Fiat di Pomigliano, “due suicidi in due mesi sono veramente troppi”: la protesta di Fiom e Slai Cobas | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Sono veramente troppi due suicidi in pochi mesi nello stesso luogo di lavoro, con meno di 300 addetti, specialmente quando si tratta di un reparto-fantasma, quello del WCL di Nola oggi in dismissione e cambiamento della destinazione d’uso”. Il Comitato delle mogli degli operai di Pomigliano, dopo la notizia del suicidio di una operaia in cassaintegrazione al Wcl di Nola, punta il dito contro l’azienda e lancia un appuntamento di lotta: mercoledi’ 28 maggio alle 10.30 al presidio alla Regione Campania, a Santa Lucia, indetto da Slai cobas e Fiom.

”Con la rabbia che ci monta in testa vogliamo unirci agli operai ed a quanti ancora pensano che le cose si possono e si devono cambiare”.
“Il preteso ‘Polo Logistico’… di eccellenza, mai decollato e che, nelle promesse di Marchionne di fine 2007, avrebbe dovuto supportare la ‘logistica’ Fiat degli stabilimenti del centro-sud (Melfi, Cassino e Pomigliano)- continua la nota- Inoltre, la cinica decisione della Fiat di tenere sotto stress lavoratori e lavoratrici non rinnovando ancora (a differenza di Pomigliano) la cassa integrazione in scadenza il prossimo 13 luglio sta contribuendo ad innalzare a livelli estremi la tensione essendo, tra l’altro e di fatto, il reparto impossibilitato ad alcuna missione produttiva in quanto la ‘logistica’ (che serve all’alimentazione diretta delle linee in fabbrica con i particolari provenienti dall’esterno e da assemblare al montaggio) e’, per definizione, un’attivita’ che si svolge all’interno degli stabilimenti come in effetti sta avvenendo a Pomigliano e nelle altre fabbriche della Fiat”. Il reparto di Nola, definito senza mezzi termini “confino”, rievocando quei reparti punitivi per comunisti e sindacalisti degli anni ’50 e 60, per i quali la Fiat fu condannata, rappresenta quindi “un semplice paravento strumentale per la delocalizzazione dei lavoratori ‘scomodi’ (invalidi e sindacalizzati) e non delle attivita’ produttive. E questo lo sanno tutti, sindacati confederali, politici, ministri del lavoro e istituzioni, ma tutti tacciono! Maria Baratto, e prima, Giuseppe De Crescenzo, hanno rinunciato a vivere dopo aver denunciato per anni la loro drammatica situazione non diversa da quella dei loro colleghi del Polo Logistico, discriminati e deportati a Nola proprio come ai tempi di Valletta”. “Non si puo’ continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti, l’intero quadro pollitico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat e’ responsabile di questi morti insieme alle centrali confederali” scriveva Maria in quello che consideriamo il suo testamento politico a noi tutte/i. Parole che devono far riflettere sul vero e proprio disastro industriale e sociale prodotto dalle scellerate politiche della Fiat. Il grido di dolore che parte dalle fabbriche della Fiat, da Maria a Giuseppe ad Agostino e tanti altri operai della Fiat che si sono suicidati, o hanno tentato in suicidio, e’ il grido di dolore ‘di tutti’ i lavoratori del privato e del pubblico, del mondo dei precari e dei piccoli commercianti, tutti accomunati dal rischio- licenziamento e/o fallimento. “Anche per questo la lotta dei lavoratori Fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’intera societa’”: siamo con te, Maria che oggi vivi in noi col tuo estremo e forte messaggio

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