“L’escalation di violenza non è la soluzione, al contrario è il problema principale”. Intervista a Eitan Altman | Fonte: nena news | Autore: giovanni vigna

Eitan Altman è un ricercatore e artista israeliano che vive in Francia dal 1990. Alla luce della drammatica situazione che si è creata in Israele e a Gaza nelle ultime ore, sembra che il sogno di Altman sia definitivamente svanito. Eitan conosce la tragedia del popolo palestinese. Nel corso della sua vita ha militato nel partito comunista del suo paese, nel quale coesistevano israeliani e arabi, impegnati in una battaglia comune: la lotta per una pace giusta in Medio Oriente. Quando Altman ha risposto alle nostre domande, l’operazione “Barriera protettiva”, lanciata dal governo israeliano contro i palestinesi della Striscia di Gaza, non era ancora iniziata. Abbiamo chiesto ad Altman di commentare la reazione del governo di Tel Aviv, scatenata dal ritrovamento dei cadaveri dei tre ragazzi ebrei, che ha innescato la spirale di violenza alla quale stiamo assistendo in questi giorni.Signor Altman, lei è israeliano ma lavora in Francia dal 1990. Cosa pensa della scoperta dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti alcune settimane fa?

Provo dolore e orrore. I ragazzi israeliani sono vittime dell’odio e della barbarie. Provo sofferenza per ogni ragazzo ucciso, israeliano e palestinese. Mi sconvolge vedere che dei bambini siano diventati obiettivi di arresti, umiliazioni, proiettili veri e di gomma, violenze fisiche e mancanza di cibo e acqua.

Cosa pensa della reazione del governo israeliano contro Hamas?

L’escalation di violenza non è la soluzione, al contrario è il problema principale. Ciò che il governo israeliano offre ai palestinesi è l’estensione della colonizzazione delle loro terre, l’aggravamento della pulizia etnica e l’aumento della miseria. E’ una politica che crea disperazione e non speranza, violenza e non pace.

Gli omicidi dei ragazzi israeliani indeboliscono il neonato governo di unità nazionale formato da Hamas e dall’Anp?

In passato, quando Hamas era pronta ad iniziare i negoziati di pace, Israele ha fatto fallire questa possibilità. Nel corso della precedente operazione militare che ha interessato Gaza, il leader di Hamas Ahmed Al-Jabari è stato assassinato immediatamente dopo che lo stesso dirigente palestinese aveva accettato la proposta egiziana finalizzata a raggiungere un accordo per un cessate il fuoco prolungato. A tale proposito consiglio di leggere l’articolo “Israel’s Shortsighted Assassination” di Gershon Baskin, pubblicato il 16 novembre 2012 sul New York Times. La ritrovata unità nazionale palestinese fornisce una nuova chance per la pace contestualmente alla legittimazione internazionale di Hamas che, per la prima volta, fa parte di un governo che accetta le tre condizioni dettate dal “Quartetto”, l’entità diplomatica formata da Nazioni Unite, Unione Europea, Russia e Stati Uniti. Queste condizioni sono l’opposizione alla violenza, l’accettazione degli accordi esistenti e il riconoscimento dello Stato di Israele. Tuttavia il governo di Tel Aviv preferisce continuare la pulizia etnica e la colonizzazione e, per questo, gli israeliani provocano Hamas e vanificano la possibilità dei negoziati di pace con un partner largamente legittimato. Israele sta utilizzando la tragedia dei tre ragazzi ebrei uccisi come pretesto per attaccare Hamas anche se i dirigenti dell’organizzazione politica che amministra la Striscia di Gaza non hanno rivendicato il rapimento e l’omicidio dei tre giovani israeliani.

Che cosa si aspettano i palestinesi dal governo israeliano?

I palestinesi sanno che l’attuale regime israeliano continuerà a sfruttare tutte le opportunità per colonizzare, confiscare le loro terre, costruire muri, reprimere duramente la resistenza non violenta, arrestare i bambini e ignorare le decisioni dell’ONU e le leggi internazionali. I palestinesi auspicano che cresca ulteriormente la solidarietà di tutti i paesi del mondo verso il loro popolo e sperano che questa solidarietà induca Israele a cambiare politica. Il recente riconoscimento della Palestina come Stato osservatore all’interno delle Nazioni Unite è un segnale che va in tale direzione.

Che cosa pensa dell’occupazione della Palestina da parte di Israele?

