Catania: Manifestazione contro la strage a Gaza Lunedì Piazza Stesicoro ore 18.30

unnamed

L’ANPI PROVINCIALE DI CATANIA INVITA A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LA STRAGE DI GAZA

LUNEDI’ A  PIAZZA STESICORO ALLE 18.30.

 

 

Crisi, la Fiom prepara l’autunno caldo. In Cgil si formalizza al direttivo la nuova opposizione interna Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La Fiom prepara le polveri per l’autunno. “Uno sciopero contro le politiche del governo Renzi? “Bisogna pensarci, in quel periodo bisognera’ cambiare delle cose. Se non cambiano sara’ necessario mettere in campo qualsiasi azione adatta a cambiarle, compreso uno sciopero generale”. Nel giorno in cui il Comitato direttivo nazionale della Cgil vara la piattaforma su fisco e pensioni senza sostanziarlo da un preciso programma di lotta, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, lancia un segnale inequivocabile. “Discuteremo e valuteremo, perche’ le cose non stanno andando come dovrebbero”, ha ribadito Landini.
Intanto, proprio nel corso del Direttivo della Cgil è stata formalizzata la nascita della nuova area di opposizione. Si chiamerà “Democrazia e lavoro” e nasce con l’adesione di 18 membri dell’organismo della Cgil. Il 18 terrà la sua prima assemblea nazionale a Roma. La minoranza si forma con apporti vari, di esperienze che si sono via via dissolte e che ora trovano un nuovo luogo comune. I due tronconi portanti sono la ex “Cgil che vogliamo” e “Lavoro e Società”. In più c’è qualche firma di provenienza Fiom. Non c’è sicuramente l’area di Giorgio Cremaschi, “La Cgil è un’altra cosa”.
L’area ha prodotto un lungo documento in cui al primo posto c’è una critica fortissima alla mancanza di democrazia nell’organizzazione sindacale di Corso d’Italia.D&L parte dai contenuti degli emendamenti presentati all’ultimo congresso – previdenza; democrazia; welfare; diritti; contrattazione – a cui va aggiunta l’opposizione al “Testo Unico sulla Rappresentanza. “Il collante che tiene insieme questi obiettivi e che caratterizza il nostro impegno in CGIL è la necessità di un profondo cambiamento nella definizione stessa di questi obiettivi e nella pratica da adottare per la loro realizzazione”, si legge nel documento politico di D&L. “Non è più possibile negare la dimensione e la profondità della crisi della CGIL – scrivono ancora i sindacalisti della minoranza -. L’illusione che l’affannosa ricerca della “sponda istituzionale” fosse sostitutiva della pratica contrattuale e rivendicativa perseguendo nel corso di questi anni la logica del meno peggio, della riduzione del danno, ci ha portato alla cancellazione di tutte le conquiste degli anni 60′ e 70′ senza alcun reale contrasto sociale e che oggi ci consegna un quadro legislativo e contrattuale finalizzato alla aziendalizzazione del Sindacato, al Sindacato di mercato”.

Ecco il contributo dell’Italia ai raid dell’aviazione di Tel Aviv Fonte: Il Manifesto | Autore: Manlio Dinucci

Armi. La cooperazione sancita da una legge del 2005. Coinvolte le forze armate all’interno di un vincolo di segretezza

I cac­cia­bom­bar­dieri che mar­tel­lano Gaza sono F-16 e F-15 for­niti dagli Usa a Israele (oltre 300, più altri aerei ed eli­cot­teri da guerra), insieme a migliaia di mis­sili e bombe a guida satel­li­tare e laser.
Come docu­menta il Ser­vi­zio di ricerca del Con­gresso Usa (11 aprile 2014), Washing­ton si è impe­gnato a for­nire a Israele, nel 2009–2018, un aiuto mili­tare di 30 miliardi di dol­lari, cui l’amministrazione Obama ha aggiunto nel 2014 oltre mezzo miliardo per lo svi­luppo di sistemi anti-razzi e anti-missili. Israele dispone a Washing­ton di una sorta di cassa con­ti­nua per l’acquisto di armi sta­tu­ni­tensi, tra cui sono pre­vi­sti 19 F-35 del costo di 2,7 miliardi. Può inol­tre usare, in caso di neces­sità, le potenti armi stoc­cate nel «Depo­sito Usa di emer­genza in Israele». Al con­fronto, l’armamento pale­sti­nese equi­vale a quello di chi, inqua­drato da un tira­tore scelto nel mirino tele­sco­pico di un fucile di pre­ci­sione, cerca di difen­dersi lan­cian­do­gli il razzo di un fuoco artificiale.

