PEDARA 25 APRILE 2014 : 25 APRILE INSIEME TRA CULTURA E MUSICA. CON LA PARTECIPAZIONE DELL’ANPI PROVINCIALE DI CATANIA

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Ungheria, esami dna per dimostrare la purezza della razza da: popoff globalist

Ungheria, esami dna per dimostrare la purezza della razza

Si sono sottoposti al test alcuni deputati del partito nazista Jobbik, per dimostrare di non essere né rom né ebrei. Alle elezioni Jobbik ha superato il 20%. [Franco Fracassi]


Redazione
mercoledì 16 aprile 2014 21:00

 

di Franco Fracassi

Accade in Ungheria. Deputati del partito nazista Jobbik si sono sottoposti a un test del dna per dimostrare di non essere né rom né ebreo. Non si tratta di un piccolo gruppo di folli maniaci di Hitler e della teoria della purezza della razza. Si tratta di dirigenti di un partito che alle recenti elezioni politiche ha superato il venti per cento dei consensi, facendo eleggere ventitré deputati, e che si appresta a inviare una nutrita pattuglia al parlamento europeo.

Secondo quanto hanno riferito diversi quotidiani ungheresi, le analisi sono state fatte da un laboratorio privato di Budapest (il Nagy
Gén), che ha analizzato diciotto marcatori del dna dei politici.


Una manifestazione Jobbik a Budapest.

Le teorie della superiorità della razza hanno origine nel Diciannovesimo secolo. Ma è sotto il nazismo, in Germania, che si affermano e si diffondono su larga scala. Secondo Hitler, l’ariano è fisicamente e mentalmente superiore e la sua purezza lo distingue geneticamente «da tutte le altre razze». È Alfred Rosenberg a codificare in un libro il pensiero del Fuhrer: “Razza e storia della razza”. Forti delle idee di Rosenberg i nazisti portarono avanti un programma di eugenetica (sterilizzazione obbligatoria dei malati mentali e mentalmente carenti), eutanasia (uccisione dei disabili, fisici e psichici, istituzionalizzata con il programma Aktion T4), genocidio (principalmente degli ebrei e degli zingari) e omicidio di massa (degli omosessuali, dei cosiddetti «antisociali» e degli oppositori del regime).


Manifesto nazista ad esaltazione della purezza della razza ariana.

Ci ha lasciati Gabriel Garcia Marquez il grande srittore che ci ha accompagnati fin da giovani con i suoi libri fantastici ,un grande dolore oggi pervade il nostro cuore

E’ morto Gabriel Garcia Marquez e con lui se ne va via un pezzo della nostra gioventù. Perchè chiunque abbia letto da ragazzo “Cent’anni di solitudine” da quel momento ha abitato almeno un po’ nel paese incantato di Macondo. Dove mi auguro che lui ora si trovi, felice come ha saputo rendere felici gli altri con l’impareggiabile maestria della sua scrittura.

da: coordinamento migranti bologna : Impedire la riapertura del CIE di via Mattei.

Praticare il dissenso, solidarietà senza confini:

Impedire la riapertura del CIE di via Mattei.

 

Il Ministero dell’Interno ha stanziato i finanziamenti per i lavori di riapertura del CIE di Via Mattei, il centro di detenzione per migranti che ha rappresentato una pagina nera nella storia di Bologna. Noi non siamo disponibili ad accettare la sua riapertura e riteniamo necessario opporre con forza il rifiuto di tutta la città a questa fabbrica di ingiustizia e sofferenza, che rinchiude e priva della libertà i migranti per il solo fatto di non avere o di aver perso il permesso di soggiorno… Un rifiuto dimostrato in oltre quindici anni di lotte che, a Bologna come altrove, hanno espresso – dall’esterno e dall’interno di quelle gabbie – un’opposizione senza ambiguità all’aberrazione umana e giuridica rappresentata dai CIE. Battaglie che hanno denunciato come la detenzione amministrativa – prevista per la prima volta dalla legge Turco-Napolitano – sia funzionale ai dispositivi legislativi che mirano a sfruttare, ricattare, discriminare i migranti, come la legge Bossi-Fini. Grazie a questi percorsi di mobilitazione e al protagonismo dei migranti in lotta dentro e fuori i luoghi di lavoro si è consolidato un patrimonio di dissenso che ha indicato le responsabilità degli attori coinvolti, incluse le amministrazioni locali, oggi a favore della chiusura definitiva del CIE di via Mattei.

