Grandi opere e Cosa nostra da: antimafia duemila

trapani-confischedi Rino Giacalone – 15 aprile 2014

Trapani: confiscate le società associate al gruppo degli imprenditori Ciccio e Vincenzo Morici. I giudici: “Appalti truccati e imprese strumentali alla mafia”
Una confisca che suona anche come un preciso atto di accusa. Colpite sono direttamente una serie di imprese che hanno svolto un ruolo da “spalla” a favore degli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, a capo di una holding che nel lungo periodo, dagli anni 80 ad oggi, ha fatto man bassa delle grandi opere pubbliche realizzate nel territorio trapanese. Contro i due Morici è in corso un procedimento per la confisca di beni scaturito dal sequestro preventivo delle loro aziende, il Tribunale delle misure di prevenzione in questo senso ha assecondato la proposta della Questura di Trapani.

In attesa di questo pronunciamento, lo scorso 12 marzo ce ne è stato un altro, che ha riguardato una serie di imprese e società che hanno fatto “affari” con i due Morici. La sentenza appena depositata delinea un quadro chiaro: ci sarebbero state aggiudicazioni di grandi opere pubbliche avvenute attraverso appalti truccati e da dove emerge forte anche la complicità delle imprese che con i Morici hanno costituito associazioni temporanee per agevolare la loro egemonia. Niente era nascosto e tutto avveniva alla luce del sole. “Nessuno in sostanza dei “soci” dei Morici può sostenere di non sapere”: questo, in sintesi, il tenore del contenuto della sentenza pronunciata dal Tribunale delle Misure di prevenzione di Trapani (collegio presieduto dal giudice Franco Messina a latere i giudici Badalucco e Visco). L’ammontare della confisca sfiora i 50 milioni tra valori societari e appalti. Quelle confiscate, società e quote societarie, sono società che si trovavano sotto amministrazione giudiziaria, rispetto alle quali non era stato disposto un sequestro ma una “amministrazione controllata”; il lavoro di esame condotto dagli amministratori ha indotto i giudici a pronunciare però la confisca. Tra le faccende clamorose emerse oltre le circostanze che al di là delle imprese e a chi fossero intestate, a controllare ogni cosa erano sempre e soltanto i Morici attraverso le loro società (Coling in testa). Eclatanti poi i dati sulle forniture. L’uso di cemento e altri materiali, come il ferro, sarebbe avvenuto non sempre nelle quantità e qualità previste dai capitolati, tutto pagato però dal committente pubblico come se vi fosse il pieno rispetto delle norme stabilite dai rispettivi bandi di appalto. In altri termini la sentenza annota l’esistenza di “evidenti frodi nelle pubbliche forniture”. Lo scenario si completa con il vantaggio che sarebbe stato garantito all’associazione mafiosa locale. I lavori finiti sotto inchiesta sono quelli per la costruzione (a Trapani) delle nuove banchine del porto, del recupero della “Litoranea Nord”, della realizzazione di nuive strutture all’interno dell’Ospedale Sant’Antonio Abate, della Funivia Trapani/Erice, per la sistemazione idraulica della contrada Sperone di Custonaci.

Le imprese confiscate. Quote della Società ITALIANA DRAGAGGI S.p.a., (pari a nominali €. 7.200,00) e della Cooperativa SAN MARTINO Soc. Coop. (pari a nominali €. 1.912,00) della società TRAPANI INFRASTRUTTURE PORTUALI S.C.A.R.L con sede a Roma, via Carlo Zucchi, 25, P. IVA.: 11716421000 – data di costituzione: 11.01.2012 – iscrizione registro imprese Roma: 1323451, nonché  dell’intero compendio aziendale, ivi compresi tutti i rapporti alla stessa facenti capo; della quota della Società ITALIANA DRAGAGGI S.p.a., (pari a nominali €. 4.800,00) della società LITORANEA NORD S.C.A.R.L. con sede in Erice C.S. (TP), via Fiume nr. 1, P.IVA.: 02266910815 – iscrizione registro imprese: 157647, nonché dell’intero compendio aziendale, ivi compresi tutti i rapporti alla stessa facenti capo; della quota della TECNICON S.r.l. (pari a nominali €. 5.000,00); della società LA FUNIVIA S.C.A.R.L. con sede in Erice C.S. (TP), via Fiume B snc, – P.I.: 02126650817, – data di costituzione: 05.11.2003 – iscrizione registro imprese: 147510, nonché dell’intero compendio aziendale, ivi compresi tutti i rapporti alla stessa facenti capo; della quota della S.E.T. – Società Edilizia Tirrena S.p.a. (pari a nominali €. 5.000,00); della società SPERONE S.C.A.R.L. con sede in Erice C.S. (TP), via Fiume B snc, – P.I.: 02144620818 – data di costituzione: 12.03.2004 – iscrizione registro imprese: 148634, nonché dell’intero compendio aziendale, ivi compresi tutti i rapporti alla stessa facenti capo; della quota della ditta LA FERRERA GIUSEPPE  (pari a nominali €. 3.713,80); della società TORRE ASCENSORI S.C.A.R.L. con sede in Erice C.S. (TP), via Fiume nr. 1/B – P.I.: 02439610813 – data di costituzione: 02.09.2011 – iscrizione registro imprese: 170830, nonché dell’intero compendio aziendale, ivi compresi tutti i rapporti alla stessa facenti capo.

Gli appalti. I “Lavori di completamento della costruzione di una galleria naturale e suoi raccordi nel tratto Scindo Passo della S.P. di Favignana”
, nonché i “Lavori per il ripristino della funivia Trapani-Erice”, entrambi artatamente aggiudicati in favore dalla “COLING S.p.A  società gestita dai Morici, in associazione temporanea di impresa con altri soggetti. I “Lavori di Riqualificazione della Litoranea Nord di Trapani” e quello riguardante il “Completamento dei moli foranei e lavori di realizzazione delle banchine a ponente dello sporgente Ronciglio” con importo a base d’asta di oltre 46 milioni di euro, avente ad oggetto le commesse pubbliche eseguite presso il Porto di Trapani. Secondo la ricostruzione del Questore, i due proposti sarebbero riusciti ad ottenere tale appalto in A.T.I. con altre società, anche tramite l’interessamento di noti esponenti politici locali.

