Elicotteri Agusta all’Uganda dei diritti violati di di Antonio Mazzeo

di Antonio Mazzeo

Nuovi sistemi d’arma italiani per il continente africano. Il ministero degli Interni dell’Uganda ha sottoscritto con il gruppo AgustaWestland (Finmeccanica) un contratto per la fornitura di due elicotteri a favore dell’Uganda Police Force Air Wing, la forza aerea della polizia ugandese. La consegna avverrà nel 2015, mentre sei piloti saranno addestrati alla guida degli aeromobili sin dai prossimi giorni. Il contratto, reso noto al Farnborough International Airshow – la fiera mondiale dei sistemi di guerra aerea in corso in Gran Bretagna – è stato acquisito da Pzl-Swidnik, società con sede in Polonia di proprietà di AgustaWestland. “Continua il successo dei modelli di Finmeccanica e di Pzl-Swidnik nel mercato commerciale e parapubblico africano, nell’attuazione di una vasta gamma di missioni per le forze dell’ordine, servizi medici di emergenza, trasporto vip, pattugliamento marittimo, off-shore e servizio-navetta per i piloti”, riporta l’ufficio stampa di AgustaWestland.

In Uganda giungeranno un elicottero bimotore leggero modello “GrandNew” e un bimotore intermedio multiruolo W-3A “Sokol”. Il “GrandNew” è la versione di ultima generazione del più noto elicottero da guerra AW109e sarà assemblato presso lo stabilimento Agusta di Vergiate (Varese).Con un costo che sfiora di 8 milioni di dollari circa, il velivolo può trasportare sino a sette passeggeri a una velocità di crociera massima di 289 km/h ed un range di 859 km. “Il GrandNew è stato scelto perché fornisce capacità di missione notevoli e sicurezza in condizioni operative difficili”, spiega AgustaWestland. Le differenti versioni dell’elicottero AW109 possono essere armate di mitragliatrici da 7,62 e 12,7 mm e lanciatori di razzi e missili “TOW”.

L’elicottero W-3A “Sokol” che sarà assemblato presso lo stabilimento di Pzl-Swidnik (Polonia), consentirà alle forze di polizia ugandesi di eseguire una vasta gamma di operazioni “in tutti i tipi di clima e condizioni ambientali”, dal trasporto truppe e carichi militari, alla ricerca e soccorso, ecc. Il velivolo ha una velocità massima di 260 km/h e un raggio operativo di 745 km, ed è stato già acquistato dalle forze armate di una decina di paesi, tra cui la Polonia (che ha utilizzato il “Sokopl” nel conflitto in Iraq dal 2008), la Repubblica ceca, le Filippine, la Birmania e il Cile. Recentemente anche l’Algeria ha ordinato ad AgustaWestland/Pzl-Swidnik sette velivoli W-3A.

L’Uganda è uno dei principali alleati Usa nelle operazioni “antiterrorismo” in Corno d’Africa. Da diversi anni i militari e gli agenti di polizia ugandesi vengono armati ed addestrati dal Pentagono per contrastare l’organizzazione islamico radicale degli al-Shabab che controlla una parte del territorio della Somalia. L’esercito ugandese è impegnato inoltre a fianco dei marines Usa nella Repubblica Centrafricana contro le milizie del Lord’s Resistance Army, il gruppo ribelle guidato da Joseph Kony.

