Giustizia, Di Matteo: «Napolitano condiziona Csm» da: lettera43

Dal pm schiaffo a Napolitano: «Condiziona il Csm». Poi su Renzi. «Fa riforme con un condannato».

Il pm simbolo dell'antimafia, Nino Di Matteo.

(© Ansa) Il pm simbolo dell’antimafia, Nino Di Matteo.

Un attacco diretto al presidente della Repubblica da parte di uno dei più importanti pm italiani, impegnato in prima fila nella lotta alla mafia.
«Non si può assistere in silenzio al tentativo di trasformare il pm in un burocrate sottoposto alla volontà del proprio capo, di quei dirigenti sempre più spesso nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato dalle pretese correntizie e da indicazioni sempre più stringenti del suo presidente», ha detto Nino Di Matteo intervenendo in via D’Amelio alla commemorazione della strage in cui il 19 luglio 1992 perse la vita Paolo Borsellino.
«SI RIDUCE L’INDIPENDENZA DEI MAGISTRATI». La presa di posizione di Di Matteo è netta: «Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere ai tanti tentativi in atto, dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, a quella in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm».
Poi ha continuato: «Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio a questi tentativi finalizzati a ridurre l’indipendenza dei magistrati a vuota enunciazione formale con lo scopo di annullare l’autonomia del singolo pm».
«RENZI DISCUTE CON CONDANNATO». Il magistrato ha puntato il dito contro il premier Matteo Renzi: «Oggi un esponente politico, dopo essere stato definitivamente condannato per gravi reati, discute con il presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all’ultimo suo respiro»
Di Matteo ha proseguito con durezza: «In una sentenza definitiva della Corte di Cassazione è accertato che un partito politico, divenuto forza di governo nel 1994, ha poco prima annoverato tra i suoi ideatori e fondatori un soggetto da molto tempo colluso con gli esponenti di vertice di Cosa Nostra e che da molti anni fungeva da intermediario consapevole dei loro rapporti con l’imprenditore milanese che di quel partito politico divenne, fin da subito, esponente apicale».
«POCHI CERCANO LA VERITÀ». Di Matteo ha spiegato: «Non è vero ciò che tutti indistintamente affermano e falsamente rivendicano, sulla volontà di fare piena luce sulle stragi. La realtà è un’altra. Questo intendimento è rimasto patrimonio di pochi, spesso isolati e malvisti, servitori dello Stato».
E ancora: «Dal progredire delle nostre indagini sappiamo che in molti, anche all’interno delle istituzioni, sanno ma continuano a preferire il silenzio, certi che quel silenzio, quella vera e propria omertà di Stato, continuerà esattamente come è avvenuto fino ad ora, a pagare, con l’evoluzione di splendide carriere e posizioni di sempre maggior potere acquisite proprio per il merito di aver taciuto, quando non anche sullo squallido ricatto di chi sa e utilizza il suo sapere per piegare le Istituzioni alle proprie esigenze».
CICCHITTO: «SORTITA POLITICA». Il discorso di Di Matteo ha suscitato diverse reazioni politiche.
Stefania Prestigiacomo di Forza Italia ha attaccato il pm: «A chi parla Di Matteo? Di chi parla? Possibile che in un comizio egli alluda a nomi che sono evidentemente chiarissimi nella sua mente. Se Di Matteo sa parli, oppure continui a indagare. O fa i nomi o continua silente le indagini».
Fabrizio Cicchitto (Nuovo centrodestra) ha definito l’uscita del pm come quella di «un mediocre imitatore di Ingroia. Una sortita politica che non quella di un magistrato inquirente che dovrebbe parlare non con i comizi ma con le prove acquisite attraverso le indagini. È inquietante che un tipo del genere abbia per le mani indagini delicatissime e ovviamente uno dei suoi scopi è quello di andare addosso al presidente della Repubblica».
Il capogruppo Andrea Mazziotti di Scelta civica ha affermato che quelle del pm Nino Di Matteo «sono affermazioni gravi, magari anche basate su fondamenti reali, ma che dovrebbero essere fatte nelle requisitorie e non in pubblico o sui giornali».
Luca d’Alessandro (Fi) ha definiro il pm palermitano «esempio della parte peggiore della magistratura, che approfitta di ogni occasione per svolgere un ruolo politico».