I politici citati nel rapporto.
Il nome ricorrente nelle indagini è stato quello dell’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì. Sebbene questi proprio sul tema dei contattati tra mafia e politica per la gestione degli appalti sia stato assolto dal gup di Palermo, con sentenza pronunciata lo scorso settembre (ma ad oggi ancora non si conoscono le motivazioni, lo scorso fine marzo il giudice avrebbe dovuto depositare le motivazioni ma ancora questo atto non è stato compiuto a oltre 180 giorni dalla decisione): “Questi, in particolare, veniva contattato al fine di agevolare una possibile convenzione per i lavori da effettuare nel Porto di Trapani in vista della manifestazione velistica Luis Vitton Cup, lavori questi che, come detto, vennero poi effettivamente aggiudicati all’ATI di cui faceva parte la società gestita da Morici”. D’Alì non è l’unico nome di politico fatto a proposito dei contatti con i Morici. Ci sono anche quelli dell’ex vice presidente della Regione, Bartolo Pellegrino (prescritto per l’accusa di corruzione e assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa): “Nell’entourage di Pellegrino i due imprenditori mostravano di godere di influenti amicizie”. Ed ancora quello del defunto ex deputato Dc Francesco Canino: “al quale venne corrisposto del denaro, per ottenere un’agevolazione nell’aggiudicazione di un incanto”.

Imprese colluse e “costi aggiuntivi”.
Nella sentenza depositata lo scorso 12 marzo il collegio giudicante non mostra dubbi nel definire il ruolo delle società a cominciare da quelle intestate ai Morici: “Tali soggetti sono da collocare nella categoria dei c.d. “imprenditori strumentali”, i quali – a differenza degli imprenditori clienti – cercano con la mafia un accordo non continuativo, ma limitato nel tempo e definito nei contenuti, negoziando caso per caso l’eventuale reiterazione del patto secondo le esigenze contingenti e attraverso un compromesso fra partners che hanno utilità e convenienze differenti ma complementari”. A proposito poi direttamente delle imprese oggetto della confisca odierna i giudici annotano: “Il problema della presenza mafiosa viene, infatti, vissuto da questi imprenditori come una criticità dell’ambiente in cui dovranno svolgere la propria attività, per cui esso viene valutato e risolto, dal punto divista aziendale, alla stregua di un costo aggiuntivo preventivato sin dall’inizio…per questi soggetti, infatti, la mafia rappresenta un fattore occasionale, che riguarda il contesto lavorativo ed è limitato ad un periodo di tempo circoscritto: si tratta, in sostanza, di una necessità economica temporanea, che non ha e non deve avere niente a che fare con il resto della propria attività.
Data la peculiarità della situazione testé descritta, l’imprenditore strumentale riesce, grazie alla propria abilità compromissoria e alla propria particolare forza imprenditoriale, a mantenersi in precario equilibrio su quel sottile ed esile crinale “neutro” che gli consente di non essere né un imprenditore subordinato né un imprenditore colluso a tutti gli effetti. E’ proprio questa l’ibrida posizione rivestita dalle imprese che con le società facenti capo ai proposti sono stati oggetto dell’accertamento giudiziario”. Società e imprese che hanno potuto operare negli appalti “incriminati”, aggiudicati “grazie all’intervento dell’organizzazione criminale” e “solo grazie alla partecipazione delle società appartenenti ai Morici”. I risultati? Ogni partecipante ha ottenuto un risultato utile: “L’associazione mafiosa rafforzava la propria posizione nel controllo delle attività economiche locali; le imprese adesso confiscate conseguivano rilevanti guadagni illeciti, grazie all’aggiudicazione di appalti che altrimenti non avrebbero potuto ottenere; e i cosidetti imprenditori “strumentali” ottenevano dei vantaggi consistenti nell’inserimento all’interno del mercato locale e nei profitti derivanti dalla partecipazione agli appalti illecitamente aggiudicati, sebbene talvolta in percentuale non corrispondente alla quota di formale partecipazione all’ATI, essendo generalmente i lavori effettivamente eseguiti dai proposti”.