Come israeliano provo vergogna e mi sento responsabile. Il fatto che l’occupazione duri da molto tempo e il fatto che la pulizia etnica in Palestina prosegua ancora oggi potrebbe scoraggiare molte persone. L’identità nazionale di milioni di rifugiati palestinesi si è rafforzata durante gli ultimi anni. Perciò penso che, nonostante tutto, potrò vedere la fine dell’occupazione nel corso della mia vita.

Può descrivere la sua attività come ricercatore e artista?

Sono un ricercatore dell’istituto nazionale francese di ricerca INRIA e sono specializzato nell’analisi dei social network. A questo lavoro ho associato la mia attività artistica nell’ambito della composizione di brani musicali, della pittura e della creazione di video in collaborazione con altri artisti. Solitamente pubblico questi filmati sui social network.

Quali sono le sue relazioni con i palestinesi?

Ho fatto parte del partito comunista israeliano che era composto da un mix di ebrei e arabi impegnati nella lotta per una pace giusta in Medio Oriente. Attraverso questa battaglia comune, prima in Israele e poi in Francia, ho incontrato artisti palestinesi eccezionali con i quali sto collaborando alla creazione di video. Posso citare i nomi dei pittori Abed Abdi e Souad Nasr Makhoul e dei cantanti Amal Murkus e Imad Saleh. Ho anche prodotto alcuni video dedicati alle opere di grandi pittori palestinesi che sarei onorato di incontrare, come ad esempio Sliman Mansour, Nabil Anani, Nasrin Abu Baker, Neda Mattar e Juhaina Habibi Kandalaft.

Sua madre è una sopravvissuta del campo di concentramento di Janowska, situato a Lvov. In che modo la tragedia dell’Olocausto ha influenzato la sua vita?

Mia madre ha perso la sua famiglia a causa dell’Olocausto. La cosa più terribile è che la Shoah è stata utilizzata dal regime israeliano per giustificare l’oppressione dei palestinesi. Gli israeliani mandano gli studenti e i soldati in Polonia a visitare i lager con l’obiettivo di convincerli che Israele deve essere forte. L’Olocausto è stato utilizzato per delegittimare tutte le critiche indirizzate agli israeliani dalla comunità internazionale. Chi critica Israele viene accusato di antisemitismo. La tragedia dei campi di sterminio ha reso mia madre particolarmente sensibile alla sofferenza degli altri popoli. Dalla sua esperienza ho imparato che tutti i popoli possono diventare crudeli e che al peggio non c’è mai fine. E’ facile chiudere gli occhi e abituarsi alla violenza. D’altra parte mia madre non sarebbe sopravvissuta senza le eroiche azioni delle persone che hanno fatto parte della Resistenza polacca, come ad esempio Michael Borowitz, e che hanno rischiato le proprie vite per salvare gli ebrei. Oggi noi che abitiamo in Europa abbiamo il privilegio di lottare per una pace giusta in Palestina senza rischiare la vita. Mi auguro che l’attuale politica israeliana non dia luogo a nuove catastrofi umanitarie.

Caos Alitalia, Cgil non firma | Fonte: il manifesto | Autore: Riccardo Chiari

Scimitarra araba. Il governo insiste con il gioco delle tre carte ma gli esuberi Alitalia restano almeno 1.635. Camusso prende tempo, l’accordo slitta almeno di tre giorni

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Con la Cgil che non firma e si dà tre giorni per fare il punto della situa­zione, gli altri due sin­da­cati con­fe­de­rali (più l’Ugl) che invece apprez­zano la pro­po­sta del governo, e soprat­tutto 1635 addetti Ali­ta­lia che devono lasciare l’azienda e fini­scono in mobi­lità, si chiude una delle gior­nate più cao­ti­che nelle pie­ghe dell’annunciato matri­mo­nio fra l’ex com­pa­gnia di ban­diera ita­liana e gli arabi di Eti­had. Un finale — se è un finale — di par­tita arri­vato all’ora di cena. Ben oltre l’enfatico ulti­ma­tum posto appena 24 ore prima del mini­stro dei tra­sporti Lupi, e con tutta una serie di varia­bili che lasciano aperte le porte a ulte­riori colpi di scena.