Sabato, 19 Luglio 2014

Era la nipote di Mubarak Fonte: Il Manifesto | Autore: Norma Rangeri

Non sarà lo sta­ti­sta che in Europa e nel mondo ci invi­dia­vano, ed è pur sem­pre un impren­di­tore pre­giu­di­cato per reati di frode fiscale, oltre che un ex pre­si­dente del con­si­glio a pro­cesso per la compra-vendita di par­la­men­tari. Ma con l’assoluzione pro­nun­ciata dai giu­dici della corte d’appello di Milano, oggi Sil­vio Ber­lu­sconi con­qui­sta l’invidiabile sta­tus di anziano miliar­da­rio a tal punto cre­du­lone da scam­biare Ruby per la nipote di Mubarak.Quelle sei tele­fo­nate in una notte, alla que­stura di Milano, men­tre era a Parigi per un impor­tante ver­tice inter­na­zio­nale, erano sem­pli­ce­mente un gesto uma­ni­ta­rio verso una ragazza reclu­tata in una casa-famiglia dai suoi amici, malau­gu­ra­ta­mente finita in que­stura per furto. E come avrebbe potuto un pre­si­dente del con­si­glio, privo di col­la­bo­ra­tori e infor­ma­tori, imma­gi­nare che l’oggetto delle sue paterne cure fosse una mino­renne in cerca di pro­te­zione e denaro in cam­bio di sesso?

Del resto c’è una legge che per que­sto tipo di reati, tra adulti e minori, pre­vede “l’ignoranza ine­vi­ta­bile”, cioè la pos­si­bi­lità, nel caso nostro, che l’anziano bene­fat­tore igno­rasse l’anagrafe dell’ospite delle sue cene ele­ganti. I magi­strati che lo ave­vano con­dan­nato a sette anni e all’interdizione perenne dai pub­blici uffici, non pote­vano pre­ten­dere che l’uomo più potente del paese fosse infor­mato dell’età di ogni sin­gola pas­seg­gera di quella caro­vana di donne pagate per esclu­si­va­mente per l’amabile con­ver­sa­zione come, al di là di ogni sospetto, spie­gava l’affidabile Minetti, mae­stra di bur­le­sque («c’è la dispe­rata, c’è quella che viene dalle fave­las, c’è la zoc­cola…»). Né c’è chi possa legit­ti­ma­mente sospet­tare che lo spac­chet­ta­mento del gra­vis­simo reato di con­cus­sione, con l’introduzione della fat­ti­spe­cie di “inde­bita indu­zione”, sia stato con­ge­gnato per offrire ai magi­strati la for­mula legale per ripu­lire l’immagine dell’imputato eccel­lente. Evi­den­te­mente la sen­tenza di primo grado aveva com­ple­ta­mente tra­vi­sato la realtà dei fatti.

Del resto que­sto non è il paese divo­rato dal con­flitto di inte­ressi fino al punto di can­cel­lare i con­fini e i con­flitti tra destra e sini­stra a favore di quell’amalgama, riu­sci­tis­simo, delle lar­ghe intese, oggi bril­lan­te­mente ribat­tez­zate come il patto costi­tuente del Naza­reno. Così come in nes­sun modo il nuovo potere ren­ziano, arte­fice del patto, può aver influito sul giu­di­zio di asso­lu­zione che ha gra­ziato Ber­lu­sconi. La realtà supera sem­pre la fan­ta­sia, e dice che non c’era biso­gno di que­sta asso­lu­zione per ridare a Ber­lu­sconi il ruolo di part­ner pri­vi­le­giato nella revi­sione delle regole demo­cra­ti­che. Come si diceva una volta, il pro­blema è politico.

