Ipocrisia istituzionale da: antimafia duemila

esposito-ciani-processo-trattativaComportamenti nefasti dei giudici “parrucconi” di fronte alla Corte d’Assise di Palermo

di Giorgio Bongiovanni – 18 luglio 2014
Ieri di fronte alla Corte d’Assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto abbiamo assistito con sconcerto al comportamento ipocrita, deleterio e antipopolare di alcuni rappresentanti dei più elevati gradi istituzionali della magistratura italiana e della gerarchia del Quirinale. Abbiamo dovuto assistere alla testimonianza di giudici “parrucconi” che non ricordano, negano e poi ammettono, dicono di non essere a conoscenza di vicende cui viene chiesto conto, per poi fornire alla Corte lettere in cui è palesemente provato il contrario. In sostanza, atteggiamenti farisaici, di chi cioè “presenta caratteristiche di ipocrisia attribuite originariamente ai farisei”, di chi è “doppio, falso, ipocrita” nel tentativo di giustificare le loro azioni.
Abbiamo poi assistito all’interrogatorio dei pubblici ministeri capitanati dal procuratore capo Francesco Messineo, alle domande incalzanti del sostituto Nino Di Matteo e dell’aggiunto Vittorio Teresi, i quali chiedevano conto a codeste autorità dei comportamenti da loro assunti in favore dell’ex ministro Nicola Mancino, imputato al processo trattativa Stato-mafia. Comportamenti penalmente non rilevanti ma certamente errati di fronte all’etica e alla responsabilità per aver cercato di assecondare le sue insistenti richieste presso la Presidenza della Repubblica, il Procuratore generale della Cassazione e il Procuratore nazionale antimafia.

Abbiamo ascoltato il procuratore generale Ciani che ha definito la lettera di aiuto di Mancino “irricevibile ed irrituale”, il quale alla domanda del pubblico ministero sulle ragioni per cui non aveva riferito la vicenda in questi termini alla Presidenza della Repubblica sbotta: “Ci sono anche dei motivi di cortesia istituzionali da rispettare. Se avessimo fatto ciò, seppur riferendoci alla lettera di Mancino ma comunque da noi ricevuta attraverso il Quirinale, avrei commesso uno sgarbo istituzionale. Sarebbe stata una critica all’operato della Presidenza della Repubblica”. Risposte da regime dittatoriale.
Abbiamo infine toccato con mano l’atteggiamento di questi giudici “parrucconi” quando hanno di fronte altri magistrati che cercano insistentemente la verità, che nel farlo si avvicinano agli indicibili accordi stretti tra mafia, istituzioni ed alti vertici di potere e svelano immancabilmente scelte e comportamenti che molti interessi vorrebbero invece occultare. Loro, i “parrucconi”, di fronte a questi magistrati mai si sono serviti del loro potere per sostenerli, al contrario li ostacolano, dimenticano, sono nella migliore delle ipotesi indifferenti mentre si muovono nel segreto per andare incontro a richieste di aiuto “irricevibili ed irrituali”. Non c’è trasparenza di fronte ai cittadini che ieri assistevano al loro interrogatorio. Non sono questi i giudici che la società civile può riconoscere come veri rappresentanti dei principi della Costituzione. Lo saranno solo nel momento in cui vorranno dire tutta la verità.

CATANIA 14 luglio 2014 l’ANPI Provinciale di Catania aderisce alla manifestazione “Fermiamo la strage in Palestina”

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Stefano Rodotà: «Una sinistra fuori dagli schemi è necessaria» da: ilmanifesto

Lista Tsipras. Il giurista si prende la scena alla conferenza stampa con Tsipras: «Per non disperdere le energie serve una nuova cultura politica». «Questa lista è un patrimonio da non disperdere e non può essere intrappolata nelle vecchie logiche. Oggi c’è tutto un mondo da valorizzare». Tra le proposte: apertura generazionale e una legge di iniziativa popolare anti-austerità

Rodotà alla conferenza stampa della lista Tsipras ieri a Roma. Da sinistra, Eleonora Forenza, Alexis Tsipras e Barbara Spinelli