Nonostante gli appelli delle maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani, il 24 febbraio 2014 il presidente ugandese Yoweri Museveni ha firmato la “legge contro l’omosessualità” che criminalizza ulteriormente gli atti sessuali consensuali tra persone adulte dello stesso sesso, prevedendo in alcuni casi persino l’ergastolo. La nuova legge punisce duramente per la prima volta il lesbismo e la “promozione dell’omosessualità” e impone la carcerazione per i casi di “omosessualità aggravata” (attività sessuali con minori o con portatori del virus Hiv). “Questo atto legislativo è un affronto ai diritti umani di tutti i cittadini ugandesi”, ha dichiarato Gemma Houldey, ricercatrice sull’Uganda di Amnesty International. “Ha un impatto diretto sui difensori dei diritti umani e sulla somministrazione di cure mediche; istituzionalizza l’odio e la discriminazione contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali. La legge segna un momento molto grave nella storia dell’Uganda e fa carta straccia dei diritti sanciti nella Costituzione”. Nel 2013 il ministero degli Interni dell’Uganda (oggi acquirente degli elicotteri Agusta) ha minacciato di rendere illegali 38 ONG, accusandoli di “promuovere l’omosessualità”.

In risposta alla ratifica della legge sull’omosessualità, un mese fa l’amministrazione Obama ha reso nota la cancellazione di una vasta esercitazione militare aerea in Africa orientale, a cui avrebbero dovuto partecipare le forze armate ugandesi e Usa. Washington ha inoltre imposto una serie di restrizioni per la concessione di visti a favore di cittadini ugandesi sospettati di violazioni dei diritti umani. “Queste misure intendono rafforzare il nostro sostegno ai diritti umani di tutti gli Ugandesi indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere”, ha dichiarato la Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno deciso infine di destinare ad altri paesi africani gli aiuti economici per 118 milioni di dollari che erano stati previsti per le autorità di Kampala. Non è certo invece se verrà sospesa la missione Usa avviata a marzo in Uganda. Secondo il Washington Post, quattro velivoli da trasporto CV-22 “Osprey”, alcuni rifornitori in volo e 150 marines delle forze operative speciali erano stati messi a disposizione della coalizione militare africana a guida ugandese, in guerra contro il Lord’s Resistance Army in Repubblica Centrafricana,Congo e Sud Sudan. Anche questo intervento è stato duramente criticato da Amnesty International. “Sono state documentate violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate dell’Uganda contro le comunità di civili in cui è presente l’LRA e contro i mebri di questo gruppo che sono stati arrestati”, riporta l’ultimo rapporto annuale di Amensty. “Sono continuate le restrizioni alla libertà di espressione e associazione. Lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali sono vittime di persecuzioni. La polizia e altri funzionari statali continuano a compiere violazioni dei diritti umani, comprese torture, e i responsabili non vengolno puniti. I giornalisti, i leader dell’opposizione e gli attivisti che criticano le autorità sono esposti ad atti d’intimidazione e vessazione, come detenzioni arbitrarie e false accuse. Ameno 70 giornalisti hanno denunciato di essere stati oggetto di aggressioni fisiche e detenzioni arbitrarie nell’ultimo anno. I tribunali civili e militari hanno continuato ad emettere condanne a morte anche se non ci sono state esecuzioni nel 2012”. Un quadro a tinte fosche che non sembra turbare in alcun modo i manager del complesso finanziario-militare-industriale italiano.

Nel novembre 2007la polizia ugandese aveva firmato con Finmeccanica un contratto di 5 milioni di dollari per acquistare un elicottero monomotore multiruolo AgustaWestland AW119 “Koala”. Selex Communications (oggi confluita in Selex ES, Finmeccanica) ha venduto invece all’Uganda quattro motoscafi intercettori superveloci e il sistema di comunicazioni “Tetra” per il pattugliamento del lago Vittoria (valore complessivo 6 milioni di euro).

