Via il segreto di Stato, è la wikileaks italiana da: il manifesto.it

Italia. Il premier Renzi desecreta tutti gli atti che riguardano la stagione delle stragi, come chiedevano Greenpeace e Articolo 21. Potrebbero emergere molte verità

È la fine del ven­ten­nio, que­sto 22 aprile 2014. Ed è la fine di quella parte della sto­ria repub­bli­cana che abbiamo visto nascon­dersi die­tro le stragi, gli omi­cidi poli­tici, i depi­staggi, i dos­sier ai veleni. Anzi, a voler guar­dar bene, è forse la fine ormai defi­ni­tiva della guerra fredda, di quella par­ti­co­lare regola che voleva l’Italia cro­ce­via dei com­plotti, dei segreti incon­fes­sa­bili, delle orga­niz­za­zioni paral­lele, come Gla­dio o i Nuclei di difesa dello Stato. Que­sto è quello che potrebbe rap­pre­sen­tare l’annuncio del governo Renzi sulla pub­bli­ca­zione degli atti riser­vati e segreti «di tutte le ammi­ni­stra­zioni dello stato» sulle stragi com­piute dal 1969 al 2000. Una svolta che — se sarà man­te­nuta — non potrà che essere epo­cale: i docu­menti clas­si­fi­cati con i tre livelli di segre­tezza — riser­vato, riser­va­tis­simo, segreto e segre­tis­simo — rela­tivi ai nodi mai sciolti della sto­ria repub­bli­cana (dalle bombe di Milano e Bre­scia, fino all’omicidio Alpi-Hrovatin, pas­sando per le bombe del 1992 e 1993, con in mezzo il rapi­mento e omi­ci­dio di Aldo Moro), pro­dotti dalla pub­blica ammi­ni­stra­zione saranno resi pub­blici e river­sati nell’archivio di Stato. Que­sto è — nella sua essen­zia­lità quasi buro­cra­tica — l’annuncio che il sot­to­se­gre­ta­rio Marco Min­niti, che ha con­fer­mato ieri pome­rig­gio la firma da parte del pre­si­dente del con­si­glio Mat­teo Renzi della diret­tiva sulla dese­cre­ta­zione. Non solo, dun­que, le navi dei veleni e l’agguato con­tro Ila­ria Alpi e Miran Hro­va­tin, come chie­sto da Green­peace — con l’appoggio del mani­fe­sto — e da Arti­colo 21 al pre­si­dente della Camera Laura Bol­drini.
È fuori da ogni dub­bio che l’evento rap­pre­senta la più grande ope­ra­zione di disco­very dal dopo guerra e pro­ba­bil­mente la prima di que­sto genere in Europa. Nean­che dopo l’annuncio dell’esistenza dell’organizzazione Gla­dio da parte di Giu­lio Andreotti — era il 1990 — vi fu la pub­bli­ca­zione degli atti dell’organizzazione, salvo l’elenco — molto pro­ba­bil­mente par­ziale — dei sei­cento civili arruo­lati. Quelle carte — ad esem­pio — con­ti­nuano a rima­nere in gran parte coperte dal segreto, chiuse negli archivi di Forte Bra­schi, tute­late dalle boc­che cucite dei mili­tari che con­dus­sero l’operazione stay-behind per alcuni decenni, tenendo all’oscuro lo stesso Par­la­mento. La dese­cre­ta­zione — secondo quanto annun­ciato da Renzi e Min­niti — potrebbe rac­con­tare per la prima volta le coper­ture isti­tu­zio­nali, le regole d’ingaggio mai rive­late della nostra intel­li­gence. L’apertura degli archivi e dei tanti “armadi della ver­go­gna” riguar­derà le stragi degli anni ’70 (Piazza Fon­tana, Gioia Tauro, Peteano, Que­stura di Milano, Bre­scia, Ita­li­cus), degli anni ’80 (Ustica, sta­zione di Bolo­gna e Rapido 904) e il duplice omi­ci­dio Alpi-Hrovatin. Ma nella diret­tiva fir­mata dal pre­si­dente del con­si­glio si fa rife­ri­mento alle «gra­vis­sime vicende avve­nute da un tren­ten­nio». Dun­que, par­tendo da piazza Fon­tana — avve­nuta nel 1969 — si arriva al 1999, inclu­dendo anche le stragi di Capaci, via D’Amelio, Roma, Milano e Firenze, in quella sta­gione colom­biana di Cosa nostra che vide molto pro­ba­bil­mente il comune inte­resse di apparti dello stato. Occor­rerà, in ogni caso, atten­dere la pub­bli­ca­zione sulla Gaz­zetta uffi­ciale della diret­tiva e l’avvio della appo­sita com­mis­sione che dovrà essere isti­tuita per gestire l’operazione di disco­very.
L’esistenza di una mole — defi­nita «signi­fi­ca­tiva» — di docu­menti sulle stragi e sugli omi­cidi eccel­lenti è già di per se una noti­zia e c’è da aspet­tarsi già nei pros­simi giorni l’uscita di qual­che docu­mento par­ti­co­lar­mente rile­vante. In fondo que­sta mossa di Renzi poten­zial­mente può essere più dirom­pente rispetto al decreto degli 80 euro, soprat­tutto in vista delle ele­zioni euro­pee.
Il ner­vo­si­smo di chi ha sem­pre soste­nuto l’assenza di coper­ture da parte degli appa­rati dello stato è il sin­tomo della rile­vanza dei docu­menti che potreb­bero essere pub­bli­cati. Il sena­tore Ncd Carlo Gio­va­nardi — che in que­sti anni si è bat­tuto senza tre­gua con­tro i «com­plot­ti­sti» — ha messo le mani avanti dopo l’annuncio del governo: «Come ben sanno tutte le per­sone in buona fede, in Ita­lia e all’Estero, l’esplosione del DC9 dell’Itavia ad Ustica — ha com­men­tato — venne pro­vo­cato da una bomba col­lo­cata nella toi­lette di bordo, così come cer­ti­fi­cato da tutta la let­te­ra­tura scien­ti­fica esi­stente». Mau­ri­zio Cic­chitto ha invece cer­cato di por­tare l’acqua dalla parte del cen­tro­de­stra, ricor­dando i lavori della com­mis­sione Mitro­khin: «Se que­sta ope­ra­zione va fatta, essa deve essere fatta in modo com­pleto e allora non si capi­sce per­ché per­manga il segreto messo fon­da­men­tal­mente dal Senato sui lavori della com­mis­sione Mitro­khin e sui mate­riali da essa rac­colti». Quello che è certi è che da oggi si apre uffi­cial­mente la cac­cia ai segreti della Repub­blica, senza esclu­sione di colpi. La wiki­leaks all’italiana è in fondo solo all’inizio.

