da Le Repubbliche Partigiane – 1974 – Mario Ricci (Armando).avi

“Carceri. I confini della dignità”, l’ultimo libro di Patrizio Gonnella recensito da Russo Spena Autore: giovanni russo spena da: controlacrisi.org

Patrizio Gonnella, presidente dell’asociazione Antigone, da decenni impegnato sui temi della giustizia penale, del carcere, della tortura, ha scritto un nuovo bel saggio sul rapporto tra pena e persona. Il libro, edito da Jaca Book, ha, infatti, il titolo:”Carceri. I confini della dignità”. La concezione della pena, innanzitutto: in una società democratica vi sono limiti invalicabili imposti dall’ordinamento giuridico, ma anche dal “senso etico comune”. Paradigmi fondativi della concezione costituzionale della pena sono la dignità umana e lo Stato di diritto, l'”habeas corpus”, la cui presenza è la discriminante prima della civiltà giuridica.

Gonnella critica la feroce banalità dominante del “trattamento”, della retorica rieducativa, anche con uno studio attento di diritto comparato, basato su standars internazionali e sullo spazio pubblico europeo dei diritti. La dignità, se non è bolsa retorica, prende corpo e sostanza nel riconoscimento dei diritti dei detenuti. Mi sono molto piaciute, non a caso, le articolazioni dei singoli capitoli su diritto alla vita, alla salute, agli affetti, alla libertà di conoscenza e coscienza, sul diritto di voto, al lavoro, alla difesa. Vi è una trama interpretativa di questa attenta riflessione: come scrive Gonnella “la pratica penitenziaria evidenzia una distanza tra diritti proclamati e diritti garantiti.

Lo svelamento di questo solco chiarisce che lo stato sociale costituzionalmente garantito va difeso sia con il lavoro giuridico che con un’intensa “attività culturale e politica”. Gonnella, insomma, prendendo le mosse dai “confini della dignità” ci dice che il carcere è un grande rimosso nella coscienza collettiva. Le persone, i corpi non sono merci. Basta pensare allo stillicidio dei casi emblematici di tortura, di assassini di Stato, che danno il segno di una cupa separatezza dei comportamenti di settori dello Stato dalle stesse garanzie costituzionali.

Prevale,anche nell’ordinamento, la logica dell’ipertrofia del castigo, della bulimia carceraria. Dietro le sbarre vige un sistema concentrazionario fuorilegge, fondato sull’illegalità permanente. La pena carceraria deve ritrovare la sua identità costituzionale di pena di ultima istanza. Con ricchezza di argomenti (anche per la splendida esperienza quotidiana che rappresenta il suo non futile patrimonio di vita) ce lo ricorda Patrizio Gonnella nel suo bel libro.

Parte il referendum contro l’austerità e il Fiscal Compact

Parla l’economista Riccardo Realfonzo: «Contiamo moltissimo sul sostegno della Cgil e di tutte le forze sociali e politiche che continuano a sottolineare i danni dell’austerity. Adesso hanno una buona occasione per passare dalle chiacchiere ai fatti».

Un gruppo tra­sver­sale di eco­no­mi­sti e giu­ri­sti ha depo­si­tato in Cas­sa­zione una pro­po­sta di refe­ren­dum per modi­fi­care la riforma costi­tu­zio­nale che ha intro­dotto il pareg­gio di bilan­cio nella Costi­tu­zione ita­liana nel 2012.«Stop auste­rità, refe­ren­dum con­tro il Fiscal Com­pact» è il nome scelto dal comi­tato refe­ren­da­rio com­po­sto, tra gli altri, da Mario Bal­das­sarri già par­la­men­tare Pdl e vice mini­stro dell’economia, dal decano degli scien­ziati delle finanze Anto­nio Pedone, dallo sta­ti­stico Nicola Pie­poli, da uno dei segre­tari gene­rali della Cgil Danilo Barbi, oltre che da Ric­cardo Real­fonzo, ordi­na­rio di eco­no­mia a Bene­vento e fon­da­tore della rivi­sta online Eco­no­mia e poli­tica.