Ma non possiamo fermarci qui… Di fronte a politiche europee e nazionali che mirano a separare e diversificare, ci sentiamo sempre più uniti nelle nostre differenze e condizioni. Alla minaccia dell’egoismo e dell’indifferenza reagiremo il 18 maggio, all’interno della settimana di mobilitazione promossa tra gli altri dal coordinamento Europeo Blockupy, con solidarietà e determinazione, consapevoli che libertà e democrazia sono da reinventare e costruire attivamente dalla parte dei migranti, per il diritto a una vita degna per tutti/e, partendo dall’opposizione a tutti gli strumenti del razzismo istituzionale come i centri di detenzione e identificazione… Per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare all’assemblea cittadina giovedì 8 maggio alle 20.30 presso Làbas occupato, per costruire insieme una grande manifestazione per domenica 18 maggio a Bologna… continua a leggere cliccando qui…

Adl Cobas, Carovana Europea Bruxelles 2014, Cobas Bologna, Coordinamento Migranti, Cs TPO, Hic Sunt Leones Football antirazzista, Làbas occupato, RID/CommuniaNetwork, ∫connessioni precarie, Scuola Kalima Tpo, SIM – scuola di italiano con migranti Xm24, Sportello medico-legale Xm24, Sportello legale Tpo, Unione sindacale italiana – Associazione internazionale dei lavoratori – lavoratori e lavoratrici anarchici, Vag61…

www.coordinamentomigranti.org

Per adesioni: nocienocara@gmail.com

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/305128942972564/

da: Anpi Piacenza – Comitato Comandante Muro 25 Aprile Piacenza : La Resistenza a portata di bambino

La Resistenza a portata di bambino

Fiabe animate e laboratori creativi a Piacenza per raccontare la guerra e la Resistenza ai più piccoli…e non solo! a cura di Anpi piacenza – Comitato Comandante Muro

 

La memoria batte nel cuore dei bambini! Per scongiurare il rischio che la Resistenza, fondamentale per la nostra Costituzione, venga dimenticata, il 25 aprile a partire dalle 16,30 Piazzetta Mercanti a Piacenza diventa Radio Londra racconta…una fiaba animata interattiva per tutte le età con un allestimento d’eccezione a cura di Anpi Piacenza – Comitato Comandante Muro.

Un viaggio di parole e suoni fra libri e racconti, storie e personaggi che raccontano il tempo della guerra e della Resistenza con parole adatte ai bambini…dagli zero ai 99! Per tutto il pomeriggio carta e colori per liberare la fantasia e al termine della fiaba animata laboratorio creativo per tutti i presenti che potranno rappresentare su tela le emozioni vissute durante il racconto e… la loro storia di Resistenza, con una sorpresa per tutti i bambini presenti.

“Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia.” 

(S. Pertini)

 

Anpi Piacenza – Comitato Comandante Muro

Università al collasso, nel 2018 oltre 9 mila docenti in meno Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Per il Con­si­glio Uni­ver­si­ta­rio Nazio­nale (Cun) ser­vono sei­mila pro­fes­sori ordi­nari e 14 mila asso­ciati entro il 2018 e 9 mila ricer­ca­tori a tempo deter­mi­nato entro il 2016 per non fare morire subito l’università ita­liana. Que­sto piano di reclu­ta­mento, viene pre­ci­sato nella rela­zione appro­vata ieri dall’organo di rap­pre­sen­tanza del sistema uni­ver­si­ta­rio, è sol­tanto un prov­ve­di­mento di emer­genza per una «messa in sicu­rezza» del sistema e per con­te­nere l’emorragia cau­sata dai tagli strut­tu­rali agli ate­nei dal 2008 (-1,1 miliardi di euro) e dalla pen­sione di migliaia di docenti ordi­nari (9.486 entro il 2018) che non potranno essere sosti­tuiti per il blocco del turn-over e la scar­sità di risorse. La situa­zione è gra­vis­sima e, entro quat­tro anni, la didat­tica e il fun­zio­na­mento degli ate­nei sarà al collasso.

