Iraq, l’offensiva dell’Isis cambia le alleanze nello scacchiere mediorientale Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Gli Usa, pur non confermando l’autenticità dei fatti, hanno condannato il massacro di 1.700 soldati iracheni compiuto a Tikrit dai combattenti sunniti dell’Isis. L’azione era stata diffusa su twitter e documentata con alcune foto e filmati. Intanto Washington si sta preparando a “colloqui diretti” con Teheran per trovare il modo di affrontare la drammatica situazione in Iraq e il dialogo dovrebbe cominciare gia’ in settimana. A darne la notizia sono fonti dell’amministrazione Obama al Wall Street Journal. Le fonti non precisano quali saranno i canali attraverso i quali avverranno i colloqui. Una possibilita’ potrebbero essere i negoziati sul nucleare iraniano che riprendono oggi a Vienna e che vedono riuniti diplomatici di Washington e Teheran.

Tuttavia l’Iran, che nei giorni scorsi attraverso il suo presidente Hassan Rohani si era detto pronto ad aiutare Baghdad nel “combattere il terrorismo”, anche attraverso una cooperazione con gli Usa, è comunque ostile a “qualsiasi intervento militare straniero in Iraq”. Dopo che gli Stati Uniti hanno dispiegato una loro portaerei nel Golfo, anche la Lega Araba si mostra prudente. Durante una riunione al Cairo, di cui ha riferito l’agenzia egiziana Mena, i rappresentanti permanenti dell’organizzazione hanno espresso il rifiuto di immischiarsi nelle questioni interne dell’Iraq e hanno auspicato la realizzazione di un’intesa nazionale per risolvere la crisi.

Intanto Tony Blair, primo ministro britannico ai tempi dell’invasione anglo-americana che porto’ al rovesciamento del regime di Saddam Hussein, respinge le critiche – prima di tutto quelle della Russia – di chi ritiene che le origini del caos odierno vadano ricercate in quell’intervento. “L’invasione dell’Iraq del 2003 non e’ da biasimare per l’insurrezione violenta che ormai attanaglia il Paese”, scrive sul suo sito Blair. La violenza, aggiunge, e’ invece la conseguenza “prevedibile e maligna” dell’inazione in Siria.

Anche se l’esercito iracheno ha annunciato una sorta di controffensiva, l’Isis controlla ormai, dopo la recente conquista di Mosul in Iraq, un’area piu’ grande della Giordania, che si estende da est di Aleppo a ovest di Baghdad e dove vivono circa 6 milioni di persone. Comandati da Abu Bakr al Baghdadi, famoso per la sua crudelta’ e ferocia, hanno fatto il grande balzo dopo aver annunciato, nell’aprile del 2013, l’espansione in Siria e conquistato il controllo lo scorso anno della citta’ siriana di Raqqa, punto strategico da cui hanno potuto sfruttare i vicini pozzi petroliferi e accumulare ingenti risorse nel ‘business’ dei rapimenti di siriani e sopratutto stranieri. E’ li’ che, fra l’altro, e’ stato sequestrato il gesuita Paolo Dall’Oglio. Con il passaggio in Siria, il gruppo ha anche cambiato nome: da Isi, ovvero lo Stato islamico dell’Iraq, la sigla e’ divenuta Isis, aggiungendo una ‘s’ che sta per ‘Sham’, ovvero ‘Levante’ o ‘Grande Siria’, ed ottenendo fondi dai paesi del Golfo nemici di Assad, tra cui il Qatar e il Kuwait. I jihadisti dell’Isis contano – secondo esperti citati dell’Economist – su circa 6 mila combattenti in Iraq e su un numero variabile tra i 3 mila e i 5 mila in Siria, inclusi circa 3 mila stranieri: si parla di un migliaio di ceceni e di cinquecento o piu’ europei, provenienti per lo piu’ dalla Francia e dalla Gran Bretagna.

Piuttosto che combattere semplicemente come un frangia di Al Qaida, come facevano prima del 2011, i guerriglieri dell’Isis hanno deciso di controllare il territorio, imponendo non solo il loro codice morale, ma anche le tasse alla popolazione locale. In altre parole hanno creato una bozza di Stato islamico, un ‘califfato’ nei loro disegni, a cavallo tra la Siria e l’Iraq, approfittando della guerra civile siriana e del conflitto etnico iracheno.
Con l’aiuto degli ex sostenitori di Saddam Hussein e con i fondi e gli aiuti accumulati nella siriana Raqqa, e’ cosi’ partita l’offensiva verso Baghdad di questi giorni, con la spettacolare conquista di Mosul, la seconda citta’ piu’ popolosa dell’Iraq. A Mosul – riferiscono fonti citate dall’Economist – i jihadisti dell’Isis non si sono limitati agli eccidi e alle atrocita’ da loro stessi documentati sul web, ma si sono impossessati di enormi arsenali di armi americane, di 6 elicotteri Black Hawks e di circa 500 miliardi di dinari (430 milioni di dollari) in denaro contante.

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