Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS comunicato stampa : Guerra e pace

Guerra e pace
Il 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo e dall’ideologia militarista che il nazifascismo ha espresso in una serie di sanguinose guerre d’aggressione, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha scelto di muovere un attacco senza precedenti nella storia repubblicana a chi a tale ideologia di prepotenza, spreco e  morte si oppone.
Dopo aver reso uno stupefacente onore ai due fucilieri della Marina che, impiegati a protezione di interessi privati, in India sono accusati di aver ucciso due pescatori inermi, Napolitano si è fatto garante del “rinnovamento dello strumento militare”, aggiungendo che sarebbero inaccettabili “incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni demagogiche antimilitariste”. Nessuno statista italiano era mai arrivato a tanto.
Il Movimento No Muos e tutti coloro che da anni, in Sicilia e ovunque, si battono contro una cultura militarista che, con le sue ininterrotte guerre d’aggressione, devasta territori e distrugge popoli e di cui  lo Stato italiano è parte attiva, respinge come irricevibile e inqualificabile questa dichiarazione. Si tratta di un virulento attacco mosso ai valori di pace sanciti dalla Costituzione e dal suo articolo 11 che ripudia la guerra, valori di cui il Capo dello Stato avrebbe il dovere primario di essere garante.
In tempi recenti Giorgio Napolitano ha ribadito la sua passione per lo strumento militare opponendosi alla sospensiva che il Parlamento aveva deciso per l’acquisto dei famigerati cacciabombardieri d’attacco F-35.
I siciliani e le siciliane si onorano di nutrire “vecchie e nuove pulsioni antimilitariste”. Sono state coltivate dalle distruzioni e sofferenze subite per mano del militarismo nazifascista, come, oggi, dalla riduzione della propria terra, da secoli crocevia di culture e armonie, a piattaforma di guerre d’aggressione. Grazie a “pulsioni militariste”, come quelle manifestate da Napolitano, la Sicilia è stata privata di sovranità e autodeterminazione e ridotta a colonia di una potenza straniera
Il Movimento No Muos, riunito in assemblea regionale a Niscemi, dove è stato installato il centro di comunicazione, controllo e comando militare per le guerre degli Usa e dell’Alleanza Atlantica, da anni si batte pacificamente contro questo strumento di guerra e di attacco alla salute dei cittadini. Non si farà intimidire né dai vaticinii militaristi di Napolitano, né dalla repressione poliziesca e giudiziaria che li accompagna. Il suo impegno a promuovere sacrosante “pulsioni antimilitariste”, in sintonia con il dettato della Costituzione e del sentire di tutte le persone di pace, si è espresso in un altro modo di celebrare il 25 aprile. È stato il taglio delle recinzioni che circondano la base Muos e la riconquista di un pozzo d’acqua che dai militari statunitensi era stato sottratto ai cittadini di Niscemi. Siamo certi che la Resistenza, che ci ha dato una Costituzione nella quale le pulsioni militariste sono state annientate per sempre, si sente più vicina a quel pozzo e ai No Muos che non al Quirinale.
Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS
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La legge liberista del lavoro Fonte: il manifesto | Autore: Giorgio Airaudo

Job Act. Anche gli economisti del Fmi dicono che tra la flessibilità e il lavoro non c’è un rapporto di causa-effetto

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Quando pochi mesi fa, il segre­ta­rio del Pd Renzi aveva chie­sto al governo Letta una svolta, a par­tire dalle poli­ti­che per il lavoro con il Job Act , gli ave­vamo voluto cre­dere. Sape­vamo che non era­vamo e non saremo stati d’accordo su tutto ma final­mente si met­te­vano in ordine le prio­rità e si ini­ziava a discu­tere delle solu­zioni per le ita­liane e gli ita­liani che hanno come prima ango­scia il lavoro. Il lavoro perso, ricer­cato, insi­curo, insta­bile per sé o per i pro­pri figli e spesso ora­mai per le pro­prie madri e i pro­pri padri (gli eso­dati creati dalla riforma delle pen­sioni di Monti).

Invece in par­la­mento abbiamo assi­stito a discus­sioni sur­reali che pro­pon­gono di esten­dere l’apprendistato ai cin­quan­tenni quando baste­rebbe pren­dere atto dell’errore e rimet­tere mano alla riforma For­nero abbas­sando da subito almeno l’età pen­sio­na­bile facendo ripar­tire il turn over . Ma il pre­si­dente del con­si­glio arri­vato “sere­na­mente” al governo ral­lenta e smen­ti­sce sul lavoro la tanto pro­pa­gan­data velo­cità pro­po­nen­doci un decreto e un dise­gno di legge. In nes­suno dei due prov­ve­di­menti tro­viamo la can­cel­la­zione delle tante forme di fles­si­bi­liz­za­zione inse­rite nel mer­cato del lavoro negli ultimi 20 anni. Dati Ocse dicono che, in Europa, l’Italia è il paese a più alta fles­si­bi­lità, di gran lunga supe­riore a quella di Ger­ma­nia e Francia.