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Mercoledì 23 aprile 2014 alle 18.30 – V sredo , 23. aprila 2014, ob 18.30 -Presentazione del libro – Predstavitev knjige

Presso la Libreria Minerva – V knijgarni Minerva

Trieste – Via San Nicolò 20

Mercoledì 23 aprile 2014 alle 18.30 – V sredo , 23. aprila 2014, ob 18.30

Presentazione del libro – Predstavitev knjige

Partigiani a Trieste”

I Gruppi di Azione Patriottica e Sergio Cermeli

Hammerle Editori

Introduce: Marta Ivašič

Knjigo bosta predstavila Marta Ivašič

Sarà presente l’autore – Prisoten bo avtor

Sergio Mauri

Segue dibattito – Sledi razprava

24 aprile ore 18 Milano, piazza Mercanti -Giovanni e Nori Una storia di amore e di Resistenza da: associazione Ponti di Memoria

 

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24 aprile ore 18

Milano, piazza Mercanti

 

 

Giovanni e Nori

Una storia di amore e di Resistenza

 

Daniele Biacchessi (voce narrante, testo, regia)

Marino Severini Gang (voce, chitarra 12 corde)

Sandro Severini Gang (chitarra elettrica)

Gaetano Liguori (piano elettrico)

 

Introduce Roberto Cenati Anpi Milano

Interviene Adelmo Cervi

 

 

“Milano e la Memoria Teatro, musica, narrazioni” (27 gennaio – 11 luglio 2014), è un progetto ideato e curato da Daniele Biacchessi e dall’Associazione “Arci Ponti di memoria”

Con il contributo di Arci Milano, Fondazione Feltrinelli e Fondazione RCS.

