Vittorio Rieser, il ricordo di Gianni Marchetto, delegato Fiom e sindacalista Autore: Gianni Marchetto da: controlacrisi.org

Caro Vittorio,

Ti ho conosciuto personalmente una trentina di anni fa, eravamo su ad Agape nelle valli del Pinerolese. Io ero lì invitato per parlare della condizione dei lavoratori. Siccome ti conoscevo per averti letto, nella mia relazione (lo feci apposta) calcai la mano nella polemica contro la teorizzazione “dell’operaio massa”. Durante una pausa dei lavori, tu mi venisti vicino per complimentarti per la mia relazione. Io ci rimasi di stucco, perché invece ti facevo (sbagliando) un teorico dell’operaio massa.
Tu allori insegnavi all’Università di Modena. Immediatamente dopo ebbi modo di conoscere un uomo curioso, che mi lasciava parlare e mi ascoltava e non tanto per ascoltare, ma dialogava con me, mi faceva delle domande.
Col tempo, con la mia frequentazione all’Ires CGIL, ti conobbi come una persona dotata di una cultura sterminata, arguta, di una ironia che sul serio io ti invidiavo, curiosissima anche di calcio e di bici. Per non dire di “culinaria” e del buon vino. Ricordo una sera a casa tua: litigammo di brutto e tu mi lasciasti solo. Il giorno dopo per farmi perdonare andai dal tabacchino e ti comperai i tuoi sigari. Quando ci vedemmo nel tuo viso era completamente scomparso ogni e qualsiasi traccia del bisticcio della sera prima. Grazie caro Vittorio.
La prima volta che ricordo di averti visto era alla fine degli anni ’60 alla porta 2 della Carrozzeria di Mirafiori, durante il cambio turno delle 14.00. Io ero lì a dare il volantini del PCI. Tu eri con un trench color ocra (molto sbiadito) e stavi discutendo con un gruppo di giovani operai. Un compagno mi disse chi era quel signore con la barbetta e i capelli quasi rossi. Così come ebbi modo di vederti qualche altra volta e di leggere le cose che tu andavi scrivendo. Io (settario anzichenò) ti guardavo un po’ sullo storto. Chi mi fece cambiare idea furono Paolo Franco e Renato Lattes che ti conoscevano. Mi dissero che tu avevi fatto una battaglia vincente tra i “gruppi” per il riconoscimento politico dei Delegati. Altri invece no.
Caro Vittorio, ti ringrazio per aver perso un po’ del tuo tempo nel 1996, per avermi fatto una intervista sulla mia vicenda personale (“Il marchingegno della libertà”), è stata istruttiva anche per me, in quanto mi ha permesso di riflettere sulla mia vicenda personale.
Ti ringrazio per l’aiuto che mi hai dato nella stesura del mio “Operaio sgalfo” nel 2008, specie del tuo commento: “finalmente una storia che può essere un primo tassello di un bilancio critico e autocritico della vicenda della Mirafiori”.
Ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a me e a Beppe Bivanti per la raccolta delle sue “istruzioni la sosia”. La mia e la storia di Beppe (merito tuo) sono ora nel libro “Due storie operaie”.
Un ultimo ringraziamento lo devo per una interlocuzione (abbastanza lunga) che ho avuto con te attorno al binomio PIU’ DEMOCRAZIA = PIU’ PRODUTTIVITA’. Nel senso che mentre andava avanti nelle chiacchere al bar tra noi e su cose scritte che ci scambiavamo, ebbi modo di imparare una storia della Cina Maoista molto diversa da quella (raffazzonata) che io avevo, nel senso che anche tu rileggendola mi dicevi che in fondo in fondo l’unico che ci aveva tentato ad un superamento della divisione del lavoro era stato Mao. E che la PRODUTTIVITA’ DEL LAVORO nel paesi dell’est (“socialisti”) storicamente era sempre aumentata in occasione delle rivolte operaie nei confronti delle burocrazie di partito.
In queste ultime settimane avevo chiesto di te a Vanna (la tua compagna). Mi aveva detto che uscivi raramente da casa. Avevo in mente di venire a trovarti. Non è stato è possibile. Non sai quanto mi dispiace.
Ciao Vittorio. Mi mancherai moltissimo.
Il tuo amico e compagno
Gianni Marchetto

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