«Se servo, alla mia vene­ra­bile età, ci sarò». Sala delle ban­diere nella rap­pre­sen­tanza del par­la­mento euro­peo a Roma. Con­fe­renza stampa di pre­sen­ta­zione del tour romano del lea­der di Syriza Ale­xis Tsi­pras con le euro­de­pu­tate dell’«Altra Europa» Bar­bara Spi­nelli e Eleo­nora Forenza. Ste­fano Rodotà ieri si è preso la scena e ha pas­sato al setac­cio la non invi­dia­bile situa­zione della sini­stra ita­liana dopo le euro­pee di mag­gio. «Avverto il rischio che le ener­gie accu­mu­late dalla lista Tsi­pras fini­scano intrap­po­late nelle vec­chie logi­che della sini­stra – ha detto Rodotà – Non dev’essere così, que­ste ener­gie devono essere recu­pe­rate e valorizzate».

I non detti, gli imba­razzi, la melina che, per il momento, hanno tra­sfor­mato gli incon­tri della lista in una rifles­sione meto­do­lo­gica sull’organizzazione, invece che sulle pra­ti­che poli­ti­che, sono stati spaz­zati via dal giu­ri­sta: «Dico cose dirette che non sem­pre ven­gono apprez­zate – ha pre­ci­sato Rodotà – ho il timore che, una volta in più, l’unità a sini­stra diventi un discorso sulle quote da dare a Sel o a Rifon­da­zione, ma se sce­gliamo que­sta strada non andremo verso l’unità ma verso la ripro­po­si­zione di vec­chi con­flitti. Biso­gna invece ricreare le con­di­zioni di una nuova cul­tura poli­tica per sba­ra­gliare que­sto tipo di impostazione».

Per un sog­getto che, in que­ste ore, sta discu­tendo se essere un par­tito, una fede­ra­zione oppure un coor­di­na­mento leg­gero tra reti e cam­pa­gne, Rodotà vede due strade: quella gene­ra­zio­nale e un’iniziativa poli­tica che fac­cia rien­trare in gioco la sini­stra. «La cam­pa­gna elet­to­rale per le euro­pee ha attratto infi­nite per­sone gio­vani che non hanno visto in Tsi­pras il cava­liere bianco, ma il sim­bolo dell’esperienza di Syriza che ha svi­lup­pato una cul­tura poli­tica che poi è diven­tata un dato sociale. In Ita­lia, noi siamo solo all’inizio. Que­sta lista è un patri­mo­nio che non può essere disperso».

Sul «che fare», Rodotà ha pro­po­sto una legge di ini­zia­tiva popo­lare per modi­fi­care l’articolo 81 della Costi­tu­zione che san­ci­sce il vin­colo di bilan­cio. Una pro­po­sta che sta facendo discu­tere la sini­stra, insieme a quella inau­gu­rata dalla rac­colta firme per i quat­tro que­siti del refe­ren­dum «Stop auste­rità, sì alla cre­scita» che durerà fino alla fine di set­tem­bre. Sono in molti a pen­sare che que­sti stru­menti, diversi per moda­lità e fina­lità, pos­sano essere affian­cati e pro­ce­dere paral­le­la­mente. Rodotà pro­pone alla lista Tsi­pras la prima e dice di volerla agire in prima persona.

Insieme ad una mani­fe­sta­zione autun­nale con­tro l’austerity, nell’agenda espo­sta da Spi­nelli e da Forenza il Gue, il gruppo della sini­stra euro­pea a cui ha affe­rito la lista Tsi­pras, farà da sponda alla cam­pa­gna nazio­nale e inter­na­zio­nale con­tro il Trat­tato tran­sa­tlan­tico sul com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip). Si comin­cerà dal seme­stre ita­liano alla guida del Con­si­glio euro­peo: «Non ci sono infor­ma­zioni sul con­te­nuto delle trat­ta­tive segrete tra Ue e Usa – ha detto Rodotà – Ma que­sto trat­tato com­porta gravi rischi, tra cui la pri­va­tiz­za­zione delle riso­lu­zioni delle con­tro­ver­sie tra stati e mer­cati. Saranno i grandi inve­sti­tori a por­tare in tri­bu­nale gli stati facendo sal­tare i diritti costi­tu­zio­nali e quelli sociali».

