Non c’è lavoro? “E allora niente busta paga!”. La denuncia del sindacato a Milano | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Dura denuncia della Cgil in Lombardia: alcuni appalti affidati da grandi aziende quali Enel, Eni e Vodafone vengono svolti da societa’ che non rispettano le leggi sul lavoro, sulla salute e sicurezza degli ambienti e, sfruttano i lavoratori senza addirittura corrispondere alcuna retribuzione. L’accusa arriva dalle categorie della Cgil, Filcams, Filctem e Slc di Milano a seguito di una segnalazione di alcuni lavoratori, e sono state comunicate alle autorita’ competenti per le relative ispezioni: Direzione Territoriale del Lavoro di Milano, Inps e Asl. Secondo quanto denunciato, ‘societa’ incaricate di prendere appuntamenti con amministratori di condominio al fine di vendere i loro prodotti e servizi hanno a loro volta affidato lo svolgimento della commessa ad una ditta individuale, che svolge la propria attivita’ lavorativa in un normale appartamento sito al quartiere giardino di Cesano Boscone. Dall’ottobre 2013 al marzo 2014 (in soli 6 mesi) sono state assunte regolarmente piu’ di 20 persone- prosegue la Cgil- senza aver mai corrisposto alcuna retribuzione, ne’ versato alcun contributo previdenziale’.

Nonostante le segnalazioni, pero’, l’attivita’ continua: ‘L’imprenditrice non solo non rispetta le regole, ma sta anche sfruttando gli scarsi controlli e la lentezza degli organi ispettivi per continuare a ‘truffare’ tanti lavoratori, giovani e non’. Per questo oggi giovedi’ 5 giugno dalle 11 alle 13 si terra’ un’iniziativa di protesta davanti al Vodafone Village di Milano (Via Lorenteggio): ‘Pensiamo- concludono i sindacati- che aziende come Vodafone, Eni, Enel e Bureau Veritas non siano esenti da responsabilita’. Sono loro che, avendo scelto di affidare un lavoro ad altri, dovrebbero verificare che le aziende cui appaltano i lavori rispettino le leggi e i principi che queste grandi imprese multinazionali sottoscrivono dotandosi di codici etici improntati alla responsabilita’ sociale d’impresa’. Storie di nuovi ‘schiavi’ arrivano anche da altri settori, come quello del commercio, dove manutentori, giardinieri e colf ormai sono vittime della spirale del low cost. Secondo la Cisl “l’imprenditore che assume il lavoratore low cost risparmia tantissimo: esistono esempi di stranieri, che in patria guadagnerebbero mediamente 140 euro al mese, con contratti da 4 ore al giorno per 650 euro mensile ma in realta’ arrivano a lavorare fino a 15 ore al giorno per 1.000 euro al mese, parte dei quali percepiti in nero. Per lo stesso numero di ore, un italiano costa almeno tre volte tanto. Si profila quindi – argomenta il sindacato – una crisi indotta sia del mercato del lavoro a livello nazionale sia del sistema turistico. Ed e’ abbastanza facile ipotizzare l’avvio di una guerra al ribasso tra strutture ricettive che non puntano piu’ sulla qualita’ dei servizi ma sul costo del lavoro”.

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