Un con­si­stente aiuto mili­tare a Israele viene anche dalle mag­giori potenze euro­pee. La Ger­ma­nia gli ha for­nito 5 sot­to­ma­rini Dol­phin (di cui due rega­lati) e tra poco ne con­se­gnerà un sesto. I sot­to­ma­rini sono stati modi­fi­cati per lan­ciare mis­sili da cro­ciera nucleari a lungo rag­gio, i Popeye Turbo deri­vati da quelli Usa, che pos­sono col­pire un obiet­tivo a 1500 km. L’Italia sta for­nendo a Israele i primi dei 30 veli­voli M-346 da adde­stra­mento avan­zato, costruiti da Ale­nia Aer­mac­chi (Fin­mec­ca­nica), che pos­sono essere usati anche come cac­cia per l’attacco al suolo in ope­ra­zioni bel­li­che reali.

La for­ni­tura dei cac­cia M-346 costi­tui­sce solo una pic­cola parte della coo­pe­ra­zione mili­tare italo-israeliana, isti­tu­zio­na­liz­zata dalla Legge n. 94 del 17 mag­gio 2005. Essa coin­volge le forze armate e l’industria mili­tare del nostro paese in atti­vità di cui nes­suno (nep­pure in par­la­mento) viene messo a cono­scenza. La legge sta­bi­li­sce infatti che tali atti­vità sono «sog­gette all’accordo sulla sicu­rezza» e quindi segrete. Poi­ché Israele pos­siede armi nucleari, alte tec­no­lo­gie ita­liane pos­sono essere segre­ta­mente uti­liz­zate per poten­ziare le capa­cità di attacco dei vet­tori nucleari israe­liani. Pos­sono essere anche usate per ren­dere ancora più letali le armi «con­ven­zio­nali» usate dalla forze armate israe­liane con­tro i palestinesi.

La coo­pe­ra­zione mili­tare italo-israeliana si è inten­si­fi­cata quando il 2 dicem­bre 2008, tre set­ti­mane prima dell’operazione israe­liana «Piombo fuso» a Gaza, la Nato ha rati­fi­cato il «Pro­gramma di coo­pe­ra­zione indi­vi­duale» con Israele. Esso com­prende: scam­bio di infor­ma­zioni tra i ser­vizi di intel­li­gence, con­nes­sione di Israele al sistema elet­tro­nico Nato, coo­pe­ra­zione nel set­tore degli arma­menti, aumento delle eser­ci­ta­zioni mili­tari con­giunte.
In tale qua­dro rien­tra la «Blue Flag», la più grande eser­ci­ta­zione di guerra aerea mai svol­tasi in Israele, cui hanno par­te­ci­pato nel novem­bre 2013 Stati uniti, Ita­lia e Gre­cia. La «Blue Flag» è ser­vita a inte­grare nella Nato le forze aeree israe­liane, che ave­vano prima effet­tuato eser­ci­ta­zioni con­giunte solo con sin­goli paesi dell’Alleanza, come quelle a Deci­mo­mannu con l’aeronautica ita­liana. Le forze aeree israe­liane, sot­to­li­nea il gene­rale Ami­kam Nor­kin, stanno spe­ri­men­tando nuove pro­ce­dure per poten­ziare la pro­pria capa­cità, «accre­scendo di dieci volte il numero di obiet­tivi che ven­gono indi­vi­duati e distrutti». Ciò che sta facendo in que­sto momento a Gaza, gra­zie anche al con­tri­buto italiano.

