La Resistenza Oggi da: i cordai

La Repubblica Italiana affonda le sue radici
nella Resistenza, quel movimento che nel
1945 accolse al suo interno varie correnti politiche
ma soprattutto semplici cittadini che trovarono
un unico comune denominatore nella lotta contro
i fascisti a livello interno e in quella contro i
nazisti sul versante esterno.
Per la prima volta nella storia italiana ci fu un
risveglio di coscienze che portò il popolo ad interrogarsi
sulla propria identità e a lottare per proclamare
quei valori universali che ancora oggi
rappresentano i pilastri portanti della nostra
Costituzione nonché della nostra stessa democrazia.
Purtroppo i tentativi di trasformare la nostra
legge fondamentale in carta straccia continuano
ad essere molteplici da parte di politicanti avvoltoi
di ogni area politica. C’è di buono che la nostra
è una Costituzione rigida e in quanto tale richiede
lunghe procedure prima di poter essere manomessa
a piacimento dalla follia del politicante di
turno. Insomma: la nostra Costituzione resiste, o
almeno ci prova. Ma è anche vero che rimane un
orizzonte, un insieme di ideali a cui anelare quotidianamente.
Ma siamo fortunati: quest’orizzonte
che i nostri nonni, bisnonni e trisavoli hanno conquistato
con tutte le loro forze (e a volte con la
loro stessa vita) in molte altre zone del mondo non
si riesce ancora a scorgere.
Alla luce di queste considerazioni e visto che il
25 aprile ricorrerà il 69° anniversario della
Liberazione d’Italia, ho chiesto a diverse persone
se secondo loro oggi resistiamo ancora a “qualcosa”.
Le risposte sono state tra le più disparate.
Qualcuno ha detto che resistiamo al potere economico
della Germania che in Europa continua a
fare da padrone surclassando tutti gli altri Paesi,
compreso il nostro. Qualcun altro ha sostenuto
che resistiamo per evitare il ripetersi di tragedie
legate alle discriminazioni razziali. Qualche
mamma ha orgogliosamente asserito che resiste
per il futuro dei suoi figli. Infine qualcun altro
ancora ha dichiarato come sia assurdo paragonare
i nostri tempi con quelli della Resistenza visto che
“oggi nessuno muore più di fame”.
Per resistere si dovrebbe avere un minimo di
consapevolezza riguardo a ciò a cui si resiste. E
non sempre questa consapevolezza esiste. In molti
sono disposti a lamentarsi, a criticare o a rifuggire
gli argomenti seri dribblandoli come per sbarazzarsene,
come se così sparissero. Come se la
nostra vita, i nostri bisogni, i nostri diritti non fossero
qualcosa di serio.
Per accorgersi davvero a cosa possiamo resistere,
bisognerebbe contaminarsi con il mondo: uscire
dalla propria gabbietta di miserie personali e
spalancare lo sguardo sull’umanità. Ma questa è
una scelta che richiede coraggio e in molti questo
coraggio non ce l’hanno, visto che preferiscono
cullarsi nel fatto che “le cose non cambieranno
mai” o, peggio ancora, che “oggi nessuno muore
di fame”.
E’ evidente che i partigiani non hanno lasciato
molti eredi nelle generazioni successive alla loro.
Oggi manca la loro consapevolezza, la loro presa
di coscienza che fece degli italiani un vero popolo
unito contro le ingiustizie. Oggi manca quel
collante rappresentato dalla forza di lottare, dalla
speranza di poter vivere da esseri umani. Oggi
regna sovrana la rassegnazione.
Ma non bisogna generalizzare per semplificare.
C’è una piccola percentuale di persone, giovani e
meno giovani, che invece di perdersi in chiacchiere
sterili si rimbocca le maniche per conquistare
quell’orizzonte prefigurato nella nostra
Costituzione che ancora è abbastanza lontano ma
non affatto irraggiungibile.
Persone per cui resistere non è solo un verbo,
ma una vocazione, una meta da raggiungere quotidianamente.
Persone che non si stancano mai di
resistere al disagio sociale, alla disoccupazione,
alla precarietà, all’indifferenza dello Stato, alle
mafie e a tutto ciò che ogni giorno attenta la nostra
dignità cercando di stritolare ogni nostra speranza,
cercando di farci dimenticare che la nostra
dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro,
sull’uguaglianza e sulla giustizia.
Persone che resistono al dolore per tutti quei
morti che il Mediterraneo accoglie nel suo grembo
meglio di quanto sappiano fare le istituzioni,
ancora incapaci di comprendere la disperazione di
quei popoli che sfuggono a guerre, fame e carestie.
Persone che resistono alle discriminazioni e ai
soprusi dei potenti prepotenti che pensano che la
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sia
qualcosa di assimilabile alla Dichiarazione dei
redditi: qualcosa che si può eludere e sfruttare per
arricchirsi a discapito del prossimo, chiunque sia
il prossimo.
Questi piccoli grandi eroi della quotidianità li
trovi nei luoghi più disagiati dove regnano la
povertà, l’indifferenza, il cinismo e tante altre tragedie.
Questi piccoli grandi eroi resistono perché
l’alternativa sarebbe soccombere ma essendo vivi
preferiscono non segregarsi in quella tomba chiamata
rassegnazione.
LA RESISTENZA OGGI
foto Archivio Giovanni Caruso
La poetessa Quartieri “carcere” 2 Ida Giulia La Rosa 3 I Siciliani giovani e i Cordai a Torino 4

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