L’altro tema che la sini­stra vuole met­tere al cen­tro del seme­stre euro­peo in corso è l’immigrazione. Su que­sto verrà pre­sto lan­ciata una peti­zione per l’apertura di cor­ri­doi uma­ni­tari nel Medi­ter­ra­neo. «Il Con­si­glio euro­peo, e il mini­stro tede­sco delle finanze Schäu­ble non solo hanno con­fer­mato che le poli­ti­che dell’austerità con­ti­nue­ranno, ma verrà ina­sprito anche Fron­tex – ha detto Eleo­nora Forenza – Al di là delle reto­ri­che di Renzi sulla gene­ra­zione Tele­maco, che resta la più pre­ca­ria d’Europa, il lavoro del Gue nella nuova legi­sla­tura sarà quello di rimet­tere in discus­sione i trat­tati e pro­muo­vere un «New Deal» euro­peo fatto di inve­sti­menti pub­blici per rilan­ciare l’occupazione».

«L’immondo bal­letto sulle pol­trone in Europa» ha con­fer­mato in Bar­bara Spi­nelli la con­vin­zione che il mes­sag­gio delle ele­zioni non sia giunto alle tec­no­cra­zie e ai governi. «Anzi – ha detto la gior­na­li­sta – hanno raf­for­zato le poli­ti­che di lar­ghis­sime intese: oltre ai popo­lari e ai socia­li­sti, oggi ci sono anche i libe­rali. Insieme vogliono con­ti­nuare le poli­ti­che di auste­rità che hanno pro­vo­cato la crisi. Stiamo assi­stendo ad uno svuo­ta­mento della demo­cra­zia sia dal punto di vista for­male che da quello mate­riale. In que­ste ore Renzi si sta bat­tendo per la pol­trona da mini­stro degli esteri, ma la can­di­data Moghe­rini non ha detto nulla sulla sua idea di poli­tica estera. È un gioco delle parti dove le mino­ranze con­ti­nue­ranno ad avere uno spa­zio ridotto di azione».

È il ritratto di un’Europa ampu­tata dei diritti e della demo­cra­zia. L’Italia ren­ziana ne ha incor­po­rato più di altri lo spi­rito da quando ha deciso di «stra­vol­gere la Costi­tu­zione e di appro­vare una legge elet­to­rale liber­ti­cida» ha detto Tsipras.

Pastasciuttata di Alcide Anpi Piacenza Comandante Muro – Venerdì 25 luglio presso Circolo Arci Amici del PO

Pastasciuttata di Alcide

Anpi Piacenza Comandante Muro – Venerdì 25 luglio presso Circolo Arci Amici del PO

 

Si rinnova per il secondo anno l’appuntamento con la Pastasciuttata di Alcide.

Venerdì 25 luglio alle 20 al Circolo Arci Amici del PO a Monticelli d’Ongina, Anpi Piacenza Comandante Muro ricorda la sera del 1943 e la grande festa in casa Cervi per la caduta del fascismo.

 

71 anni fa, in un clima di festa spontanea e gioiosa, i Cervi assieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, per festeggiare la morte della dittatura e sperare insieme nella fine della guerra.

 

Ricordiamo una data simbolica della nostra storia e ricostruiamo quel clima di gioia, riproponendo la stessa formula di ritrovo spontaneo e festoso.

 

“Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo, ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore” (Alcide Cervi).

 

Per info e prenotazioni:

info@amicidelpo.eu

anpicomandantemuro@gmail.com

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Intervista a Paolo Ferrero: «Con l’Italicum Gramsci non sarebbe eletto» Fonte: Il Manifesto | Autore: Daniela Preziosi

Paolo Ferrero, segretario Prc: Renzi vuole il regime, la lista Tsipras lanci una manifestazione contro il governo e questa Europa. Sel oggi fa bene a fare ostruzionismo al senato. Ma prenda atto che non c’è più il centrosinistra. Quindi nanche l’ipotesi su cui è nata«Renzi vuole demo­lire l’impianto isti­tu­zio­nale e costi­tu­zio­nale del 48 per ren­dere imper­mea­bile alla società il governo del paese: non eleg­gi­bi­lità dei sena­tori, Ita­li­cum, riforma dei rego­la­menti. Un governo potrà fare una stan­gata in un mese, la società non avrà più il tempo di orga­niz­zarsi per fer­marlo, come si fece con Ber­lu­sconi sull’art.18 e Dini sulle pen­sioni. Negli Usa il governo ha impie­gato mesi per tro­vare un accordo sul bilan­cio. Qui invece… track, tagliola in Costi­tu­zione». Paolo Fer­rero oggi inau­gura la nuova sede del Prc, spe­cial guest Ale­xis Tsi­pras, oggi a Roma per una con­fe­renza stampa. La sera sarà poi alla festa di Sel, sabato all’assemblea della lista.