Ammortizzatori sociali, Cgil Cisl Uil manifestano a Montecitorio il 22 e il 24 luglio Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato due presidi a Roma, in Piazza Montecitorio, per sollecitare il governo a rifinanziare la cassa integrazione in deroga: il primo si svolgerà martedì 22 luglio e coinvolgerà le regioni del Centro-Nord, il secondo giovedì 24 luglio per le regioni del Centro-Sud. E’ prevista la partecipazione dei segretari generali Camusso, Bonanni e Angeletti.”A causa del mancato finanziamento di questo ammortizzatore – si legge in una nota – decine di migliaia di lavoratori rischiano di restare senza lavoro e senza alcun sostegno al reddito. Il governo deve rendersi conto della drammaticità della situazione e intervenire per garantire, nel perdurare della crisi, la tenuta del tessuto sociale del nostro Paese”.

Peraltro, proseguono, “i finanziamenti necessari per dare le prime risposte sono già disponibili, seppur non sufficienti per tutto il 2014, ma non sono stati ancor emanati i necessari decreti per l’assegnazione. Vanno comunque reperite le risorse necessarie per assicurare la completa copertura, evitando di
ridurre la durata temporale della prestazione”. Con questa iniziativa di mobilitazione, Cgil, Cisl e Uil “puntano a sbloccare una situazione divenuta ormai insostenibile”.

Morgantini: È razzismo il diritto alla rappresaglia dell’occupante israeliano | Autore: Luisa Morgantini da: controlacrisi.org

Senza un inter­vento inter­na­zio­nale che fac­cia pagare il prezzo al governo israe­liano per le con­ti­nue vio­la­zioni della lega­lità inter­na­zio­nale, dei diritti umani e per i cri­mini di guerra, non ci sarà nes­suna pace ma solo la lenta can­cel­la­zione e il dispos­ses­sa­mento del popolo pale­sti­nese in nome della Israele biblica: Eretz Israel. Siamo all’ennesima crisi, una dopo l’altra si sus­se­guono con il risul­tato di avere sem­pre più dolore, sem­pre meno terra per i pale­sti­nesi, sem­pre di più una società israe­liana malata di raz­zi­smo con un governo che mai è stato così for­te­mente nazio­na­li­sta e di destra, e che dovrebbe essere con­si­de­rato dalla comu­nità inter­na­zio­nale ille­gale, visto che una gran parte di par­la­men­tari e mini­stri sono coloni che, rubando la terra e l’acqua ai pale­sti­nesi, difesi dall’esercito e dalla poli­zia di fron­tiera israe­liana, vivono nei Ter­ri­tori occu­pati. E nella coa­li­zione di governo gui­data da Neta­nyahu con­cor­dano in una cosa: can­cel­lare l’altro, can­cel­lare l’arabo, il pale­sti­nese che deve andar­sene o accet­tare di essere schiavo sulla pro­pria terra.

Certo vi sono voci respon­sa­bili e giu­ste che si levano in Israele tra la stra­grande mag­gio­ranza della popo­la­zione che mente a se stessa e che rimuove la grande ingiu­sti­zia che è stata la Nakba e quella che con­ti­nua da 47 anni, l’occupazione dei ter­ri­tori pale­sti­nesi del 1967. Voci come quelle del gior­na­li­sta Gideon Levy, di Avra­ham Burg già pre­si­dente del Par­la­mento israe­liano, dei gio­vani che rifiu­tano di ser­vire nell’esercito, di Nurit Peled, Pre­mio Sacha­rov del Par­la­mento Euro­peo, degli israe­liani che da anni par­te­ci­pano alle mani­fe­sta­zioni dei Comi­tati Popo­lari per la resi­stenza non­vio­lenta pale­sti­nese con­tro il Muro e la colo­niz­za­zione e tante altre voci che la comu­nità inter­na­zio­nale dovrebbe ascoltare.