“Renzi, potere autoritario per la distruzione sociale dell’Italia”. Intervento di Giorgio Cremaschi Autore: giorgio cremaschi da: controlacrisi.org

Se le parole sono pietre, si devono lanciare con la giusta forza verso il bersaglio scelto. Invece le iniziative concrete di coloro che denunciano il disegno autoritario di Renzi non corrispondono alla gravità dell’allarme lanciato e così la denuncia stessa rischia di risultare inefficace.
Sul terreno economico e sociale il governo ha adottato tutti i peggiori dogmi del liberismo. La vicenda Alitalia, come al solito presentata dal regime come l’ultima spiaggia dello sviluppo, non è solo una svendita all’incanto dopo il fallimento bipartisan di imprese, banche, governo. È anche e prima di tutto un terribile esperimento sociale, perché per la prima volta dagli anni ’50 del secolo scorso un governo autorizza il licenziamento in tronco di migliaia di lavoratrici e lavoratori, rifiutando l’utilizzo della cassa integrazione. È un altro pezzo del Jobsact, che intende sostanzialmete cancellare la CIG.

Solo il presidente più di destra del 900 americano, Ronald Reagan, aveva attuato con i controllori di volo una misura del genere. Ci si rende conto, dalle parti del mondo che si definisce democratico, che cosa vuol dire con la crisi economica che si aggrava dare il via ai licenziamenti di massa nelle grandi aziende? Significa che sul piano sociale non tiene più niente, che siamo come la Grecia. E infatti dopo quel paese il nostro è la seconda cavia dell’Europa dell’austerità e del fiscal compact. Con la prima si è proceduto in modo troppo brutale, al punto da suscitatore una reazione politica che rischia di compromettere il disegno. Con l’Italia, che Monti e Letta stavano portando alla stessa crisi di consenso della Grecia, si è deciso di correggere la rotta. Meno bastone e, almeno all’inizio, più carota. La carota è Renzi.

Il progetto di controriforma costituzionale di Renzi serve a costruire in anticipo quel sistema di potere autoritario che dovrà gestire la distruzione sociale dell’Italia. Per questo Renzi lo vende all’estero al posto dei tagli di bilancio dei suoi predecessori. E per questo banche e finanza per ora si accontentano di riforme politiche al posto di quelle economiche. Perché i poteri finanziari che hanno fatto diventare presidente del consiglio uno sconosciuto sindaco di Firenze vogliono che una volta avviato, il percorso liberista non si fermi più. Ci vuole allora una manomissione complessiva ed organica della Costituzione, che garantisca ad un potere insindacabile di poter privatizzare servizi, chiudere ospedali, vendere alle multinazionali, cancellare contratti e diritti, licenziare , precarizzare, selezionare. Quello che le élites speravano facesse Berlusconi nel 1994. Dopo venti anni quel disegno viene realizzato da Renzi, con ben altro sostegno in Italia ed in Europa . Non facciamo i provinciali, la controriforma renziana non è tanto figlia della P2 quanto di Bildenberg.

Il principio che la ispira è molto semplice e in fondo e quello di tutte le dittature: si vota una volta e poi chi vince comanda per sempre, impedendo l’organizzazione e la rappresentanza ad ogni forma di vera critica, contestazione, dissenso. Di fronte a tutto questo il campo avverso o critico è complessivamente incerto, contraddittorio, confuso.

Nel mondo sindacale CISL e UIL e UGL sono oramai paracarri del sistema renziano, al quale son stati concessi in dono da Marchionne. La CGIL si muove come un pugile suonato, e i colpi che riceve non la fanno reagire. Intanto l’accordo del 10 gennaio diventa la trasposizione del’Italicum sul terreno della rappresentanza sindacale. Anzi è persino peggio perché quell’intesa programma l’esclusione del dissenso addirittura prima del e non con il voto. Dalla Fiom, alla sinistra CGIL, ai sindacati di base non sono poche le forze che si oppongono a questo sistema, ma non lo stanno facendo assieme e con la dovuta determinazione comune. Soprattutto la FIOM non trasforma il suo dissenso in vera disobbedienza e così avanza la normalizzazione sindacale.

