CATANIA 25 aprile 2014 corteo

10277435_10203686476752496_8212390680657311038_n DSC06901 DSC06915 DSC06917 DSC06929 DSC06930 DSC06943 DSC06965 DSC06970 DSC06985 DSC07003 DSC07036 DSC07038 DSC07040 DSC07046 DSC07054 DSC07059 DSC07062 DSC07101 DSC07123 DSC07136

ANPI news n. 117

APPELLO di SPI-CGIL, ANPI, Rete degli studenti medi e UDU (Unione degli universitari) per il 25 aprile:

 

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento:

una questione democratica

 

Martedì 29 aprile a Roma, al Teatro Eliseo, dalle ore 16:30, manifestazione pubblica dell’ANPI sul progetto di riforma costituzionale ed elettorale all’esame del Parlamento

 

 

PROGRAMMA

 

La manifestazione si aprirà con l’intervento di Elena De Rosa, giovane iscritta all’ANPI, sul tema: i giovani e le riforme

 

A seguire, l’introduzione del Presidente Nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, e quindi gli interventi di Lorenza Carlassare, Stefano Rodotà e Gianni Ferrara

 

L’esibizione del coro diretto dal maestro Marco Quaranta concluderà la manifestazione

 

ANPINEWS N. 117

Per la difesa della Carta, sfida all’ex iscritto Renzi Fonte: Il Manifesto | Autore: Andrea Fabozzi

C’è il tema delle riforme costi­tu­zio­nali in que­sto 25 aprile. L’Anpi è molto con­tra­ria alla pro­po­sta del governo, anche se sta bene attenta a non con­fon­dere i piani e oggi nelle piazze par­lerà soprat­tutto della neces­sità di attuare la Costi­tu­zione nata dalla Resi­stenza. Per opporsi al dise­gno di legge Renzi-Boschi, il pre­si­dente Carlo Smu­ra­glia ha orga­niz­zato un altro appun­ta­mento, mar­tedì pros­simo a Roma. Con lui par­le­ranno tre di quei «pro­fes­so­roni» che hanno già demo­lito l’idea di senato pro­po­sta dal governo, Lorenza Car­las­sare, Gianni Fer­rara e Ste­fano Rodotà. Men­tre la mani­fe­sta­zione di oggi a Roma, che si con­clu­derà come ogni anno a Porta San Paolo, sarà «anche un momento di rifles­sione per le riforme costi­tu­zio­nali che si profilano».

Durante il suo appun­ta­mento in diretta twit­ter, due giorni fa, il pre­si­dente del Con­si­glio si è tro­vato a dover rispon­dere a una domanda dell’Anpi di Bre­scia, che chie­deva «una parola sui dubbi dell’Anpi sulle pre­vi­ste riforme isti­tu­zio­nali?». Rispo­sta: «Da iscritto all’Anpi dico che la riforma costi­tu­zio­nale pro­po­sta va nella dire­zione dei valori che tutti noi difen­diamo». Un modo per ras­si­cu­rare: sono anch’io uno di voi. Ma è pro­prio così?

La domanda girata al pre­si­dente dell’Anpi di Firenze, che è un indo­mito par­ti­giano quasi novan­tenne, Sil­vano Sarti, riceve una rispo­sta com­plessa: Renzi è stato sicu­ra­mente iscritto all’Anpi nell’anno in cui si è inse­diato come sin­daco, dopo­di­ché per la fac­cenda del rin­novo c’è biso­gno di qual­che giorno per fare le veri­fi­che. E comun­que esi­stono le tes­sere ad ono­rem che l’Anpi pro­vin­ciale può rapi­da­mente con­se­gnare di sua ini­zia­tiva. In que­sto caso non c’è biso­gno che il can­di­dato all’iscrizione pre­senti rego­lare domanda. «Biso­gna rico­no­scere a Renzi — ci tiene a pre­ci­sare Sarti — grande atten­zione alle esi­genze dell’Anpi, ci ha anche aiu­tato a tro­vare una sede». In piazza Tasso.

Fu Alberto Ali­dori, l’ex pre­si­dente della sezione cit­ta­dina dell’Anpi, la sto­rica Oltrarno, a iscri­vere con tutte le for­ma­lità Mat­teo Renzi. E con lui la giunta fio­ren­tina che, pro­prio su pro­po­sta del sin­daco, prese la tes­sera dei par­ti­giani per l’anno 2010. Dopo di che, spiega l’attuale pre­si­dente della Oltrarno, Ales­san­dro Pini, non risulta più alcuna iscri­zione né rin­novo di Renzi nella sezione ter­ri­to­riale. Negli ultimi tre anni.