È la famosa svolta autoritaria?

È il ten­ta­tivo di costruire un regime.

Se lei fosse al senato che farebbe?

Ostru­zio­ni­smo vio­lento e una pro­po­sta alter­na­tiva per ridurre i costi, dal taglio dra­stico dei par­la­men­tari. Renzi è il fra­tello di Grillo, distrugge la demo­cra­zia usando gli argo­menti che Grillo ha usato con­tro la casta. Oggi il M5S fa l’errore dram­ma­tico di met­tersi a gio­chic­chiare con il Pd. La sini­stra invece dovrebbe lan­ciare un’altra idea di democrazia.

L’ostruzionismo è quello che sta facendo Sel, non il M5S.

Sel fa benis­simo. La bat­ta­glia di Sel e quella dei com­pa­gni del Pd, da Mineo a Chiti, è impor­tan­tis­sima per la democrazia.

Dopo la riforma del senato, sarà la volta dell’Italicum. Dal vostro 4 per cento dovrete rag­giun­gere l’8, tanto serve ai non coa­liz­zati per essere eletti?

Intanto daremo bat­ta­glia. L’Italicum è peg­gio del Por­cel­lum. Ha un pre­mio abnorme, il bal­lot­tag­gio è pre­si­den­zia­li­smo per­ché ripro­duce il mec­ca­ni­smo dei sin­daci e tende ad abo­lire le mino­ranze. Ci tengo a dirlo: è peg­gio della legge Acerbo che fece il fasci­smo dopo la mar­cia su Roma. Con quella, Gram­sci venne eletto con un Pcd’I a meno del 4 per cento, Mat­teotti con il Psu a meno del 6. Con la legge di Renzi, Mus­so­lini non avrebbe avuto biso­gno di ammaz­zare Mat­teotti, per­ché Mat­teotti non sarebbe stato eletto.

Siamo al fasci­smo, anzi peggio?

No, è scien­ti­fi­ca­mente un’altra fase. È un governo auto­ri­ta­rio che dà mano libera alle pri­va­tiz­za­zioni, alle mul­ti­na­zio­nali e alle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste. Ma certo è lo svuo­ta­mento della demo­cra­zia. E Ber­lu­sconi si è ven­duto Forza Ita­lia per man­te­nere le aziende. Ave­vamo una Costi­tu­zione nata dalla Resi­stenza, ne avremo nata dal ricatto di un pre­mier spre­giu­di­cato su un pregiudicato.

Ciò pre­messo, dovrete arri­vare all’8%.

Dovremo costruire una sini­stra alter­na­tiva a que­sto qua­dro. Io la chiamo Syriza ita­liana, un pro­cesso costituente.

E a che punto siete?

Chi si è mobi­li­tato per le euro­pee ha costi­tuito i comi­tati, quindi l’ha vis­suto come punto di par­tenza. All’assemblea il 19 verrà pro­po­sto un pro­gramma di mobi­li­ta­zione a par­tire da una mani­fe­sta­zione con­tro il seme­stre euro­peo, e quindi con­tro Renzi. La lista Tsi­pras ha aperto uno spa­zio, l’intreccio fra comi­tati e mobi­li­ta­zione è un pas­sag­gio per una sog­get­ti­vità che pre­sto dovrà essere orga­niz­zata. Renzi cala­mita con­sensi, noi dob­biamo fare la nostra proposta.

Diceva dei ’com­pa­gni del Pd’. Civati ha invi­tato Ven­dola, non lei nella sua nuova asso­cia­zione. Perché?

Lo chieda a lui. Ma tutto quello che si fa con­tro Renzi va bene. A Civati dico: le riforme non sono un inci­dente di per­corso, non basta dire di no, biso­gna costruire un’alternativa poli­tica e sociale.

E Renzi non è nean­che un alleato.

È un avversario.