Sul piano politico il Movimento 5 Stelle, con tutto il rispetto, pare entrato dopo le europee in una fase confusionale , nella quale sta forse emergendo la debolezza delle sue basi politiche di fondo. Così oscilla tra la denuncia della svolta autoritaria e le letterine di buoni propositi indirizzati a chi di quella svolta è l’artefice.
Le sinistre che si sono raccolte attorno alla Lista Tsipras non hanno ancora chiarito cosa vogliono fare da grandi. E quando ci provano, si spaccano. La sinistra radicale italiana non è in crisi per l’assenza di buoni propositi, belle idee e bei programmi, ma per una storia di incoerenze tra il dire ed il fare. Queste forze sono oggi disponibili a combattere il PD renziano ovunque, per esempio e per cominciare in Emilia Romagna nelle elezioni del prossimo autunno? O si pensa ancora a tenere assieme chi vuol contrastare davvero il sistema renziano e chi si illude di condizionarlo dal suo interno?

I movimenti sociali, le lotte ambientali e territoriali sono oggi una forza diffusa, che subisce una repressione autoritaria vergognosa. Ma i loro gruppi dirigenti non pensano ad un politica di alleanze con gli altri che si oppongono, lanciano le loro scadenze e si aspettano che tutti aderiscano. Così anche qui ci si logora.

Il non molto vasto mondo degli intellettuali rimasto fuori dal regime delle larghe intese, si muove con efficacia ridotta anche rispetto alle proprie forze reali. Pesa evidentemente la fine della guerra fredda tra mondo Fininvest e mondo Repubblica-Espresso. Entrambi oggi sono nel pacchetto di mischia renziano, con qualche dissidenza che, se non esagera, fa molto pluralismo. È comprensibile quanto sia difficile rompere con storie e schieramenti ventennali, ma la critica del pensiero unico renziano proprio questo dovrebbe fare per essere efficace.
Ciò che unifica tutte queste deboli opposizioni al regime renziano è la convinzione di chi le guida di poter andare avanti come ha sempre fatto. Così si fanno la petizione, la manifestazione, l’appello, l’assemblea, come sempre. E così si contraddice il senso profondo dello stesso allarme che si lancia. Se si fanno le stesse cose di sempre, allora forse non è vero che la situazione sia così grave come la si denuncia.
Se si andrà avanti così questo periodo verrà ricordato come quello in cui , grazie anche alla fiacchezza e all’opportunismo di chi denunciava il regime, il regime nacque.

Per concludere, tutte le forze democratiche che intendono davvero opporsi a Renzi e a ciò che rappresenta, ci provano a interloquire tra loro e magari a sedersi attorno ad un tavolo per discutere, anche in streaming, su cosa fare assieme per fermare il regime? O andiamo avanti così fino al disastro e alle recriminazioni finali?

Ferrovie, tre operai manutentori travolti e uccisi dal treno tra Gela e Licata Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Altri 3 operai oggi hanno perso la vita sui binari mentre lavoravano alla manutenzione. Sono stati investiti da un treno nei pressi di Butera, sulla linea Licata-Gela, in provincia di Caltanissetta.
Sono, Vincenzo Riccobono, 54 anni, di Agrigento, Antonio La Porta, 55 anni, di Porto Empedocle, Luigi Gazziano, 57 anni, di Aragona. Secondo i primi accertamenti, le vittime non si sarebbero accorte dell’arrivo del mezzo che procedeva a bassa velocita’ e si e’ fermato circa 200 metri dopo l’impatto. Probabilmente i tre, che lavoravano dopo una curva, sono stati colti di sorpresa e non hanno sentito arrivare il treno. Non ci sarebbero stati inoltre strumenti per segnalare la presenza degli operai.

La procura di Gela ha aperto un fascicolo d’inchiesta che ipotizza l’omicidio colposo plurimo. Indagato sarebbe il macchinista della carrozza automotrice con un solo vagone.La procura ha fatto sequestrare la scatola nera del treno che sarà portata a Caltanissetta. La polizia ferroviaria di Caltagirone ha effettuato i rilievi tecnici.
Una tragedia che si ripete (sempre in Sicilia, il primo settembre del 2008, a Motta S. Anastasia, morirono nello stesso modo, Giuseppe Virgillito e Fortunato Calabrese e molti altri ferrovieri sono deceduti sui binari di tutta Italia).