Le testimonianze. A spiegare molti dei meccanismi che venivano seguiti in questo scenario di collusioni e affari illeciti, è stato in particolare l’imprenditore Nino Birrittella, che fu arrestato nel novembre 2005 con l’accusa di far parte della cupola mafiosa trapanese e che ha deciso di rendere un’ampia e sincera collaborazione. Parlando dei Morici ha detto: “loro facevano questa cosa, si associavano, capogruppo magari era l’altra azienda, di fatto gestivano, gestivano tutto loro….”
E come si è evidenziato nel corso dei lavori per la “litoranea nord di Trapani” sono mancati i controlli da parte dell’ente appaltante che avrebbe dovuto vigilare per verificare se le imprese appartenenti all’associazione temporanea svolgessero le opere secondo le indicazioni contenute nell’offerta: “E’ risultata evidente la connivenza del Comune di Trapani che, attraverso il Responsabile Unico del Procedimento ed il Direttore dei Lavori, non ha mai compiuto alcun accertamento, volto a verificare chi eseguisse effettivamente i lavori, e ciò in completo contrasto con le normative vigenti” (direttore dei Lavori Contini Paolo, Rup, ing. Testa Ugo). Tra i vincoli che sarebbero stati violati, “alla luce del sole”, quelli “riguardanti il tassativo divieto di eseguire piste a mare, anche in via provvisoria, per la realizzazione delle opere previste in progetto”. I filmati e le foto della Squadra Mobile di Trapani hanno dimostrato invece che in mare fu realizzata una pista che permetteva ad una ruspa di eseguire i lavori di posa della barriera soffolta, giungendo ad operare in un tratto di mare la cui profondità (registrata anche dai sub della Polizia che vennero fatti immergere apposta per certificare la profondità) prevedeva semmai l’uso di una apposita imbarcazione. Nel caso dei lavori per la litoranea Nord di Trapani le frodi per i giudici sono state compiute inoltre “non utilizzando il materiale del tipo previsto in progetto che prevedeva l’impiego di massi del peso singolo di minimo Kg. 50, ma bensì materiale fortemente polverizzato tale da poter risultare inquinante per l’ecosistema marino”. E tutto questo con “piena consapevolezza” da parte di chi doveva vigilare, il Responsabile del Procedimento Ugo Testa, il Direttore dei Lavori Paolo Contini e il Direttore Contabile Pietro Costa. Lavori che dovevano andare avanti velocemente anche per esigenze di natura politica. Lo fa intendere Vincenzo Morici ancora una volta intercettato a parlare con la direzione del cantiere. Si legge in sentenza: “Il Morici, nella speranza di ottenere una anticipazione nell’arrivo del mezzo, esponeva le difficoltà incontrate in cantiere nell’esecuzione dei lavori, nonché l’urgenza rappresentata dalle pressioni provenienti dal sindaco Fazio il quale, essendosi candidato nuovamente per le imminenti elezioni, aveva chiamato il Morici dall’Egitto per sollecitare la tempestiva esecuzione delle opere appaltate; aggiungeva, infine, del superamento del limite indicato dalla boa, sottolineando il rischio di una sospensione dei lavori: MORICI … perchè non dovremmo avere problemi a finire entro i limiti… qua c’è un problema di… diciamo… di un pezzo di stra… di litorale che è esposto… adesso che abbiamo salpato la scogliera ed siamo andati avanti con l’altra però non… non… però non si è riusciti a fare la sovrapposizione perchè con il  fondale che c’è…  piu’ materiale di quello che… che abbiamo salpato…  per cui… e… non… abbiamo… diciamo un pezzo di fronte stradale aperto… non succede niente per carità di Dio… e… perchè… arriverà un pò d’acqua sulla strada… e basta… però … eh… ad Aprile ci sono  le elezioni qua amministrative, il sindaco è super infervorato… si ricandida e mi ha… e mi ha telefonato dall’Egitto per dirmi: “mi raccomando porta subito il pontone”… io gli ho detto che ci sono problemi ovviamente organizzativi… etc… etc… nessuno ci può obbligare… però per carità di Dio… però siamo un pò così in difficoltà… vedi un pò tu… io non….cioè io ero al telefono adesso con l’ing. Contini che mi diceva… noi tra l’altro…  cioè io gli avevo chiesto se potevo andare ancora un pò avanti perchè ho del materiale ancora da… da salpare… da finire… perchè diciamo… dico… già… andiamo avanti e così.. invece però abbiamo il vincolo della Regione che oltre un certo limite non possiamo andare da terra… e perchè altrimenti ci fermano immediatamente… per cui non vogliamo avere problemi… sai benissimo come sono qua…”. Lavori che inoltre hanno danneggiato, quasi in maniera deliberata, un antica porta inserita nelle mura cittadine. Si tratta dell’arco di Porta Ossuna in occasione dell’abbassamento del fondo di strada sottostante al fine di agevolare il transito dei mezzi impegnati nei lavori sul tratto di scogliera. MORICI: sto facendo… prendendo delle misure… perche’ io credo che se abbasso un poco la strada sotto l’arco io passo con il camion… (incomprensibile)…(…) perche’ non c’e’ l’altezza… bisognerebbe scavare un poco sotto l’arco…  trenta quaranta centimetri ed allora riesce a passare.” . Il giudice evidenzia che ciò avveniva contrariamente a prescrizioni da parte dell’Assessorato Territorio ed Ambiente. La cosa che colpisce nella lettura della sentenza è il fatto non solo che le “malefatte” venivano compiute in modo limpido, ma addirittura i responsabili di tuto ciò avevano anche a che dire sull’azione investigativa che veniva nel frattempo svolta dalla Questura e dal gruppo interforze preposto al controllo nei cantieri pubblici. Intercettato è ancora una volta l’imprenditore Vincenzo Morici. Una conversazione successiva ad una richiesta di documenti da parte della Polizia: “…la Questura non ha niente di meglio che non chiedere…se non chiedere di queste cose qua… evidentemente… per fortuna vuol dire che non ci sono problemi più gravi di questo…. no!… e quindi gli ha dato tutte le risposte del caso anche in funzione della pista che loro hanno fatto in cantiere…”. I giudici sono pervenuti addirittura a calcolare il guadagno “illecito” per l’associazione temporanea di imprese che si è occupata dei lavori per il recupero della luitoranea nord della città: “…si ricava che l’importo illecitamente percepito dall’A.T.I. ammonta ad euro 510.256,40, che costituisce provento del reato di frode nelle forniture pubbliche”.
E’ stato ancora l’imprenditore Birrittella a spiegare in che modo l’associazione Ati semrpe da ricondurre agli imprenditori Morici riuscì ad aggiudicarsi i lavori al porto di Trapani, relativi alla costruzione  delle nuove banchine di Ronciglio: “… Il BIRRITTELLA riferisce quanto a sua conoscenza in merito alla turbativa di gare d’appalto relative all’evento sportivo della Louis Vuitton Cup. In particolare ricorda di un colloquio con l’ing. MORICI Vincenzo della società COLING S.p.a. in occasione della richiesta da parte di quest’ultimo di un preventivo per la fornitura di ferro relativa all’esecuzione dei lavori di appalto per la realizzazione del molo Isolella e della nuova diga foranea.  In tale circostanza il BIRRITTELLA informò il MORICI che anche altre imprese gli avevano chiesto preventivi per lo stesso appalto e questi, in risposta, lo invitò a non rilasciare preventivi a nessun altro affermando testualmente: “per il rapporto che mio padre ha con il senatore D’ALI’ puoi stare certo che l’appalto sarà aggiudicato a noi”. Il MORICI mi spiegò anche che la gara sarebbe stata effettuata sulla base di alcuni indicatori la cui valutazione era discrezionale, quale il tempo si esecuzione delle opere e le soluzioni tecniche e logistiche di attuazione”. Circostanze delle quali secondo Birrittella era anche edotto il capo della cupola mafiosa locale, Francesco Pace: “..Il BIRRITTELLA dichiara altresì che di tali circostanze era informato anche PACE Francesco, il quale aveva manifestato interesse per gli appalti connessi all’America’s Cup dicendo che, a causa del prevedibile controllo delle forze dell’ordine, occorreva essere particolarmente accorti nelle richieste di pagamento del pizzo e nell’imposizione delle forniture”. L’appalto fu aggiudicato alla Coling S.p.a. in associazione di impresa con la SIDRA S.p.a., la I.R.A. s.p.a. ed altre imprese, sebbene che “grandi imprese come la SIDRA e la IRA non avevano alcuna necessità tecnica di associarsi con la COLING del MORICI. “Ciò fu confermato anche nella fase di esecuzione dell’appalto quando sorsero alcuni problemi fra l’Ing. MORICI Vincenzo ed i tecnici delle altre imprese. Infatti in una occasione l’ing. PEYRON della SIDRA ebbe a lamentarsi del MORICI con il BIRRITTELLA dicendo: “questo è un regalo del senatore D’ALI’”, riferendosi alla presenza del COLING ed alle scarse capacità tecniche del MORICI.  Analoga affermazione fece nello stesso periodo l’ing. POLIZZI della IRA.Il BIRRITTELLA dichiara che in occasione della successiva gara d’appalto per la realizzazione  del molo nei pressi della caserma dei vigili del fuoco, fu contattato dal MORICI per la fornitura del ferro, ricevendo l’assicurazione che lo stesso gruppo di imprese si sarebbe  aggiudicato l’incanto, grazie agli appoggi vantati presso le autorità preposte. Dichiara inoltre che gli fu detto di procedere immediatamente all’acquisto del ferro per la fornitura essendo assolutamente certa l’aggiudicazione dell’appalto”. Un appalto anche questo segnato da “frodi in pubbliche forniture”, ed “un illecito arricchimento pari ad euro 315.179,07”. Cosa si è scoperto? Che diversi aspetti dei capitolati d’appalto non sono stati rispettati. Qualità del ferro: un minore peso di barre di armatura in acciaio al carbonio, impiegate per l’esecuzione di strutture in cemento armato….Nel caso del muro di contenimento, è stato rilevato l’impiego di minori quantitativi di barre, quantificato in 58.582 kg…Il dato che emerge dai calcoli eseguiti dagli esperti esprime un deficit di 316,11 tonnellate di cemento…Gli elementi sin qui descritti consentono, dunque, di affermare che la Coling ha deliberatamente impiegato per eseguire le lavorazioni affidatele del cemento, per così dire, “depotenziato”, la cui composizione, pur non determinando un imminente pericolo per la staticità dell’opera, non risulta idonea ad assicurare il grado di resistenza richiesto dal progetto e, dunque, a garantire che i manufatti realizzati resistano effettivamente sino alla durata stimata…In conclusione, all’esito della complessa attività d’indagine sin qui descritta, sono stati accertati maggiori oneri non dovuti per il risparmio operato sui quantitativi di barre di armatura e sui volumi di calcestruzzo posti in opera, valutati in € 315.179,07”.