«Vogliamo rac­co­gliere il mas­simo di ade­sioni tra le forze sociali e poli­ti­che — spiega Real­fonzo — Per­ché il refe­ren­dum si svolga nel 2015 occor­rerà tro­vare 500 mila firme entro fine set­tem­bre. Con­tiamo mol­tis­simo sul soste­gno della Cgil e di tutte le forze sociali e poli­ti­che che con­ti­nuano a sot­to­li­neare i danni dell’austerity. Adesso hanno una buona occa­sione per pas­sare dalle chiac­chiere ai fatti. Con il refe­ren­dum i cit­ta­dini potranno favo­rire l’abbandono di un approc­cio neo­li­be­ri­sta e restrit­tivo in eco­no­mia che sta met­tendo a rischio il pro­getto dell’Unione Europea».

I quat­tro que­siti pre­sen­ta­ti­ ri­spet­tano i limiti di ammis­si­bi­lità?
Per ren­dere solida la pro­po­sta i costi­tu­zio­na­li­sti che hanno lavo­rato ai que­siti, Gia­como Salerno e Paolo De Ioanna, li hanno con­cen­trati sulla legge 243 del 2012, cioè la legge ordi­na­ria con la quale è stata appli­cata la riforma costi­tu­zio­nale sca­tu­rita dalla legge costi­tu­zio­nale numero 1 del 2012. I que­siti riguar­dano le dispo­si­zioni di legge non coperte da prin­cipi costi­tu­zio­nali né da obbli­ghi deri­vanti dall’Unione euro­pea o da impe­gni assunti con trat­tati inter­na­zio­nali. Senza alcun dibat­tito pub­blico, il par­la­mento si è impe­gnato ad appli­care misure eco­no­mi­che che tec­ni­ca­mente non pos­sono essere rispet­tati. Ha accet­tato il prin­ci­pio del pareg­gio strut­tu­rale del bilan­cio e l’idea di abbat­tere il debito pub­blico al 60% del Pil in 20 anni. Ma que­sta linea di poli­tica eco­no­mica pro­lun­ghe­rebbe la reces­sione con effetti gravissimi.

Quali?
Rispon­dendo alla crisi con le poli­ti­che di auste­rità, l’Eurozona conta oggi oltre 7 milioni di disoc­cu­pati in più rispetto alla fine del 2007 e il Pil resta ancora infe­riore ad allora. In Ita­lia la disoc­cu­pa­zione è più che rad­dop­piata in que­sti anni. Da 1,5 milioni siamo arri­vati a circa 3,2 milioni di disoc­cu­pati, men­tre il valore del Pil è di 8 punti per­cen­tuali infe­riore al 2007. Vor­rei sot­to­li­neare che negli Usa il pre­si­dente Obama ha fatto l’esatto oppo­sto, met­tendo in campo una mano­vra espan­siva da 800 miliardi di dol­lari per opere pub­bli­che, sus­sidi di disoc­cu­pa­zione e incen­tivi alle imprese. Misure che hanno reso la crisi un lon­tano ricordo.

In uno stu­dio su economiaepolitica.it lei sostiene che il governo non affronta i nodi di que­sta situa­zione. Per­ché?
Nel Def pre­sen­tato ad aprile il governo con­ti­nua a muo­versi nei vin­coli del fiscal com­pact, nono­stante le posi­tive dichia­ra­zioni ini­ziali del pre­si­dente Renzi. Rispetta cioè l’equilibrio strut­tu­rale di bilan­cio e si impe­gna nell’abbattimento del debito verso il limite del 60%. Pur­troppo, si con­ti­nua a rite­nere pos­si­bile coniu­gare la cre­scita con l’austerità. Il governo pro­pone un per­corso che por­terà nel 2018 ad un avanzo pri­ma­rio, cioè la dif­fe­renza tra entrate fiscali e spesa pub­blica di scopo, al 5% del Pil. E, con­tem­po­ra­nea­mente, ritiene che nello stesso anno l’economia potrà cre­scere di circa il 2% in ter­mini reali. Ma è ormai pro­vato che è impos­si­bile coniu­gare avanzi pri­mari dell’ordine di circa 90 miliardi di euro con una cre­scita economica.