Con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano

 

 

 

Due vite straordinarie fatte di impegno civile, passione politica, Resistenza e amore.

La grande storia incontra la storia privata di due partigiani.

 

 

 

Giovanni Pesce, comandante partigiano responsabile dei Gap di Torino e di Milano, è stato un protagonista della Resistenza e della Liberazione. Giovanissimo ha aderito al Partito comunista e combattuto nelle Brigate internazionali contro Franco. Tornato in Italia, è catturato e mandato al confino. Per lui, giovane proletario emigrato con poca cultura, l’incontro a Ventotene con il fior fiore dell’antifascismo diventa fondamentale. Liberato intorno all’estate del 1943, dopo l’arresto di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre, inizia la clandestinità, prima a Torino, poi a Milano.Per Giovanni, primula rossa dell’antifascismo italiano, saranno mesi di azioni militari avventurose, leggendarie, coraggiose, drammatiche.

Proprio nella Milano occupata dai nazisti, stremata, affamata, disseminata di luoghi dell’orrore, avviene l’incontro di una vita: i due partigiani Giovanni e Nori si conoscono, si innamorano e non si lasciano più. Le loro vite si intrecciano indissolubilmente con la lotta antifascista: i Gap colpiscono, attaccano e fanno azioni di guerriglia, i tedeschi arrestano, torturano, uccidono. Nella città crocevia di spie e delatori al servizio del nemico, Nori cade in un’imboscata e viene deportata. È l’ultima separazione perché insieme, Giovanni e Nori, rimarranno tutta la vita, condividendo e facendo sulla propria pelle la storia di quegli anni. Il fortunato libro Giovanni e Nori, una storia di amore e di resistenza, pubblicato da Laterza nella collana «i Robinson / Letture» e giunto alla seconda edizione, diventa un cd di Daniele Biacchessi, Gang e Gaetano Liguori, registrato dal vivo il 24 gennaio 2014 a Milano, teatro Edi Barrio’s da Alessandro Bettinzoli, mixato ed editato da Jono Manson, disegnato e impaginato da Luca Guerri.

 

 

Daniele Biacchessi

Giovanni e Nori. Una storia di amore e di Resistenza
collana: «i Robinson / Letture»
2014, pagine 184, €16,00

 

 

 

BIOGRAFIE

 

 

 

Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore, è caporedattore di Radio24. Ha vinto il Premio Cronista 2004 e 2005 per il programma Giallo e nero, il Premio Raffaele Ciriello 2009 per il libro Passione reporter (Chiarelettere 2009) e il Premio Unesco 2011 per lo spettacolo Aquae Mundi con Gaetano Liguori. Tra le sue numerose pubblicazioni: La fabbrica dei profumi (Baldini & Castoldi 1995); Fausto e Iaio (Baldini & Castoldi 1996); Il caso Sofri (Editori Riuniti 1998); L’ultima bicicletta. Il delitto Biagi (Mursia 2003); Il Paese della vergogna (Chiarelettere 2007); Passione reporter (Chiarelettere 2009), Orazione civile per la Resistenza (Promo Music 2012); Enzo Tortora. Dalla luce del successo al buio del labirinto (Aliberti 2013). È anche autore, regista e interprete di teatro narrativo civile e presidente dell’associazione Arci Ponti di memoria.