La Resistenza italiana

Costituzione: stuprata e lobbizzata da chi non è legittimato da: il fatto quotidiano

 

La nostra Costituzione, sovente definita la più bella del mondo (anche se il prodotto di tre dottrine), non è certo immutabile ed immodificabile. Ha però una clausola di garanzia che impedisce i colpi di mano ed invita a ponderare e a condividere ampiamente tale percorso di modifica. Clausola che appunto stanno tentando ossessivamente di scardinare con la fiamma ossidrica.

Chi tocca la Carta costituzionale deve essere legittimato a farlo. Possono dirsi legittimati questo Parlamento, questa maggioranza anomala frutto di un sistema elettorale definito illegittimo dalla Corte Costituzionale? Possono dirsi questi soggetti, con gruppi di potere e di affari, spesso sotto la lente della magistratura, mettere mano alla Costituzione e progettarne una che insieme all’Italicum è tale da disegnare una democrazia di plastica concentrata nelle mani di pochi (verso un semipresidenzialismo formale e non più solo sostanziale o alla “re Giorgio”, ove non verso un vero presidenzialismo e con il premio del 37% che consentirà di prendere l’intero banco, anche con l’ausilio di micro liste) e sottraendo la volontà agli elettori (senza voto di preferenza, così da restaurare una piena partitocrazia)?

È vero che della nostra carta è stato attuato ben poco, oramai ad oltre 65 anni di distanza (approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947). Infatti l’elenco di principi fondamentali inattuati è imbarazzante: dall’art. 1 (“La sovranità appartiene al popolo”) all’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”), dall’art. 4 (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro”) all’art. 11 (“L’Italia ripudia la guerra”). E via scrivendo.

Ma da qua a giustificare la necessità di mettervi mano con disinvoltura e pure con l’arroganza di pretendere di esservi legittimati ce ne corre. Mi viene in mente lo stesso aberrante meccanismo che legittima la Banca d’Italia (le cui quote sono detenute dalle banche vigilate) a dettare le regole in materia di diritto bancario. La terzietà, l’equilibrio, l’ampio e retto controllo son sotto gli occhi di tutti i consumatori! Ed anche le conseguenze.

In tal caso invece a pagare sarebbero tutti i cittadini. Indi la democrazia. Concentrarla nelle mani di pochi, soprattutto se già affaristi, sarebbe un vulnus irreparabile.