Dal seque­stro dei tre gio­vani coloni e poi dal loro tra­gico assas­si­nio, il governo d’Israele non ha cer­cato di col­pire i respon­sa­bili ma ha punito col­let­ti­va­mente una popo­la­zione intera, più di 500 arre­sti, tra loro par­la­men­tari, case demo­lite, infra­strut­ture distrutte, col­piti cen­tri cul­tu­rali, uni­ver­sità, restri­zione della libertà di movi­mento. E sono stati uccisi donne uomini e bam­bini. I coloni hanno attac­cato vil­laggi, greggi, incen­diato alberi e col­ture così come hanno dato fuoco ad un gio­vane di 17 anni — pura ese­cu­zione da Klux Klux Kan — in migliaia hanno mar­ciato con il grido «morte all’arabo» inci­tati da pii rab­bini. Neta­nyahu ha accu­sato Hamas senza che vi fosse la loro riven­di­ca­zione del seque­stro dei gio­vani coloni. In realtà Hamas è il para­vento per col­pire l’intera popo­la­zione pale­sti­nese e la sua lea­der­ship, nel momento in cui fati­co­sa­mente era stata tro­vata l’unità nazio­nale. Se solo voles­sero nego­ziato e pace la lea­der­ship israe­liana dovrebbe gioire della ritro­vata unità pale­sti­nese visto che è avve­nuta sulla base dell’accettazione da parte di Hamas dello Stato Pale­sti­nese sui ter­ri­tori occu­pati (da Israele) nel 1967. Ma come dice Gideon Levy, Israele non vuole la pace, non vuole porre ter­mine al con­flitto: spera, com’è acca­duto negli Stati uniti, nelle riserve dei nativi d’America, per que­sto con­ti­nua a costruire muri, a chiu­dere i pale­sti­nesi nei ghetti a rin­chiu­dersi in ghetti. Sì, per­ché, come scri­veva Avra­ham Burg, la lea­der­ship e la mag­gio­ranza degli israe­liani non ha saputo scon­fig­gere Hitler den­tro di sé. Così oggi Gaza è di nuovo sotto le bombe, e i pale­sti­nesi non pos­sono nep­pure fug­gire, chiusi dal cielo, dalla terra e dal mare, ter­ro­riz­zati, i bam­bini trau­ma­tiz­zati. Amcora vit­time, ancora senza giustizia.

La strada per la pace passa attra­verso l’imposizione ad Israele di fer­mare le rap­pre­sa­glie, certo fer­mando anche i razzi di Hamas sulle città israe­liane che per for­tuna non hanno fatto vit­time. Men­tre a Gaza, le vit­time sono ormai quasi cento, in gran parte fami­glie con bam­bini, con la distru­zione dei ser­vizi. Il campo pro­fu­ghi di Shati, 70.000 per­sone, è rima­sto senz’acqua, le fogne sono state col­pite in diversi quar­tieri e campi profughi.

L’Anp ha chie­sto una riu­nione d’urgenza del Con­si­glio di Sicu­rezza dell’Onu e che ogni governo parte con­traente della Con­ven­zione di Gine­vra adem­pia all’obbligo poli­tico, morale e legale di pro­teg­gere la popo­la­zione pale­sti­nese dall’aggressione israe­liana. Mat­teo Renzi e il par­la­mento ita­liano che aspettano?

Asso­pa­ce­Pa­le­stina

Piano Solo, quando il centrosinistra allarmava la destra Autore: Antonio Bevere da: controlacrisi.org

Piano Solo. Cinquant’anni fa, il 14 luglio, il “tintinnio di sciabole” che tanto turbò Nenni e Moro. La minaccia militare del “Piano Solo” bloccò la svolta economica

Un serio gior­na­li­sta ha defi­nito «nebu­losa vicenda», con par­ti­co­lari avvolti «nel buio», un epi­so­dio (il Piano Solo del 1964), che in una recente ras­se­gna “sto­rica” (M.Teodori– M.Bordin, “Com­plotto. Come i poli­tici ci ingan­nano”, ed Mar­si­lio) è stato col­lo­cato al primo posto in una serie di imma­gi­nari colpi di Stato, la cui enfa­tiz­za­zione, secondo gli autori, ha fatto comodo a gior­na­li­sti avidi di scoop e a poli­tici spre­giu­di­cati pronti a usare il pre­te­sto dello scon­tro nelle piazze e nelle isti­tu­zioni per man­te­nere l’immobilismo.