Alle regio­nali che farete? Sel non chiude le porte al Pd.

Lo vedo. Ma se riu­sciamo a costruire pre­sto un sog­getto auto­nomo e alter­na­tivo, que­sto sog­getto potrà deci­dere. Se non si fa nulla e le regio­nali regi­strano le dif­fe­renze di sem­pre, temo che le regio­nali pos­sano diven­tare la tomba di un pro­getto possibile.

Le fuo­riu­scite da Sel verso Renzi aiu­tano, a suo parere, la costi­tuente di cui parla?

Chi esce da Sel dice: è finita la fase del con­di­zio­na­mento a sini­stra del cen­tro­si­ni­stra. Il cen­tro­si­ni­stra non c’è più.

Ana­lisi che del resto lei fa da anni.

Quella fase è dav­vero chiusa. Natu­ral­mente sba­glia chi va nel Pd, Renzi non c’entra più niente con la sini­stra. Ma l’ipotesi su cui è nata Sel è in crisi, e da que­sta situa­zione nuova si può costruire una sini­stra in ter­mini diversi da prima. Al netto di quello che abbiamo fatto in que­sti anni. Chi dice no all’approdo di Gen­naro Migliore dovrebbe tro­vare natu­rale la costru­zione di una nuova sini­stra euro­pea. Il cui ele­mento chiaro è: stare fuori dal recinto dell’Europa ade­mo­cra­tica costruito da popo­lari e socialisti.

La meglio gioventù è stata bruciata: laureati a 39 anni, proletari a vita Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Quinto stato. Pubblicato lo studio di Paolo Naticchioni, Michele Raitano e Claudia Vittori. A confronto tre generazioni nate tra il 1965 e il 1979. I salari d’ingresso della “Generazione Tq” crollano fino a 35.500 euro nei primi sei anni di carriera. Ma per i nati dopo il 1980 la situazione è sicuramente peggiore. Di chi è la responsabilità?C’era una volta l’università di massa e il ceto medio che ha affi­dato alla lau­rea la spe­ranza di miglio­rare la pro­pria con­di­zione sociale e pro­fes­sio­nale. Nel lungo Dopo­guerra è stato così fino al 1980 quando l’ascensore sociale ha ini­ziato a bloc­carsi, prima a scatti, poi per periodi più lun­ghi. Oggi, sosten­gono Paolo Natic­chioni, Michele Rai­tano e Clau­dia Vit­tori in uno stu­dio pub­bli­cato sull’ultimo numero del «menabò» online dell’associazione «Etica e eco­no­mia» fon­data da Luciano Barca, sta pre­ci­pi­tando come in un film horror.

Gli stu­diosi hanno messo a con­fronto tre gene­ra­zioni nate fra il 1965 e il 1979, vale a dire i figli della gene­ra­zione nata a cavallo o subito dopo la guerra mon­diale e hanno dimo­strato come l’andamento delle retri­bu­zioni di un cam­pione di lavo­ra­tori dipen­denti pri­vati con età com­presa tra i 35 e i 39 anni sia chia­ra­mente infe­riore rispetto ai salari delle due coorti precedenti.

Chi è nato tra il 1970 e il 1974 e si è lau­reato, ha subìto una per­dita pari a poco meno di 5 mila euro nella prima fase della car­riera, che cre­sce a 8100 euro per chi è nato tra il 1975 e il 1979. Se poi si con­fronta la situa­zione dei 35-39enni con i nati nella seconda metà degli anni Ses­santa, i salari d’ingresso sono infe­riori di oltre il 20% e il diva­rio tende ad aumen­tare negli anni seguenti, minando le pro­spet­tive di car­riere lavo­ra­tive durevoli.

Que­sti lau­reati hanno perso com­ples­si­va­mente 35.500 euro rispetto ai nati nel periodo 1965–1969. La per­dita è molto forte anche tra chi è nato nel primo decen­nio degli anni Set­tanta, fra cui rien­tra chi ha ini­ziato a lavo­rare nella crisi occu­pa­zio­nale del 1992–3 e nei cin­que anni suc­ces­sivi quando il centro-sinistra di Prodi approvò la prima riforma sulla pre­ca­riz­za­zione: il cosid­detto «pac­chetto Treu».