Ho un sogno ricorrente. Il mio bisnonno (Tristano Codignola, uno dei 75 padri costituenti, che ho l’imbarazzo di rappresentare, ancorché solo geneticamente) mi guarda severo, di notte e pare domandarmi: “che cosa state facendo per preservare l’Italia dai nemici della Costituzione, della libertà, della democrazia?” Ed io paio impotente dinanzi a questa domanda, perché dovremmo scendere nelle piazze e riprenderci la democrazia che ci stanno rubando. Rubando, non solo con manovre legislative gravi ma anche con fatti concreti. Con veri atti di stupro, spesso lenti e silenziosi. Ma costanti.

La Costituzione si stupra quando si fa calare dall’alto la “ghigliottina” espropriando il parlamento del diritto di discutere e di emendare (vero Boldrini?).

La Costituzione si stupra quando si crea disuguaglianza sociale facendo pagare ai giovani i gravi errori degli anziani (dalla spesa pubblica senza controllo alla corruzione endemica; dalla solfa dei diritti acquisiti che nulla sono se non privilegi acquisiti).

La Costituzione si stupra quando si vanno a nominare amministratori delegati di società pubbliche (che condizioneranno il futuro di questo Paese) senza procedere ad una selezione pubblica trasparente e fondata solo sui meriti.

La Costituzione si stupra quando si lascia volutamente putrefare la Giustizia e si insiste nel realizzare un Fisco indecifrabile e famelico.

La Costituzione si stupra quando si creano condoni, salvacondotti, sconti di pena, leggi ad personam.

La Costituzione si stupra quando i cittadini sono meri sudditi in balia della burocrazia e del sincopatico, schizofrenico e bipolare legislatore.

La Costituzione si stupra quando scende il mantra “ce lo chiede l’Europa” che null’altro è che un maquillage alla classe politica gerontocratica di corrotti e mediocri che ci ha tenuto in ostaggio per 20/30 anni. Col conto pagato da altri.

La Costituzione si stupra quando lo Stato è sempre più Stato, invasivo, oppressivo, leviatano e la libertà di tutti noi è sempre meno libera.

La Costituzione si stupra quando si continuano a realizzare grandi opere inutili ma molto utili ad alcuni, col meccanismo delle tangenti e degli appalti.

La Costituzione si stupra quando si spendono decine di miliardi in armi col popolo che stringe la cinghia, oramai agli ultimi buchi.Poi lasciandogli credere che avrà 80 euro in più.

La Costituzione è stuprata dinanzi ai nostri occhi e noi abbiamo il dovere morale di impedirlo.

Lucca,la contestazione a Renzi di Cobas e Usb: “Lavoro volontario al posto del terzo settore. Uno schifo”Autore: redazione da: controlacrisi.org

Anche se a Roma sabato pomeriggio la mattanza della polizia ha impedito al primo corteo contro il governo Renzi di esprimere l’assedio, a Lucca, dove il presidente del Consiglio ha partecipato al cosiddetto meeting del volontariato, la contestazione è riuscita. In trecento hanno sfilato nel centro della città, tra bandiere dei Cobas di Usb e tanti studenti universitari. I Cobas hanno ribattezzato l’evento un vero e proprio “mercato delle vacche”, ricordando che nel terzo settore si sono persi centinaia di posti di lavoro per impiegare al posto di operatori formati e contrattualizzati giovani e non giovani costretti a scontare le cosiddette sanzioni alternative alle pene. Intanto, però, gli accordi tra Regioni e Volontariato sono all’insegna della cancellazione di posti di lavoro e della distruzione del welfare. Combattivo lo spezzone delle lavoratrici delle pulizie nelle scuole (ex lsu) che rischiano di perdere ore e salario per i tagli del Governo. Paradossale la dichiarazione del premier, che rispetto alla proposta di dare un assegno per sei mesi a chi effettua il servizio civile ha detto che “non ci sono le condizioni”. Renzi apre l’epoca del lavoro gratis e della carità?

Il manganello sulla casa | Fonte: il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Via Veneto. In ventimila alla manifestazione contro piano Casa, Jobs Act e governo Renzi. Centinaia di famiglie occupanti e migliaia di migranti in marcia. Mano pesante delle forze dell’ordine dopo un lancio di petardi. Ferito gravemente ad una mano dall’esplosione di un petardo un 47enne di origini peruviane. Dura la posizione del sindaco Marino che parla di «violenza che colpisce l’intera città» e ringrazia gli agenti: «Ma bisogna affrontare l’emergenza casa». L’11 luglio i movimenti a Torino contro il vertice Ue sulla disoccupazione

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Scarpe, molte scarpe, al ter­mine delle cari­che tra piazza Bar­be­rini e l’imbocco di via del Tri­tone. Mar­cia­piedi dis­se­mi­nati dei kway azzurri del «Blu block» che ha fatto il suo esor­dio a Roma. E poi cen­ti­naia di bot­ti­glie, qui e lì le ban­diere rosse con il ful­mine cer­chiato sim­bolo del movi­mento della casa nella Capi­tale. Si pre­sen­tava così l’asfalto, a pochi minuti dalle cari­che di poli­zia e cara­bi­nieri che hanno spaz­zato via il cor­teo nazio­nale con­tro il «Jobs Act» e il piano casa del governo Renzi.

Quelle che il capo della poli­zia Ales­san­dro Pansa ha defi­nito come «due cari­che di alleg­ge­ri­mento» sono state in realtà dure e ful­mi­nee. Sono ini­ziate da via Bar­be­rini e hanno respinto il cor­teo di 20 mila per­sone par­tito dopo le quat­tro di ieri pome­rig­gio da Porta Pia, sede del mini­stero delle Infra­strut­ture, tito­lare del «piano casa». La seconda carica è stata quella di una tren­tina di agenti della poli­zia pro­ve­niente da Via Veneto, sede del mini­stero del Wel­fare che insieme al lavoro cura il decreto legge che pre­ca­rizza ulte­rior­mente i con­tratti a ter­mine e la legge delega che rifor­merà gli ammor­tiz­za­tori sociali esten­dendo l’Aspi ai cocopro.