 

Marino e Sandro Severini fondano il loro primo gruppo Ranxerox sul finire degli anni Settanta; cambiano poi nome in Paper’s Gang e, definitivamente, in The Gang nel 1983.  I Clash sono il loro primo punto di riferimento. Iniziano l’attività discografica cantando in inglese e autoproducendo l’extended play Tribe’s union (1984), e l’album Barricada Rumble Beat (1987).Il gruppo firma per la CGD e pubblica Reds (1989), che risente di una fresca passione per il folk (al disco collabora Ambrogio Sparagna, organettista).  La svolta verso i testi in italiano si concretizza in una trilogia discografica aperta composta da Le Radici e Le Ali (1991), Storie D’italia (1993), e Una Volta Per Sempre (1995). Il forte impegno politico e sociale dei testi è costante, mentre nella band entra il tastierista e fisarmonicista Andrea Mei e iniziano collaborazioni con Antonello Salis, Mauro Pagani, Daniele Sepe, David Riondino. Fuori Dal Controllo (1997) segna il ritorno a un suono essenziale (basso-chitarra-batteria) e traccia ritratti di personaggi “eretici” della storia italiana come Giordano Bruno, Pier Paolo Pasolini, Maria Goretti.  Controverso (2000) chiude il rapporto con la discografia “ufficiale”, e nella primavera 2001 i Gang danno vita al progetto live Gang City Ramblers, insieme ai Modena City Ramblers.  Nel 2004 esce Nel Tempo e  Oltre, Cantando, realizzato insieme alla Macina; nel 2006 viene pubblicato Il Seme E La Speranza, realizzato con il contributo della Regione Marche. Sempre nel 2006 il batterista Paolo Mozzicafreddo, nella band dal 1997, muore a soli 31 anni a causa di una malattia. Nel luglio 2008 esce il doppio dal vivo Dalla Polvere Al Cielo (Latlantide). Con Daniele Biacchessi, nel 2009 viene realizzato Il Paese Della Vergogna (Latlantide), progetto di teatro canzone. Ad aprile 2011 esce il nuovo disco La Rossa Primavera, che ha come filo conduttore i canti della Resistenza. A pochi mesi di distanza esce il live Gang e I Suoi Fratelli (Latlantide), in memoria di Paolo Mozzicafreddo. E nel gennaio 2012 con Daniele Biacchessi e Massimo Priviero, i Gang danno alle stampe Storie dell’altra Italia, progetto live che raccoglie storie della Resistenza, degli anni Settanta e dell’antimafia. Nel maggio 2012 esce Le radici e le ali, 1991-2011 un album live registrato in occasione del ventennale dell’uscita del loro primo album in lingua italiana. Oggi i Gang stanno registrando il loro cd di inediti Sangue e cenere, prodotto da Jono Manson.

 

 

 

Diplomato in Pianoforte e in Composizione Elettronica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, Gaetano Liguori  si è presto affermato come leader del gruppo Idea Trio, con cui ha tenuto più di tremila concerti, raggiungendo, con la sua musica, le più svariate realtà, suonando in piazze, festival,  fabbriche, scuole, teatri e centri sociali.  Vanta partecipazioni a seminari e laboratori jazz con musicisti come Steve Lacy, Roswell Rudd,  Don Cherry, e Lester Bowie; ha tenuto tournée in Germania, Francia, Svizzera, Portogallo, Cuba  (Festival Internazionale della Gioventù) ed è stato, inoltre, il primo musicista jazz italiano a suonare  in India, Thailandia, Singapore e Malesia.  Ha preso parte a numerosi viaggi di solidarietà in Eritrea, Senegal, Sahara, Amazzonia, Nicaragua,  Gerusalemme e Sarajevo, dove ha suonato per Time for Peace, Beirut, per la commemorazione  dell’anniversario di Sabra e Chatila e in ultimo Bagdad , Damasco,Aleppo.  In teatro ha collaborato con Dario Fo, Moni Ovadia, Pamela Villoresi, Giulio cavalli ed è abituale collaboratori degli spettacoli di teatro civile di Daniele Biacchessi. Gaetano Liguori è stato insignito del prestigioso Ambrogino d’oro della città di Milano nel 2013.

 

 

 

 

BOOKING

 

info@danielebiacchessi.it

papare@alice.it

Diritto d’asilo. Le porposte dell’ASGI Scritto da DirittiDistorti

Diritto d’asilo. Le porposte dell’ASGI PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti
Martedì 22 Aprile 2014 06:49
Le persone in fuga da gravi situazioni che minacciano i loro diritti fondamentali sono in aumento. La conferma viene dai numeri sempre crescenti delle domande di asilo accolte anche in Italia, presentate da quanti fuggono dai gravissimi conflitti interni in corso nei loro Paesi.