In que­sto caso la per­dita è stata quan­ti­fi­cata in 29 mila euro.
I diplo­mati, che si pre­sume essere meno qua­li­fi­cati, hanno risen­tito di una poli­tica che ha mesco­lato i bassi salari con la pre­ca­riz­za­zione gene­ra­liz­zata: rispet­ti­va­mente 16.700 e 9.100 euro a disca­pito dei nati nella seconda e nella prima metà degli anni Set­tanta, ma sem­brano ricon­qui­stare ter­reno nei primi anni della loro «carriera».

I divari accu­mu­lati sono infatti infe­riori rispetto a quelli dei lau­reati: 2.800 e 2.100 euro a disca­pito di chi è nato alla fine o all’inizio degli anni Set­tanta. In que­sto sce­na­rio di cre­scente pro­le­ta­riz­za­zione del lavoro dipen­dente, e auto­nomo, sia quello della cono­scenza che quello «ese­cu­tivo», sem­bra essere sfu­mata l’equazione tra alto livello di istru­zione e red­dito ele­vato, il pila­stro sul quale è stata costruita la cate­go­ria sociale del ceto medio.

Lo squi­li­brio cre­scente tra i red­diti nel pas­sag­gio da una gene­ra­zione all’altra, la per­dita del pre­sti­gio sociale legato alla con­qui­sta di un titolo di stu­dio, l’erosione dello sta­tus pro­fes­sio­nale in dire­zione di un bric-à-brac pre­ca­rio e esi­sten­ziale, ha annien­tato l’alta con­si­de­ra­zione di sé dif­fusa sia nel lavoro indi­pen­dente che in quello dipen­dente, come dimo­stra oggi la con­di­zione dei gio­vani avvo­cati, archi­tetti o medici sem­pre più disoc­cu­pati, pre­cari o senza futuro.

Ma c’è di più, avver­tono Natic­chioni, Rai­tano e Vit­tori. Se que­sta, infatti, è la situa­zione dei nati prima degli anni Ottanta, net­ta­mente peg­giore è quella attuale di tutti coloro che sono venuti al mondo in Ita­lia dal 1981 in poi. «Que­sti gio­vani sono stati pena­liz­zati anche da una più ridotta par­te­ci­pa­zione al mer­cato del lavoro, pro­ba­bil­mente in seguito alle riforme che hanno favo­rito la discon­ti­nuità delle pre­sta­zioni lavorative».

Chi ha tra i 15 e i 34 anni, defi­nito in maniera vario­pinta come «Neet», «sco­rag­giato» o «pre­cari», è stato affos­sato dalle poli­ti­che eco­no­mi­che basate sul taglio dei salari e sulla pre­ca­riz­za­zione sel­vag­gia seguita alla riforma Biagi e poi a quella For­nero. In attesa degli esiti di quella Poletti che ha reso i con­tratti a ter­mine «acau­sali» («uno scon­cio etico e inco­sti­tu­zio­nale» l’ha defi­nita il giu­sla­vo­ri­sta Pier­gio­vanni Alleva sul nostro gior­nale), è pre­su­mi­bile che i salari d’ingresso della gene­ra­zione più gio­vane siano net­ta­mente più bassi rispetto all’ultima coorte ana­liz­zata da Natic­chioni, Rai­tano e Vittori.

Un altro motivo d’interesse di que­sto stu­dio è la netta smen­tita della leg­genda molto in voga nel ceto domi­nante nell’epoca Gel­mini: in Ita­lia non ci sono lau­reati in eccesso. Sarebbe vero se la domanda di lavoro qua­li­fi­cato fosse rima­sta sta­bile o fosse cre­sciuta meno dell’offerta. Invece, l’Italia è uno dei paesi Ocse con il più basso tasso d’istruzione, ha il 15% dei lau­reati con­tro il 25–35% di Fran­cia e Ger­ma­nia. Il ceto medio è stato stri­to­lato dalla pecu­lia­rità della strut­tura pro­dut­tiva con­tra­ria all’innovazione, per­vi­cace soste­ni­trice del con­te­ni­mento dei costi, fana­tica del pre­ca­riato. Le pro­spet­tive non miglio­re­rano inter­ve­nendo sul lato dell’offerta, pro­prio come sta facendo il governo Renzi, ma inci­dendo sul lato della domanda.