L’analisi del Cun è impie­tosa. Dal 2008 al 2014 il numero dei pro­fes­sori ordi­nari è calato del 30% (quello degli asso­ciati del 17%) e per i gio­vani non ci sono oppor­tu­nità di ingresso nella docenza. Senza un rifi­nan­zia­mento da 400 milioni di euro nel 2018 il numero dei pro­fes­sori ordi­nari scen­derà del 50% rispetto al 2008 (quello degli asso­ciati calerà del 27%). Il crollo del numero dei docenti è l’altra fac­cia di quello delle imma­tri­co­la­zioni (da 63 mila all’anno alle attuali 15 mila) e del basso numero dei lau­reati (il 26% con­tro la media Ocse del 40%). Com­ples­si­va­mente nel 2018 ci saranno 9.463 pro­fes­sori uni­ver­si­tari in meno e coloro che reste­ranno in ser­vi­zio avranno un età media alta: ordi­nari a 51 anni, asso­ciati a 44 anni e ricer­ca­tori a 37 anni. «La grave dimi­nu­zione nume­rica in corso, mai regi­strata in pre­ce­denza di que­ste dimen­sioni – sostiene il pre­si­dente del Cun Andrea Lenzi — ren­derà impro­po­ni­bile la cor­retta gestione e lo svi­luppo di un sistema uni­ver­si­ta­rio così com­plesso e arti­co­lato come il nostro, spin­gendo l’Italia in dire­zione oppo­sta alla ten­denza in atto negli altri Paesi». A regime, per il Cun i risparmi per le ces­sa­zioni andranno a com­pen­sare le spese per le nuove assun­zioni e per gli scatti sti­pen­diali, al netto dell’inflazione.

Ciò che è inte­res­sante nella pro­po­sta sul reclu­ta­mento avan­zata ieri dal Cun è la rico­stru­zione delle ragioni per cui l’università è finita in un vicolo cieco. Alla fine del 2006 la docenza uni­ver­si­ta­ria di ruolo aveva rag­giunto il mas­simo sto­rico: 62 mila docenti ripar­titi tra le tre fasce allora esi­stenti, con un picco di 20 mila ordi­nari rispetto al numero degli asso­ciati (circa 19 mila). In appa­renza, sem­bra una dina­mica pato­lo­gica: que­sti assunti hanno occu­pato tutti i posti e, giunti quasi alla pen­sione e in coin­ci­denza con bloc­chi e tagli, hanno inta­sato il sistema. Il Cun la spiega invece a par­tire da una com­plessa dina­mica demo­gra­fica. All’origine c’è stata l’ ope legis  che, nei primi anni Ottanta, per­mise l’immissione in massa di docenti oggi giunti ad un passo della pen­sione. Da allora, rispet­tando una schi­zo­fre­nica alter­nanza di «aper­ture» e «chiu­sure» del reclu­ta­mento, l’immissione nei ruoli della docenza avrebbe seguito una media costante: 1700 ricer­ca­tori, 1250 asso­ciati e 750 ordi­nari all’anno.

Pur alte­rato all’origine, il sistema sem­bra avere tro­vato un equi­li­brio tra il numero dei nuovi entrati e quello dei pen­sio­nandi. Prima dell’innalzamento dell’età pen­sio­na­bile sta­bi­lito dalla riforma For­nero, e del blocco del turn-over, anda­vano in pen­sione circa milla ordi­nari, 500 asso­ciati, 500 ricer­ca­tori all’anno. Numeri rad­dop­piati nel 2010 a causa della coin­ci­denza della riforma, del taglio ai fondi degli ate­nei e del blocco del turn-over che hanno por­tato alla chiu­sura dei canali di reclutamento.

Le con­vul­sioni in cui si tra­scina l’abilitazione scien­ti­fica nazio­nale gestita dall’Anvur, sem­pre più oggetto di ricorsi ai Tar, hanno aggiunto un altro tas­sello al fal­li­mento del sistema. In un’ottica emer­gen­ziale, il Cun chiede l’abolizione del sistema dei punti orga­nico, l’anticipazione dello sblocco del turn-over al 2015, e non al 2018, un piano straor­di­na­rio per asso­ciati da 75 milioni di euro.