La carica ha respinto poco più di un cen­ti­naio di mani­fe­stanti, un blocco vestito in nero e altri due spez­zoni indos­sa­vano il Kway azzurro. L’attesa dello scon­tro è durata più di mezz’ora. La testa del cor­teo com­po­sta da cen­ti­naia di fami­glie, in mag­gio­ranza migranti, è arri­vata dopo le cin­que in una Via Veneto sbar­rata da camio­nette della poli­zia e dei cara­bi­nieri. Dopo un primo lan­cio di ortaggi e uova, la testa è rifluita verso la piazza, men­tre gli altri mani­fe­stanti hanno ini­ziato a lan­ciare petardi pro­vo­cando la rea­zione della polizia.

Una volta ritor­nati in piazza, le forze di poli­zia hanno tra­volto le migliaia di mani­fe­stanti inermi e l’impatto è stato vio­lento, come testi­mo­niano i video pre­senti già ieri sera in rete. È durato poco più di 20 minuti e ha fatto molti feriti tra i mani­fe­stanti. Sette di loro sono stati soc­corsi dall’Ares 118 e tra­spor­tati in vari ospe­dali: il San Gio­vanni, l’Umberto I, il Santo Spi­rito e il Fate­be­ne­fra­telli. Un agente si è fatto medi­care per l’esplosione di una bomba carta. Sei mani­fe­stanti sono stati fer­mati tra via Veneto e piazza Bar­be­rini. In mat­ti­nata, prima del cor­teo, una tren­tina sono stati identificati.

L’episodio più dram­ma­tico è stato quello di un uomo di 47 anni ori­gi­na­rio del Perù che ha perso le dita di una mano a causa dell’esplosione di un petardo. Alcune testi­mo­nianze rife­ri­scono che lo abbia scam­biato per uno dei lacri­mo­geni esplosi durante le cari­che. L’ha ripreso da terra con l’intenzione di allon­ta­narlo, ma gli è esploso in mano. Per lun­ghi, tre­mendi minuti, i mani­fe­stanti e il per­so­nale sani­ta­rio inter­ve­nuto sul posto si sono messi alla ricerca delle dita sal­tate che non sono state tro­vate. È stato tra­spor­tato al Poli­cli­nico Umberto I, for­se­per­derà la mano. Un’immagine scon­vol­gente, tra impre­ca­zioni e dolore, molto lon­tana da quella vetrina inter­na­zio­nale che è diven­tata Via Veneto, sospesa tra menu turi­stici e una lon­tana mitologia.

Il cor­teo si è poi ricom­pat­tato rifluendo verso il tun­nel sotto il Qui­ri­nale, ritor­nando a Porta Pia dove altri mani­fe­stanti si sono fatti medi­care. Sta­notte gli atti­vi­sti hanno per­not­tato nella piazza e sta­mat­tina alle 11 ci sarà un’assemblea. Ano­ny­mous ha riven­di­cato nel frat­tempo l’«oscuramento» del sito del pre­si­dente del Con­si­glio Renzi.

Dura la presa di posi­zione del sin­daco di Roma Marino che ha par­lato di una «vio­lenza che col­pi­sce l’intera città. «Rin­gra­zio le forze dell’ordine per il lavoro svolto, sono vicino agli agenti feriti – ha detto — Mi auguro che si possa tor­nare ad affron­tare in sede di governo l’emergenza casa».

Paolo Di Vetta, dei Bloc­chi pre­cari metro­po­li­tani tra i pro­ta­go­ni­sti della lotta per la casa a Roma, ana­lizza in maniera pro­ble­ma­tica il pas­sag­gio della mani­fe­sta­zione di ieri. Rispetto ai cor­tei con i sin­da­cati di base del 18 e del 19 otto­bre, ieri la par­te­ci­pa­zione è calata, da 70 mila a 20 mila. A suo avviso, il per­corso è «stato costruito in solitudine».

«Non c’è stata la stessa spinta – afferma – il per­corso che allora si era risolto in una mobi­li­ta­zione di due giorni, ieri non ha fun­zio­nato su una gior­nata. C’è da capire se il mec­ca­ni­smo dell’assedio con­vince ancora». In vista del ver­tice euro­peo sulla disoc­cu­pa­zione, pre­vi­sto l’11 luglio a Torino, i movi­menti hanno pre­pa­rato un’agenda fitta di mobilitazioni.

«Biso­gna fare una rifles­sione su come andare avanti e tro­vare un lin­guag­gio comune – con­ti­nua Di Vetta – l’opposizione alle poli­ti­che sociali e del lavoro del governo Renzi coin­volge molti sog­getti, biso­gna ora capire come incon­trare il disa­gio dif­fuso che que­ste poli­ti­che stanno evi­den­te­mente creando».

Di Vetta cri­tica la repres­sione subita nelle ultime set­ti­mane dal movi­mento romano della casa. Agli arre­sti domi­ci­liari, poi rien­trati, per la mani­fe­sta­zione romana del 31 otto­bre 2013 che hanno inte­res­sato espo­nenti dei Bpm e del coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa, è seguita l’accusa di “asso­cia­zione a delin­quere” ed estor­sione al comi­tato popo­lare di lotta per la casa e all’Angelo Mai. “I nostri per­corsi sono diversi — afferma — ma è in atto un ten­ta­tivo di leg­gere gli stru­menti di orga­niz­za­zione dei movi­menti per la casa come stru­menti di sopruso. E’ un’operazione peri­co­losa da respingere”.