Vit­time del bluff, nel luglio del 1964, sono stati i socia­li­sti di Pie­tro Nenni che vole­vano dar vita a un cen­tro­si­ni­stra più rifor­ma­tore, gui­dato da Aldo Moro.

Que­sto “com­plotto al Qui­ri­nale” non dovette essere tanto imma­gi­na­rio, posto che la sua atti­va­zione pre­ve­deva una spe­cie di rastrel­la­mento di diri­genti poli­tici da tra­sfe­rire for­zo­sa­mente in Sar­de­gna, e che si trat­tava di «una mano­vra agi­tata dai mag­gio­renti demo­cri­stiani con­ser­va­tori, stretti intorno al pre­si­dente Segni, per inti­mi­dire i set­tori rifor­ma­tori del Psi e della DC e costrin­gerli ad accet­tare una piat­ta­forma di governo moderata».

Tanta leg­ge­rezza ed iro­nia lasciano un po’ per­plessi, per­ché su que­sto evento sono stati svolti accer­ta­menti in sede ammi­ni­stra­tiva (com­mis­sione pre­sie­duta dal gene­rale Lom­bardi), in sede par­la­men­tare (com­mis­sione par­la­men­tare pre­sie­duta dal gene­rale Alessi; com­mis­sione d’inchiesta sul ter­ro­ri­smo pre­sie­duta dall’on.Pellegrino) e in sede giu­di­zia­ria (sen­tenze del tri­bu­nale di Roma 12.5.1970 e 26.2.2001, emesse in tema di pre­tesa lesione della repu­ta­zione del gene­rale De Lorenzo), non­ché su con­vin­centi osser­va­zioni di sto­rio­grafi ( Elena Cava­lieri, Mimmo Franzinelli).

Secondo que­sti accer­ta­menti, nei primi sette mesi del 1964, a seguito di con­tatti, pro­mossi dal coman­dante gene­rale dei cara­bi­nieri, Gio­vanni De Lorenzo, venne esa­mi­nato dai ver­tici dell’Arma un piano pre­di­spo­sto per l’ordine pub­blico, in cui erano pre­vi­sti inter­venti di occu­pa­zione di luo­ghi, edi­fici, impianti di comu­ni­ca­zione di natura e fun­zione pub­bli­che, con­giun­ta­mente a inter­venti pri­va­tivi della libertà di 731 cit­ta­dini, tra cui anche par­la­men­tari, indi­cati in elen­chi (par­zial­mente scom­parsi) alle­gati al piano, con cri­te­rio pre­va­lente dell’appartenenza ad asso­cia­zioni di sini­stra; que­ste per­sone erano desti­nate ad essere rac­colte in 8–10 porti ed aero­porti e ad essere inviate, con navi e con aerei mili­tari dello Stato, in una loca­lità della Sardegna.

De Lorenzo non ha accet­tato, nel corso dell’interrogatorio dinanzi alla com­mis­sione Lom­bardi, il ruolo di pro­ta­go­ni­sta di un’antistorica dit­ta­tura mili­tare: con­te­sta­to­gli che nel bino­mio con il pre­si­dente della Repub­blica «eri il brac­cio forte di Segni, che era la mente di que­sta fac­cenda. Ad un bel momento Segni lo hanno messo com­ple­ta­mente fuori…l’hanno sca­gio­nato com­ple­ta­mente», il gene­rale risponde: «Ma …si è par­lato che l’andare addosso a Segni gli irri­tava l’opinione pubblica…il fatto che abbiano aggre­dito me ha sal­vato i demo­cri­stiani e ha fatto cadere l’azione social-comunista….Poi le cose si sono acco­mo­date per­ché si sono messi d’accordo con i socia­li­sti ….hanno ceduto, Nenni ha pre­fe­rito rima­nere sul posto e tutto è andato a posto».