Lo documenta l’ASGI in un documento pubblicato il 14 aprile 2014 in cui invia al Governo e al Parlamento, oltre che all’Unione europea, le proprie proposte e raccomandazioni.

I dati forniti da Eurostat sulle richieste di asilo presentate in Europa e in Italia nel 2013 e il numero – aggiornato a settembre 2013 da Frontex – degli arrivi via mare confermano la complessità dello scenario che deve essere considerato un tema di competenza non di un solo Stato, ma va affrontato con un intervento complessivo da parte dell’Unione Europea. In primo luogo vanno salvaguardati i diritti fondamentali delle persone, tenendo presente che, come confermano i dati citati dal Ministro Alfano il 15 aprile 2014 al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen: la bassa percentuale di dinieghi alle richieste di protezione presentate conferma che non si tratta, per la maggior parte, di arrivi di migranti economici. Il ministro ribadisce che l’obiettivo è, percio’, rendere piu’ efficiente ed elastico il sistema, prevedendo tempi rapidi nella definizione domande di asilo e aumentando le commissioni territoriali che le possano esaminare. Si tratta di proposte contenute nel documento dell’ASGI che, pero’, ricorda, ad oggi, non hanno trovato nè nel Governo né nel Parlamento la volontà politica per permettere di far fronte alle gravi e persistenti le carenze del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e delle misure di supporto all’integrazione sociale dei titolari di protezione internazionale.

La mancata programmazione del’accoglienza, ulteriormente aggravata dall’esiguo numero di Commissioni territoriali per l’esame delle domande di protezione internazionale, costringe ogni anno migliaia di richiedenti asilo a sopravvivere in condizioni di indigenza in ripari di fortuna e si è manifestata in tutta evidenza già nel 2011 con la cd Emergenza Nord Africa, che non sembra non aver insegnato nulla. In questo a farne le spese sono spesso soggetti vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati che, pur essendo fuggiti dai loro paesi di origine per ragioni riconducibili alla protezione internazionale, rimangono invisibili per tutto il periodo della loro minore età non accedendo alla procedura di riconoscimento di detta protezione per mancanza di informazioni e adeguati supporti, spesso abbandonando le strutture di accoglienza per recarsi in altri paesi. In merito all’operazione MareNostrum, permangono forti perplessità sugli obiettivi , sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti soccorsi e sulle regole d’ingaggio da parte del personale coinvolto in queste operazioni.

ASGI ricorda che le operazioni di soccorso in mare svolte delle autorità italiane sono da considerarsi obblighi al quale lo Stato è vincolato in adempimento delle norme del diritto internazionale del mare che impongono di soccorrere le vite umane in difficoltà nel mare. In passato la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per aver effettuato respingimenti in mare effettuati in violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A tal fine nel documento l’ASGI ricorda che l’identificazione dei migranti soccorsi in mare deve avvenire in maniera approfondita dopo lo sbarco e che, in caso di minori stranieri non accompagnati, la minore età deve essere sempre presunta nelle more della determinazione dell’età e dell’identificazione, al fine dell’accesso immediato all’assistenza, al sostegno e alla protezione .Ogni valutazione sommaria e presuntiva o “di gruppo” circa la provenienza o la condizione giuridica del migrante deve essere sempre evitata e nei confronti degli stranieri soccorsi in mare e sbarcati dalle navi della Marina militare i provvedimenti di respingimento sono illegittimi. Vanno, infine chiarite senza indugio le regole di ingaggio delle unità partecipanti all’operazione Mare Nostrum, nonché il contenuto delle direttive impartite in concreto circa l’uso della forza.