“Sembra un ‘rito sacrificale’ –sottolinea Dante De Angelis, il macchinista di Trenitalia da sempre impegnato sui temi della sicurezza – che nasconde la crudele realtà di un Paese in cui il trasporto ferroviario per gran parte del territorio è ridotto di quantità e qualità e dove la sicurezza annunciata – “siamo la ferrovia più sicura del mondo”, dicono i vertici delle Fs – non corrisponde alle reali condizioni di lavoro”.”Una strage sul lavoro che fa rabbia e urla la contraddizione tra le troppe chiacchere – annunci di risanamento economico, mercato, separazioni societarie, pubblicità accattivanti dell’alta velocità – e la scarsa sicurezza concreta per i lavoratori. Nonostante le rassicurazioni e le dichiarazioni trionfanti su risanamento dei bilanci delle ferrovie (anzi forse a causa di esso), sui binari si continua a morire”,continua De Angelis. “La costituzione dell’Agenzia Nazionale per la sicurezza (ANSF) – sulla carta il controllore di Rfi e delle imprese ferroviarie – non è risucita a scalfire il tragico e ripetitivo fenomeno delle morti per investimento”, conclude.

La Grande Guerra, raccontata da Cacciari, Manfellotto, De Luna…Autore: Alba Vastano da: controlacrisi.org

“La Grande Guerra-Raccontarla cent’anni dopo per capire l’Europa di oggi”. Un progetto del gruppo editoriale L’Espresso, per offrire ai lettori la possibilità di far rivivere la storia del vecchio continente. Lettura propedeutica a capire cosa sta succedendo oggi in questa quinta porzione di mondo. Perché siamo europei sì, siamo europei, ma deprivati dell’orgoglio di esserlo da una guerra senza trincee, che si combatte a colpi di “bund” e di “spread”. L’occasione della pubblicazione é il centenario della prima guerra mondiale. In Europa, nell’ultimo secolo, c’é stato un alternarsi di guerre sconvolgenti, in contrapposizione a periodi di benessere e di splendori, come l’esaltante “ belle epoque” degli albori dell’era moderna. Ma cosa unisce la storia di oggi a quel periodo, quale il parallelo fra l’Europa del 1914 e quella di oggi? Quali le vicissitudini storiche che mettono a confronto l’inizio e la fine secolo fino ai giorni nostri? E ne evidenziano gli stessi prodromi che anche oggi potrebbero sfociare in una guerra mondiale? La lettura del libro “La grande guerra” ci offre notevoli spunti di riflessione sulle domande cardine appena citate. Lettura di grande fruibilità che conduce attraverso un’escalation cronologica dei fatti, interfacciata da riflessioni ad hoc per capire le dinamiche, gli eventi, i risvolti storici e le conseguenze, fino ad oggi.