Que­sta ver­sione ha rice­vuto una con­ferma di estrema chia­rezza da Aldo Moro, capo del primo governo di cen­tro sini­stra dimis­sio­na­rio e desi­gnato a pre­sie­dere il suc­ces­sivo. Nel suo memo­riale, scritto durante il disu­mano seque­stro delle Bri­gate Rosse: «Il ten­ta­tivo di colpo di Stato nel ’64 ebbe certo le carat­te­ri­sti­che esterne di un inter­vento mili­tare, secondo una pia­ni­fi­ca­zione pro­pria dell’arma dei cara­bi­nieri, infine per uti­liz­zare que­sta stru­men­ta­zione mili­tare essen­zial­mente per por­tare a ter­mine una pesante inter­fe­renza poli­tica rivolta a bloc­care o almeno a for­te­mente dimen­sio­nare la poli­tica del cen­tro sini­stra, ai primi momenti del suo svol­gi­mento.
Que­sto obiet­tivo poli­tico era per­se­guito dal pre­si­dente della Repub­blica on.Segni, che que­sta poli­tica aveva timi­da­mente accet­tato in con­nes­sione con l’obiettivo della Pre­si­denza della Repub­blica. Ma a que­sta poli­tica era con­tra­rio ….men­tre si svi­lup­pava l’azione dei gruppi di azione agra­ria, ostili alla poli­tica del cen­tro sini­stra e di ogni poli­tica demo­cra­tica …… Il piano, su dispo­si­zione del capo dello Stato, fu messo a punto nelle sue parti ope­ra­tive (luo­ghi e modi di con­cen­tra­mento in caso di emer­genza ) che ave­vano pre­mi­nente rife­ri­mento alla sini­stra, secondo lo spi­rito dei tempi».

Il mini­stro dell’interno, Paolo Emi­lio Taviani — con­fer­mato il ruolo trai­nante del capo dello Stato che «non era solo né iso­lato nelle sue pre­oc­cu­pa­zioni» — ha elen­cato i nomi di alte cari­che dello Stato che con­di­vi­de­vano le sue posi­zioni (nomi che sono ripor­tati da Elena Cava­lieri in I piani di liqui­da­zione del centro-sinistra nel 1964) con­clu­dendo che «Accanto e attorno ai nomi citati, era un cospi­cuo mondo poli­tico tra­sver­sale non legato a inte­ressi né da sigle asso­cia­tive. Erano par­la­men­tari, alti fun­zio­nari, magi­strati, alti uffi­ciali che vede­vano un grave peri­colo nella nostra aper­tura a sini­stra, ini­ziata negli anni Ses­santa. Era un movi­mento di opi­nione con­tro il cen­tro sini­stra, di gente in parte in buona fede, in parte inte­res­sata a man­te­nere lo sta­tus quo sul piano sociale».

Il ruolo svolto dal pre­si­dente del Senato nell’anomala oppo­si­zione al pro­gramma di centro-sinistra (incen­trato sulla demo­cra­tiz­za­zione del potere eco­no­mico, attra­verso gli organi della pia­ni­fi­ca­zione) è ben descritto da Fran­zi­nelli: «Nel feb­braio 1964, Mer­za­gora lo aggiorna sul son­dag­gio da lui effet­tuato nella finanza lom­barda, dove si accu­sano i socia­li­sti di deter­mi­nare un’atmo­sfera di minac­cia agli inte­ressi impren­di­to­riali …Da tempo il pre­si­dente del Senato ela­bora pro­po­ste in sin­to­nia con gli inte­ressi degli indu­striali e con­tra­rie alla linea rap­pre­sen­tata dai socia­li­sti nell’esecutivo. Il mini­stro del bilan­cio Anto­nio Gio­litti è con­si­de­rato l’emblema della sovie­tiz­za­zione». Su que­sta santa alleanza si è sof­fer­mato anche S.Mura in Aldo Moro, Anto­nio Segni e il centro-sinistra.