ASGI, anche in relazione alle recenti dichiarazioni politiche del Ministro Alfano ritiene che vada evitata l’adozione di misure normative ad hoc (es: sotto forma di decreti legge) che ben lungi dal porre rimedio a problemi complessi, aumenterebbero la disfunzionalità del sistema asilo e ritiene invece che sia quanto mai inderogabile ed urgente procedere ad una riforma legislativa del Sistema nazionale per il diritto di asilo in Italia- conclude l’ASGI – La riforma deve riguardare sia per ciò che attiene gli organi e le procedure di esame delle domande di asilo (riformando e rendendo più indipendente, preparata ed efficiente la composizione delle Commissioni e ampliandone il loro numero anche per velocizzare le procedure), sia per ciò che attiene il sistema di accoglienza con la progressiva chiusura dei CARA e l’ampliamento ed il consolidamento di un unico sistema di accoglienza che valorizzi i numerosi aspetti positivi dell’attuale sistema SPRAR, superandone, però, gli intrinseci limiti strutturali (in primis la disomogeneità dei programmi di accoglienza basati su una mera adesione volontaria degli enti locali) e con una realistica programmazione generale pluriennale tra Stato-regioni ed enti locali.

All’Unione europea, infine, l’ASGI chiede che venga attuato un piano sull’Italia, ai sensi dell’art. 33 del Regolamento UE Dublino III, che prevede la predisposizione di un piano d’azione per la gestione della crisi nel rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione internazionale . A livello europeo l’ASGI chiede la definizione di un piano europeo di reinsediamento di rifugiati che si trovano in paesi terzi dell’area del Mediterraneo dove non possono godere di adeguate forme di protezione e per i quali non sussiste alcuna ragionevole prospettiva di rientro e l’ applicazione estensiva del Regolamento Dublino III che favorisce il ricongiungimento dei migranti con altri parenti presenti in altri Stati Ue per ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi familiari o culturali.

 

