continua ancora la critica interna alla Cgil- non si chiede la cancellazione della legge Fornero, ma soltanto parziali correzioni degli elementi di maggiore ingiustizia, tra cui la questione dei cosiddetti “esodati” (lavoratori licenziati e spediti in mobilità in attesa di una pensione, poi mai arrivata). All’indomani della sortita governativa che minaccia un ulteriore aumento dell’età necessaria per andare in pensione, nulla la piattaforma Cgil-Cisl-Uil dice a questo proposito. Come pensiamo di costruire nuovi posti di lavoro se si va in pensione alle soglie dei 70 anni vuoi per le riforme previdenziali, vuoi perchè dopo anni di precariato hai assegni previdenziali da fame, calcolati con il sistema contributivo che andrebbe seriamente rimesso in discussione, al pari del meccanismo che ha eliminato ogni automatico adeguamento del potere di acquisto di salari e pensioni al costo della vita. Pensiamo ad un lavoratore dipendente da quasi sei anni senza contratto: quanto ha perso il potere di acquisto in termini reali? Centinaia di euro all’anno, migliaia, soldi che non saranno piu’ restituiti neppure in infima parte.

Hanno fuso nel frattempo alcuni fondi previdenziali integrativi (sirio e perseo, per esempio)…
Non c’è un euro e i lavoratori non si fanno piu’ abbindolare dalla sirena dei fondi previdenziali. Nell’ultimo anno non abbiamo piu’ visto i sindacalisti distaccati se non per promuovere i fondi previdenziali, la conseguenza è che tutti plaudono ai tagli dei permessi sindacali non capendo la posta in gioco. Un impiegato che sta per andare in pensione in un Comune a 64 anni di età e oltre 41 di contributi ci diceva: ” basta con i sindacalisti di mestiere che vengono a fare i piazzisti dei fondi previdenziali, se poi gli levano i permessi non vengano a piangere da noi”. Come dargli torto? Chi andrà a spiegare a questo lavoratore con quasi 40 anni di tessera Cgil che la Riforma della Pa lo colpisce direttamente come lavoratore e cittadino attaccando il lavoro e il welare?

Pericoloso, per tornare ala piattaforma, che sia riproposto il meccanismo del silenzio/assenso per destinare il proprio TFR ai fondi pensionistici della previdenza complementare. Il che vuol dire che, per non volere aderire a questa fregatura (dal 2007, anno di lancio in grande stile di questi fondi, l’investimento fatto da non pochi lavoratori che vi hanno aderito ha causato loro perdite notevoli di interessi rispetto a quelli maturati dal TFR lasciato in azienda), occorre che tu lo dichiari formalmente per iscritto, perché il silenzio, magari dovuto a dimenticanza, viene considerato adesione!

Quali sono allora le vostre proposte?
Come Cobas, mentre diciamo che siamo d’accordo con queste critiche provenienti dal seno della Cgil, vorremmo aggiungere che nella piattaforma non c’è alcun riferimento al peggioramento, introdotto dal decreto-legge del ministro del lavoro Poletti, ai contratti a termine e all’apprendistato; e neppure si dice qualcosa contro il nuovo attacco al Contratto Nazionale da parte dell’Associazione principale dei padroni, la Confindustria; e non si dice niente nemmeno rispetto a dichiarazioni forcaiole provenienti dall’interno del governo, tese ad abolire totalmente l’articolo 18, quello che conserva, anche se minima, una tutela rispetto ai licenziamenti illegittimi. Insomma, ogni rivendicazione contro il padronato resta tabù.

E meno che mai si affronta la questione del sostegno economico per disoccupati e precari. Quindi andiamo a proporre a chi è critico dentro la Cgil di costruire insieme nei luoghi di lavoro posizioni condivise e una pratica conseguente. Allo stato attuale manca proprio a una vertenza che risponda adeguatamente ai bisogni dei lavoratori, dei disoccupati, degli inoccupati, dei pensionati, dei precari, degli apprendisti.

Una vertenza che apra seriamente una stagione di riconquista dei diritti, quindi ripartiamo dalle posizioni comuni e soprattutto non lasciamo che attorno a queste assemblee si costruisca un consenso a posizioni , quelle di cgil cisl uil, che sono ormai la stampella su cui si sorregge il Governo.

In vista del prossimo autunno dovremmo costruire una piattaforma alternativa sugli stessi temi, non limitarci ad un mero dissenso. Ma chi se la sente di andare oltre gli steccati e ragionare a tutto campo?

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