Pd e Fi, i due falsi contendenti nella manipolazione delle riforme costituzionali | Autore: marco piccinelli da: controlacrisi.org

Prima, la lettera di di Silvio Berlusconi al ‘Corriere della Sera’, in cui incitava la svolta presidenzialista per il Paese: «Sarebbe opportuno che il Presidente del Consiglio tirasse fuori da sotto al tappeto il grande convitato di pietra che è l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Senza questo passaggio, l’intero progetto di riforme rischia di essere solo un grande castello di carte. Per impedire questo ne siamo pronti a dare tutto il contributo possibile».

Poi Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri e segretario democratico che, commentando le parole del leader forzista, apre cautamente al Presidenzialismo «ma non prima della riforma del Senato».
Subito dopo il ‘sì’ in commissione, dunque, Renzi ieri notte twittava: «Approvato il testo base del Governo sulla riforma del Senato. Molto bene, non era facile. La palude non ci blocca! E’ proprio #lavoltabuona».

Infine, Daniele Capezzone, stamattina, commenta così l’esito del voto in commissione: «La notizia di ieri sera è che Forza Italia è decisiva per le riforme. Il nostro ruolo è determinante, numericamente e politicamente. E noi abbiamo confermato da una parte il nostro assoluto impegno per le riforme, e dall’altra che siamo ambiziosi, che vogliamo alzare l’asticella. Da questo punto di vista, come ha fatto in questi giorni il Presidente Berlusconi, va anche inserita nella
discussione dei prossimi mesi l’opzione presidenzialista. Se mettiamo mano alla Carta Costituzionale, facciamolo bene, portando davvero l’Italia nella Terza Repubblica, passando dalla Repubblica dei partiti alla Repubblica dei cittadini».

Se Renzi twitta, Berlusconi intanto recupera terreno in una campagna elettorale che vede il suo partito in perdita di consensi: l’ex Cavaliere del lavoro attacca chiunque gli capiti sotto tiro con velenose dichiarazioni, ma al Primo Ministro non nega mai un’apertura, nonostante qualche “buffetto”.
E’ così, dunque, che Berlusconi tenta l’ennesima rimonta dovuta a mirabolanti iperboli nei comunicati stampa e a dichiarazioni come quella rilasciata nella lunga intervista a Corrado Formigli nella trasmissione “Piazza Pulita” in cui asseriva che Renzi sarebbe potuto stare anche in Forza Italia: «Perché no?! Non è comunista, non ha radici comuniste».
La discriminante del dialogo col centrosinistra, è evidente, è saltata: le riforme “si possono fare”. E senza quelle dannate “barriere ideologiche” che sono state il “vero ostacolo al dialogo”: si è aperta una nuova stagione, quella delle “cose da fare”, come direbbe Maurizio Crozza, vestendo i panni di Matteo Renzi.

Si è aperto lo spiraglio, finalmente, americanista: i due poli sono presenti, come repubblicani e democratici, così Pd e Ncd/Fi, e si differenziano su alcune sfumature. Si differenziano, certo, ma sono pur sempre inezie, dal momento che «l’accettazione delle regole del gioco», che dal renziano si traduce “il sistema economico”, è sempre lo stesso.
In questa direzione sembra andare anche Massimo d’Alema che, in un’intervista a ‘LaRepubblica’ di oggi, risponde così a Roberto Mania: «No. Questa è una vera idiozia. Lo scriva, lo scriva». La domanda era: «Non crede che la relazione del segretario della Cgil prospetti una proposta di sinistra alternativa a quella di Matteo Renzi, segretario del PD?».

Sulla stessa linea si poneva, mesi fa, un delfino dell’ex Cavaliere Berlusconi, Giampiero Samorì, presidente del Mir (Moderati in Rivoluzione) ed ora candidato nelle fila di Forza Italia: «ci sono dei momenti nella storia del mondo in cui, per riuscire ad uscire da certe fasi molto complesse, è indispensabile un minimo di strozzatura ai principi classici della democrazia». Le semplificazioni a cui faceva riferimento Samorì erano in termini partitici: aggregazione per semplificazione.
Ma è certo, ormai, che la politica e il Paese si trovano in una fase di transizione e la medicina amara del superamento del bicameralismo perfetto non si sa quanto possa giovare, in termini di tutele Costituzionali e di democrazia. Ma ormai il messaggio è passato, e dire il contrario sembra già prerinascimentale. Peccato, però, che non siano presenti, come nella Gerusalemme Liberata, i “soavi licor” sugli “orli del vaso” delle riforme che il Governo sta attuando, ma solo i “succhi amari” dell’ “egro fanciul”. Che rimane “ingannato”, come l’opinione pubblica.

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