Sicilia, la protesta di Greenpeace contro le trivellazioni che rischiano di compromettere l’ecosistema Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Lo scorso 4 giugno c’è stata la firma di un protocollo di intesa tra la Regione Siciliana e Assomineraria, Eni, Edison e Irminio per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio presenti nel Canale di Sicilia. Un’attività che mette in serio pericolo le splendide coste a vocazione turistica dell’isola. Gli attivisti di Greenpeace, ieri e oggi, hanno portato proprio sulla spiaggia di Mondello e nel porto di Palermo la loro protesta estrema, simulando un disastro ecologico ed esponendo uno striscione con il messaggio: “Un mare di bugie – Crocetta regala il nostro mare ai petrolieri”.

“Solo due anni fa, l’allora candidato alla presidenza della Regione – hanno ricordato i militanti di Greenpeace – firmava il nostro appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia”. Dalla nave Rainbow Warrior, ormeggiata nel porto di Palermo, gli ambientalisti chiedono all’Anci Sicilia di intraprendere una battaglia giudiziaria per fermare il progetto “OffShore Ibleo” al largo della costa tra Gela e Licata. Per Greenpeace lo studio di impatto ambientale di Eni e’ “insufficiente”, mentre definisce il decreto ministeriale “silente” sotto il profilo del rischio geologico ed ambientale e della sicurezza in caso di incidenti, autorizzando, tra l’altro, attivita’ rischiose in un’area tutelate con siti della rete “Natura 2000”.
“Questo decreto e’ scandaloso – ha detto in conferenza stampa il direttore della campagne di Greenpeace Alessandro Gianni’ -. E’ gravissimo che sia stato autorizzata la realizzazione di impianti industriali quando non si conoscono nemmeno gli scenari da valutare”. Dal monitoraggio dell’associazione, sul rischio ambientale da trivelle emerge poi che sarebbero una ventina le concessioni in fase di definizione per progetti di ricerca e coltivazione di compagnie petrolifere nella costa sud della Sicilia, da Marsala a Ragusa. Per fermare “le perforazioni nel mare Nostrum”, per Greenpeace tocca ai sindaci agire per chiedere la revoca delle autorizzazioni.

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