Dalla presentazione di Manfellotto, alla prefazione di Goldkorn e Lindner, all’introduzione di De Luna si entra nel vivo del testo con “Accadde a Sarajevo”. Era il 27 giugno 1914 e quel Gavrilo Princip, a soli 19 anni stava meditando di cambiare la storia. La leggenda racconta che quel pomeriggio si trovasse su una panchina di un parco di Sarajevo e che subì il rifiuto di un bacio dalla bella Jelena Milesic, simpatizzante dei movimenti filo serbi. Andò su tutte le furie il giovane e l’ira lo portò ad un’incontenibile rabbia, tanto che avrebbe ordito di “sparare anche a Dio”. Ma è solo una delle storie (questa raccontata da Ljubica, amica di Jelena, quando venne intervistata a 97 anni da dal giornalista De Voss autore di “Searching for Gavrilo”) sull’origine dell’attentato del 28 giugno, quando a Sarajevo furono assassinati Francesco Ferdinando, erede al trono della monarchia austro-ungarica e sua moglie Sofia Chotek .La realtà fu ben diversa. Quella mattina era l’inizio di una bella giornata di sole a Sarajevo e un commando suicida di sette uomini erano pronti a far fuori l’erede al trono. A tutti era stato dato del cianuro per l’obbligatorio e conseguente suicidio, ma sembra che poi il veleno fosse scaduto lasciando alla storia le prove dell’atto terroristico portato a termine per mano del giovane Gavrilo Princip. Il processo iniziò cento giorni dopo, il 12 ottobre del 1914 e alle domande del giudice procuratore, Aloisius Corinaldi l’omicida dichiarò “Non sono un criminale, ho eliminato colui che rappresenta il Male. Penso di essere buono. Sono un nazionalista jugoslavo. Sostengo l’unione di tutti gli jugoslavi, in una forma di stato liberato dall’Austria”. Ed é il filososfo Massimo Cacciari, intervistato da Goldkorn e da Lindner, a chiudere il primo capitolo dell’opera offrendo al lettore pillole di meditazione sull’Europa odierna a confronto con quella di ieri. “Nell’Ottocento vi è stato un fenomeno di nazionalizzazione delle masse che si organizzano e diventano protagoniste sulla base di alcune idee forza…. Le masse oggi sono moltitudine, una serie di individui non organizzati. L’ideologia dominante non é articolata attorno a idee guida forti. Oggi la parola d’ordine é “padrone a casa propria”. A questo pensa il 50 per cento dei cittadini che non vogliono più l’euro. Rappresentano l’opposto delle idee internazionali, cosmopolite e rivoluzionarie La moltitudine oggi é una massa liquida, dispersa”.

Nel secondo capitolo del libro gli autori fanno un excursus storico del 900, a partire dall’età aurea della belle epoque parigina. È la storia stessa a glorificare quel periodo e documenti e manuali storici non ne smentiscono” La grandeur”. Delle grandi città Parigi era la piu’ seducente-ricorda Arosio- quella che dava il tono nelle arti, nella moda, nella gastronomia e nella vita notturna. A Parigi gli anziani giocavano a croquet al Jardin de Luxembourg e i giovani bohemiens si stordivano d’assenzio nei caffé. E l’enfasi del vacuo e del bello, ma anche dell’art nuoveau, si diffonde nelle metropoli europee così “l’Europa usa al meglio trent’anni di non belligeranza”. Ed é l’atmosfera berlinese del primo novecento quello descritta da Vastano, Una guida Popolare dell’epoca “Berlin fur kenner, parla della città più gloriosa del mondo, ma anche fra le più ricche. Le banche possono vantare “risparmi per 362 milioni” e la capitale tedesca attira già dal primo novecento un milione di turisti l’anno. Ma stranamente sui giornali si legge che “a Berlino l’aria sa di polvere da sparo”. In strada borghesi, studenti e operai dovevano cedere il passo alle uniformi di Sua maesta’. Il “criterio principe era accentrato sull’uniforme e sull’ubbidienza che già la diceva lunga sugli anni a venire. E guerra fu. Belle le pagine dedicate da Vastano a Rosa Luxemburg, “donna piccola,fragile e dall’apparenza malaticcia, ma con un volto nobile e occhi bellissimi che irradiavano intelligenza” così la descive Lev Trockij, che la frequentò nei vari congressi dei socialisti. “Il passaggio al socialismo-scrive la Luxembourg in un suo libro- non é indolore, né automatico, ma può scaturire solo dal colpo del martello della rivoluzione, cioè dalla conquista del potere politico da parte del proletariato”. Di lei, del suo pensiero oggi cosa rimane?.Resta valido il messaggio umanista, internazionalista, antimilitarista_-scrive Vastano- Paradosso della storia, visto che lei ci teneva tanto alla distinzione tra proletariato e borghesia e diffidava dei discorsi umanisti e generici che non esprimessero il punto di vista di classe.

