Legge elettorale, la governabilità al di sopra di tutto, ecco il punto in comune di M5S e Renzi Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

Chi voleva il gossip, il dibattito calcistico del ‘ha vinto Grillo!’, ‘no, macché, ha vinto Renzi’, è restato a bocca asciutta in pieno deserto.
Il confronto tra Movimento 5 stelle e Partito Democratico è stato serrato e non ha lasciato spazio ad interpretazioni doppie.
La prima differenza che si nota è materiale, di presenza: Beppe Grillo non c’è. Al contrario Matteo Renzi, che in un primo momento aveva detto di non poter partecipare delegando il vicesegretario del partito Guerini, ha partecipato all’incontro.
La delegazione del Pd era così composta, oltre a Matteo Renzi c’erano Debora Serracchiani (vice segretaria), Roberto Speranza (capogruppo alla Camera dei Deputati), Alessandra Moretti (eurodeputata neo eletta).
I cinque stelle si presentavano con Danilo Toninelli (deputato), Luigi di Maio (vice presidente della Camera) e i capigruppo al Senato Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella.

Poco prima dell’evento, trasmesso in streaming dal sito della Camera, da Rainews24 e da ‘la Cosa’, il professore Becchi scrive un post per il Blog di Beppe Grillo, digitando così: «La legge elettorale è un nodo da risolvere, spartiacque per la vita politica futura del paese. Dopo che la Consulta ha dichiarato che due punti fondamentali del Porcellum sono incostituzionali, Pd e Forza Italia hanno trovato l’intesa su un disegno di legge che presenta gli stessi profili di illegittimità di quella precedente. Con un grande gesto di responsabilità politica, l’opposizione ha offerto al principale partito del Paese di discutere una proposta alternativa che introdurrebbe in Italia un sistema elettorale in grado di bilanciare rappresentatività e governabilità. Anche gli organi di informazione si sono dovuti piegare alla realtà dei fatti ed ammettere che esiste un’alternativa e questa è già una grande vittoria per il M5S».

Le 14:30 arrivano, lo streaming parte e Movimento 5 Stelle e Pd sono di nuovo faccia a faccia.
Ma c’è qualcosa di molto diverso. I parlamentari pentastellati, qualsiasi sia il giudizio politico di chi legge queste righe, stanno lavorando con spirito di sacrificio e con grande dedizione.
Il frutto del loro alacre lavoro si è potuto sentire e vedere, dunque, attraverso la voce e i fogli che distribuiva Toninelli dalla sua postazione del tavolo, frontale al segretario del Partito Democratico.
I cinque stelle sono entrati nel terreno di traduzione del Partito Democratico e, verrebbe quasi da dire, i democratici ne sono fin troppo impacciati.
Ci si pizzica poco durante i primi minuti del confronto, si è attenti al primo relatore (Toninelli) che illustra la proposta chiamata Democratellum. Poi chiamata Toninellum e Complicatellum da Renzi nel corso del confronto.
Si ascolta e si interrompe poco.
Quando prende la parola Renzi che, oltre ad essere il segretario del Pd e Presidente del Consiglio dei Ministri, è l’uomo che aveva bollato con un ‘chi?’ un componente del suo stesso partito: qualche frecciatina vola. Ma i 5 stelle non cadono nel suo tranello, stavolta nervi saldi. Possono non piacere, ma sono cresciuti in maniera esponenziale.

Comunque sia, la proposta di Toninelli, come quella di Renzi, è – di fatto – a stampo maggioritario. Articolata e molto molto complessa sul voto delle preferenze che limiterebbe il voto di scambio, ma chiara su alcuni punti cardine: collegi uninominali molto piccoli, sbarramento al 5% per le liste, voto di preferenza.
«Abbiamo paura che possa capitare con l’Italicum quello che è capitato col Porcellum: pensiamo che Italia non si possa permettere una crisi istituzionale di otto anni come è capitato col Porcellum», ha dichiarato Danilo Toninelli nel corso dell’incontro.
«Dopo le elezioni ci sarà, quindi, una rosa di partiti ridotta e ci sarà una governabilità certa», conclude Toninelli. Di Maio, invece, porta gli esempi del 2006 quando la coalizione di Centrosinistra fu fatta cadere dai voti di Mastella e dalla sua piccola pattuglia, così come lo strappo Fini/Pdl aveva messo in moto il cataclisma che avrebbe poi portato alla nascita di Fli-futuro e libertà per l’Italia.
Nel documento della legge elettorale proposta dal Movimento 5 Stelle si legge: «Ci si attende pertanto che il sistema produca i seguenti effetti: un Parlamento rappresentativo di più forze politiche capaci di attrarre un certo consenso elettorale; esclusione dei partiti piccoli e piccolissimi, salvo quelli molto forti a livello regionale; incentivo alla stabilità intrapartitica; facilitazione alla creazione di maggioranze stabili; rafforzamento delle opposizioni parlamentari, anch’esse concentrate in pochi gruppi di minoranza e quindi in grado di svolgere con più forza la loro funzione di controllo, di proposta e di critica. Si tratta dunque di un sistema proporzionale che, pur incentivando le forze politiche ad aggregarsi prima del voto, non impone fittizie e artificiose costrizioni bipolari».

Da parte del M5S si propone come proporzionale la legge esposta per bocca di Toninelli che, per la verità,di proporzionale non ha molto e infatti, nel documento messo a disposizione dal portale di Grilli, si può ben leggere: «In quest’ottica è rivolta la scelta della rete a favore di un sistema proporzionale sensibilmente corretto con circoscrizioni di ampiezza intermedia. La formula proporzionale di attribuzione dei seggi viene preferita perché garantisce maggiormente la rappresentatività del Parlamento. Il sistema proporzionale non è però puro essendo sensibilmente corretto allo scopo di raggiungere una genuina governabilità del Paese».Corretto, dunque, ma che non va bene a Renzi: ci deve essere un doppio turno, chi vince deve governare. Si deve avere la certezza che, la sera delle elezioni, ci sia un vincitore scandisce il Primo Ministro e segretario del Pd. Inizia qualche battibecco quando entrambe le parti iniziano a rinfacciarsi questioni importanti: la questione delle preferenze ha portato Di Maio a far luce sul fatto che l’unica forza politica a non aver portato indagati e corrotti è stata la sua, al contrario di quella rappresentata dal segretario Renzi.

In sintesi, le resistenze renziane si fondano su alcuni blocchi: il doppio turno e il premio di maggioranza perché «vogliamo fare in modo, per il rispetto dei cittadini, che non ci siano più larghe intese». Non proprio una frase da Matteo Renzi che governa assieme al Nuovo Centrodestra di Alfano, a riprova della messa all’angolo del segretario adoperata dai 5 stelle.
Gli ultimi minuti i più infuocati ma con la proposta di aggiornarsi in un secondo incontro da tenere a breve, secondo di Maio la legge elettorale va fatta entro 100 giorni. Staremo a vedere, certo è che il confronto di oggi ha mostrato come se il M5S si confronta sul terreno del Pd, per i democratici l’asfalto si fa terribilmente scivoloso: l’alibi ‘Grillo urla’, stavolta, non c’è stato

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