Crisi, la Fiom prepara l’autunno caldo. In Cgil si formalizza al direttivo la nuova opposizione interna Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La Fiom prepara le polveri per l’autunno. “Uno sciopero contro le politiche del governo Renzi? “Bisogna pensarci, in quel periodo bisognera’ cambiare delle cose. Se non cambiano sara’ necessario mettere in campo qualsiasi azione adatta a cambiarle, compreso uno sciopero generale”. Nel giorno in cui il Comitato direttivo nazionale della Cgil vara la piattaforma su fisco e pensioni senza sostanziarlo da un preciso programma di lotta, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, lancia un segnale inequivocabile. “Discuteremo e valuteremo, perche’ le cose non stanno andando come dovrebbero”, ha ribadito Landini.
Intanto, proprio nel corso del Direttivo della Cgil è stata formalizzata la nascita della nuova area di opposizione. Si chiamerà “Democrazia e lavoro” e nasce con l’adesione di 18 membri dell’organismo della Cgil. Il 18 terrà la sua prima assemblea nazionale a Roma. La minoranza si forma con apporti vari, di esperienze che si sono via via dissolte e che ora trovano un nuovo luogo comune. I due tronconi portanti sono la ex “Cgil che vogliamo” e “Lavoro e Società”. In più c’è qualche firma di provenienza Fiom. Non c’è sicuramente l’area di Giorgio Cremaschi, “La Cgil è un’altra cosa”.
L’area ha prodotto un lungo documento in cui al primo posto c’è una critica fortissima alla mancanza di democrazia nell’organizzazione sindacale di Corso d’Italia.D&L parte dai contenuti degli emendamenti presentati all’ultimo congresso – previdenza; democrazia; welfare; diritti; contrattazione – a cui va aggiunta l’opposizione al “Testo Unico sulla Rappresentanza. “Il collante che tiene insieme questi obiettivi e che caratterizza il nostro impegno in CGIL è la necessità di un profondo cambiamento nella definizione stessa di questi obiettivi e nella pratica da adottare per la loro realizzazione”, si legge nel documento politico di D&L. “Non è più possibile negare la dimensione e la profondità della crisi della CGIL – scrivono ancora i sindacalisti della minoranza -. L’illusione che l’affannosa ricerca della “sponda istituzionale” fosse sostitutiva della pratica contrattuale e rivendicativa perseguendo nel corso di questi anni la logica del meno peggio, della riduzione del danno, ci ha portato alla cancellazione di tutte le conquiste degli anni 60′ e 70′ senza alcun reale contrasto sociale e che oggi ci consegna un quadro legislativo e contrattuale finalizzato alla aziendalizzazione del Sindacato, al Sindacato di mercato”.

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