A.S.G.I. – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

aggiornamenti su Cassibile da: Rete Antirazzista Catanese

A Cassibile anche quest’anno per i migranti accoglienza zero !
Come ogni anno, da aprile a giugno, in occasione della raccolta delle
patate, ai  circa 5.000 residenti a Cassibile (oltre 300 provengono dal
Marocco), si aggiungono diverse centinaia di migranti. Quest’anno non
essendo elevata la produzione di patate, si stanno intanto raccogliendo
carote ed insalate. I problemi sono legati innanzitutto alla sistemazione
logistica e alla organizzazione del lavoro. In generale, chi arriva proviene
dal Nord Italia e da altre “raccolte” (una vera transumanza del lavoro
migrante nelle campagne meridionali). Negli ultimi anni  il numero dei
lavoratori stagionali (circa 500) si è mantenuto stazionario perché in tanti
hanno perso il posto di lavoro nelle fabbriche e nei cantieri del nord.
La presenza stanziale di una comunità marocchina rende più semplice il
“primo impatto” per chi proviene dal Maghreb. Per loro è infatti possibile
affittare appartamenti o stanze nel centro abitato. Gli altri (Sudanesi,
Somali, Eritrei) hanno potuto negli anni scorsi utilizzare il campo
allestito dalla Croce Rossa, o trovare rifugio, senza acqua né luce,  nei
caseggiati di campagna abbandonati o in tende di fortuna. La Croce Rossa ha
gestito fino al 2012 una tendopoli che in media ha “accolto” solo 140/150
migranti. Ancora più complicata, ovviamente, la situazione per chi è
costretto a inventarsi improbabili ricoveri fra le strutture fatiscenti e
abbandonate. Risolto  il problema del precario riparo notturno, si può
iniziare la sempre più difficile ricerca di un lavoro, anche per una sola
giornata. La stragrande maggioranza dei migranti che arrivano a Cassibile è
regolare con il permesso di soggiorno  – rifugiati, richiedenti asilo,
protezione umanitaria, in regola con il PDS, in attesa di rinnovo –  ma,
non potendo lavorare nel rispetto delle norme contrattuali, viene spinta
verso il lavoro irregolare con il rischio di perdere il permesso di
soggiorno, grazie a vergognose leggi razziali come la Bossi-Fini ed il
“pacchetto sicurezza”. Teoricamente l’assunzione di manodopera dovrebbe
essere eseguita tramite gli uffici preposti, il salario orario netto
dovrebbe essere di 6 euro e venti, sei ore e trenta minuti la giornata
lavorativa, spese logistiche, di trasporto e materiale di lavoro (scarpe
antinfortunistiche, guanti) a carico del datore di lavoro. In realtà il
collocamento è sostanzialmente in mano ai “caporali” (in buona parte di
origine marocchina) e ai subcaporali,  in base alle varie etnie; costoro
gestiscono anche i trasporti (da 3 a 5 euro il costo) e trattano salari
differenziati: chi viene dal Maghreb guadagna fra 35 e 40 euro, gli altri 30
o ancora meno. Gli orari sono “flessibili”, se vuoi lavorare devi comunque
essere in grado di riempire quotidianamente almeno 100 cassette, ognuna del
peso di 20/22 chili. Anche quest’anno la tendopoli della Croce Rossa non ci
sarà . L’accoglienza, gestita da sempre  come emergenza, si è rivelata un
fallimento, oltre che un inutile spreco di denaro: negli anni gli stessi
soldi avrebbero potuto essere investiti in un progetto d’accoglienza
duraturo mentre adesso, in tempi di sanguinosi tagli alle spese sociali, c’è
il rischio che centinaia di migranti possano essere abbandonati al
supersfruttamento di padroni senza scrupoli, in disastrose condizioni di
vivibilità. E’ drammatico che ciò si ripeta ogni anno in una terra dove 45
anni fa ci furono eroiche lotte bracciantili che riuscirono a debellare a
livello nazionale le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato. Negli
anni scorsi numerosi migranti hanno inoltre ricevuto la vergognosa
contestazione di “invasione di terreni o edifici e danneggiamento” da parte
delle forze dell’ordine; come al solito lo stato riesce a  dimostrare la sua
forza solo con i deboli, peccato che sia quasi sempre debole con i forti.
Perché non si controlla a monte chi compie il reato di caporalato? Perché ci
si accanisce contro chi non ha il permesso di soggiorno, criminalizzandolo,
quando  invece ci sono tante ditte che evadono i contributi ed ingrassano i
caporali? Perché non si individuano e perseguono le ditte che
commercializzano le patate provenienti da Tunisia, Cipro e Marocco
(conservate più a lungo grazie all’illegale uso di antiparassitari),
spacciandole per prodotti locali?
Oramai il mercato europeo è invaso dalle patate prodotte soprattutto in
Egitto a costi molto inferiori. Il principio di “Uguale salario per uguale
lavoro” o diventa la bussola dell’associazionismo antirazzista e del
sindacalismo conflittuale o la differenziazione etnica dei salari (quest’anno
oscillano da 30 a 40 euro al giorno per 9/10 ore lavorative!) può innescare
fratricide guerre fra poveri, contrapponendo lavoratori italiani e migranti,
e gli stessi migranti di diverse nazionalità, soprattutto in presenza dell’attuale
devastante crisi economica. L’esemplare esperienza dell’estate 2011 a Nardò
ha dimostrato che i migranti possono riuscire ad autorganizzarsi ed a
lottare per i propri diritti nelle campagne, anche grazie al sostegno dell’associazionismo
antirazzista e del sindacalismo conflittuale.
Rilanciamo anche quest’anno l’appello all’associazionismo solidale, ai GAS
(Gruppi di Acquisto Solidale), ai GAP ed alle esperienze di consumo critico
a sostenere la campagna di acquisto delle patate socialmente eque,  prodotte
dalle ditte che rispettano le norme contrattuali (info: 3803266160 –

Rete Antirazzista Catanese

http://www.youtube.com/watch?v=Qg237emc5r8

Mercoledì 23 aprile 2014 – ore 17.00- Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero-Giornata Mondiale del Libro

Mercoledì 23 aprile 2014 – ore 17.00

Giornata Mondiale del Libro
(UNESCO)
Rassegna “Maggio dei Libri 2014”
(Centro per il Libro e la Lettura)
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Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero”
Tel. 095.316883 – email: biblct@virgilio.it
(via Biblioteca N° 13 – Catania)