Un terzo capitolo ricco di spunti di riflessione, tutto italiano, nasce dalle belle penne dei giornalisti Di Caro, Rossini, Damilano e Berta. “Le due Italie” sul dilemma infinito fra pacifisti e interventisti, contraddizione molto moderna. Tutto ha inizio con la guerra di Libia (1911). Guerra che piaceva molto ai nazionalisti che la inseguivano da molto tempo. C’era dentro la finanza con i colossali investimenti di capitali laici e cattolici in Libia del Banco di Roma. Capitali messi in pericolo dall’espansionismo economico della Turchia in quelle terre. L’entusiasmo guerresco contagia popolo e classe dirigente “Tripoli bel suol d’amore, terra incantata, sarà italiana al rombo del cannon!” canta Gea della Garisenda, sull’eco del tuono della voce di Gabriele D’Annunzio che celebra l’impresa In “Canzoni delle gesta d’oltremare, contro “L’Italietta meschina e pacifista”.
“Ecco le donne”, quarto capitolo dell’opera non poteva che essere degnamente scritto da due penne “rosa” quelle di Stefania Rossini e Arianna Di Genova. Nel 1915, accanto ai soldati italiani che vanno verso le trincee, si forma un altro esercito composto da milioni di donne di ogni età, di ogni ceto sociale, di ogni religione, Lo dovranno fare anche per salvare la forza lavoro italiana rimasta scoperta dal reclutamento in guerra dei loro uomini. Chi non si può occupare a tempo pieno di un’attività lavorativa, farà volontariato a tempo libero. È una svolta storica nel mondo dell’emancipazione femminile. le donne non si occuperanno più solo del focolare domestico, ma entreranno a far parte di quel mondo da cui erano sempre state escluse dal dominio maschilista. E lo faranno con l’umanità e la passione di cui solo l’animo femminile é capace.
Termina l’antologia con il quinto capitolo dedicato al secolo americano che si apre con un’immagine del 1901 di un giacimento petrolifero nel Texas. L’oro nero “il petrolio superstar” sarà una delle principali armi di successo degli Usa, che avrà grandi riflessi nell’economia europea.
Quali i messaggi che vuole dare al lettore questa ricca antologia dedicata al centenario della grande Guerra? Soprattutto rendere comprensibile cosa sta succedendo oggi nel nostro continente, rivisitando le tappe più importanti dell’Europa di un secolo fa. Nella presentazione dell’opera è espresso un gemellaggio che appalesa le somiglianze nelle due temporaneità “Oggi come allora le cancellerie d’Europa, i leader sonnambuli sembrano incapaci di aggredire la crisi. L’asse franco tedesco condiziona l’Europa sia nei momenti di massima sintonia, sia in quelli in cui il fronte s’incrina, ovviamente quando le spinte nazionaliste si fanno più forti. Allora soffiarono i venti di guerra, oggi ci si combatte a colpi di bund e di spread, ma a differenza di allora, in un mondo globalizzato nessuno vince e tutti perdono..” E si potrebbe anche concludere che la storia insegna sì, ma non ci dà risposte fulminee. E che i ricorsi storici sono solo indicativi, perché ogni epoca presenta problemi diversi e diversificati le cui soluzioni non sono solo da imputare al fato maligno o benigno, ma per lo più alla permanente partecipazione di massa e a tutte le risorse di cui una nazione dispone.
Alba Vastano

Ruby, cambiare la legge con il Pd e farsi assolvere. Il delitto perfetto di Berlusconi da: blog il fattoquotidiano

L’avevano votata per questo e alla fine per questo è servita. Silvio Berlusconi strappa un’assoluzione in secondo grado per il caso Ruby grazie alla legge Severino: il sedicente articolato anti-corruzione approvato nel 2012 da Pd e Pdl che, dopo aver permesso alle Coop di uscire prescrizione dall’inchiesta sulla sulla Tangentopoli di Sesto San Giovanni e a Filippo Penati di veder eliminate parte delle sue accuse, svolge ora egregiamente la sua funzione anche nei confronti dell’ex Cavaliere e neo Padre della Patria.

