Abu Dhabi, l’opulenza costruita sullo sfruttamento con la complicità degli americani | Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Trattati come schiavi e pagati 272 dollari al mese. Continuano le polemiche contro la nuova sede della New York University (Nyu) di Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti, che per la costruzione dei suoi edifici fa ricorso a manodopera a basso costo e ingaggiata incondizioni di schiavitù. I lavoratori hanno deciso di scioperare e decine di loro sono stati portati in carcere, dove alcuni sono stati sottoposti a interrogatori violenti. Il New York Times parla di operai schiaffeggiati, presi a calci per farli confessare di aver preso parte allo sciopero.Nel 2009 la Nyu aveva messo nero su bianco il suo impegno a rispettare i diritti dei lavoratori, ma a detta degli operai, le aziende appaltatrici non hanno mantenuto le promesse. Nella maggior parte dei casi, i migranti impiegati nella costruzione della sede dell’università americana devono lavorare 11 o 12 ore al giorno, sei o sette giorni alla settimana, solo per riuscire a raggiungere quanto originariamente pattuito: una paga base di 408 dollari. Oltre a questo sono costretti a dormire in 15 nella stessa stanza, nonostante il regolamento dell’Università prevedesse un massimo di quattro posti letto. Opulenza e modernità, da una parte, violenze e sfruttamento, dall’altra. Nella città dei grattacieli ultramoderni, degli alberghi a cinque stelle, del lusso e del progresso, alcune tipologie di impiego rasentano la schiavitù. La capitale degli Emirati Arabi Uniti, terza economia del Medio Oriente grazie alle sue riserve di petrolio e di gas naturale, sarebbe un modello virtuoso per l’intera regione. Tuttavia – come denuncia Human Rights Watch – all’interno di questo Paese le condizioni cui sono sottoposti molti lavoratori, principalmente provenienti dal Sudest asiatico, non sono considerate accettabili.

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