Ecco i partigiani di Sicilia da: la repubblica palermo.it

Una studiosa ha censito i protagonisti isolani della Resistenza. L´elenco dei nomi e il racconto di drammi ed eroismi online
di Carmela Zangara

«Mio padre – ci dice il figlio Giuseppe – voleva rimanere fedele al giuramento fatto al re. Il re era rappresentato da Badoglio che aveva emanato il proclama di resa. Perciò sbandò». Quale che sia la motivazione, 2600 sono i partigiani siciliani riconosciuti dall´Istoreto, Istituto di Storia della Resistenza di Torino, senza contare coloro che prestarono servizio nelle province di Novara, Vercelli e Biella, le cui formazioni dipendevano direttamente dal Comando di Milano e circa 70 caduti nelle altre regioni. Sono stati 211 i caduti che io ho censito, la lista è pubblicata sul sito Ismli, rete di Istituti di Storia del Movimento di Liberazione in Italia “Ferruccio Parri”, da parte dell´Issico, Istituto di storia contemporanea Università di Catania, di cui è presidente Rosario Mangiameli. Duecentoundici uomini che diedero la vita per questo nostro presente, uomini le cui storie private non erano ancora in massima parte storia di tutti. Perché il silenzio caduto sulla loro morte è lo stesso silenzio che pesa ancora su questa pagina di storia. Una storia che si muove tutta sul crinale del passaggio dallo sbandamento alla libera adesione alla Resistenza, che va dalle tante storie di imboscamento alla cattura, dal rastrellamento alla fucilazione.

Qualcuno riesce a farla franca. «Mi ospitava una famiglia del luogo – ci racconta il licatese Amoroso) – in cambio aiutavo nel lavoro dei campi. Un giorno vennero i tedeschi. Io dormivo nel fienile, sulla paglia. Per fortuna fui avvisato e mi nascosi dentro una trave di legno che faceva da pilastro, vuota all´interno. Ebbene arrivarono e misero sottosopra la cascina. Mi passarono accanto, avrebbero potuto sentire il mio respiro se soltanto avessi respirato». Altri subiscono violenza: «Calogero era stato trucidato – continua – lo avevano legato e torturato, cavandogli gli occhi e strappandogli le unghie da vivo… le sevizie erano state tante che, mentre lo torturavano, passò da lì un ufficiale tedesco il quale si impressionò talmente da dare l´ordine di smettere. Gli spararono per porre fine alla inumana tortura».

Nel giugno del 1944 a Fondotoce (Verbania) 43 prigionieri, tra cui il siciliano Giovanni La Ciacera, vennero fatti sfilare per le strade del centro, con un cartello su cui era scritto: «Sono questi i Liberatori o banditi?», prima di essere, a tre a tre, avviati alla fucilazione in un canale. A Mondovì la vigilia di Natale del 1944 tre siciliani furono fucilati, mentre in una casa di Prea bruciavano vivi due isolani intrappolati nelle fiamme appiccate all´abitazione. A Carignano la morte di due siciliani avviene per impiccagione. «Sono le 10,30. Viene condotto il primo, il secondo, poi il terzo. Cammina a passi svelti ed andatura militare. Declina le sue generalità: Dezardo Liberale fu Giovanbattista e fu Ventre Nunzia, tenente colonnello, nato a Catania il 2 novembre 1893, residente a Sanfrè presso il notaio Milano, via Nazionale. Prima di morire grida: “Viva l´Italia”. Ed ecco il quinto. L´andatura ed il viso tradiscono uno stato di eccitazione nervosa. Declina le sue generalità: “Mancuso Piero fu Luigi e di Amelia Ciotti, nato a Palermo il 14 luglio 1920, chimico, residente a Milano, via Vincenzo Monti 21”. Chiede una sigaretta e i soldati tedeschi gliene mettono una in bocca e gliela accendono. Tutti gli altri che avevano tirato fuori il loro pacchetto per accontentarlo, lo rimettono in tasca. Al comandante tedesco chiede di avere un bitter. Il tedesco risponde: “Mi spiace non avere bitter per potere accontentare.” Quando è sul patibolo grida: ” Viva l´Italia”».

Tra i luoghi di intensa lotta c´è Forno Canavese: alle 17 i diciotto superstiti al fuoco furono fatti sfilare davanti alla smarrita popolazione e portati nelle cantine del palazzo municipale dove furono picchiati e torturati. L´esecuzione avvenne l´indomani pomeriggio quando gli operai furono fatti uscire dalle fabbriche per assistere alla fucilazione dei prigionieri. Le vittime designate furono incolonnati lungo il cortile della casa del fascio con la schiena rivolta al plotone e colpiti alle spalle. A sera i loro corpi furono caricati su un carro e portati al cimitero dove furono seppelliti in una fossa comune su due strati in senso opposto l´uno sull´altro. Una lapide e un piccolo monumento ricorda i nomi delle vittime tra cui Nicolò Marino palermitano, e Mario Toro di Palagonia.

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