Follie alla Fiat di Pomigliano, licenziati perché inscenano, per protesta, la finta morte di Marchionne Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ancora un colpo di Marchionne contro i lavoratori di Pomigliano. Quattro tutte blu che nei giorni scorsi avevano protestato contro il reparto-confino di Nola sono stati licenziati. Secondo l’azienda hanno violato ”i piu’ elementari doveri discendenti del rapporto di lavoro”, e per aver provocato ”gravissimo nocumento morale all’azienda ed al suo vertice societario”. Di quale orrendo crimine di sono macchiati? Hanno, per pura protesta, inscenato il suicidio di Sergio Marchionne prima, e la sua veglia funebre poi. Tutto questo per tentare di dare visibilità alla morte, questa volta vera, purtroppo, per suicidio, di una operaia dello stesso reparto.

I manifestanti chiedevano anche il rientro a Pomigliano dei circa 300 operai trasferiti alla logistica di Nola nel 2008 e da allora in cig con scadenza il 13 luglio: la Fiat, nei giorni scorsi, ha avviato la procedura per il rinnovo della cassa integrazione per un anno. I quattro operai, appartenenti al ‘comitato di lotta Cassaintegrati e licenziati’ dello stabilimento Fiat di Pomigliano, domani saranno davanti alla fabbrica per un presidio ai cancelli, in concomitanza con uno sciopero di due ore proclamato dai Cobas lavoro privato dalle 13 alle 15, in segno di protesta contro i provvedimenti disciplinari, ritenuti ”eccessivi” a fronte delle due manifestazioni messe in atto. Le tute blu, affermano che oltre a loro, anche Mimmo Mignano, ex lavoratore del Giambattista Vico, in causa con l’azienda per altri due licenziamenti avvenuti nel 2006 enel 2007, la cui ultima udienza dovrebbe svolgersi il prossimo 17 luglio, ha ricevuto la lettera di licenziamento, dopo quella di contestazione preventiva recapitatagli la scorsa settimana, con la quale Fiat avvertiva l’uomo che in caso di reintegro sarebbe andato incontro a provvedimenti disciplinari.

I quattro lavoratori e Mignano avevano contrapposto le proprie argomentazioni, sostenendo che le manifestazioni erano ”simboliche e caricaturali”, ma erano state ritenute dall’azienda prive di ”elementi giustificativi”. Secondo il Lingotto, infatti, ”la gravita’ degli addebiti sono tali da ledere irreversibilmente il vincolo di fiducia sotteso al rapporto di lavoro, e l’aspettativa di una corretta prosecuzione della collaborazione lavorativa”. ”L’accusa – sottolineano, invece, dal Comitato di lotta – e’ di aver posto in essere un’azione del tutto simbolica e caricaturale con il finto suicidio di Marchionne, all’indomani del vero suicidio di Maria Baratto, nei pressi del polo logistico di Nola in cui da circa 6 anni sono ‘confinati’ e in cassa integrazione circa 316 operai, di cui tre si sono tolti la vita a causa della cassa integrazione e della precarizzazione delle proprie gravissime condizioni economiche e sociali”

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