Anche per­chè quest’anno la cre­scita sarà più bassa dello 0,8% annun­ciato dal governo.
Le pro­spet­tive di cre­scita per il 2008 del Def appa­ri­vano già otti­mi­sti­che prima della con­sta­ta­zione che nei primi 3 mesi del 2014 il Pil ha con­ti­nuato a calare, rag­giun­gendo meno 0,1%. In effetti, anche le pre­vi­sioni del Fmi e della Com­mis­sione Ue, che pre­ve­dono per l’Italia una cre­scita dello 0,6%, appa­iono oggi otti­mi­sti­che. Con il qua­dro delle regole attuali, il governo potrebbe essere costretto a fare entro fine anno una mano­vra aggiun­tiva di oltre mezzo punto di Pil.

Il governo ha scam­biato fischi per fia­schi nel Def?
Dob­biamo desu­mere che Padoan creda ancora che le poli­ti­che dell’austerità espan­siva pos­sano fun­zio­nare. Ho scritto più volte che occor­reva andare oltre il vin­colo sul defi­cit al 3%.

Renzi ritiene di potere modi­fi­care i dogmi dell’austerità nel seme­stre euro­peo. È atten­di­bile?
Anche gra­zie alla spinta refe­ren­da­ria sul Fiscal Com­pact ci augu­riamo che si possa dav­vero avviare un cam­bia­mento a par­tire dal seme­stre ita­liano. Se que­sto non avverrà, le poli­ti­che di auste­rità met­te­ranno ancora più a rischio la tenuta dell’Eurozona e la stessa fidu­cia che Renzi ha saputo rac­co­gliere alle euro­pee ver­rebbe messa a dura prova. Il fatto è che biso­gna spin­gere l’Italia fuori dalla crisi, ma que­sto non si può farlo rispet­tando i vin­coli euro­pei. L’augurio è che Renzi voglia e possa tro­vare la forza poli­tica per impri­mere un cam­bia­mento, che andrebbe a bene­fi­cio non solo dell’Italia, ma dell’intera Euro­zona.

Invita anche Renzi a votare per il refe­ren­dum?
Sarebbe auspicabile.

“Salviamo la Salute”: al via la campagna itinerante Cgil | Fonte: rassegna

Il prossimo 20 giugno presso il Centro Congressi Frentani si terrà l’Assemblea Nazionale “Salviamo la Salute”. Si tratta di una prima tappa del percorso con il quale la Cgil intende rilanciare proposte e iniziative per la contrattazione sociale nell’ambito del welfare “socio sanitario”. Sia a livello nazionale che regionale e territoriale.

Nel corso dell’Assemblea verrà presentata la Campagna di mobilitazione nazionale “Salviamo la Salute: attraversa l’Italia, da settembre 2014 a giugno 2015”. Si svolgerà con una modalità “itinerante” e sarà adattata alle diverse “tappe” e iniziative regionali e locali, d’intesa con le strutture interessate. La campagna confederale, promossa con la collaborazione di SPI CGIL, FP CGIL e FILCAMS CGIL, vedrà il coinvolgimento di tutte le categorie e prevederà anche appuntamenti nazionali su specifici argomenti.