Pisa, Zakir ucciso da un pugno di un ubriaco italiano. Se la vittima è migrante l’allarme violenza non fa notizia | Autore: stefano galieni da. controlacrisi.org

Ieri a Pisa le serrande dei negozi del centro erano in parte abbassate, chiuse per lutto. Negozianti stranieri e italiani. In molte erano affissi cartelli in cui si chiedeva giustizia e sicurezza, si invocava un sostegno alla vittima chiamandolo per nome. La notte prima erano oltre in 300, soprattutto cittadini del Bangladesh, ieri notte a percorrere le strade della città per protestare contro la morte del loro connazionale, Zakir Hossain, 34 anni, cameriere in un ristorante indiano.
L’uomo era appena uscito dal posto di lavoro, stava recandosi a casa attraversando le zone della movida pisana quando secondo le prime indagini, sarebbe stato aggredito da un altro uomo, molto probabilmente italiano. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso totalmente l’accaduto, era domenica notte. Dalle indiscrezioni risulta che l’aggressore era ubriaco, che alcuni amici avrebbero tentato di fermarlo ma che questi sia riuscito a colpire al volto Zakir così violentemente da fargli sbattere il capo sul selciato causandone il decesso. C’è già chi parla anche di ritardo nei soccorsi fatto sta che il lavoratore, in Italia da 5 anni e da 2 assunto nel ristorante, lascia a casa la moglie e 3 figli. «Per la morte di Zakir i migranti bengalesi di Pisa vogliono indagini accurate e serie. «Non si può morire così, uscendo dal lavoro- ha affermato Sergio Bontempelli di Africa Insieme, anche lui in piazza – Queste persone hanno chiesto verità, e giustizia. Vogliono che i familiari del ragazzo possano entrare in Italia e seguire le indagini. A breve, probabilmente venerdì pomeriggio, sarà organizzata una manifestazione cittadina».
Intanto il corteo dopo aver sfilato in piazza Vettovaglie aveva raggiunto la Piazza dei Cavalieri. I manifestanti erano arrabbiati e determinati ma impugnavano cartelli contro la violenza e per chiedere giustizia, urlavano che non è giusto morire così. Sul movente si spera di avere presto chiarimenti, non si esclude una diretta matrice razzista del gesto ma è chiaro che in una città come tante in Italia, in cui le aggressioni verso gli stranieri sono o tollerate o comunque considerate meno gravi di quelle subite da autoctoni, la componente xenofoba, per quanto possa essere coperta dall’alcool e dalla ignoranza, esiste ed ha pervaso la coscienza di molti. Manifestare quindi è necessario come è necessario che l’amministrazione di centro sinistra, tanto zelante quando si tratta di sgomberare spazi sociali utilizzati per attività di antidiscriminazione e di inclusione, prenda seri provvedimenti.
Che non ignori quello che è un malessere alimentato dal securitarismo pericoloso per la vita di tutti i cittadini. Africa Insieme, una delle realtà più interessanti, politicamente e culturalmente più produttive del panorama antirazzista italiano, ha già messo in chiaro che su questa vicenda non intende restare inattiva. I suoi legali si metteranno a disposizione della famiglia della vittima affinché venga fatto almeno il possibile per rendergli giustizia, E sarebbe utile che a loro si unissero rapidamente le forze sane che pure ci sono nella città e che hanno portato ad una forte rappresentanza della sinistra in Consiglio comunale. Ad essere ucciso da una violenza inaccettabile è stato un lavoratore.
Il sindaco ha espresso un formale cordoglio per la vittima ed ha assicurato che si cercherà di raggiungere l’omicida. Bocche cucite in questura anche se filtra l’ipotesi che sia già stata individuata l’automobile con cui l’aggressore, che ha prima insultato e poi colpito una persona che non ha neanche provato a reagire, si è poi allontanato. Nelle prossime ore potrebbero giungere novità, è quanto chiedono gli oltre 5000 cittadini del Bangladesh che vivono e lavorano nel capoluogo toscano. Da Africa Insieme però non ritengono sufficienti i cordogli. Vogliono che il Comune si costituisca parte civile contro l’assassino e che si assuma le spese tanto per far giungere la famiglia di Zakir quanto per riportare la salma in patria. Un atto dovuto di civiltà per cui si attendono risposte concrete.