Luca Fagiano, del Coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa, rico­no­sce il pro­blema anche se il bilan­cio è posi­tivo. «La mani­fe­sta­zione di ieri leg­gia­mola come l’inizio della con­te­sta­zione al governo Renzi che deve cre­scere. Que­sto è un momento carico di illu­sioni pro­dotto dal mirag­gio di posti di lavoro – afferma – Que­sto velo fa squar­ciato. Ora la sfida è farlo capire a tante altre per­sone e allar­gare la mobi­li­ta­zione». «Pra­ti­care l’assedio ha voluto dire farlo — sostiene Gian Marco De Pieri, atti­vi­sta dei Cen­tri Sociali Nordest-Emilia Romagna-Marche — Come tutti i con­flitti sociali fanno male e fanno vedere un altro paese». Al cen­tro resta l’idea di riforma del wel­fare basata su una «redi­stri­bu­zione della ric­chezza con un red­dito di cit­ta­di­nanza svin­co­lato dal lavoro».

#12A, i movimenti rilanciano: “Dal primo maggio riprende la mobilitazione contro il Governo” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Manifestazioni, in tutta Italia, a partire del primo maggio. I movimenti antagonisti rilanciano la protesta contro il governo Renzi dopo la giornata di ieri che ha portato all’arresto di quattro persone ed alla denuncia a piede libero di altre due. Gli ultimi trenta manifestanti che ieri hanno partecipato al corteo per il diritto alla casa oggi erano ancora accampati in alcune tende in piazzale di Porta Pia, dove hanno trascorso la seconda notte consecutiva prima di andare via.
“Ci saranno diverse manifestazioni in varie citta’ italiane a partire dal primo maggio”, spiegano i leader dei movimenti, che hanno espresso la loro solidarieta’ a quattro arrestati. Le persone finite in manette provengono dal Lazio (Roma e Pomezia), e da Campania e Calabria. I reati loro contestati vanno dalla violenza alla resistenza a pubblico ufficiale, fino alle lesioni. Domani ci sara’ la richiesta di convalida dei fermi da parte del pm Eugenio Albamonte. Potrebbe essere denunciato, invece, il manifestante peruviano di 47 anni che ieri durante la manifestazione e’ rimasto gravemente ferito dall’esplosione di una bomba carta che aveva in mano.Sul web, intanto, e’ polemica per la foto di un agente di polizia in borghese che sale sul fianco di una manifestante, una ragazza in terra che urla ed e’ abbracciata al fidanzato. Tutto questo durante gli scontri e le cariche tra piazza Barberini e via del Tritone. Per questo gli attivisti, soprattutto sui social network, hanno parlato di “violenta aggressione da parte delle forze dell’ordine”.

Rodotà: “Con la Fiom dalla parte della democrazia” Fonte: rassegna

“Intorno al lavoro si stanno riunificando grandi questioni sociali: la diseguaglianza, la povertà, il precariato. Difendere le ragioni del lavoro è tutt’uno con la difesa della Costituzione e della legalità democratica”. Accolto da una vera e propria standing ovation, Stefano Rodotà è intervenuto il 12 aprile nella giornata conclusiva del congresso Fiom – poco prima di Susanna Camusso e di Maurizio Landini – ribadendo la sua vicinanza ai metalmeccanici della Cgil e i motivi della battaglia dei “professori” – i “professoroni” di Renzi –, in difesa della Costituzione.

“Oggi – ha subito osservato – stiamo assistendo all’intreccio fra diverse forme di populismo e autoritarismo”. Tre i populismi in campo: quello di Berlusconi, che non è una novità, quello di Grillo, e il nuovo populismo di Renzi, il “populismo buono”. Il segno comune è la riduzione forzosa della complessità e della rappresentanza, praticata su tutti i terreni: “Il disprezzo con cui è stato trattato il sindacato è la stessa cosa del rifiuto della mediazione parlamentare”, della volontà di inserire una soglia dell’8 per cento per chi vuole entrare, appunto, in Parlamento. Disprezzo e rifiuto che nascono dalla negazione del conflitto – “il sale della democrazia”.

Dove stiamo andando allora? “Verso una concentrazione del potere. Il governo padrone del Parlamento, le maggioranze che si impadroniscono delle istituzioni di garanzia”. “Dobbiamo guardare con serietà a questa dimensione. Si pensi al modo come è stata affrontata la questione del Senato. La fine del bicameralismo perfetto, che noi vogliamo, dovrebbe dare al Senato una funzione di garanzia che invece non ha”.

Una democrazia senza popolo: questo il rischio. I populismi usano il popolo, non gli dànno voce. La sentenza della Consulta che ha restituito la rappresentanza alla Fiom – e con la Fiom al sindacato e ai lavoratori –, così come quella sul “porcellum” hanno voluto dire proprio questo: la rappresentanza non può essere negata. Un sistema efficiente – vedi la Germania – non ha nessun bisogno di eliminarla. “La rappresentanza è essenziale per dare voce alla società. Quando si deprime la rappresentanza si acuiscono le tensioni: l’ingresso in Parlamento delle formazioni extraparlamentari, negli anni di piombo, aiutò a svelenire il clima di quell’epoca.

“Riprendere la via maestra della Costituzione”: questo il compito di un lavoro comune anche con la Fiom. “Altro che i professori che non vogliono le riforme. Interverremo sull’articolo 81 della Costituzione, l’obbligo del pareggio di bilancio, sull’articolo 8 (la la norma Sacconi pro Fiat del 2011, ndr) e i diritti sociali. Dobbiamo esportare la Costituzione in Europa, chiedere che l’Europa abbia la sua legittimità nella tutela dei diritti”.

Si è aperta una stagione difficile, un confronto tra due idee di società. “Noi vogliamo rinnovare la Costituzione guardando ai diritti come punto di partenza, alla rappresentanza come condizione della democrazia”.

“Ci è stato rimproverato di usare la parola autoritarismo”. Ma il processo in atto è proprio questo, anche se lo svuotamento della democrazia avviene in maniera “soft”. “Sono qui – la conclusione – perché con la Fiom sto dalla parte giusta, cioè dalla parte della democrazia”.