Un’altra Europa, quella di Tsipras. Il discorso di ieri a piazza Farnese: “Ci vuole una risposta forte della sinistra”| Autore: Alba Vastano da. controlacrisi.org

Piazza Farnese, ieri.  L’appuntamento é con gli europarlamentari della lista Tsipras: Spinelli, Forenza e Maltese. Ma l’attesa è tutta per Tsipras. Alexis, l’uomo della frontiera-austerità della sinistra europea. È grazie a lui che si sono accese nuovamente le speranze di una sinistra italiana frammentata, delusa, dispersa, distratta e che, nel suo nome, ha provato a ricomporsi, ricompattarsi, lavorare insieme con i compagni di Sel. È stata l’ultima speranza del riconoscimento quella che ha spinto tanti compagni a raccogliere le firme necessarie per presentare la lista.

Il “quorum” l’abbiamo raggiunto. Ora bisogna raggiungere il cuore. Con i fatti della scissione di Sel la lista é ancora in grado di crescere e di lavorare per radicarsi in Italia? Ci rassicurano e ci infondono coraggio e quella speranza che a volte é al lumicino, Barbara, Curzio ed Eleonora. Ma chi restituisce il sorriso, che è a mezz’asta in Rifondazione, é Alexis. Arriva in Piazza Farnese e sono ormai le 19. Sale sul palco fiero, giovane, sorridente. Ci crede così tanto che lo trasmette immediatamente alla piazza ed é tutto uno scrosciare di applausi ad ogni suo dire. Eh sì che parla nella lingua musicale degli antichi padri e non gli esce neanche un italianissimo “ciao”, ma c’é l’interprete bravissimo a tradurre in simultanea. E parla a braccio per una buona mezz’ora. Lo interrompono solo gli applausi.

Il discorso di Tsipras
«Abbiamo vinto una battaglia, non abbiamo vinto la guerra. Ci sono ancora molte battaglie importanti da combattere.Vogliono diminuire i diritti sociali, i diritti del lavoro. Questo é il progetto dell’oligarchia. Amici e amiche il successo dell’altra Europa é un impegno costante verso il popolo italiano e verso tutti i popoli del sud. Lottare per il rovesciamento dell’austerità e del memorandum. È un impegno equo e sostenibile da parte dell’Europa per un vero new deal europeo, perché l’Europa non sia più nella stagnazione. Perché si apra la possibilità di nuovi posti di lavoro ben pagati e fissi. La nuova commissione a Bruxelles continuerà a perseguire la politica distruttiva della commissione Barroso che non era al servizio dell’Europa e dei suoi cittadini, ma del dogma neoliberista della signora Merkel.

Questo establishment europeo ci fa vergognare per l’Europa di oggi
E la signora Merkel oggi ha detto che riconosce il diritto di Israele e si trova al suo fianco, hanno il diritto di uccidere nei territori palestinesi persone inermi, disarmate e bambini. L’Europa dell’Umanesimo, quella cultura delle grandi lotte non può entrare nel corpetto reazionario nel quale alcuni la vogliono stringere e fare entrare per forza. Oggi dobbiamo dire che siamo tutti Palestinesi se vogliamo essere Europei. Non possiamo non reagire quando vengono uccisi dei bambini nello stesso mare che bagna le nostre coste. Compagni e compagne, il nostro impegno é quello di mettere nel margine l’emarginazione e di riunire l’Europa che è stata divisa dal neoliberismo. Guardiamo con senso di responsabilità il risultato positivo del maggio scorso. Sappiamo che la povertà, l’emarginazione e la disoccupazione sono qui, però dopo le elezioni europee possiamo guardare al futuro con maggiore ottimismo. D’ora in poi la nostra principale priorità deve essere l’unità delle nostre forze.