Che la gior­nata di Ali­ta­lia sarebbe stata lun­ghis­sima era apparso chiaro fin dal primo mat­tino. Di fronte al gioco delle tre carte ten­tato il giorno prima dal governo, con la dichia­ra­zione a effetto del mini­stro Lupi secondo il quale gli esu­beri sareb­bero stati “solo” 980, era arri­vata la secca replica di Susanna Camusso: “Dalle carte non tro­viamo trac­cia di una signi­fi­ca­tiva ridu­zione nel numero degli esu­beri. Qui si tratta di una ces­sione di ramo d’azienda con licen­zia­menti col­let­tivi, cosa che non è mai stata fatta in altre aziende”. La segre­ta­ria gene­rale della Cgil si rife­riva al destino dei 1021 addetti Ali­ta­lia che — insieme agli altri 980 — dovreb­bero lasciare la com­pa­gnia aerea e che, secondo il governo, dovreb­bero essere ricol­lo­cati in altre imprese. Ma lo stesso Lupi aveva dovuto subito ammet­tere: “Nes­suna azienda potrà assu­mere degli esu­beri se non ne avrà real­mente bisogno”.

La disin­vol­tura con cui il mini­stro dei tra­sporti e il suo col­lega al lavoro Giu­liano Poletti sede­vano al tavolo di una trat­ta­tiva sem­pre in salita, pro­vo­cava anche la rea­zione di Raf­faele Bonanni: “Renzi l’altro giorno ha par­lato di Ali­ta­lia ma ora deve fare di più. Il governo deve garan­tire che i lavo­ra­tori in esu­bero ven­gano rias­sor­biti o avviati verso altre aziende”. Anche se schie­ra­tis­simo per una veloce con­clu­sione della ver­tenza, il segre­ta­rio della Cisl non poteva dimen­ti­carsi che, di que­sti tempi, nel set­tore del tra­sporto aereo (come in tutti gli altri) le aziende stanno licen­ziando invece di assu­mere. Così, di fronte alla recen­tis­sima smen­tita di Aero­porti di Roma su pos­si­bili assun­zioni di addetti Ali­ta­lia, Bonanni entrava nel merito: “Adr potrebbe fare qual­cosa in più, scu­cendo qual­che posto di lavoro”. Silen­zio tom­bale in rispo­sta, sia da parte dei diretti inte­res­sati che dall’attuale inqui­lino di palazzo Chigi.

Nel men­tre era sal­tato il ridi­colo ulti­ma­tum (“Si deve chiu­dere entro le 11”) di Lupi. Di fronte al gelo sin­da­cale, i due mini­stri di peso dell’esecutivo di Mat­teo Renzi hanno azzar­dato un piano alter­na­tivo: per i 2001 esu­beri di fatto rima­sti dopo che Eti­had ha accet­tato di tenere nella futura nuova società 250 assi­stenti di volo (in con­tratto di soli­da­rietà), è stata pre­fi­gu­rata una cigs di alcuni mesi. Il tempo neces­sa­rio, secondo Lupi e Poletti, per­ché la moral sua­sion gover­na­tiva per­met­tesse una loro rias­sun­zione. Ma a quel punto sono stati i ver­tici di Alitalia-Cai a pro­te­stare. Per­ché ave­vano assi­cu­rato a Eti­had uscite defi­ni­tive dall’azienda, e non cigs che lascia­vano i diretti inte­res­sati addetti Ali­ta­lia. Di qui la con­tro­pro­po­sta impos­si­bile di un ok alla cigs ma solo se tutti i lavo­ra­tori fir­mano un impe­gno scritto a rinun­ciare a even­tuali cause di lavoro. Una pro­ce­dura dichia­ra­ta­mente in con­tra­sto con le norme di legge, hanno fatto notare i rap­pre­sen­tati sindacali.

Alla fine l’assai pre­sunta qua­dra tro­vata da Lupi è quella di aggiun­gere alle 250 hostess in soli­da­rietà altri 200 addetti che con­ti­nue­ranno a lavo­rare in Ali­ta­lia pren­dendo (rubando) il posto ad altret­tanti sta­gio­nali, da sacri­fi­care sull’altare dell’accordo con Eti­had. Dei 1021 da “ricol­lo­care”, ma uffi­cial­mente in mobi­lità, ne reste­reb­bero 681. Per altri 954, dopo la mobi­lità, ci sarebbe la spe­ri­men­ta­zione dei nuovi con­tratti di ricol­lo­ca­mento pre­vi­sti dalla legge di sta­bi­lità. Il resto, in teo­ria, dovrebbe dimet­tersi o andare in pen­sione. Molto in teo­ria, come la pro­po­sta di Lupi