All’iniziativa interverranno: Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute CGIL Nazionale; Nicola Marongiu, Coordinatore Area Welfare CGIL Nazionale; Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Basaglia, docente Univ. Sassari; Elisabetta Midena, Autorità Nazionale AntiCorruzione per la valutazione e la trasparenza delle PPAA; Antonio Brambilla, Direttore Ass.za Distrettuale, Medicina Gen.le, Pianificazione Servizi Sanitari Reg. Emilia Romagna; Cecilia Taranto, FP CGIL Nazionale, Elisa Camellini, Segretaria nazionale FILCAMS CGIL; Ivan Pedretti, Segretario nazionale SPI CGIL; Vera Lamonica, CGIL Nazionale.

Sanità, il degrado del servizio nazionale nella ricerca del Censis. Cgil: “Emergenza sociale” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Gli italiani bocciano il Ssn. Il 38,5% ritiene che la sanità della propria regione sia peggiorata negli ultimi due anni, nel 2011 la pensava così il 28,5%. Per il 56% è rimasta uguale e solo il 5,5% ritiene la sanità regionale migliorata. Sempre più scontenti, i cittadini sono pronti a partire: 1,2 milioni italiani si sono curati all’estero per un grave problema di salute. E’ quanto emerge dalla ricerca Rbm Salute-Censis sul ruolo della sanità
integrativa, presentata al IV ‘Welfare Day’. Ovviamente, nelle regioni con Piano di rientro i cittadini che ritengono peggiorata la sanità schizzano al 46,8%, rispetto al 29,3% delle altre.Crollano dal 57,3% del 2011 al 44,4% del 2014 gli italiani che giudicano positivamente la competenza delle Regioni sulla sanità. Nella visione dei cittadini esiste un nesso diretto tra la ristrutturazione della sanità imposta dai vincoli economici e l’abbattimento della qualità dei servizi. Infatti, nelle regioni alle prese con Piano di rientro è solo il 38,9% dei cittadini ad avere un giudizio positivo sul ruolo istituzionale e amministrativo delle
Regioni, rispetto al 50,3% nelle altre.

Gli italiani,poi, sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche anche in conseguenza dell’aumento della spesa per i ticket che ha sfiorato i 3 miliardi di euro nel 2013, pari al +10% in termini reali nel periodo 2011-2013. Se si vogliono accorciare i tempi di accesso allo specialista
bisogna pagare: con 70 euro in piu’ rispetto a quanto costerebbe il ticket nel sistema pubblico si risparmiano 66 giorni di attesa per l’oculista, 45 giorni per il cardiologo, 28 per l’ortopedico, 22 per il ginecologo.

“Il fatto che milioni di italiani rinuncino alle cure per motivi economici, mentre chi può si rivolge al privato, sono la conferma ulteriore di un’emergenza sociale che non può essere ignorata”, commenta il responsabile Politiche della Salute della Cgil Nazionale, Stefano Cecconi.Secondo il dirigente sindacale “trenta miliardi di tagli lineari, in 5 anni, e troppi ticket hanno danneggiato il Servizio sanitario nazionale pubblico. Così il diritto alla salute e alle cure non è più assicurato a tutti, soprattutto nelle regioni sottoposte a piani di rientro. L’eccessivo peso dei ticket, oltre a far male ai cittadini, ha ridotto le entrate per il Servizio sanitario e favorito il privato”.

Inoltre, aggiunge Cecconi, “il Patto della Salute, che sembra finalmente in dirittura d’arrivo, deve partire da qui e mettere in sicurezza il nostro Servizio sanitario, come un patrimonio pubblico irrinunciabile: deve ricostruire un finanziamento adeguato, dopo la stagione dei tagli lineari e mantenere i risparmi della spending review nel sistema sanitario, per restituirli ai cittadini con più servizi e meno ticket. Di fronte a milioni di persone che rinunciano a curarsi, non basta rendere il sistema più equo, serve e conviene abolire i ticket, con una vera e propria ‘exit strategy’. Anche così – conclude – salviamo il diritto alla salute”.