In campo penale non è stato fatto alcun diretto passo inve­sti­ga­tivo su que­sti fatti, anche se di mate­riale di inda­gine ce ne era in abbon­danza. In sede di ana­lisi sto­rica, non ci si può limi­tare a iro­niz­zare e a par­lare di fan­ta­sie e di aventi nebu­losi. Da que­sta pro­gram­mata oppo­si­zione extrai­sti­tu­zio­nale sono usciti scon­fitti non solo Ric­cardo Lom­bardi e Anto­nio Gio­litti, fau­tori di ingresso real­mente rifor­ma­tore dei socia­li­sti nella stanza dei bot­toni, ma tutti i cit­ta­dini, rima­sti fedeli ai valori della nostra demo­cra­zia. Da que­gli anni si sono veri­fi­cati sostan­ziali muta­menti nella gestione del potere poli­tico la classe impren­di­to­riale si è fatta diretta pro­ta­go­ni­sta e inter­viene diret­ta­mente nella modi­fica degli assetti legi­sla­tivi, con par­ti­co­lare riguardo alla dere­go­la­men­ta­zione del mondo del lavoro, assog­get­tato alla pre­ca­rietà, come modello delle rela­zioni con­trat­tuali, e alla pri­va­tiz­za­zione di ser­vizi e beni natu­ral­mente pubblici.

La minac­cia mili­tare del Piano Solo e i suc­ces­sivi errori del Psi hanno quindi bloc­cato il ten­ta­tivo di rea­liz­zare la poli­tica eco­no­mica voluta da Gio­litti, secondo cui, nelle grandi scelte, il potere di deci­sione non può non essere eser­ci­tato «dalle isti­tu­zioni demo­cra­ti­che respon­sa­bili davanti alla col­let­ti­vità e l’intervento pub­blico e l’iniziativa pri­vata ven­gono coor­di­nati e indi­riz­zati in fun­zione degli obiet­tivi fis­sati da quelle deci­sioni». Il centro-sinistra del 1964 si è dis­solto, lasciando inso­luto il pro­blema della demo­cra­zia eco­no­mica in Ita­lia, cioè la neces­sità di tra­sfe­rire alle isti­tu­zioni pub­bli­che (con­fi­nate in acri­tico assi­sten­zia­li­smo finan­zia­rio e nor­ma­tivo) il potere di inci­dere sulle scelte eco­no­mi­che di fondo.

Il pros­simo 14 luglio ricorre il cin­quan­te­na­rio del “tin­tin­nio di scia­bole” che tanto turbò Nenni e Moro: è pro­prio insu­pe­ra­bile il discreto silen­zio dei tanti tutori degli annali della nostra democrazia?

L’accordo tra Indesit e Whirlpool non piace alla Fiom: “Rischioso” Fonte: rassegna

L’accordo tra Indesit e Whirlpool non piace alla Fiom. “Sono due aziende speculari, producono entrambe nel nostro Paese prodotti per un mercato gia’ in crisi: il rischio di sovrapposizione è forte. Whirlpool si ritrova ora con 8 mila dipendenti e 3 mila ‘colletti bianchi’ che fanno elettrodomestici omologhi”, ha affermato il segretario regionale della Fiom Cgil delle Marche Giuseppe Ciarrocchi.

L’operazione prevede infatti la cessione della partecipazione di Fineldo in Indesit, e anche l’acquisto di azioni della famiglia Merloni pari al 60,4% del capitale (ossia il 66,8% dei diritti di voto) di Indesit Company. Il prezzo di acquisto è pari a 11 dollari per ogni azione di Indesit, per un prezzo totale di acquisto previsto pari a Euro 758 milioni di dollari. Per il resto delle azioni, la societa’ Usa lancera’ poi un’opa.

Il sindacato però manifesta preoccupazione . “Intanto – ricorda la Fiom – un anno fa avevamo ragione noi a sostenere che la famiglia Merloni stava vendendo Indesit, non cercando una partnership”. Poi, aggiunge, ‘non lascia di certo tranquilli quanto ha detto oggi il presidente e chief executive di Whirlpool Jeff Fettig: gli americani puntano a creare valore per gli azionisti, vorremmo capire come questo obiettivo si tradurraà in termini industriali, e sul versante dell’occupazione e della valorizzazione del patrimonio creato da Indesit nel territorio”.

‘Al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi – conclude Ciarrocchi – chiediamo di convocare un incontro urgente con Indesit e Whirlpool. Servono trasparenza e garanzie sull’applicazione dell’accordo di dicembre, faremo tutte la battaglie necessarie per difendere i contenuti dell’accordo e i posti di lavoro. La cultura del capitalismo Usa non è la nostra, e il rischio che le strategie aziendali di Indesit è reale”.