La disinformazione sui fatti dell’Ucraina: la versione del Pc in un incontro del Gue/Ngl Fonte: www.cambiailmondo.it | Autore: pietro lunetto

Gli avvenimenti degli ultimi mesi avvenuti in Ucraina sono stati trattati a livello mediatico dalla stampa internazionale seguendo un copione già visto e sperimentato in molteplici occasioni: distorsione dei fatti reali, oscuramento delle voci contrarie agli interessi imperialistici di Unione Europea, USA e Nato a secondo dei casi, fino alla diffusione di immagini montate ad arte per sostenere dei fatti inesistenti.Questo è stato uno dei principali argomenti trattati dal primo segretario del comitato centrale del Partito Comunista Ucraino, Petro Symonenko (picchiato da alcuni deputati fascisti dentro il parlamento nei giorni scorsi), durante un incontro tenutosi presso il parlamento europeo e organizzato dal gruppo del GUE/NGL (Sinistra Unita e Sinistra Verde Nordica).

Dopo una breve introduzione della presidente del GUE/NGL Gabi Zimmer, dove ha confermato la piena solidarietà e il massimo supporto di tutti i partiti che fanno parte del gruppo parlamentare, Symonenko ha aggiornato i presenti all’incontro della situazione dei cittadini ucraini dopo il golpe di piazza sostenuto dall’UE e dagli USA in chiave anti russa, che ha portato al governo dell’Ucraina esponenti della destra neonazista, soffermandosi in particolare sui fatti che hanno provocato la secessione della Crimea.

La distorsione dei fatti reali accaduti vanno dalla censura totale della risposta dei cittadini ucraini al golpe fuori dai confini di Kiev, all’avere completamente taciuto della presenza di stranieri a sostegno dei rivoltosi nelle piazze di Kiev, alla mancata chiarezza sui motivi per i quali molti esponenti di punta dell’Unione Europea si siano recati a Kiev ripetutamente incontrando le delegazioni dei rivoltosi; alle decine di attacchi che i paramilitari nazisti hanno compiuto a danno dei militanti e delle sedi del Partito Comunista, di altri partiti minori e a danno di giornalisti indipendenti, rei di non volere accettare il colpo di stato militare.

Secondo Symonenko, vi é anche stato un certo supporto popolare ai rivoltosi, derivante dal fatto che, dalla proclamazione dell’indipendenza in poi, nessuno dei governi succedutisi ha realmente cercato di risolvere i gravi problemi economici e sociali dell’Ucraina. A peggiorare notevolmente la situazione si è inserito l’accentramento completo e totale di tutte le strutture burocratiche nelle mani dell’ ex presidente Yanukovick e delle oligarchie che lo sostenevano. Che di fatto hanno solo pensato ad arricchirsi a spese dei cittadini.

I media mainstream non dicono, continua Symonenko, che tra i primi provvedimenti del nuovo governo vi é stata l’eliminazione della lingua russa come una delle lingue ufficiali dell’Ucraina, in aperta violazione della costituzione, e ovviamente questo ha avuto un grosso impatto nella percezione delle regioni a maggioranza russa e su tutta la comunità russofona, che ammonta a circa il 60% della popolazione.

In un primo momento i russofoni hanno cercato una trattativa, appoggiandosi alle norme della costituzione, ma a causa della risposta negativa e violenta del nuovo governo, é passata ad altre azioni. La situazione in Crimea é nota, ma abbiamo fatto presente al nuovo governo che una situazione analoga si sta creando nella regione di Donetsk, che al contrario della Crimea, produce il 25% del PIL ucraino.

Il nuovo governo sta continuando la sua battaglia neonazista, attaccando e distruggendo i simboli e i monumenti della lotta partigiana in Ucraina e revocando la festa del Primo Maggio. Senza considerare la modifica delle leggi sull’arresto, che daranno la possibilitàal nuovo governo di trattenere chiunque senza esplicitare le accuse per ben 60 giorni.

Il Partito Comunista ucraino ha da sempre sostenuto una proposta che si basa su 3 principi per cercare di risolvere positivamente le tensioni nelle zone a prevalenza russa.

Intavolare un negoziato per risolvere i problemi economici e sociali delle regioni che abbia come premessa l’integrità territoriale dell’Ucraina. Rispettare le procedure di governo ed autonomia scritte nella costituzione dell’Ucraina. La volontà popolare é legge. E quindi i risultati delle consultazioni devono essere rispettate.

Ovviamente nulla di tutto questo é stato accettato prima dal presidente Yanukovic né poi dal nuovo governo.

La proposta principale del partito comunista ucraino é stata ed è quella di far decidere sulle sorti del proprio paese in maniera democratica i cittadini ucraini. Senza influenze esterne.

Ad oggi si sono affrontate solo due fazioni che dicono che una é meglio dell’altra, ma non hanno lasciato ai cittadini la possibilità di dibattere sulle due opzioni e di scegliere liberamente.

Qualsiasi decisione dovrà anche tenere conto della situazione attuale dell’economia ucraina: quelli che ribadiscono che gli accordi con l’Unione Europea consentiranno da subito dei miglioramenti economici, poco sanno delle condizioni dell’ apparato industriale ucraino. Per riconvertire l’apparato industriale agli standard dell’Unione Europea ci vorranno tempo e risorse (che oggi non ci sono), e nel frattempo come vivranno i cittadini ucraini?

In conclusione dell’incontro, Symonenko, ha sottolinato che gli accordi con l’EU firmati a Febbraio sono stati in molte parti disattese, specialmente dove si prevedeva il disarmo delle forze paramilitari, e che il nuovo prestito che sara’ erogato all’Ucraina servirà solo a coprire gli interessi di un precedente prestito erogato dal Fondo Monetario Internazionale, e che le condizioni per erogarlo peggioreranno in maniera considerevole la vita dei cittadini.

Vi é stata anche una proposta di aiuti economici da parte della Cina, senza nessuna clausula capestro nei confronti del sistema sociale ucraino, che non é stata nemmeno presa in considerazione dai governi ucraini.