Il bonus di 80 euro. Cui prodest? fonte sbilanciamoci

Il bonus di 80 euro riservato dal governo ai lavoratori dipendenti è un provvedimento parziale perché esclude i molti lavoratori autonomi e a progetto. E, se l’obiettivo è quello di sostenere i redditi famigliari, rischia di produrre ingiustizie e distorsioni

Bene che il governo si sia posto la questione di non escludere gli incapienti dal bonus di 80 euro riservato ai lavoratori dipendenti a basso reddito. Si eviterebbe così (il condizionale è d’obbligo perché le coperture non sono ancora individuate) l’errore più volte ripetuto in passato di escludere da un beneficio proprio coloro che ne avrebbero più bisogno (e diritto, nella misura in cui il criterio di accesso al beneficio è appunto il basso reddito). Anche se la cifra di cui si parla è davvero risibile, specialmente trattandosi dei più poveri: 25 euro al mese a fronte dei già non generosissimi 80 destinati ai lavoratori capienti. E non è neppure chiaro se andranno a tutti gli incapienti, o solo a quelli che sono lavoratori dipendenti, per simmetria con il provvedimento principale.
Sul piano dell’equità rimangono, in ogni caso, aperti due altri problemi. Il primo riguarda l’esclusione dal beneficio, a parità di reddito, dei molti lavoratori autonomi, o a progetto. So bene che il reddito di costoro è di più difficile accertamento. Ma in un momento in cui si sollecita la solidarietà nazionale a sostenere i propri lavoratori poveri, non si può guardare solo ad un, pur importante, settore. Non si possono proporre l’auto-impiego e l’auto-imprenditorialità come soluzione al problema dell’occupazione, specie per giovani e donne, e poi considerare questi lavoratori meno meritevoli di sostegno dei lavoratori dipendenti. Il secondo problema riguarda il fatto che il riferimento è al reddito individuale, non famigliare, inevitabilmente, dato che si tratta di uno sconto sull’IRPEF, che è, appunto, un’imposta individuale.
Si tratta quindi di un sostegno ai lavoratori (dipendenti) a basso reddito, non necessariamente alle famiglie (incluse quelle di lavoratori dipendenti) a basso reddito. Su questo occorre essere chiari. Certamente ne trarranno beneficio molte famiglie di lavorator (dipendenti) a basso reddito, in particolare quelle monoreddito. Ma ne trarranno beneficio anche molte altre con un reddito complessivo ben più alto, in cui tuttavia uno, o più, lavoratori ha un reddito che dà accesso al beneficio. Come è già successo in passato per altre misure che hanno utilizzato il fisco per operare una redistribuzione a favore dei più poveri (ad esempio la maggiorazione delle detrazioni dei figli a carico), potrà succedere che una famiglia in cui l’unico percettore di reddito guadagna un euro in più del tetto non percepisca il bonus, mentre un’altra con un reddito complessivo più alto ne potrà percepire anche più di uno. E non accenno neppure alla questione della numerosità diversa delle famiglie.Per essere chiari: se si tratta di sostenere il reddito da lavoro, a prescindere dalla situazione famigliare, la soluzione è metodologicamente adeguata, salvo che per l’esclusione di molti lavoratori. Se si tratta di sostenere i redditi famigliari, non solo è parziale, ma rischia anche di produrre ingiustizie e distorsioni. Meglio dire che l’obiettivo è il primo, senza evocare boccate di ossigeno per le famiglie tout court. Tantomeno è un sostegno a tutti coloro che si trovano in povertà.

Renzi e Crocetta, due diverse declinazioni del verbo “riciclare” | Autore: Gabriele Centineo e Mimmo Cosentino da: controlacrisi.org

Rottamare, recuperare, riciclare. Questi i fondamenti di una organica filosofia dei rifiuti. A questa si ispirano, declinandola in modo diverso, i due principali leaders “rivoluzionari” che agitano i maleodoranti stagni della politica siciliana: Renzi e Crocetta.

Il primo ricicla Caterina Chinnici a capolista per le europee, l’altro gli ricorda che la figlia del magistrato ucciso dalla mafia ha occupato un assessorato importante, nel governo di Raffaele Lombardo, condannato per fatti connessi alle sue relazioni mafiose.

Crocetta avrebbe preferito Lumia, che ha prima promosso e poi sostenuto con tutte le sue forze il sostegno alla Giunta Lombardo. D’altra parte Crocetta vive di una maggioranza all’Assemblea regionale siciliana che, negli eletti che si spostano da un gruppo parlamentare all’altro, soprattutto dalla destra e dal centro, rappresentano la continuità politica non solo con Lombardo, ma addirittura con Totò Cuffaro. Il nostro Rosario ha inoltre, in questi giorni, superato se stesso: ha annunciato la nomina ad Assessore dell’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo. Costui, oltre ad essere l’avvocato di Lombardo, è il rappresentante legale delle imprese interessate alla realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia, a nome delle quali ha presentato formale istanza di ricorso agli organi amministrativi contro il diniego della Regione Sicilia.