Quel 25 aprile, 20 anni fa…| Fonte: il manifesto | Autore: Enzo Collotti

25 aprile 1994.jpg 1

Par­lare oggi del 25 aprile sem­bra deci­sa­mente con­tro­cor­rente, se si pre­scinde dalle cele­bra­zioni rituali e buro­cra­ti­che, e non solo per­ché per ragioni fisio­lo­gi­che la gene­ra­zione della Resi­stenza anno dopo anno si va assot­ti­gliando, ma soprat­tutto per­ché il con­te­sto che ci cir­conda risulta sem­pre più indif­fe­rente ed estra­neo allo spi­rito che con­sentì la pas­sione e l’esperienza della Resi­stenza prima e suc­ces­si­va­mente la rico­stru­zione delle com­po­nenti mate­riali del paese distrutto e della vita demo­cra­tica.
Fa una certa impres­sione con­sta­tare con quanta disin­vol­tura gli alfieri delle ultime sta­gioni poli­ti­che e di quella pre­sente hanno attra­ver­sato e stanno attra­ver­sando pas­saggi essen­ziali della nostra vita poli­tica sulla base di un rozzo empi­ri­smo o del tutto estra­neo ad ogni sol­le­ci­ta­zione ideale ed a ogni rifles­sione sull’origine e sulla matrice della nostra iden­tità democratica.

Ma non mera­vi­glia nep­pure l’indifferenza se non l’idiosincrasia con le quali anche in ambiti cul­tu­rali il rac­conto della Resi­stenza viene stem­pe­rato in un sem­pre più pro­nun­ciato qua­lun­qui­smo delle parole che denun­cia in realtà la lon­ta­nanza dall’oggetto del rac­conto. Ne deriva una sorta di cari­ca­tura della Resi­stenza che non ha nulla a che fare con un natu­rale e neces­sa­rio pro­cesso di sto­ri­ciz­za­zione a oltre settant’anni da que­gli eventi, ma che riflette piut­to­sto uno spi­rito di par con­di­cio pro­fon­da­mente intro­iet­tato nell’opinione comune, quasi a non volere fare torto a nes­suno con il risul­tato di col­lo­care tutte le parti in lotta sullo stesso piano. La pre­sunta equi­di­stanza che tra­duce gli eventi ter­ri­bili del 1943–45 nel ripar­tire il ter­rore da una parte e dall’altra è la nega­zione di quella dispa­rità di valori che fu nella copn­vin­zione di coloro che sali­rono in mon­ta­gna o affron­ta­rono la guer­ri­glia in ambito urbano. Vice­versa, fare la sto­ria a tutto campo facen­dosi carico anche delle ragioni dell’altra parte non vuole dire appiat­tire i ruoli e met­tere tutti allo stesso livello, misco­no­scendo ancora una volta la dif­fe­renza tra chi ha com­bat­tuto per la libertà e chi ha soste­nuto sino alla fine la bru­ta­lità della dit­ta­tura e dell’oppressione. L’anestesia del lin­guag­gio non è che l’espressione in super­fi­cie dell’anestesia della memoria.

Il pro­blema non è solo ita­liano, anche in larga parte d’Europa — è bene ricor­darlo alla vigi­lia di un’importante con­giun­tura elet­to­rale — l’incombenza e l’imponenza della crisi ha fago­ci­tato la memo­ria. Ma il pro­blema rimane par­ti­co­lar­mente acuto per un paese come l’Italia uscito dall’esperienza del fasci­smo le cui tracce riaf­fio­rano ancora e non solo nel costume. Tra­smet­tere alle gene­ra­zioni più gio­vani la memo­ria della Resi­stenza non è più e non sol­tanto un pro­blema di carat­tere sto­rico, di tra­smis­sione della cono­scenza di un momento spar­tiac­que nello svi­luppo di que­sto paese, ma un pro­blema di peda­go­gia civile, di edu­ca­zione civica nel senso più alto e meno dot­tri­na­rio pos­si­bile. Mi piace ricor­dare in que­sto senso il mani­fe­sto che, con Luigi Pin­tor in prima fila, pro­mosse la grande mani­fe­sta­zione della «Libe­ra­zione», il 25 aprile del 1994, venti anni fa a Milano, men­tre l’Italia entrava nel buio tun­nel berlusconiano.

Que­sto vor­rebbe dire riac­qui­sire alla cul­tura poli­tica delle nuove gene­ra­zioni un insieme di valori che la fram­men­ta­zione della poli­tica e la scom­parsa di una cul­tura impe­gnata rischiano di ren­dere obso­leti. Un’opera nella quale sarebbe dif­fi­cile sot­to­va­lu­tare il ruolo della scuola e dei mezzi di comu­ni­ca­zione, non come sem­plice sup­plenza di sog­getti di edu­ca­zione poli­tica come i par­titi che non esi­stono più, ma come pro­mo­tori di pri­mis­simo piano della for­ma­zione di una coscienza civile e cri­tica di cit­ta­dini con­sa­pe­voli dei loro diritti e della fonte di legit­ti­ma­zione della Carta costi­tu­zio­nale che la garantisce.

CATANIA 24 APRILE 2014: PONTI DI MEMORIA I PATIGIANI NICOLO’ DI SALVO, ANTONINO MANGANO E SALVATORE MILITTI INCONTRANO I GIOVANI

Cattura555 DSC06710 DSC06711 DSC06742 DSC06752 DSC06760 DSC06893 DSC06856 DSC06839 DSC06828 DSC06813 DSC06806 DSC06770 DSC06764