Non esiste un domani senza l’unità delle forze della sinistra
S’inganna chi pensa di poter avere un futuro politico glorioso, senza coloro che ha avuto al suo fianco in questi mesi dell’esperienza dell’altra Europa. Aumentiamo quindi i nostri sforzi, aumentando i contatti con la società in ogni luogo di lavoro, in ogni zona delle nostre città. È questa la sfida. Dobbiamo riprendere i contatti con i giovani, con le donne, con i disoccupati e riacquisire la fiducia del popolo della sinistra che in questo periodo ha cercato di riempire la nostra assenza con altre scelte. Specialmente adesso che le maschere sono state gettate e che Grillo in un giorno, senza quasi che si avesse il tempo di capirlo ha deciso di essere l’alleato di Farage, della destra inglese, dimostrando che é più a destra della destra. Specialmente adesso ci vuole una sinistra forte, perché il governo Renzi mostra di voler diminuire gli spazi democratici, di voler cambiare la Costituzione.

Adesso ci vuole una risposta forte della sinistra.
Dobbiamo dimostrare che la sinistra delle grandi lotte italiane, la sinistra di Togliatti, di Berlinguer é tornata perché vuole rimanere sulla scena politica. Cittadini di Roma, qui come anche ad Atene, dobbiamo aumentare gli sforzi per bloccare il fenomeno della rinascita del fascismo. Perché ad Atene e a Roma la xenofobia e il razzismo non possano alzare la testa e perché ad Atene e a Roma organizzazioni di estrema destra come Casapound e Alba dorata non possano organizzare manifestazioni. Dobbiamo convincere le persone che non hanno lavoro e che vivono ai margini che la causa dei loro problemi non sono gli stranieri, gli immigrati, ma le politiche di austerità. Sostenere i beni comuni, sostenere il popolo, sostenere chi rischia di perdere la casa a causa dei banchieri, questo secondo noi é il compito della sinistra in questi giorni difficile della crisi. So che in questi anni della crisi sentite continuamente dire che l’Italia non deve diventare come la Grecia, ma vi voglio dire che la Grecia e l’Italia hanno tantissimi elementi in comune. Molte famiglie in Italia come in Grecia vivono sotto il livello di povertà.

Ricchi sempre più ricchi
Alcuni insistono che dobbiamo imparare bene la lezione. Dobbiamo mettere in atto la politica barbara dell’austerità, mentre sta aumentando la povertà e i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi continuano a diventare sempre più ricchi. Dobbiamo dire che tutto questo non può continuare, dobbiamo unire le nostre voci e le nostre forze insieme a quelle di milioni di persone, perché tutto questo non lo sopporta la democrazia, non lo tollera la sinistra.

Una sinistra egemonica e radicale
Dobbiamo costruire una nuova sinistra egemonica radicale la quale non sappia solo rinunciare, ma anche vincere e costruire. Perchè noi non ci perdiamo nel cedere concessioni al blocco di potere maggioritario, ma creiamo una nuova maggioranza totale e la trasformiamo in blocco storico come lo ha concepito e analizzato Gramsci. Amici e amiche, compagni e compagne I mesi a venire sono difficili. Di fronte a noi abbiamo le forze dell’establishment che cambiano sempre per rimanere sempre le stesse,ma noi siamo la nuova forza che fa nascere la speranza nel popolo dell’Europa. Vi ringrazio molto per fare fatto a me e a Syriza l’onore di fare insieme questa lotta, continueremo a farla e state certi vinceremo».

È tutto chiaro, tutto esaltante ciò che dice Alexis e chi era in piazza ha provato l’ebbrezza di sentirsi più Italiano, più coraggioso, più Europeo, più compagno. Comunque non si é sentito solo nel credere che un’altra società è possibile, come è possibile un’altra Europa, quella di Tsipras .