Ma Crocetta sa come muoversi nei gironi infernali della politica isolana. In primo luogo utilizzando spregiudicatamente il tema e l’immagine dell’antimafia, facendo valere la regola la regola aurea del “political correct” isolano. Infatti qui le liste o i governi sono legittimati non dai programmi né dalle (buone) azioni, ma dalla grazia di una presenza di sangue antimafioso (non solo la Chinnici). Soltanto che nel Pd hanno pensato che il troppo storpia. Così, dopo avere girovagato per diversi lidi,

la Sonia Alfano è rimasta fuori dalla lista per le europee. Per fortuna, diciamo noi. Non sappiamo se con dispiacere del commissario Montalbano, che ogni tanto sbaglia anche lui. Già nel 2012, innamorato di Crocetta, ne aveva sostenuto la elezione contro la candidata proposta dalla sinistra unita.

Abbiamo detto che sufficit, nella rivoluzione/rottamazione crocettiana, l’eredità antimafiosa e che il resto conta poco o nulla. Con una unica grande eccezione: la benedizione di Confindustria, presente nei governi Lombardo e Crocetta direttamente con propri esponenti. E alla quale, da Montante a Lo Bello, non fa comodo esprimere dubbi, né chiedere inchieste o proporre divieti. Ma solo esigere l’incasso degli interessi e degli affari dei propri soci. Così è stato facile ottenere la liquidazione del pubblico ministero Marino, un giudice prestato alla politica, nel quadro della rilegittimazione delle istituzioni, colpevole, nel ruolo di Assessore all’Energia, di lineari interventi sulla questione delle discariche dei rifiuti, cosa nostra di Confindustria Sicilia, in primis del suo vicepresidente.

Dobbiamo comunque dare atto a Crocetta che la sua rivoluzione è più radicale di quella renziana. Avere in Giunta assieme Antonio Fiumefreddo e Lucia Borsellino è un risultato di prima grandezza: mostra come la retorica dell’antimafia non sia più condizione di un giudizio sul Governo regionale, di cui si dice appunto, come nel congresso della CGIL siciliana, che nulla ha concluso, se non sul terreno della lotta alla mafia. Ma vorremmo sommessamente ricordare che anche Totò Cuffaro, ora in prigione, aveva riempito la Sicilia di manifesti in cui dichiarava che “LA MAFIA FA SCHIFO”.

Intanto nel Pd esplode la polemica, sia sulla composizione del nuovo governo, sia sulla formazione delle liste per le elezioni europee: le parti in causa si rinfacciano reciprocamente comportamenti e relazioni di natura mafiosa. A Crocetta va comunque riconosciuto un merito: avere rottamato il Pd e il gruppo dirigente della CGIL isolani, che al suo successo avevano decisamente contribuito.

Così, per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire, emerge il dato incontestabile che la Sicilia ha bisogno di UN’ALTRA EUROPA, perché quella che ci mostrano e praticano, nello sperpero e negli scandali, nei saccheggi dei beni pubblici e nelle ingiustizie, nelle marcescenze dei bisogni sociali negati e della democrazia violata, è assolutamente orribile.

Anche a questo avrà pensato la sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, allontanando da sé il calice avvelenato della proposta di candidatura nelle liste del Pd.

Le quattro domande che volevamo fare a Susanna Camusso Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

La Cgil, Renzi e il congresso. L’intervento de “il manifesto” stoppato alla conferenza stampa di Rimini, la polemica su Twitter

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Il mani­fe­sto ha seguito, sta ten­tando di seguire il con­gresso della Cgil con la mag­giore pre­ci­sione pos­si­bile: dando spa­zio e voce a tutte le posi­zioni contrapposte.

Ieri siamo incorsi in uno spia­ce­vole inci­dente, durante una con­fe­renza stampa che la Cgil aveva indetto a Rimini per dif­fon­dere il pro­gramma delle Gior­nate del Lavoro del 2–4 mag­gio. La con­fe­renza era aperta alla stampa nazio­nale e locale, ma atten­zione: le gior­nate del lavoro sono “nazio­na­lis­sime”, eccome. Sono stati invi­tati i mini­stri del Lavoro, dello Svi­luppo, dell’Istruzione, dell’Agricoltura, e si par­lerà quindi di Def, Jobs Act, uni­ver­sità, sommerso.