Non si pro­pone di sosti­tuire que­ste forme pre­ca­rie con l’annunciato con­tratto a tutele pro­gres­sive, non si dice, come invece si ipo­tiz­zava nel Job Act , quali sono i set­tori stra­te­gici indu­striali per il paese e cosa si fa per difen­derli e svi­lup­parli men­tre il lavoro che c’è e potrebbe restare se ne va: dalla grande Fiat alla pic­cola Agrati, atten­dendo le intenzioni/condizioni di Ethiad per Ali­ta­lia e vedendo spe­gnere l’altoforno di Piom­bino difeso dalla miglior classe ope­raia ita­liana e dal papa.

Que­ste sono le domande che ave­vano e hanno biso­gno di rispo­ste veloci, invece il governo ci fa votare d’urgenza la dere­go­la­men­ta­zione dei con­tratti a ter­mine e la sva­lu­ta­zione del con­tratto d’apprendistato. Cioè pro­se­gue come tutti i governi che l’hanno pre­ce­duto nelle poli­ti­che della “auste­rità espan­siva”, quelle poli­ti­che che hanno depresso l’economia senza risa­nare i conti.
In con­ti­nuità con le indi­ca­zioni della Bce e della Com­mis­sione ci viene pro­po­sta nuova fles­si­bi­lità nei con­tratti dicen­doci che aiu­terà a creare nuovi posti di lavoro e a ridurre la disoc­cu­pa­zione, quando le evi­denze empi­ri­che ci dicono il con­tra­rio. Molte ricer­che hanno rile­vato che una mag­giore pre­ca­rietà dei con­tratti può addi­rit­tura deter­mi­nare più disoccupazione.

Anche Oli­vier Blan­chard, capo eco­no­mi­sta del Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale, è arri­vato a rico­no­scere che non vi è una pre­cisa cor­re­la­zione tra fles­si­bi­lità e ridu­zione della disoc­cu­pa­zione. E la ragione sta nel fatto che i con­tratti pre­cari se da un lato pos­sono spin­gere le imprese a creare posti di lavoro in una fase di cre­scita eco­no­mica, dall’altro con­sen­tono alle aziende di distrug­gere facil­mente quei posti di lavoro nelle fasi di crisi, come è acca­duto in que­sti anni in Ita­lia dove i primi licen­ziati “ignoti” di que­sta crisi sono stati i pre­cari a vario titolo e con­tratto.
In Ita­lia negli ultimi 5 anni abbiamo perso circa un milione di posti di lavoro con un incre­mento del 90 per cento delle insol­venze delle imprese. Sono per­dite colos­sali, di pro­por­zioni sto­ri­che, che andreb­bero affron­tate con una nuova poli­tica eco­no­mica pub­blica, imma­gi­nando un New Deal ita­liano per un New Deal europeo.

Vice­versa pen­sare di inver­tire la rotta con 80 euro in più al mese in busta paga, nean­che a tutti e in par­ti­co­lare non ai più deboli, inca­pienti, pen­sio­nati al minimo, false par­tite Iva nella crisi è un illu­sione. Mi viene in mente cosa mi diceva un vec­chio ope­raio metal­mec­ca­nico di Torino: «Quando ti rega­lano qual­cosa devi chie­derti cosa ti stanno per pren­dere». C’è biso­gno urgente di inve­sti­menti, ricerca, for­ma­zione, spe­cia­liz­za­zione e tec­no­lo­gia. La trap­pola della fles­si­bi­lità crea occu­pa­zione solo tran­si­to­ria; la con­suma, e poi la espelle, sep­pel­lendo, insieme ai posti di lavoro, le stesse imprese sem­pre più inca­paci di com­pe­tere lungo la linea della pro­dut­ti­vità e dell’innovazione.