Presentazione del libro:

DOPO IL DILUVIO
Sommario dell’Italia contemporanea

A cura di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

con:
– Antonio Di Grado
– Massimo Maugeri
– Salvatore Silvano Nigro

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Il ritratto del nostro Paese affidato a trenta scrittori italiani, fra gli altri: Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Ognuno di loro venne incaricato di redigere una voce – città, chiesa, borghesia, teatro, musica, paesaggio, contadini etc. – e di svilupparla a suo piacimento dal punto di vista letterario. Ne venne fuori un autentico sommario, una testimonianza dell’Italia dell’immediato dopoguerra scritta ancora a caldo, sotto l’impressione dell’orrore del conflitto mondiale e la coscienza della ritrovata libertà.

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L’Italia dopo il diluvio Una radiografia del Paese fatta da 31 letterati nel 1947: ma sembra scritta oggi

Un «sommario dell’Italia contemporanea», intitolato Dopo il diluvio e pubblicato nel 1947 da Garzanti, viene riproposto ora da Sellerio, a cura di Salvatore Silvano Nigro, che ne ricostruisce la travagliata vicenda editoriale. Il libro raccoglie ben 31 voci scritte da altrettanti letterati, da Palazzeschi a Savinio, passando per nomi oggi pressoché dimenticati. Il proposito era, secondo il suo curatore originario Dino Terra, quello di disegnare «i tratti, la fisionomia, le qualità di una nazione smarrita» dopo il diluvio fascista: un documento radiografico del Paese all’indomani della guerra. C’è di tutto: la città, il mare, lo Stato, il linguaggio, i partiti, le autonomie regionali, gli operai, il teatro… Non sempre l’obiettivo è centrato. Alcuni argomenti vengono presi sottogamba e trattati in modo troppo vago e astratto, non all’altezza del compito assegnato (Soldati sulla libertà, Bontempelli sulla musica, Zavattini sul cinema…). Quel che colpisce è che molte delle lacune che si avvertivano allora sono rimaste tali quasi settant?anni dopo. E quanti auspici si potrebbero sottoscrivere con la stessa convinzione. Vedi, per esempio, alla voce «Città», autore Carlo Levi: «Un piano regolatore è insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica. Partendo dai bisogni attuali e regolandoli, si pone un’ipoteca sull’avvenire». L’avvenire delle città «regolate» deve ancora realizzarsi. O vedi alla voce «Regioni», dove il vecchio saggista e narratore Bonaventura Tecchi (che era stato compagno di prigionia di Gadda nella Grande Guerra) si poneva domande su cui ancora ci interroghiamo: «Quali rapporti delle regioni con lo Stato centrale…?». Arrivando poi a ipotizzare che le Province si trasformassero in un «consorzio provinciale dei Comuni», senza nascondere il timore eterno di «una nuova rete di uffici e di burocrati, di permessi e di divieti». Ma il più lucido è Alberto Moravia, che ebbe il compito di compilare la voce «Borghesia» e ne fece una diagnosi impietosa, definendola «al tempo stesso superficiale e tetra», così come superficiale e tetro era stato il costume morale del Ventennio. Diversamente da quel che era in altri Paesi e da ciò che fu in Italia dal Trecento fin verso il Settecento (il Decameron «è il libro fondamentale per comprendere questa borghesia»), la borghesia attuale aveva, per Moravia, «una rozza e volgare maniera di intendere il fatto etico», una «edonistica e vegetativa indifferenza» per la società. In Italia, diceva Moravia, «le professioni prevalgono sulla società», cioè l’interesse privato sul senso della collettività. Per questo, secondo lui, la borghesia aveva davanti due vie per il futuro: l’una era la via della libertà, «libertà dal proprio interesse» che si ottiene con una «paziente educazione politica»; l’altra era il ritorno al fascismo (intendendosi per fascismo non necessariamente dittatura o parate in camicia nera). Insomma, nonostante gli anni trascorsi, sembra che il diluvio sia appena finito. ©

(Paolo Stefano – Corriere della sera)