Spacchettare, mentre il processo Ruby era già in corso, il reato di concussione in due, stabilendo pene e fattispecie diverse per la concussione per costrizione e quella per induzione, ha significato spalancare la strada che ha portato il leader di Forza Italia al verdetto di secondo grado.

Niente di sorprendente, a dire il vero. Nel 2012, durante la discussione della legge, votata in nome delle larghe intese, più osservatori, compreso chi scrive, avevano fatto notare gli effetti deleteri delle nuove norme. E l’anno successivo, dopo aver visto finire nel caos decine di processi, anche l’ex procuratore antimafia e attuale presidente del Senato, Piero Grasso, aveva lanciato l’allarme. La nuova legge, secondo lui, andava subito modificata.

Stavano saltando dibattimenti su dibattimenti e, per Grasso, anche il processo Ruby sarebbe finito in niente. “Mi pare”, aveva detto Grasso, “ che con questo nuovo reato non sia più punibile l’induzione in errore o per frode (la telefonata in questura in cui Berlusconi sosteneva che Ruby fosse la nipote di Mubarak ndr). Il comportamento prevaricatore potrebbe essere punito come truffa, ma nel caso di Berlusconi non c’è nessun aspetto patrimoniale”.

Traduzione: con la vecchia norma l’ex Cavaliere sarebbe stato condannato di sicuro. Con la nuova no. Anche perché, come non ha mancato di far notare l’abile difensore di Berlusconi, l’avvocato Franco Coppi, le sezioni unite della Cassazione hanno alla fine stabilito che la nuova concussione per costrizione scatta quando non si può resistere in alcun modo alle pressioni. E che quella per induzione può invece essere punita solo quando chi riceve “pressioni non irresistibili” (in questo caso il funzionario della questura, Pietro Ostuni) gode anche di “un indebito vantaggio”.

Tutto insomma si tiene. Bisogna prendere atto che secondo la corte di appello non è possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che Berlusconi conoscesse la minore età di Ruby (andare a prostitute maggiorenni non è reato). E che secondo la nuova legge fare pressioni in questura senza far balenare nulla in cambio lo è ancor meno.

Il sistema regge, si evolve e vince. Di nuovo Berlusconi la fa franca perché le regole del gioco sono mutate durante partita. Era accaduto nel 2001 quando grazie l’abolizione, di fatto, del falso in bilancio era finito in niente il processo All Iberian sui fondi neri della Fininvest. Era successo di nuovo con il caso della corruzione dell’avvocato David Mills, quando tutto si era prescritto a causa dell’approvazione della legge ex Cirielli che aveva dimezzato i termini oltre i quali i reati vengono eliminati dal colpo di spugna del tempo.

E avviene adesso, grazie a una norma su misura che, a differenza del passato più recente, è stata approvata pure con i voti del centro-sinistra. Segno che l’interesse non era ad personam, ma un po’ più generale. Quasi ad Castam così come era accaduto nel 1997 quando la riforma dell’abuso di ufficio, votata dal Polo e dall’Ulivo, aveva provocato assoluzioni a raffica tra politici di tutti gli schieramenti.

Così in questo clima che sa di antico si aspetta solo la chiusura stagione delle controriforme istituzionali: più firme per i referendum, più firme per le leggi di iniziativa popolare, parlamentari sempre nominati e consiglieri regionali e sindaci coperti da immunità solo perché scelti per sedere al Senato. Poi il presidente di turno, questo o il prossimo, concederà al leader di Forza Italia la grazia. Come negare un atto di clemenza a un Padre della Patria? In quel momento, e solo in quel momento, il delitto sarà davvero perfetto.