La fles­si­bi­lità sosti­tuendo il lavoro (poco qua­li­fi­cato) al capi­tale e alla tec­no­lo­gia, erode la pro­dut­ti­vità, man­tiene le imprese (in par­ti­co­lare quelle pic­cole e pic­co­lis­sime) in uno stato di pre­ca­ria soprav­vi­venza, con il rischio di veder disin­te­grare il sistema pro­dut­tivo e occu­pa­zio­nale ita­liano in tempi bre­vis­simi se non si fuo­rie­sce da que­sto declino. E allora appare chiaro che il governo ha messo la fidu­cia sul decreto lavoro non tanto e non solo per­ché al sena­tore Sac­coni non è parso vero di poter otte­nere dal governo del segre­ta­rio del Pd ciò che non aveva otte­nuto come mini­stro dal governo Ber­lu­sconi, né per le modi­fi­che che la sini­stra del Pd ha appor­tato al testo (modi­fi­che che ridu­cono il danno ma non inver­tono il segno del Decreto verso una ulte­riore pre­ca­riz­za­zione dei con­tratti di lavoro con novità peg­gio­ra­tive della riforma For­nero, come l’eliminazione della cau­sale sui con­tratti a tempo deter­mi­nato e la pos­si­bi­lità di pro­ro­gare que­sti con­tratti con l’annacquamento dell’obbligo for­ma­tivo e di sta­bi­liz­za­zione degli apprendisti).

Ma per­ché senza la fidu­cia si sarebbe rive­lata tutta l’impotenza ad andare oltre, in que­sta alleanza di governo, oltre le poli­ti­che di auste­rità e di ridu­zione dei diritti dei lavo­ra­tori, oltre la pra­tica tar­diva, che ha sedotto anche l’ex mini­stro Bondi, di un blai­ri­smo con 15 anni di ritardo, oltre la sini­stra verso una terra di nes­suno. Resu­sci­tando un libe­ra­li­smo che ha fal­lito, creando nuove povertà, distrug­gendo la classe media, iso­lando e divi­dendo il lavoro e instal­lando un oli­gar­chia che nella crisi anche in Ita­lia con­ti­nua ad arric­chirsi. Un libe­ra­li­smo cri­ti­cato e supe­rato anche nei paesi d’origine.

Il mini­stro Poletti in que­sti giorni ha detto che «pre­fe­ri­sce una riforma che fun­zioni ad una riforma giu­sta che non fun­ziona». Io penso che frasi di que­sto tipo cer­ti­fi­chino i fal­li­menti non i risul­tati. Invece il nostro para­me­tro di giu­di­zio è cosa viene di buono ai pre­cari, ai disoc­cu­pati, agli ope­rai e al lavoro dipen­dente tutto. Noi non vediamo risul­tati per loro, vediamo ricat­ta­bi­lità, divi­sione e soli­tu­dine cre­scente e per que­sto abbiamo votato con­tro. Per costruire una sini­stra dell’ alter­na­tiva alle poli­ti­che di auste­rità e di grandi alleanze in Ita­lia e in Europa.

I trattati ritrattati | Fonte: il manifesto | Autore: Mumia Abu Jamal

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Sulla recente annes­sione della Cri­mea alla Rus­sia, i poli­tici negli Stati uniti hanno fatto la voce grossa, para­go­nando l’annessione all’occupazione della Polo­nia da parte di Hitler. Hanno par­lato di vio­la­zione della legge inter­na­zio­nale e di «furto della terra». Quasi all’unisono, ame­ri­cani ed euro­pei, addu­cendo minacce alla «sta­bi­lità della regione» hanno annun­ciato san­zioni con­tro la Russia.

Che gli sta­tu­ni­tensi bla­te­rino di «furto della terra» è soprat­tutto un insulto alla sto­ria degli Stati uniti. Per­ché, come sarebbe stato pos­si­bile per gli Usa diven­tare quelli che sono se non attra­verso un gigan­te­sco furto di terre di quelli che hanno chia­mato e con­ti­nuano a chia­mare «indios» e poi dei mes­si­cani? Furono furti ille­gali? Si. E vio­la­rono que­sti furti la legge inter­na­zio­nale? Ovvia­mente, sì.

I trat­tati sono accordi tra nazioni. Gli Stati uniti hanno vio­lato tanti di quei trat­tati con le Nazioni native che mette ver­go­gna solo con­tare quanti sono stati. Vi ricor­date del Texas? Era parte del Mes­sico, fin­ché i nor­da­me­ri­cani che vive­vano lì si ribel­la­rono. Per quasi 10 anni fu un paese indi­pen­dente (La Repub­blica del Texas), fino al 1845 quando venne annessa agli Stati uniti. Il Nevada? Il Nuovo Mes­sico? L’Arizona? Uta? Colo­rado? Cali­for­nia? Tutto que­sto era parte del Mes­sico, fin­ché gli Usa non sca­te­na­rono una guerra per giu­sti­fi­care il furto di quelle terre. E nel 1848, tutto si era con­su­mato, e oltre mezzo milione di chi­lo­me­tri qua­drati pas­sa­rono a far parte degli Stati uniti.