Ebbene: dopo una prima domanda di un col­lega sugli sta­gio­nali irre­go­lari di Rimini – rite­nuta evi­den­te­mente “con­sona” per il rife­ri­mento loca­li­stico – il sot­to­scritto si è qua­li­fi­cato come gior­na­li­sta de il mani­fe­sto , e ha posto una domanda a Susanna Camusso sugli 80 euro di Renzi, e sull’allarme lan­ciato dall’Istat per la pos­si­bi­lità che si ridu­cano a 40 o 65. Non una domanda “sco­moda”, ma che poteva avviare un dia­logo (anche con gli altri gior­na­li­sti) sul rap­porto tra la Cgil e il governo Renzi: che sap­piamo non essere “sereno”, per usare un ter­mine in voga.

Inol­tre, ci sarebbe pia­ciuto porre poi anche altre domande a Camusso, sul con­gresso Cgil. Tutto que­sto non è mai potuto acca­dere per­ché il por­ta­voce della segre­ta­ria, non appena ha colto che si par­lava di fatti di attua­lità nazio­nale (che riguar­dano milioni di per­sone, spesso anche piut­to­sto povere), ha subito stop­pato la domanda, affer­mando che non era in tema, «per­ché oggetto della con­fe­renza sono le Gior­nate del Lavoro». E senza rin­viarla per niente a un momento suc­ces­sivo: se fosse arri­vato un input simile, ovvia­mente il sot­to­scritto avrebbe aspettato.

Ma appunto que­sto input non è mai arri­vato, e rite­nendo sic et sim­pli­ci­ter che si volesse impe­dire alla testata che rap­pre­sento di aprire un dibat­tito su Renzi e il con­gresso Cgil, ho subito abban­do­nato la con­fe­renza stampa. Nell’ora suc­ces­siva nes­suno dalla Cgil mi ha mai con­tat­tato: per carità, nes­sun caso di Stato, ma a quel punto non ho fatto altro che denun­ciare que­sti fatti su Twit­ter .

La Cgil ha rispo­sto, sem­pre via Twit­ter , che suc­ces­si­va­mente, nel cosid­detto «a mar­gine», sono state poste a Camusso tutte le domande pos­si­bili, su Renzi e altro. Bene: ma ovvia­mente nes­suna delle nostre. Per­ché a meno che non si pensi che i gior­na­li­sti sono tutti uguali, si può com­pren­dere che allon­ta­nando uno di loro, si per­dono le sue pos­si­bili suggestioni.

Scrivo allora le #4domandeaCamusso che avrei posto, aven­done avuto il tempo e la pos­si­bi­lità: e non certo «a mar­gine», ovvero quando, finita la con­fe­renza stampa “uffi­ciale” e com­par­ti­men­tata, tutti i gior­na­li­sti si alzano in piedi e si affa­stel­lano intorno all’intervistato, in un caos di gomi­tate e tele­ca­mere in cui non si può discu­tere serenamente.

1) L’Istat afferma che invece degli 80 euro pro­messi, Renzi riu­scirà a met­terne in busta paga solo 40–65. Cosa ne pensa la Cgil?

2) Secondo la Cgil i «con­tratti Poletti» sono uno sba­glio, ma state pre­pa­rando qual­che mobilitazione?

3) Mau­ri­zio Lan­dini al con­gresso Fiom ha chie­sto alla Cgil di «col­la­bo­rare per cam­biare insieme il Testo unico». Cosa risponde Camusso?

4) Non solo Lan­dini, ma diversi segre­tari di cate­go­ria della Cgil inter­vi­stati da il mani­fe­sto – da Can­tone (Spi) a Crogi (Flai), da Miceli (Filc­tem) a Mar­tini (Fil­cams) – hanno evi­den­ziato dei limiti nel Testo Unico: sia di metodo (non coin­vol­gi­mento prima della firma) che di merito (san­zioni ai dele­gati, accordi azien­dali fir­mati dalle Rsu senza il voto dei lavo­ra­tori o il con­senso delle cate­go­rie). Come mai si è arri­vati fino a que­sto punto, e come intende rime­diare la segre­ta­ria Camusso?

Ovvia­mente ci pia­ce­rebbe poter porre que­ste domande per­so­nal­mente a Camusso, e se lei vorrà, archi­viando il pic­colo inci­dente di ieri, siamo pronti a intervistarla.