Io non sono spe­cia­li­sta nelle que­stioni della Cri­mea e nem­meno molto di quelle russe. Però so che la Cri­mea fu annessa dalla Rus­sia nel 1783. Rimase parte della Rus­sia fino al 1991, quando fu ceduta all’Ucraina. Vista da que­sta pro­spet­tiva, la Rus­sia ha più diritto della Cri­mea di quanto non ne aves­sero gli Stati uniti sul nord-est del Mes­sico. Gli Usa devono allora ren­dere la terra del Mes­sico che hanno rubato? Devono anche resti­tuite i milioni di chi­lo­me­tri qua­drati che — anche con la truffa — hanno rubato alle Nazioni native mediante la vio­la­zione della Legge dei Trat­tati inter­na­zio­nali? Pare assurdo anche solo porsi la domanda, vero?

Tut­ta­via, nel 1999, il nostro vicino del nord, il Canada, ha rinun­ciato a gran parte del suo ter­ri­to­rio del Nord-est per resti­tuirlo ai discen­denti di un popolo nativo, tra­di­zio­nale, il popolo Inuit. Si chiama Nuna­vut — ed è più o meno della gran­dezza di quel che si chiamò Ter­ri­to­rio Com­prato di Lui­siana, quando la Fran­cia ven­dette le terre degli Stati uniti, rad­dop­pian­dole dalla notte alla mat­tina. Resti­tuire la terra rubata è un’idea folle negli Usa. In Canada è storia.

Thyssenkrupp, le critiche Fiom alla sentenza della Cassazione | Autore: redazione da: controlacrisi.org

La Fiom-Cgil valuta “negativamente” la sentenza sulla ThyssenKrupp emessa dalla Cassazione. Il sindacato dei metalmeccanici rileva che “i giudici non hanno reso giustizia ai sette lavoratori morti sul lavoro il 6 dicembre 2007, rinviando a un nuovo processo d’appello la conclusione di un percorso iniziato ormai piu’ di sei anni fa”.
“La sentenza ha derubricato al solo omicidio colposo le responsabilita’ degli imputati – rileva la Fiom -, cancellando l’imputazione di omicidio volontario, come se non ci fosse stato un dolo grave nel momento in cui la ThyssenKrupp e i suoi dirigenti non hanno attivato gli strumenti di prevenzione per la sicurezza pur sapendo quali conseguenze ne sarebbero scaturite”. Il sindacato esprime un giudizio critico “anche sulla nota stampa della Cassazione con la quale si ipotizza, nell’appello che verra’, la possibilita’ dell’aggravio delle pene per gli imputati, come se questo fosse la contropartita di una decisione che minimizza quanto avvenuto. Una toppa che e’ peggio del buco.” “La Fiom si aspettava una sentenza che dichiarasse che quando non vengono attivate le misure e le procedure di sicurezza, la responsabilita’ dell’impresa e dei propri dirigenti e’ totale. In Italia ancora una volta si e’ persa un’occasione di realizzare un’effettiva giustizia per i lavoratori, condannando correttamente il datore di lavoro e i dirigenti dell’impresa”. La Fiom si costituira’ parte civile “in tutti i processi ove si individuano le responsabilita’ delle imprese che, con la mancata applicazione delle norme di sicurezza, determinano la morte dei lavoratori” e ricorda che proprio ieri, contemporaneamente alla seduta della Corte di Cassazione, un lavoratore metalmeccanico e’ morto in un’azienda artigiana a Parma.
Critiche alla sentenza anche da parte del segretario Cgil Susanna Camusso Secondo la leader della Cgil, la sentenza della Cassazione ha commesso l’errore di “ridurre la portata” della sentenza originaria che prevede il reato di strage. ”Fermo restando – ha aggiunto – il rispetto per i familiari delle vittime e per le sentenze, quella della Thyssen e’ una grande strage determinata da non investimenti e da precise condizioni di lavoro, ridurne la portata mi sembra sbagliato”.

tre articoli sul cara Mineo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/19/sicilia-viaggio-senza-filtri-nel-cara-di-mineo-dove-limmigrazione-e-un-inferno-di-stato/957388/#foto-viaggio-nel-cara-di-mineo-gli-scatti-della-vergogna-9

 

http://www.ilsettemezzomagazine.it/cara-mineo-double-face1-il-coordinamento-consiglieri-comunali-del-calatino-non-e-a-misura-umana-video/

 

http://www.ilsettemezzomagazine.it/cara-mineo-double-face-2-parte-i-gestori-offfriamo-una-vita-dignitosa-ma-alcuni-non-ne-approfittano/